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Emergenza Italia, serve un nuovo livello di coesione nazionale ed europea (G. Borrello)

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Di Giovanna Borrello, docente universitaria e cofondatrice dell’Associazione IL CAMPO

Sono tra i fondatori  dell’associazione “Il Campo idee per il futuro” ; mi lega a Pino Soriero una lunga amicizia politica e anche il fatto che lui è stato il primo segretario della  Sezione Universitaria  del PCI  di Napoli e io l’ultima ancora stabile.

Eravamo riusciti per decenni a tenere in vita questa Sezione, tanto peculiare quanto fondata su solide basi di cultura e solidarietà aggregate centralmente ben al di là dei diversi riferimenti territoriali. E nonostante il  conflitto tra operaisti /intellettuali,che ha attraversato parte  del PCI soprattutto nel SUD-Italia in quegli anni, quando il mio successore il Prof. Polara sciolse inavvertitamente la Sezione, invitando gli iscritti ad aderire alle sezioni territoriali, dette adito alla Federazione provinciale di Napoli di sciogliere “finalmente” una sezione troppo “critica”.

Analoga audacia e sensibilità culturale ritrovai nei primi anni del 2000 rincontrando e dialogando con Pino Soriero e altri amici cofondatori della nuova associazione poltico-culturale.  Veniamo a noi. Il CAMPO  ha avuto il pregio di raccogliere intorno a se varie competenze e di lanciare un progetto  ideale e materiale  di grande respiro, articolato  in vari settori, a partire dall’interpretazione più aggiornata della realtà del Mezzogiorno per un confronto sulle prospettive di  governo dell’intero  Paese. Il CAMPO , nato anche con l’intento di sviluppare l’impostazione culturale indicata dal progetto-Prodi nel manifesto dal titolo suggestivo “L’Europa, il sogno e le scelte”.

Un lavoro pionieristico per contrastare la deriva a destra che intanto aveva dato spazio al modello berlusconiano. Partecipai da protagonista fin dalla istituzione del  Comitato per la lista unitaria alle  Europee, anche attraverso la mia partecipazione in quanto rappresentante dell’Associazione IL CAMPO , e ho potuto partecipare al confronto incalzante stimolato da Romano Prodi  sulle idee di programma  per le elezioni europee e successivamente anche a quello per le elezioni nazionali del 2006 e al percorso costituente per la  fondazione del Partito Democratico. Con la lista unitaria tra Margherita, PSI, DS e importanti associazioni nazionali già sin  dall’elezioni europee si venivano a  tracciate  i connotati strutturali del nuovo partito. Il PD avrebbe dovuto raccogliere le migliori tradizioni ed eredità dei Riformismi che avevano dominato lo scenario della seconda meta del ‘900 e segnare  con un alto profilo ideale e programmatico la nuova politica italiana.

Sappiamo tutti però poi come è andata a finire :  il 2° governo Prodi è durato solo 2 anni e il PD ha preso un’altra strada.  Quelle idee sono rimaste sulla carta e la mia delusione fu tale al punto che non volli prendere la tessera del PD. Non mi riconoscevo in quel partito di cui insieme ad altri ero stata fondatrice poiché si era rivelato molto diverso da quello che avevamo ideato.Sono ancora convinta che se  Prodi non fosse stato abbattuto dal fuoco amico, il PD e il destino dell’Italia sarebbero stati molto diversi.

Perché parlo di quegli anni di fervido lavoro programmatico ? Perché credo che l’emergenza coronavirus, ha dischiuso una possibile e nuova prospettiva comunitaria con gli  straordinari aiuti economici  europei  a noi destinati  e potrà  essere l’occasione di un rilancio complessivo del  sistema-Italia. Ma, dopo il lockdown, riusciremo a ricreare lo stesso clima di collaborazione di allora  tra le forze politiche italiane moderate e di sinistra ? Ho la preoccupazione invece che non stiamo partendo con il piede giusto. C’è stata in questa fase una centralizzazione dell’iniziativa programmatica in una task force  che sembrava piuttosto un’organizzazione segreta, da cui solo ora è emerso un documento, peraltro già accantonato dal Presidente del Consiglio  Conte. Balzano in primo piano le richieste sacrosante di confronto con il Parlamento e di riflessione più serrata anche tra le stesse forze alleate. Il Governo Conte  che prima dell’epidemia  era alquanto traballante si è rafforzato nel consenso di tanti cittadini poiché, a mio avviso, ha saputo concentrare nella sue mani ogni iniziativa. L’organizzazione degli Stati generali per diversi giorni ha messo in vetrina un dibattito ravvicinato con tante rappresentanze istituzionali, sociali e civili e culturali.  Ma dopo la vetrina cosa  consegna adesso in termini di progetto concreto?

Solo un piano coraggioso e coerente di sviluppo può evitare una nuova penalizzazione del Sud che, toccato appena  dall’epidemia, già può anticipare la partenza. Ho la netta sensazione invece che, per non isolare la potente Lombardia, abbiamo dovuto tutti subire un rallentamento. Chi mai avrebbe potuto pensare solo 1 anno fa che la mitica Lombardia, che pretendeva assieme al Veneto di trattenere per sé il grosso delle entrate fiscali, avrebbe poi disvelato tanti punti deboli proprio nel funzionamento della sanità? Era dunque illusoria la prospettiva di un Nord forte che potesse farcela da solo ! Credo che oggi più che mai serva al paese un progetto che superi il gap Nord- Sud, per costruire un nuovo livello di coesione nazionale ed europea. Per superare il divario economico e sociale  bisogna superare  l’approccio assistenzialistico presente in parte anche nella  cultura politica  della maggioranza di governo e rilanciare lo sviluppo a partire  dal Sud, dalle infrastrutture, sia materiali (la Tav, Il ponte sullo stretto) che immateriali(la Banda Larga),  riconvertire l’ILVA di Taranto, ridisegnare le Zone franche rubane. Se tutto questo non si farà, non un euro arriverà all’Italia di quella massa di denaro individuata nel Recovery Found, e perché no anche del MES.

Apriamo un dibattito senza infingimenti anche sul sito del CAMPO ! Questi  fondi non sono a nostra disposizione per essere distribuiti a pioggia, ma lo sono per fare riforme, che potranno giovare soprattutto al Sud per farlo  uscire dal  suo ritardo di sviluppo: questa  è la prima decisiva riforma che l’Europa si attende. L’epidemia ha messo in evidenza che la locomotiva Lombardia non può pensare di essere autosufficiente per guidare l’Italia giacchè è crollata sotto la sferza del virus anche a causa di distorsioni accumulate nel sistema sanitario pubblico-privato.

L’emergenza Covid , invece, è stata ben arginata e controllata nel sistema sanitario del Centro-Sud. Esso non è certo indenne da punti deboli e distorsioni clientelari ma evidentemente  ha saputo dar prova di essere molto più efficiente e in grado di saper valorizzare un’organizzazione sociale fondata sulla famiglia  più solidale verso i propri membri e verso gli anziani. Bisogna partire da Palermo, Napoli, Bari,  Taranto, la Calabria, il Molise etc.  per far ripartire tutte le altre regioni e città italiane,  sviluppando turismo  e industria anche quella pesante (non sono incompatibili ), piccole e medie imprese insieme alla riforma della burocrazia,perché la pubblica amministrazione del Sud è la più arretrata d’Italia e nuoce alla sua capacità di crescita.  E poi diciamolo, è arrivato il momento d’investire strategicamente in Scuola e Università. Già nel Sud ce ne sono di strutture prestigiose che possono bloccare  l’emigrazione al Nord o all’estero di tanti giovani  e giovani donne che porta a impoverire le famiglie e il territorio. Il Sud ha bisogno che i suoi giovani studino e investano  le loro energie dove sono nati, ha bisogno di una nuova classe dirigente, che  guidi un diverso modello di sviluppo che va pensato subito, in modo che gli aiuti economici non siano sperperati. Se dovessimo perdere questa occasione, sia chiaro a tutti, non è assolutamente certo che possano essercene altre più vantaggiose ne per il Sud, né per l’Italia!

 

Gli Stati Generali possono abbattere la gabbia del continuismo politico (G. Soriero)

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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha illustrato i primi esiti del confronto aperto negli Stati Generali dell’Economia, evento da lui fortemente voluto per accelerare la riflessione strategica sul futuro dell’Italia, proprio nel momento in cui gli italiani provano a uscire dalla solitudine per misurarsi con tante contraddizioni di una società ancora ingiusta e diseguale. La quarantena di tre mesi ha sconvolto equilibri, abitudini e anche la concezione delle relazioni tra il cittadino e lo Stato, tra l’iniziativa privata e la funzione dei poteri pubblici.

Non temo tanto il rischio della “ passerella” quanto quello ben più insidioso della “gabbia” politicista di circuiti ristretti del potere che hanno demotivato tante energie positive.

Questo articolo è stato pubblicato in prima pagina sul “Quotidiano del Sud” del 17.06.2020

In questi anni non sono state forse costanti le sollecitazioni alla politica e alle istituzioni per allargare i circuiti del confronto e delle decisioni?

Apprezzo quindi la determinazione con cui il Presidente Conte ha chiuso il varco alle insidie mediatiche periodiche su potenzialità e rischi di un nuovo partito per concentrare l’attenzione sul metodo (confronto europeo al di là del sovranismo) e sul campo ( circuito virtuoso tra competenze e decisioni istituzionali).

Rispetto i richiami alla concretezza purchè la fretta non diventi l’alibi per il continuismo di vecchi metodi ed equilibri di potere. Il vezzo italiano, nei decenni scorsi, non è stato forse quello di stroncare sul nascere ogni tentativo di riflessione strategica?

  1. E’ appena il caso di ricordare, con le parole di Giorgio Ruffolo, che Il progetto 80, primo tentativo complesso di programmazione economica e territoriale del Governo di Centrosinistra (1969) fu subito bollato come “libro dei sogni” dall’ala conservatrice della DC facente capo ad Amintore Fanfani.
  2. Più di recente(2003) quando Romano Prodi esternò il suo manifesto strategico Il sogno l’Europa e le Scelte i decisori politici, dopo un primo avvio proficuo, imprigionarono tutta l’esperienza  nel dibattito lezioso  sull’uso del trattino tra centrosinistra o centro-sinistra.

Perciò la Politica di Piano va adesso incoraggiata, verificata e attuata  con un vero e proprio afflato culturale che possa collegare etica, economia e politica per rendere suggestivo e concreto il futuro dell’Italia. E auspico il confronto non solo in rete tra giovani, donne e associazioni culturali.

Il contributo dell’associazione IL CAMPO Idee per il futuro è già visibile sul nuovo sito www.associazioneilcampo.com, rilanciato proprio il 2 giugno scorso data-simbolo dell’Italia che, dopo la guerra, ha saputo costruire lo Stato, e poi fondare la Comunità europea, nell’afflato unitario tra persone (donne e uomini) e territori (Nord e Sud) con visione strategica e autorevolezza delle classi dirigenti.

Questa sfida si ripropone oggi, in un contesto storico certamente mutato, per sollecitare i partiti a uscire dal bozzolo di rituali dialettici ormai consunti e a contrastare più incisivamente i mali strutturali dell’Italia: mafia,  affarismo, evasione fiscale.

La parola chiave adesso non può che essere “coesione”, come hanno ricordato autorevolmente il Presidente della Repubblica, per primo e poi il Governatore della Banca d’Italia Visco; per contrastare disuguaglianze, povertà, disoccupazione (aggiornate da recenti ricerche Svimez), insomma la solitudine degli individui e dei territori. La pandemia ha stracciato gli schemi superficiali dei rancori ideologici laceranti tra il Nord e il Sud del Paese e ha fatto giustizia delle facili sbornie di un capitalismo degenerato.

Adesso ruolo dello Stato, sanità pubblica, tutela dell’ambiente e protezione civile, diritto all’istruzione, valore della ricerca e dell’alta formazione sono diventati di necessità riferimenti fondativi di una nuova coscienza di massa. Il Piano Colao, per i suoi stimoli interessanti, va certamente discusso in Parlamento, ma deve irrompere anche in tanti circuiti della società civile che non accettino di essere meri spettatori. Senza partire da zero, bensì magari ricominciando da tre, ad esempio dai tre progetti indicati domenica scorsa sulla stampa da Romano Prodi: lotta all’evasione, estensione del diritto allo studio, funzione nuova del volontariato. E con l’impegno di ripensare il rapporto tra Stato e Regioni per superare subito la schermaglia sulle competenze esclusive e rendere davvero concorrenti le competenze in grado d’intaccare finalmente al centro e in periferia quel circolo vizioso che tante volte, in nome di un bisogno impellente, continua a eternare meccanismi di protezione, clientela e  complicità oggettiva con le forme più proterve della burocrazia frenante. Ovviamente non ci si può affidare solo alle attese di Bruxelles, giacchè ci sono implicazioni più dirette di alcuni provvedimenti nazionali approvati e che vanno davvero coordinati.

Come far corrispondere ai finanziamenti ingenti, messi a disposizione dall’Europa e dal Governo, la visibilità rapida degli investimenti produttivi finalizzati a superare “i vent’anni di solitudine” di cui ho parlato nel mio recente libro? “Hic Rhodus hic salta!” per risvegliare l’anima del Paese, in tutte le sue componenti sociali e territoriali, senza più oscillare tra facili ottimismi e irrimediabili delusioni

Questa grande occasione storica può imprimere nuovo slancio all’impostazione già definita dal Ministro per il Sud poiché entra in campo di necessità l’utilità del Sud anche per il Nord, data la collocazione strategica tra Europa e Mediterraneo. Per il Mezzogiorno non c’è più dunque da rincorrere l’omologazione subalterna a vecchi modelli di sviluppo per far leva proprio su possibili nuovi scenari della macroarea euromediterranea.

Vanno dunque finalizzate prioritariamente le capacità operative di grandi struuture pubbliche, a partire dalle Ferrovie Italiane ed Anas, rendendo più rigorosi i controlli sulle modalità e i tempi di attuazione d’investimenti strategici nei porti, aeroporti, aree di scambio intermodale per dotare l’Italia e l’Europa di una piattaforma logistica in grado di misurarsi con il ripensamento obbligato che la Cina dovrà effettuare sulla Via della Seta.

Non possiamo considerare ineluttabile la pretesa della Turchia e della Russia di imporre un primato su questa parte del mondo e della storia, giacchè proprio le vicende del lockdown hanno ricominciato a connettere i brandelli lacerati del vecchio continente con sentimenti di fiducia e tenacia di tantissimi giovani che pretendono nuovi scenari di prospettiva unitaria

Accogliamo quindi con attenzione gli apporti culturali e tecnici espressi nel corso degli interventi negli Stati Generali dai vertici della Commissione e del Parlamento europei, poiché oggi più che mai sentiamo il bisogno di un’Europa forte che aiuti l’Italia a cooperare per  un nuovo sogno suggestivo e concreto di pace e di sviluppo.

W GLI STATI GENERALI (G. Soriero)

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Aperti oggi i lavori dell’evento fortemente voluto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Di Giuseppe Soriero (Presidente dell’Associazione IL CAMPO)

Credo che sia un segnale rilevante per accelerare la riflessione strategica sul futuro dell’Italia, proprio nel momento più delicato in cui gli italiani, dopo obbligati mesi di solitudine, provano a uscire dal guscio per misurarsi con tante contraddizioni di una società ancora ingiusta e diseguale. La quarantena di tre mesi ha sconvolto equilibri, abitudini e anche la concezione delle relazioni tra il cittadino e lo Stato, tra l’iniziativa privata e la funzione dei poteri pubblici.

Perciò sento il bisogno di allargare il confronto; non temo il rischio “ passerella” ma quello ben più insidioso della “gabbia politicista” di circuiti ristretti del potere e della comunicazione  che hanno stancato tante energie positive. Tanti giovani adesso  vogliono tornare in campo non delegare tutto ai vertici, né solo alle sacrosante sedi istituzionali. Auspico vivamente, quindi, il confronto non solo in rete tra giovani, donne e associazioni culturali.

Il contributo dell’associazione IL CAMPO Idee per il futuro è già visibile sul nuovo sito www.associazioneilcampo.com, rilanciato proprio il 2 giugno scorso, Festa della Repubblica, data-simbolo dell’Italia che, dopo la guerra, ha saputo costruire lo Stato, nell’afflato unitario tra persone (donne e uomini) e territori (Nord e Sud), protagonista tra i fondatori della Comunità europea e portatore di visione strategica, autorevolezza e competenza delle classi dirigenti.

È questa la sfida che si ripropone oggi, in un contesto storico certamente mutato, ma bisognoso dello stesso anelito alla costruzione di una sintesi per il futuro dell’Italia, per sollecitare la politica e i partiti a uscire dal bozzolo di rituali dialettici ormai consunti, per combattere fino in fondo mafia, affarismo, evasione fiscale.

La parola chiave adesso non può che essere “coesione”, come hanno ricordato autorevolmente il Presidente della Repubblica, per primo, il presidente Romano Prodi e il Governatore della Banca d’Italia Visco per contrastare le disuguaglianze, le povertà, la disoccupazione (significativi i recenti dati Svimez), insomma la solitudine degli individui e dei territori.  Solo un vero e corale impulso alla coesione può archiviare la stagione dei rancori ideologici tra il Nord e il Sud del Paese.

La pandemia ha stracciato quegli schemi superficiali e ha fatto giustizia delle facili sbornie di un capitalismo degenerato. Adesso ruolo dello Stato, sanità pubblica, tutela dell’ambiente e protezione civile, diritto all’istruzione, valore della ricerca e dell’alta formazione sono diventati di necessità riferimenti fondativi di una nuova coscienza di massa. Il Piano Colao e i suoi stimoli interessanti va discusso in Parlamento, ma anche in tanti circuiti della società civile che non accettino di essere derubricati al ruolo di spettatori.

Dobbiamo saper cogliere questa grande occasione storica, rilanciando l’impostazione già definita dal Ministro per il Sud. Ai finanziamenti ingenti, messi a disposizione dall’Europa e dal Governo, deve corrispondere più che la moltiplicazione dei convegni, la visibilità rapida degli investimenti produttivi finalizzati a superare “i vent’anni di solitudine” di cui ho parlato nel mio recente libro.

Qui entra in campo di necessità l’utilità del Sud anche per il Nord, data la collocazione strategica tra Europa e Mediterraneo. Ben vengano, quindi, gli interventi negli Stati Generali dei vertici della Commissione e del Parlamento europei, poiché oggi più che mai sentiamo il bisogno di un’Europa forte che aiuti l’Italia a cooperare per un nuovo sogno suggestivo e concreto di pace e di sviluppo.

ESSERE CLASSE DIRIGENTE. Nuove idee per tornare a vivere (S. Marino)

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Di Silvia Marino

Giorni  sospesi e inquieti  costringono ancor di più ad una riflessione che superi le vicende personali e si concentri, piuttosto, sulle  condizioni “sociali e civili” della comunità di cui si è parte.

La pandemia ha messo a nudo le fragilità del sistema nazionale, nelle sue articolazioni centrali e periferiche e ha aggiornato l’immagine di “due Italie” diverse.

Chi vive in Calabria ed è consapevole delle strutturali criticità sanitarie, sociali, imprenditoriali e culturali, si è potuto concedere qualche preoccupazione in più, perché non si intravedono le sinergie, le capacità progettuali, la visione strategica da mettere in campo nell’unico interesse dei territori.

E’ questo il momento di riscattare il nostro regionalismo asfittico, pietoso e inconcludente mettendo in campo le migliori competenze ed energie per risollevare le sorti di questa terra.

Va raccolto subito quindi l’appello espresso il 2 giugno dal Presidente della Repubblica affinché tutti i territori siano protagonisti di una prospettiva nazionale di rinascita e di sviluppo.

Una rinascita collettiva, accompagnata dall’Ente Regione, che coinvolga dai piccoli borghi fino alle grandi città, le parti sociali, l’impresa, il volontariato. Mettendo in rete quelle forze che consentano di superare l’inerzia progettuale – acuita anche dalla crisi di rappresentatività dei partiti politici – che colpevolmente ha bloccato la nostra società.

La pandemia, come ogni momento di crisi improvvisa, ha fatto emergere l’inderogabile necessità di una classe dirigente, pubblica e privata, culturalmente preparata, competente, generosa. Dedita all’esclusivo interesse della comunità nella quale vive ed opera.

Essere classe dirigente vuol dire avere visione strategica, competenza, capacità di assumersi delle responsabilità e offrire soluzioni. L’irrilevanza di un territorio è sempre il frutto di  una classe dirigente inadeguata che, in forza del proprio ruolo, determina ogni aspetto della vita sociale.

La vera ricchezza di un Paese è rappresentata dal  “capitale umano” che – sia nelle organizzazioni pubbliche che  private – deve essere formato e selezionato secondo il criterio del merito e delle competenze. Penso a una nuova e dinamica classe dirigente che sappia utilizzare adesso le risorse economiche che dalla Ue e dal Governo centrale saranno messi a disposizione dei territori per dare sostegno alle politiche economiche, sociali ed ai servizi che dovranno tutelare le persone più fragili. Tutelarle innanzi tutto dalle insidie della mafia, degli strozzini, dei corrotti.

La crisi economica generata dalla pandemia, ha aggravato quelle situazioni di povertà e disagio, a cui sarà necessario offrire risposte immediate e strutturate nel tempo, attivando un sistema di welfare efficiente per quanti sono esclusi dall’accesso ai servizi fondamentali, anche a causa dei ritardi nell’attuazione della riforma dei servizi sociali disciplinata con Legge nazionale n.328/2000 e ripresa dalla Legge Regionale n. 23 del 2003.

La speranza è che il nostro territorio, purtroppo privo di un tessuto produttivo industriale sappia almeno rafforzare, attraverso le politiche sociali, quel settore dei “servizi alla persona” ora mai di vitale importanza per ampie fasce di calabresi.

Avendo ben presente che la crescita dei servizi socio-assistenziali, se da una parte garantisce migliori condizioni di vita, può dall’altra parte offrire significative opportunità di lavoro.

Trasparenza ed efficienza devono connotare quindi l’utilizzo dei fondi che l’Europa offre per adeguare i servizi sanitari e per contrastare povertà e disoccupazione.

È il momento di pensare adesso ad un organico Piano per lo Sviluppo della Calabria che sappia coniugare investimenti (infrastrutture, salute, scuola, etc…) e spesa corrente, capace di attivare politiche di sostegno al reddito e di contrasto alla povertà, recuperando il lungo ritardo della riforma del welfare e riscattando cinquanta anni di regionalismo mediocre.

Alla politica il compito di effettuare scelte responsabili e virtuose.

Ai cittadini il compito di incalzare la politica per qualificare nuove classi dirigenti.

Occorrerà mettere in campo impegno e tenacia, ma ne sarà valsa davvero la pena.

Riapre l’Italia, riapre il nostro sito: fuori dal “GUSCIO” e di nuovo in “CAMPO”! (G. Soriero)

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Il presidente Soriero presenta il nuovo sito dell’Associazione “IL CAMPO Idee per il Futuro”

Oggi 2 giugno 2020, Festa della Repubblica, abbiamo deciso di esporre la nuova veste grafica del nostro sito.

In attesa di incontrarci fisicamente, abbiamo pensato di utilizzare alcune giornate del lockdown per aggiornare sia la grafica sia i contenuti  del sito. Alcuni testi sono già visibili sulla home, nel confronto su Valori e umori: dopo il lockdown, in Italia e nel Mezzogiorno.

Oggi è la data-simbolo dell’Italia che, dopo la guerra, ha saputo costruire lo Stato nell’afflato unitario tra persone  (donne e uomini) e territori (Nord e Sud). Con la forza derivante da questa legittimazione di massa, il Paese seppe misurarsi da protagonista tra i fondatori della Comunità europea esprimendo assieme visione strategica, autorevolezza e competenza delle classi dirigenti.

Oggi il Presidente della Repubblica ha rilanciato nel suo autorevole messaggio  la parola chiave “coesione” come elemento strutturale per superare la solitudine degli individui e dei territori. Proprio la coesione, stella polare del CAMPO sin dalla sua fondazione (dicembre 2003) perché evocata nel messaggio culturale di Romano Prodi “L’Europa il sogno e le scelte”.

Nel mio libroSud vent’anni di solitudine ho ricordato come la gravissima crisi del biennio  2008-09 abbia messo a nudo tutta l’incapacità delle classi dirigenti europee di far corrispondere a quel sogno scelte conseguenti e unitarie. Incoerenze ed errori avevano suscitato prima diffidenza  e poi ostilità verso le politiche europee; in Italia avevano addirittura determinato la frattura micidiale tra  Nord e Sud (descritta da pregevoli ricerche della SVIMEZ ), alimentata da malcelati rancori antropologici che finiscono con l’enfatizzare  il regionalismo differenziato come ricetta salvifica per l’acquisizione delle risorse.

La pandemia ha stracciato quegli schemi superficiali e ha fatto giustizia delle facili sbornie di un capitalismo degenerato. Adesso ruolo dello Stato, sanità pubblica, tutela dell’ambiente e protezione civile, diritto all’istruzione, valore della ricerca e dell’alta formazione sono diventati di necessità riferimenti fondativi di una nuova coscienza di massa.

E le competenze, prima mortificate, sono state finalmente riconosciute come interlocuzioni primarie indispensabili sia dalla politica che da tutti i media. Riusciremo a resistere a nuove insidiose sirene che nel nome dello sviluppo pretendano di riprendere tutto alla vecchia maniera? Domani 3 giugno le Regioni riaprono le “frontiere”, ma è ancora tutta da consolidare una visione unitaria delle misure e delle garanzie tra i territori.

Non si parte certo da zero, ma dobbiamo tutti evitare che  la paura passi invano, senza lasciarsi indietro un cambiamento, come scrive Paolo Giordano (“Nel contagio”). Perciò è il caso di ricordare tenacemente con le parole di Albert Einstein che non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato.

Il Governatore della Banca d’Italia Visco, nelle Considerazioni finali del 29 maggio, autorevolmente ha esplicitato l’obiettivo prioritario dell’Istituto di emissione per superare le disuguaglianze, le povertà, la disoccupazione  di tanti giovani e donne, risorse strategiche per il futuro dell’Italia.

E’ questo il contesto del confronto sul sito del CAMPO con professionalità e passione civile:

Vincenzo Gallo tracciando le statistiche dei contagi evoca il contagio delle statistiche e cioè la lettura incrociata  tra i dati sanitari e quelli socioeconomici;

Giovanni Moschetta descrivendo le conseguenze della errata percezione dell’Europa ha indicato il percorso obbligato di una più stretta coesione, anche in senso politico-istituzionale.

Giuliana Tulino analizzando nel lockdown le differenze di genere, il carico di cura sulle donne e la richiesta di welfare e di protezione sociale, mette in luce potenzialità e insidie dello smart working.

Il “fascino indiscreto” delle nuove tecnologie ha permeato di necessità le case degli Italiani; la banda larga non è più appannaggio degli esperti, ma esperienza viva di massa con le sue potenzialità e le nuove povertà tecnologiche. I timori a uscire dal bozzolo per affrontare una società ancora ingiusta e diseguale potrebbe indurre a nuove indotte solitudini.

Ma Adriano Formoso fotografando la psicologia di una crisi  fa comprendere che si possono riaccendere proficuamente le luci della città, imparando a metabolizzare gli stati di ansia e di paura anche con l’aiuto della musica e delle tecnologie.

Seguiranno altri interventi per riflettere su come si possa contribuire a una tessitura che, proprio dal Sud, faccia emergere analisi e proposte capaci di misurarsi con nuovi scenari su cui il Governo Conte sta concentrando attenzione e ingenti risorse nazionali ed europee. Dopo le misure giuste per l’emergenza sanitaria e il contrasto alla povertà, è ora la fase di nuovi investimenti strategici. È il momento di allargare la platea delle energie imprenditoriali e territoriali coinvolte e di elevare finalmente la qualità, la coerenza etica e il prestigio delle classi dirigenti in tutti gli ambiti.

Discuteremo quindi di originali e innovativi programmi e strumenti d’investimenti finanziari pubblici e privati che sappiano far leva su alcune macro-aree, possibili calamite di sviluppo. Qui entra in campo di necessità l’utilità del Sud anche per il Nord, data la sua collocazione strategica tra Europa e Mediterraneo. Oggi più che mai sentiamo il bisogno di un’Europa forte che aiuti l’Italia a cooperare per un nuovo sogno suggestivo e concreto di pace e di sviluppo.

L’Associazione IL CAMPO  continuerà a contribuire con le proprie “Idee per il futuro”.

Giuseppe Soriero

 

Covid-19, psicologia di una crisi. Parole e musica di Adriano Formoso per riflettere e ripartire

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In questo video Adriano Formoso (cantautore, psicoterapeuta e ricercatore in neuropsicofonia) analizza, dal suo osservatorio di Milano, gli stati emotivi che hanno caratterizzato la fase del lockdown e le incertezze dell’oggi, accompagnate da nuove paure.

Come sempre, è la musica ad aiutarci a vivere.

 

 

 

Le conseguenze di una errata percezione dell’Europa (G. Moschetta)

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Di Giovanni Moschetta

L’Unione Europea è una risorsa formidabile per i suoi cittadini e la dolorosa esperienza della pandemia rende oggi ancora più forti le ragioni, non solo economiche, dello stare insieme”. Vincenzo Visco, Considerazioni Finali del Governatore della Banca d’Italia, 20 maggio 2020.  

Quando lavoriamo, parliamo e scriviamo sull’Europa, o meglio, come si dovrebbe, dell’Unione Europea, nella Pubblica Amministrazione, a livello politico e dei media soprattutto, la percezione che si ha è quella di una Entità astratta e terza rispetto a noi, cittadini, professionisti, a noi imprese e tessuto economico e sociale italiano. È questa una percezione propria anche di alcuni alti livelli burocratici, il che davvero comporta conseguenze molto negative sul nostro rapporto con le Istituzioni europee.

Da dove proviene questo modo sbagliato e svagato (soprattutto da parte, paradossalmente, dei c.d. europeisti…) di porsi dei confronti dell’Unione Europea? Dalla poca conoscenza dei meccanismi che la regolano ovvero, in alcuni casi, dalla difficoltà di “decodificarli” per porli nei migliori dei modi alla pubblica opinione.

Nel corso di questa crisi pandemica e delle sue ripercussioni sull’economia globale, l’UE sta subendo una diminuzione del PIL senza precedenti e le attività economiche degli Stati membri devono avere un sostegno dal “sistema europeo”. Questo sostegno, importante per l’Italia forse in misure maggiore rispetto a tutti gli altri Paesi europei (a causa della sua importante economia, della precedente negativa situazione determinata, soprattutto, dal debito pubblico ingente), appare ai nostri concittadini, perché “diffuso e spiegato” in modo sbagliato, come una elargizione dell’Europa, una sorta dei beneficenza che, essendo in parte un prestito, dovrà poi essere restituito e condizionato a controlli severi e in qualche caso per noi vessatori e deleteri.

L’Italia, che beneficerà certamente del “Recovery Fund” e forse del famoso e famigerato (per molti politici ed anche alcuni componenti dell’attuale Governo) “MES”, è un attore importante di questi due strumenti, come di tutti gli strumenti e le iniziative economiche e legislative che partono dall’Unione Europea. L’Italia è Unione Europea, è uno dei tre contributori principali di questa Organizzazione sovranazionale, ne è membro fondatore. L’Europa non ci elargisce, non ci regala, non ci “presta”: questi aiuti sono il risultato di un concerto e di un meccanismo giuridico-legislativo preciso che ci vede protagonisti.

Nulla ci è dovuto e nulla ci è imposto e tantomeno nulla ci può essere negato da gruppi di Stati perlopiù “minori”, come quelli del Nord Europa, non per caso definiti “frugali” (Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Austria, Paesi di scarsa consistenza economica e quindi abituati a farsi, meritoriamente si deve dire, i conti in tasca).  Però a noi sembra che li subiamo. In realtà, il dissenso sostenuto dai Governi di questi Stati e dalla loro pubblica opinione per prestiti a fondo perduto, dissenso legittimo, deve essere contrastato con argomentazioni convincenti. L’Italia ha queste argomentazioni, che rilevano la politica economica complessiva dell’Unione, la coesione sociale, la “tenuta” del Mercato Unico, pilastro fondamentale dell’UE: deve solo imparare a metterle “sul piatto” in modo corretto, convincente, autorevole.

Ma per cambiare atteggiamento nei confronti dell’Unione e dei nostri Partner, si deve considerare, come ha sottolineato autorevolmente ieri il Governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco nelle sue annuali “Considerazioni Finali”, che i contributi dell’UE non possono e non devono essere acquisiti come un regalo e continuare così con i vecchi metodi: contributi e fondi (nuovi, strutturali, diretti e indiretti) devono ora necessariamente essere posti alla base di una svolta anche culturale del nostro Paese e della nostra Pubblica Amministrazione centrale e locale.

Proprio nel senso indicato dal Governatore dobbiamo “combattere” la seconda, errata percezione dell’Unione che abbiamo purtroppo consolidato nel corso degli ultimi decenni: la “vulgata” che noi dovremmo avere molto più di quello che abbiamo ottenuto fin’ora e che le normative europee le subiamo.  Ma chi decide ciò che ci spetta? Siamo noi, in concerto con gli altri 26 Stati membri, e noi tra questi siamo tra i tre Stati più importanti, con il maggior peso economico, politico, sociale, e la normativa europea, le famose direttive, non ci vengono imposte in alcun modo, ma noi siamo tra i negoziatori più rilevanti al tavolo brussellese e nulla esce dai negoziati europei senza l’assenso dell’Italia.

Se qualche direttiva viene emanata in aperto contrasto con le posizioni espresse dal nostro Paese, si può sempre ricorrere alla Corte di Giustizia, chiedere una revisione, addirittura rifiutarsi di adottarle, accettandone però le conseguenze. E già, le conseguenze che (come il regista cinematografico Paolo Sorrentino ci ha insegnato in un suo film-capolavoro) possono essere dolorose: le conseguenze del nostro superficiale europeismo ci hanno portato ad un rapporto con l’Unione Europea, con gli altri Stati membri piuttosto che con la Commissione, sempre più conflittuale, oltre a conseguenze negative sul piano politico interno che hanno determinato una maggioranza di elettori oramai molto critica nei confronti dell’UE e la conseguente ascesa dei partiti c.d. sovranisti.

Come porre rimedio a questa situazione? Fare i compiti a casa, mettere ordine nei propri cassetti, saper disporre al meglio delle posate a tavola con gli altri 26 commensali. Insomma, dobbiamo ricominciare a studiare e diffondere meglio ai cittadini italiani e soprattutto ai giovani ciò che abbiamo studiato. L’Unione non è un nemico, perché saremmo noi il nemico di noi stessi. L’Unione Europea è migliorabile, certo, ma lo si deve saper fare e non solo “proclamare”, con gli strumenti adeguati già stabiliti nei Trattati. L’Unione che si dedica a zucchine e banane è la litania ignorante di chi approfitta dell’ignoranza altrui e la litania contraria all’Europa fa molto più colpo di quella a favore, perché ciò che abbiamo costruito positivamente nel Gran Concerto dell’UE non lo sappiamo spiegare e divulgare.

È vero invece ciò che si dice sulla rappresentatività dell’Italia a Bruxelles, che è di bassissimo livello. A cominciare dai numeri: la nostra pur valorosa e competente RAPPRESENTANZA PERMANENTE è inadeguata, per quanto riguarda il personale, nei confronti di quelle di Germani, Francia e anche di Spagna. La nostra presenza sui tavoli dei negoziati spesso latita o è sottodimensionata, ovvero mal preparata. Non sempre, ma spesso.

Ci sarebbe bisogno di molto spazio per affrontare questi singoli argomenti in modo approfondito. Sarà questo l’oggetto di altri scritti nel nuovo sito del “Il Campo”, che ringrazio per l’ospitalità.

 

 

 

 

Coronavirus, il 29 maggio in Calabria “solo” 159 positivi. È il momento di pensare al rilancio (V. Gallo)

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Di Vincenzo Gallo

Per la diffusione del nuovo coronavirus l’Italia sta attraversando la più grave crisi della storia recente, sia sanitaria, con la morte di oltre 33.000 persone, e sia economica e sociale.

Nel primo trimestre del 2020, secondo stime dell’Istat, il prodotto interno lordo in Italia è diminuito del 5,3% rispetto al trimestre precedente e del 5,4% nei confronti del primo trimestre del 2019. Si registrano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi. In agricoltura, industria e servizi ci sono state diminuzioni rispettivamente dell’1,9%, dell’8,1% e del 4,4%.

Le unità di lavoro sono diminuite in totale del 5,2% per effetto di un calo generalizzato in tutti i comparti. La riduzione è stata dello 0,7% per agricoltura, silvicoltura e pesca, dell’8,5% per l’industria in senso stretto, del 10,7% per le costruzioni e del 4,4% per il comparto dei servizi. Particolarmente colpita l’intera filiera del turismo.

Secondo la Banca d’Italia si può ipotizzare uno scenario di base con un Pil a -9% nel 2020 che nel 2021 recupererebbe la metà della caduta, ma altre ipotesi più negative, anche se non estreme, con un -13% quest’anno e una ripresa molto lenta nel prossimo.

Secondo le previsioni del centro studi Confindustria l’indebitamento della Pubblica Amministrazione dall’1,6% del PIL nel 2019 potrebbe aumentare all’11,1%.

Il lockdown secondo la Svimez è costato 47 miliardi al mese, 37 al Centro Nord e 10 al Sud. Le Unità locali bloccate dai provvedimenti del Governo per il contenimento dell’epidemia sono state il 57,7% in Italia e il 60,3% in Calabria. Considerando una ripresa nella seconda parte dell’anno il PIL si ridurrebbe dell’8,5% nel Centro Nord e del 7,9% nel Mezzogiorno.

In questa situazione di estrema gravità si stanno riavviando gradualmente le attività produttive dopo settimane di confinamento.

Per quanto riguarda l’emergenza sanitaria, al momento in Italia non vengono riportate situazioni critiche relative all’epidemia di Covid-19, come è emerso dal monitoraggio degli indicatori per la cosiddetta Fase 2 per la settimana tra il 18 e il 24 maggio, presentato nel Report del 29 maggio, realizzato da Cabina di regia e Istituto Superiore di Sanità. L’incidenza settimanale rimane molto eterogenea nel territorio nazionale. In alcune Regioni come la Lombardia il numero di casi è ancora elevato, denotando una situazione complessa ma in fase di controllo. In altre il numero di casi è molto limitato e tra queste la Calabria.

Nel Report si raccomanda pertanto cautela specialmente nel momento in cui dovesse aumentare per frequenza ed entità il movimento di persone sul territorio nazionale, rafforzando a livello regionale le politiche di testing e screening, in modo da identificare il maggior numero di casi realizzando azioni di isolamento e quarantena / monitoraggio dei contatti stretti, realizzando la strategia delle tre T (testare tracciare e trattare).

Lascia ben sperare soprattutto il numero delle persone in terapia intensiva. Il valore più alto, 4068, è stato raggiunto il 3 aprile, ma da allora si sta riducendo costantemente e il 29 maggio è risultato di sole 475 unità, di cui 173 in Lombardia. Il totale dei positivi in Italia è stato pari il 19 aprile a 108.257 unità e il 29 maggio si è ridotto a 46.175 unità, di cui 22.683 in Lombardia.

La Calabria è una delle regioni che ha avuto meno contagi. Il numero delle persone positive ha raggiunto il valore massimo il 16 aprile con 847 unità e il 29 maggio è risultato pari a 159, di cui solo uno in terapia intensiva e 25 ricoverati con sintomi.

Questo può favorire l’attrazione di investimenti e flussi turistici, tenendo conto che probabilmente il 40% dei turisti italiani che trascorreva le vacanze all’estero rimarrà in Italia. Naturalmente bisognerà organizzarsi adeguatamente per convivere con grande cautela con il nuovo coronavirus e per controllare l’epidemia. Paesi come la Corea hanno dimostrato che ciò è possibile.

In Italia e in Calabria bisogna recuperare la capacità di crescere.  Nonostante l’impatto della crisi bisogna cercare di cogliere anche le opportunità che in prospettiva non mancano. Bisogna puntare sul potenziamento del sistema sanitario, sull’innovazione, sulla sostenibilità, sulla digitalizzazione, aumentando la capacità di spesa della Pubblica amministrazione, accelerando e semplificando le procedure ed aumentando la razionalità e la trasparenza degli investimenti pubblici, per valorizzare le risorse esistenti.

C’è necessità di maggiori fondi per la ripresa e per contrastare la disoccupazione e la povertà, ma bisogna pur sottolineare che sia l’amministrazione centrale e sia quella locale non riescono ad utilizzare tempestivamente i fondi disponibili.

Solo in relazione al Por sul sito della Regione Calabria sono pubblicati sul sito regionale i dati relativi allo stato dei finanziamenti del POR Calabria 2014-2020. In relazione ad una dotazione del programma di 2,37 miliardi, la spesa certificata al 24 dicembre 2019, pur raggiungendo il target previsto,  è stata di 634 milioni.

In un comunicato della Regione Calabria del gennaio 2020 sullo stato di attuazione del POR è previsto di sostenere per il 2020 una spesa di 960 milioni di euro e per il 2021 ulteriori 1313 milioni di euro.

Anche nell’ultimo dibattito in consiglio regionale è emerso che ci sono notevoli fondi non spesi per la Calabria da parte del Governo centrale e anche fondi per la sanità e per l’edilizia sanitaria bloccati da anni.

C’è necessità pertanto di censire queste risorse e di individuare strumenti straordinari per spenderli in tempi brevissimi.

Dopo il lockdown – Post confinamento: donne e coesione (G. Tulino)

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Di Giuliana Tulino

Sarà attendibile la nuova tesi degli immunologi che hanno ipotizzato “uno scudo genetico” che avrebbe protetto l’Italia del Sud dalla pandemia di Sars-CoV-2 che invece ha travolto, purtroppo, le Regioni del Nord?

Per adesso è solo un’ipotesi, ancora da validare, ma pare fondata su solide basi, secondo un articolo pubblicato su Frontiers Immunology:“Covid-19 e alta mortalità in Italia: non dimentichiamo la suscettibilità genetica”, firmato da scienziati e ricercatori italiani.

Si ipotizza possa esistere una forma di difesa stampata nel DNA, nel codice della vita, una sorta di “assetto genetico protettivo”, più diffuso al Sud che al Nord.

Mi piace accostare questa valida ipotesi scientifica anche ad una metafora della vita.

Da sempre il Sud Italia, ed in particolare la funzione delle donne, ha giocato un ruolo in tal senso, con una soglia di “resilienza” da Guinnes dei primati.

Intanto è bene ricordare che il Coronavirus è stato isolato da tre donne del Sud, tra le quali anche una giovane ricercatrice senza un contratto a tempo indeterminato[1].

Ma parlando di resilienza è chiaro l’appello lanciato da Save the Children[2] con un rapporto sulle difficoltà di essere madri in Italia, ancora più acuite dall’emergenza del Coronavirus. Da un’analisi condotta su oltre mille madri si delinea un quadro allarmante, con il carico di cura nelle famiglie più a rischio povertà, dove tutto ricade sulle spalle delle donne, senza il supporto degli uomini.

Secondo il Rapporto, la condizione delle madri in Italia non riesce a superare alcuni gap, come quello molto gravoso del carico di cura, che costringe molte di loro ad una scelta netta tra attività lavorativa e vita familiare. Una situazione già critica che è ulteriormente peggiorata con l’emergenza Covid-19, specie per i 3 milioni di lavoratrici con almeno un figlio piccolo (con meno di 15 anni), circa il 30% delle occupate totali (9 mln 872 mila)”.

donne e coesione

Dunque il tema della coesione economica e sociale, in tempi di pandemia, si ripresenta con forza, in maniera dirompente.

Viviamo in un momento di grande trasformazione, del mondo, dell’economia, della finanza, una nuova realtà che si presenta per la prima volta, di incognita e, probabilmente, le bussole del passato non saranno più sufficienti per il futuro.

L’Italia, l’Europa, il mondo intero si trovano di fronte ad una sfida senza precedenti, probabilmente  la più grave dalla fine della seconda guerra mondiale, con paradigmi completamente rovesciati.

Per il prossimo futuro aumenterà la richiesta di welfare e di protezione sociale ma con meno crescita e più debiti.

Dunque ci troviamo di fronte ad un “territorio inesplorato” ed è del tutto evidente che  la fase di “ripartenza” post emergenza Coronavirus dovrà prevedere importanti investimenti pubblici che dovranno essere multi settoriali e granulari rispetto ai territori, per evitare di alimentare asimmetrie distributive e finire per incrementare i divari socio-economici già esistenti.

In questa ottica, la politica di coesione appare come lo strumento più idoneo per raggiungere in profondità regioni e città, su molteplici aree, mantenendo un alto livello di accountability e di efficacia.

Cosa suggerire alle Istituzioni per massimizzare le risorse? I territori hanno certamente la necessità di ricominciare ad investire speditamente, non solo con le risorse nazionali ma anche con le risorse dell’UE, per una ripresa sostenibile.

Il fattore tempo è infatti determinante per poter limitare la crisi economica che, come è facile prevedere, sarà ancora più dura nelle aree già deboli del Paese, dell’Unione.

Se il tempo è determinante è anche importante ragionare fuori dagli schemi. Uno di questi schemi è il ciclo di programmazione della politica di coesione: una delle possibili soluzioni potrebbe essere rappresentata dal prolungamento dei Programmi già finanziati dai fondi SIE (Strutturali e di Investimento Europei) 2014-2020, per la fase successiva al Coronavirus, in tutta l’Unione Europea.

E ciò in aggiunta alle disposizioni emergenziali della Commissione Europea, degli Stati Membri  e della Banca Centrale Europea che già stanno iniettando liquidità, con il rischio, tuttavia, che tali risorse raggiungano in maniera asimmetrica i territori.

Senza dimenticare, dunque, che le conseguenze dell’epidemia hanno aggravato le disuguaglianze tra uomini e donne, tra Nord e Sud, sia sul piano economico che sociale e ciò è accaduto anche in quei Paesi occidentali, come l’Italia, in cui si lavora costantemente su tali temi.

E’ il caso di ricordare che l’attuale Programmazione comunitaria 2014-2020 ha attribuito una grande importanza alla promozione della parità tra uomini e donne e all’integrazione della prospettiva di genere, nell’ambito dell’attuazione della Politica di Coesione.

Occorre, dunque, un nuovo modello sociale: le questioni produttive, economiche, sociali, ambientali sono parti connesse di un’unica dimensione complessa e multidimensionale del vivere comunitario.[3]

L’emergenza sanitaria ed economica chiede interventi mirati per redimere le conflittualità sociali e per una serena ripartenza, dopo il lungo confinamento.[4]

I costi di transizione e di apprendimento saranno inevitabili cambiando anche le regole del gioco.

Allora sarà forse necessario un ritorno delle élite per gestire la stagnazione. Nel breve periodo nessuno convincerà gli italiani che le élite possano avere interessi convergenti con quelli degli aggregati sociali che rappresentano. Né che affidarsi alle scelte all’establishment possa essere un cosa buona e utile. Ma forse prima o poi si renderanno conto che delle élite non si può fare a meno.

Non si potrà aggirare il problema di disporre di una “classe dirigente” in grado di tenere insieme una collettività individuando gli sforzi comuni da compiere e la direzione verso cui muoversi.[5]

E’ bello, in ogni caso, pensare che possa essere un nuovo inizio e non un accidente, un tempo permeato da nuovi paradigmi, nuovi ascolti.

 

[1] Il Fatto Quotidiano del 2 febbraio 2020.
[2] Rapporto “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020”.
[3] Cfr.: Donne per un nuovo rinascimento 2020 – Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità.
[4] Al posto di lockdown, così come consiglia l’Accademia della Crusca. L’italiano non è una lingua da confinare. Intervista a Claudio Marazzini – Presidente dell’Accademia della Crusca.
[5] CENSIS – 53° Rapporto sulla Situazione sociale del Paese 2019.

Associazione Solaria e PD per la città di Catanzaro: secondo incontro online su economia e lavoro

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Comunicato stampa

Ieri pomeriggio si è svolto il secondo incontro online organizzato dal Presidente
dell’associazione Solaria Sandro Benincasa e dai circoli PD della città di Catanzaro.
L’interessante dibattito, al quale hanno partecipato oltre ai segretari di circolo della città e
della provincia, anche il segretario CGIL Raffaele Mammoliti, il consigliere regionale Libero Notarangelo, l’On. Antonio Viscomi e il già ministro del lavoro con il governo Prodi On. Cesare Damiano, si è incentrato su alcune questioni di attualità politica.Associazione Solaria
Si è discusso delle ultime misure economiche del Governo che in generale sono state
considerate importanti dal punto vista economico, anche se migliorabili con l’inclusione di
alcune categorie rimaste escluse (come l’intero terzo settore e le famiglie). Si è parlato anche degli interventi regionali a favore delle imprese, considerati insufficienti in quanto rivolti solo ad una piccola platea di beneficiari e della mancanza di programmazione dell’amministrazione comunale che allo stato attuale, con la stagione estiva alle porte, non ha ancora emesso alcun provvedimento per favorire la ripresa delle attività economiche.
E’ stata fatta anche una riflessione sulla necessità di avviare una serie di riforme per migliorare le condizioni dei lavoratori anche in previsione dell’affermazione di nuove tipologie di lavoro (riscoperte proprio per l’emergenza Covid) come ad esempio lo smart working.
Infine è stato riconosciuto l’attivismo che sta caratterizzando i circoli del PD, che in più occasioni hanno portato avanti, con risultati positivi, alcune battaglie importanti come quelle sulle questioni sanitarie.
Durante il dibattito, più volte, si è affrontata la questione organizzativa del partito, sia a
livello provinciale, sia a livello cittadino. Tra i vari interventi è emersa la necessità, unanime, di procedere in tempi brevi alla creazione di organismi cittadini e alla definizione di una programmazione politica alternativa al centro destra.
Il numero di partecipanti agli incontri – dichiara l’organizzatore Sandro Benincasa – dimostra la chiara esigenza, da parte di iscritti al PD e non, di avere dei luoghi di confronto aperti in cui discutere su alcune questioni politiche. Per quanto mi riguarda riproporremo altre iniziative e cercheremo di gettare le basi per ricostruire una proposta politica del nostro partito”.

Sandro Benincasa (Associazione Solaria)
Coordinamento PD Catanzaro
Forum Associazioni calabresi
Gruppo laburisti dem Calabria