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Calabria in zona arancione. Un focus sui dati della regione

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Di Vincenzo Gallo

11 aprile – Oggi 593 nuovi casi in Calabria, di cui 323 in Provincia di Cosenza.

Se non sono aumentati in modo drammatico i ricoverati ciò è dovuto ai 440 guariti/dimessi e ai 6 deceduti.

C’è necessità di fare chiarezza sul passaggio della Calabria dalla zona rossa alla zona arancione nonostante un aumento così elevato dei contagi, tanto che la Calabria è anche oggi al primo posto tra le regioni italiane per incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana, in base ai calcoli effettuati dalla Fondazione Gimbe.

C’è da fare chiarezza inoltre sui posti letto effettivamente disponibili in Calabria per i pazienti Covid.

Sul sito dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) la percentuale dei posti letto in terapia intensiva occupati da pazienti Covid, aggiornata all’11 aprile, risulta in Calabria pari solo al 25% del totale, inferiore alla soglia ritenuta critica del 30%.

Da sottolineare che sullo stesso sito i posti letto in terapia intensiva complessivi risultano 152. Essendo i ricoverati in terapia intensiva oggi pari a 38 sarebbero occupati il 25% dei posti disponibili se fossero effettivamente 152. Questo dato avrà inciso anche nel passaggio dalla zona rossa alla zona arancione, per cui è necessario verificare con urgenza la correttezza dei dati ufficiali, visto che gli ospedali per come si legge sulla stampa risultano saturi.

C’è da chiedersi inoltre come sia stata possibile una forte riduzione dell’indice Rt in Calabria, pur se calcolato solo sui sintomatici, se da settimane aumentano non solo i casi, ma anche i ricoverati.

Su Rai2 Adriano Formoso con “Pillole di canzoneterapia e neuropsicofonia”

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Dal 1° aprile ADRIANO FORMOSO inaugura su RAI 2 una nuova serie televisiva dal titolo “PILLOLE DI CANZONETERAPIA E NEUROPSICOFONIA” all’interno della rubrica “Tutto il bello che c’è”, in onda tutti i giovedì dalle 13:30 per TG2.

In occasione della prima puntata della serie, il dottor Formoso presenterà il suo nuovo brano dal titolo “NON M’HAI MAI”, disponibile sulle piattaforme di streaming e su YouTube dal 1° aprile.

Il 21 maggio 2020 Adriano Formoso avrebbe debuttato in un celebre teatro di Milano con un live show dal titolo “Formoso Therapy Show”, uno spettacolo terapeutico e formativo in cui la sua musica si alternava a piacevoli momenti di interazione con il pubblico. A causa dell’emergenza sanitaria, lo spettacolo è stato rinviato a data da destinarsi.

Durante la pandemia, le composizioni neuropsicofoniche di Formoso hanno trovato largo impiego per aiutare le persone allettate e colpite dal covid-19, portando l’autore a comporre nuove opere di natura cantautorale unendo messaggi terapeutici a musiche studiate attraverso gli assunti di base della Neuropsicofonia.

Adriano Formoso
Adriano Formoso

Adriano Formoso è un cantautore, psicoterapeuta psicoanalista di gruppo e naturopataomeopata, la sua vita professionale si alterna tra Milano e Garbagnate Milanese alternando la professione clinica a quella di opinionista per giornali, riviste, radio e televisioni nazionali. Ha pubblicato dischi, libri e articoli scientifici e, dallo scorso anno è membro e didatta del comitato scientifico universitario di un ateneo lombardo. Nella sua carriera ha pubblicato due album Obiezioni di coscienza RTI Music e Cosa suona il mondo Columbia Sony Music.

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Città Porti Territorio. “Rigenerazione ambientale, urbana e culturale. Zone Economiche Speciali”

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Webinar giovedì 1 aprile, ore 17,30. Per seguirlo su Teams clicca qui

La consigliera nazionale di Italia Nostra, Maria Gioia Sforza, apre il webinar sul tema;

coordina Maria Adele Teti, probiviro Italia Nostra, già Prof. Ordinario di Urbanistica          Università  Mediterranea Reggio Calabria

Intervengono:

Rosario Pavia, già Prof. Ord. di Urbanistica a Pescara e Pres. Commissione  Porti INU;

Domenico Gattuso, Prof.Ord. di Trasporti Università Mediterranea di Reggio Calabria.;

Giuseppe Soriero, Componente  CdA SVIMEZ, già Sottosegretario ai Trasporti,

Presidente della Conferenza Nazionale dei Presidenti delle Accademie Belle Arti;

Laura Marchetti, Prof. Ass. Univ. Mediterranea di Reggio C;

Antonella Caroli Componente del Consiglio Direttivo Italia Nostra;

Sergio Prete, Presidente Autorità di Sistema Portuale del mare Jonio.

 

Il webinar si pone l’obiettivo di fare il punto su una questione di importanza fondamentale per l’economia italiana. L’economia legata alla portualità e al mare, nota come blu economy, pur registrando un calo di fatturato a causa del Covid-19, costituisce un settore in crescita in tutta Europa ed in Italia. Con il Dls 169/2016 si è avviato in Italia il riordino del sistema portuale insediando 16 Autorità di Sistema Portuale (ASP), al posto delle 24 Capitanerie di Porto. Tali Autorità  aggregano i porti ricadenti nella stessa regione del porto principale o in regioni limitrofe. Nel corso del 2017 sono state istituite le ZES (zone economiche speciali) per potenziare alcune  aree strategiche del Mezzogiorno. Secondo le Direttive europee, pur nelle difficoltà manifestate nella loro attuazione, le ZES si pongono l’obiettivo di attrarre nuove imprese, attraverso un regime di tassazione molto vantaggioso- come documentano importanti ricerche della SVIMEZ. Nel corso del dibattito sarà affrontata anche la prospettiva della ZES istituita a Gioia Tauro dal Governo e dalla Regione Calabria.

I porti commerciali nei pressi delle città, da aree problematiche a causa dell’inquinamento e della pericolosità, stanno diventando una risorsa strategica soprattutto in seguito alle azioni note come Green Port, tendenti a eliminare le cause prime dell’inquinamento atmosferico e acustico. Le aree retro portuali acquistano valore localizzativo e i porti – secondo la SVIMEZ – diventano risorsa economica, turistica e culturale di primaria importanza delle città, così come già avvenuto in molti porti europei, da Rottedam ad Amburgo, da Barcellona a Marsiglia, a Genova. Perciò adesso in Italia, dove si avvia una maggiore operatività in questo ambito, si deve vigilare al fine di salvaguardare i beni culturali interni ai porti di antica e nuova formazione dove sono presenti aree archeologiche, beni culturali e archeologia industriale di rilevante interesse.

Italia Nostra e Conferenza Accademie Belle Arti invitano a vigilare sulla salvaguardia dei beni paesistici delle aree retro portuali e sulle procedure di sostenibilità ambientale delle aree Zes, che non devono diventare ricettacolo di industrie inquinanti lesive dei valori ambientali del territorio, bensì aree propulsive di sviluppo innovativo e sostenibile.

 

Emergenza Covid, la Giornata del 18 marzo aiuti a riflettere (V. Gallo)

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Di Vincenzo Gallo

In occasione della giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid-19, fissata per il 18 marzo, credo sia doveroso ricordare tutte le persone che hanno avuto una morte orrenda, senza nemmeno il conforto dei familiari.

Da sottolineare che a livello nazionale fino 18 marzo 2021 sono decedute per il Covid 103.885 persone in Italia e 752 in Calabria, numeri tra l’altro sottostimati.

C’è da chiedersi però se queste morti potevano essere evitate o almeno limitate.

Tenendo conto che alcuni paesi come la Nuova Zelanda e alcuni paesi asiatici non hanno avuto la seconda ondata, questa poteva essere evitata anche in Italia, cercando di sradicare e non di far circolare il virus, evitando di convivere con una sua diffusione elevata.

Mentre nei paesi sopra citati subito dopo i primissimi contagi sono stati effettuati lockdown brevi e immediati e tamponi a tappeto, in Italia il 15 ottobre avevamo 162 casi, 5796 ricoverati con sintomi, 586 ricoverati in terapia intensiva.

In Calabria il 15 ottobre avevamo 39 casi, 51 ricoverati con sintomi e 3 ricoverati i terapia intensiva.

Eravamo già in ritardo per chiudere tutto, ma la situazione è stata fatta precipitare, istituendo zone rosse quando ormai gli ospedali erano pieni e rimuovendole troppo presto. È bene ricordare che molte regioni si opponevano alle zone rosse per tutelare secondo loro soprattutto le categorie produttive, anche perché alcuni esperti continuavano a sostenere che il virus era clinicamente morto e che la seconda ondata non sarebbe stata come la prima.

Abbiamo inseguito il virus anziché anticiparlo, nonostante alcuni modelli matematici avevano già previsto cosa sarebbe successo.

Il risultato è stato che i deceduti dal 15 ottobre al 18 marzo sono passati in Italia da 36.372 a 103.855 e in Calabria sono aumentati da 104 a 752.

In Italia il 18 marzo i ricoverati con sintomi sono stati 26.694, in terapia intensiva 3.333 e in Calabria rispettivamente 294 e 33 e i posti letto sono già saturi. I casi il 18 ottobre sono stati in Italia 24.935 e in Calabria 404.

È veramente incredibile che nel comitato scientifico appena rinnovato siano stati nominati esperti che avevano firmato in estate un documento nel quale si sosteneva che il virus era di fatto clinicamente morto, che hanno aggredito verbalmente esperti come Crisanti che sostenevano tesi contrarie. Ciò anche se è stato previsto l’inserimento di esperti statistici e in modelli matematici, per poter anticipare il virus e non inseguirlo, uno dei quali però si è già dimesso.

Mi auguro che arrivati alla terza ondata che era stata prevista in largo anticipo da alcuni matematici, in base al tasso di crescita della variante inglese, si tenga conto di ciò che è avvenuto, si punti con decisione a creare le condizioni per poter effettuare una campagna vaccinale in tempi brevi e si evitino ancora errori che hanno favorito la morte di migliaia di persone ed hanno anche aggravato la situazione economica dell’Italia, facendo aumentare fallimenti e perdita di posti di lavoro. Ciò mentre in paesi come Israele, Inghilterra e Stati Uniti sono riusciti a vaccinare molte più persone di noi, ma anche in paesi come la Grecia hanno già vaccinato tutti gli abitanti nelle località turistiche per poter ospitare clienti già a Pasqua.

Visita di Papa Francesco: l’attenzione globale sull’Iraq (A. Malik)

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Di Abrah Malik, Professore presso l’Università degli studi di Napoli (L’Orientale)

Un messaggio di pace e di fratellanza fra i popoli

La teologia della liberazione è la strada maestra per la pace tra le religioni.

 

Di ritorno in Italia dopo la sua visita definita “storica” in Iraq, Papa Francesco ha inviato alcuni messaggi su Twitter al popolo iracheno, dicendo: “la risposta alla guerra non è un’altra guerra, e la risposta alle armi non sono altre armi. La risposta è la fratellanza”. “Questa è la sfida che deve affrontare l’Iraq, ed è la sfida per molte aree di conflitto e quindi per il mondo intero”. E le ultime parole pronunciate dal Papa sono state: “L’Iraq sarà sempre con me e nel mio cuore”. E nello stesso momento ha chiesto a tutti di continuare a “pregare per l’Iraq e il Medio Oriente”, aggiungendo: “In Iraq, nonostante il tumulto della distruzione e delle armi, le palme, simbolo della patria, hanno continuato a crescere e portare frutti e la fratellanza come le palme, non fa rumore ma porta frutti e ci fa crescere “.

Possiamo, tuttavia sottolineare che la visita storica di Papa Francesco in Iraq ha suscitato molte reazioni interne, regionali e internazionali in quanto è avvenuta nonostante le conseguenze dell’epidemia di coronavirus Covid-19 e nel mezzo di un’escalation di sicurezza in Iraq dopo una serie di attacchi missilistici che hanno preso di mira la base militare di Ain Al-Asad che ospita le forze statunitensi. È una visita senza precedenti, un “messaggio di solidarietà” con i cristiani e gli yazidi in Iraq e un messaggio di pace con l’intera popolazione irachena.

Questa visita è stata ampiamente accolta con gioia dal popolo iracheno, sia per le strade che sui social media. È considerata dal governo iracheno una grande vittoria, come era evidente dal ricevimento ufficiale che ha avuto luogo a Baghdad. Il primo ministro iracheno Mustafa Al-Kazemi, ha voluto trasmettere il messaggio di un l’Iraq che sta cercando di muoversi gradualmente verso la costruzione di uno Stato che trascenda il settarismo, difenda i diritti delle minoranze e soddisfi le richieste di riconciliazione e pace tra le religioni.

L’Iraq, che è conosciuto anche con il nome di “Mesopotamia”, fu la culla di antiche civiltà e fu il centro della prima cristianità. In questa terra la religione cristiana piantò le sue profonde e antiche radici e per queste essenziali circostanze storiche la visita del Papa in terra Mesopotamica ha trasmesso alcuni messaggi agli iracheni, cristiani e non, e a tutti i cristiani d’Oriente, che hanno svolto un ruolo di primo piano nel corso dei secoli nella costruzione delle civiltà di questa regione e hanno anche contribuito alla costruzione della civiltà islamica.

Questa visita costituisce una vera realizzazione del documento “Human Fraternity”, firmato con il Grand Sheikh di Al-Azhar, il Grand Imam di Ahmed Al-Tayeb, ad Abu Dhabi nel febbraio 2019, affermando nelle sue tesi due principi fondamentali cioè la libertà di fede e il rispetto per l’identità di ogni religione perché siamo tutti fratelli.  Papa Francesco è il primo pontefice che compie un pellegrinaggio in terra di Mesopotamia e tiene il primo vertice spirituale con la Guida suprema degli sciiti musulmani, Ali al-Sistani.

La visita di Papa Francesco alla città di Ur, che si ritiene sia il luogo di nascita del Profeta Abramo, il padre dei profeti che unisce le tre religioni, giudaismo, cristianesimo e islam, conferma la chiara interdipendenza tra le religioni unificate nel “Simbolismo abramitico“.

Questa visita di Papa Francesco ha portato senza alcun dubbio nuovamente l’attenzione globale sull’Iraq, e ha ricordato ancora una volta al mondo l’enormità della devastazione e l’orrore della violenza che gli iracheni  hanno subito nelle loro aree storiche di Ninive, Mosul e Qaraqosh, e la preghiera di Papa Francesco a Mosul davanti alle rovine di una vecchia chiesa è un evento che suscita molte speranze perché la santa messa è stata celebrata 7 anni dopo il discorso di Abu Bakr Al-Baghdadi nella moschea di Mosul, in cui  annunciava la nascita del suo califfato islamico.

L’incontro del Papa con Ali al-Sistani, guida suprema del mondo sciita islamico e la conversazione con lui sulla pace e l’amicizia tra le religioni, è stata una grande vittoria per la teologia della liberazione, cioè la teologia del popolo che incarna il principio di: la nazione tutela su sé stessa.

La visita di Papa Francesco in Iraq

L’incontro di Papa Francesco con la suprema autorità religiosa, Ali al-Sistani, nella famosa Najaf, conferma che le religioni sono amore e tolleranza, non conflitti e guerre. L’incontro tra i due religiosi- studiosi non è un semplice scambio di opinioni bensì è un incontro tra due pensieri religiosi che si basano sul pensiero teologico della libertà dell’uomo e quindi della società che deve essere scevra da ogni forma di dominio, autoritarismo e tirannia politica.

La teologia della liberazione che fu abbracciata da Papa Francesco negli anni settanta per affrontare il regime dittatoriale di Buenos Aires, mira ad adottare la lettura rivoluzionaria del cristianesimo a beneficio dei poveri, degli oppressi e degli emarginati. E la conferma di questo pensiero si nota attraverso le posizioni franche e solidali del Papa per la difesa dei diritti economici e sociali delle classi svantaggiate e nel rifiuto della corruzione.

Al-Sistani rappresenta il pensiero teologico della scuola najafita, e afferma il principio della tutela speciale e limitata dei giuristi e rifiuta di adottare il mandato generale del giurista “Wilait al faqih”, cioè “il dominio totale del giurista sciita sulla società”. Nelle sue posizioni riguardo agli eventi e agli sviluppi negli affari politici iracheni, al Sistani ha sostenuto il principio basilare della scuola najafita “al hawsa” cioè: gli affari della comunità devono essere scissi del tutto dalla tutela giurisprudenziale dell’autorità religiose.

Il sistema politico deve essere accettato dal popolo, e il regime trae la sua legittimità dai rappresentanti del popolo e non da un’ideologia religiosa. Questo è il contenuto che si evince dai discorsi di Sayyid al-Sistani. e lo stesso pensiero lo si evince dal discorso tenuto da Papa Francesco

La visita di Papa Francesco ha dato un messaggio chiaro: le religioni devono dialogare e opporsi alla tirannia e alla corruzione.

Questo obbiettivo può essere raggiunto solo se i capi religiosi credono e trasmettono al popolo la necessità di separare la religione dalla politica. La funzione della religione è quella di servire la società e non dominarla o controllarla per scopi ideologici.

Presentate le linee programmatiche del nuovo Ministero della Transizione Ecologica

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Di Antonio Soriero

Transizione ecologica”, un obiettivo così ambizioso da rischiare di rimanere intrappolato in una definizione “indefinita”. Ma l’Italia non può permetterselo, non può lasciarsi trasportare dal semplice appeal di facciata che il macro-tema della sostenibilità sembra suscitare in ogni sede; deve rispondere agli obiettivi tracciati dalla Commissione von der Leyen. Uno su tutti: un Ue a impatto climatico zero entro il 2050.

Una sfida epocale, che si pone di fronte alle economie degli Stati membri proprio nel momento in cui gli squarci della crisi, accelerata dall’emergenza sanitaria, si aprono, in tutta la loro evidenza, nel tessuto economico e sociale.

Per raggiungere il traguardo di una ripresa effettiva e durevole, l’imperativo è quindi: crescere, ma in maniera sostenibile.

Un processo culturale, ancor prima che politico o economico, che non può essere lasciato alla generosità dei privati o alla disomogeneità del pubblico. Deve essere indirizzato nel solco di un’armonia decisionale che coinvolga tutti i soggetti chiamati a intervenire. Ecco perché il nuovo governo Draghi ha istituito un “Ministero della Transizione Ecologica” (MiTE), guidato da Roberto Cingolani, fisico e scienziato di primo piano, già direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.

Proprio ieri il ministro Cingolani ha esposto via web le linee programmatiche del neonato dicastero alle Commissioni congiunteAttività produttive, Industria e Ambiente di Camera e Senato.

Qui l’approfondimento di “Energia Oltre” sull’audizione   

Lotta alle mafie ai tempi della pandemia, le ricette di Gratteri, Vallone e Caselli

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Comunicato della Segreteria Ned (New European Dream)www.associazionened.eu

Giovedì 11 marzo – Il Think Tank Ned (New European Dream) è tornato a parlare di Legalità e sicurezza sui fondi in arrivo col Next Generation EU. Oggetto della call è stato il legame tra le mafie e la pandemia e quali soluzioni adottare per contrastarla. Sono intervenuti il Dottor Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, il Dottor Maurizio Vallone, Direttore della DIA Nazionale e il Procuratore Giancarlo Caselli, Presidente onorario di Libera e dell’Osservatorio sulle Agromafie di Coldiretti.

Se le mafie non avessero il consenso popolare, se non ci fosse sinergia tra mafia e politica, noi avremo la criminalità organizzata e quella comune, ma non le mafie”. E’ il pensiero del procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri che ha aggiunto: “Nel rispetto della Costituzione, bisognerebbe modificare il sistema giudiziario, non basato sull’approccio morale o etico, ma proporzionato alla realtà criminale. Cambiare radicalmente le leggi o forse anche la Costituzione italiana di modo da rendere non conveniente delinquere, in tal caso si potrebbero abbattere le mafie. Una legge sbagliata dello Stato – ha aggiunto Gratteri – porta ad un processo di accelerazione nell’arricchimento delle mafie. Negli ultimi decenni, l’abbassamento della morale e dell’etica, ha contribuito a rendere le mafie più forti grazie alla cooptazione di colletti bianchi, professionisti e gruppi finanziari”. Altro fattore che ha contribuito all’espansione e rafforzamento delle mafie è stata la debolezza della politica. Quest’ultima, con il suo essere distante dal territorio e dai suoi bisogni, ha permesso ai mafiosi di sostituirsi allo Stato dando direttamente risposte ai bisogni dei cittadini sfruttando la fragilità socio-economica della società. L’allarme lanciato da Gratteri è nella sostanza questo: “Più aumenta il ritardo nelle risposte da parte dello Stato ai bisogni della gente, più le mafie guadagno consenso e conquistano il territorio”. Grande attenzione – secondo Gratteri – deve essere riservata alla sburocratizzazione delle procedure per l’accesso al credito e per gli appalti. Ciò è ancora più urgente in presenza della pandemia.

Rafforzare la prevenzione

Se il procuratore Gratteri si è concentrato sui punti critici della lotta alla mafia, il dottor Vallone, ha ipotizzato la possibilità di utilizzare nuovi strumenti per impedire alla mafia di infiltrarsi negli appalti pubblici e più complessivamente nell’economia del Paese. “Occorre rafforzare il sistema della prevenzione – ha detto Vallone – soprattutto in funzione dell’arrivo dei fondi del Recovery Fund. Ma è anche importante dotarsi di nuovi strumenti per rendere veloce e oculata la spesa. Lo strumento atto a garantire il regolare svolgimento degli appalti, senza che le risorse finiscano nelle mani della criminalità organizzata, è il
controllo prefettizio sui singoli appalti e non solo sulle società. Occorre – ha aggiunto Vallone – controllare ogni step, in modo da garantire trasparenza e tracciabilità di tutto quel che avviene nel percorso di spesa delle risorse disponibili”. Grande attenzione – ha aggiunto Vallone – deve essere riservata anche alla gestione dei beni confiscati alla mafia. Questi beni sono tutti sanabili ma il problema sta nella loro gestione, che spesso è svolta da burocrati con poca competenza manageriale. Per raggiungere l’obiettivo – evidenzia
Vallone – basterebbe utilizzare le qualità manageriali e imprenditoriali di tutte quelle professionalità che hanno un’età compresa tra i 50 e i 60 anni, che la crisi ha tagliato fuori dal mercato del lavoro ma che posseggono enormi competenze. Per il il direttore della DIA è anche indispensabile creare, con i capitali sequestrati alle mafie, un fondo di rotazione, che garantisca il credito dell’azienda legale nei confronti delle banche, risolvendo così l’annoso problema dell’accesso al credito che colpisce molte piccole e medie imprese.

La mafia ai tempi della pandemia

L’economia mafiosa è un fango che penetra ovunque e risucchia tutto ciò che riesce ad attirare nella propria orbita”. Questa è la definizione scelta dal presidente onorario di Libera Gian Carlo Caselli per spiegare l’evoluzione della mafia. Questo fango penetra nell’economia, grazie ai vantaggi di cui gode l’imprenditore mafioso, quali: denaro a costo zero; non necessità di ulteriori immediati guadagni; uso dei metodi mafiosi per aggirare ogni problema e infine il supporto dei complici delle “zone grigie”. La mafia odierna è camaleontica, perché ha una grande capacità di mutare per adattarsi ai cambiamenti e trarne sempre più profitto per i propri affari. Questi vantaggi e cambiamenti fanno si che le opportunità che si presentano alla mafia in questo momento di pandemia, si siano moltiplicate. In questa crisi la società è diventata ancora più fragile e vulnerabile e la mafia ne approfitta col suo DNA di sciacallo pronto a sfruttare le disgrazie altrui.

La criminalità in Europa non è percepita

Un dato messo in evidenza da tutti i relatori riguarda il fatto che “in Europa la questione delle organizzazioni criminali non è percepita allo stesso modo che in Italia, tant’è vero che nei paesi europei non c’è un piano normativo antimafia”. Oltre all’abolizione delle barriere doganali e all’introduzione della moneta unica, è necessario creare un sistema normativo proporzionato alla realtà del nuovo sistema Europa e per fare questo bisogna partire del sistema legislativo antimafia, che in Italia è più evoluto rispetto al resto d’Europa. Passi avanti nella cooperazione internazionale sono stati fatti e l’Italia sta facendo comprendere all’Europa l’importanza delle misure di prevenzione patrimoniali e le possibilità dei sequestri estesi in tutta Europa, ma le difficoltà restano ancora molte. “Gli strumenti per combattere le mafie ci sono ed esse avranno una fine se ci sarà la volontà politica e sociale di sconfiggerle”, afferma Vallone che, così come Caselli, sostiene che “non dobbiamo mai smettere di credere che avesse ragione Falcone dicendo che la mafia, come tutte le vicende umane, è destinata ad avere una fine”. Tuttavia alle parole, devono seguire i fatti.
Il lavoro compiuto quotidianamente dalla magistratura, dalla DIA e da tutte le forze in campo contro la criminalità organizzata sta restituendo credibilità e fiducia nelle istituzioni spesso rappresentate da persone poco presentabili”, ha concluso Caselli che ha aggiunto: “E’ importante fare sistema attraverso il coinvolgimento delle istituzioni a tutti i livelli”.

2021 AUGURI – DI NUOVO INSIEME

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In attesa di poterci incontrare e confrontare da vicino, 
tanti auguri a tutti!
 
Associazione IL CAMPO Idee per il futuro 

Don Mimmo Battaglia nuovo Arcivescovo di Napoli: un bel segnale per il Sud e per l’Italia

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Di Pino Soriero

Tanti auguri a Don Mimmo, a Napoli, alla Calabria, al Sud che può cogliere questo segnale di risveglio.

Tanta speranza per i giovani che hanno conosciuto il nuovo Arcivescovo di Napoli e i doni della ricca formazione spirituale espressa in ogni tappa del suo difficile ed esaltante percorso: dall’amata Satriano nostro paese natio a Catanzaro, a Napoli.

Ai giovani che, in piazza a Satriano, lo “assediavano” sulla panchina, trasmetteva subito il messaggio di una personalità che non pensava a futuri successi, poiché il suo successo era proprio là, in quel rapporto diretto, fraterno con le persone più deboli e  bisognose.

E poi ricordo la sua vitalità a Catanzaro, capoluogo della Calabria, snodo di conflitti  spesso sommersi.

Rispetto al volto degli egoismi dominanti egli ha saputo valorizzare quel Centro di Solidarietà, costruito assieme a tante energie professionali e culturali che hanno restituito la salute, la dignità e la speranza a tanti. Adesso sarà impegnato a Napoli cuore pulsante di un Mezzogiorno al bivio tra involuzione e progresso, tra autonomia e coesione.

Quella Napoli a me tanto cara per gli studi universitari e per i riferimenti religiosi e culturali che anche con Don Mimmo abbiamo discusso tante volte nel nostro paese natio.

Anche sul filo storico del rapporto tra Satriano e Napoli segnato dalla forte identificazione del Principe Filangieri che, alla Corte del Re Borbone, non a caso veniva chiamato direttamente “Satriano”. E poi il commento nei dibattiti in piazza sui dati crudi contenuti nei Rapporti Svimez che davano riscontro alle tante fragilità sociali vissute  dal Prete sul territorio.

Il suo eloquio sempre affascinante sul nesso tra livello locale e scenario mondiale lo abbiamo riletto anche nella sua recente lettera pastorale sulla pandemia: “L’emergenza ha messo a nudo la fragilità di questo nostro mondo, a livello locale così come a livello mondiale”.

Oggi tanti commenti hanno rilevato che il Papa ha saputo valorizzare un Prete di strada. Io aggiungo che certamente ha scelto per Napoli la figura  che, con la sua esperienza di anni, può testimoniare là il fecondo interscambio di cui parla la recente enciclica “Fratelli tutti”:    “Le sofferenze di una zona della terra sono un tacito terreno di coltura di problemi che alla fine toccheranno tutto il pianeta.”

E Don Mimmo per anni aveva saputo gustare quel sapore locale di cui parla l’Enciclica perché “il bene del mondo richiede che ognuno protegga e ami la propria terra.”

È davvero bello che, nei giorni in cui la Calabria è ancora descritta con le tinte fosche del degrado della sanità, del territorio e delle sue classi dirigenti, si imponga con il volto di Don Mimmo anche quella Calabria che non si rassegna e che oggi festeggia un percorso virtuoso foriero di nuovi orizzonti per Napoli, per il Sud e per L’Italia.

Presentazione del Rapporto SVIMEZ 2020 – Un’analisi

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A cura di Giuliana Tulino

In un momento di emergenza globale, qual è il ruolo della Politica regionale di coesione? Si corre il rischio di “degradarla” solo ad una delle tante fonti di finanziamento per fronteggiare l’emergenza o conserva ancora la sua autonomia e peculiarità, così come previsto dal Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea?

Lo scorso 24 novembre si è svolta la  Presentazione del Rapporto SVIMEZ 2020, appuntamento annuale, istituzionalmente molto atteso e quest’anno di particolare rilievo, rappresentando un faro acceso sulle disuguaglianze del nostro Paese che, purtroppo, la pandemia da Sars – COV 2, ha accentuato.

Paradossalmente sembrerebbe che l’emergenza pandemica possa dettare un “cronoprogramma” di interventi non più rimandabili, finanziati dal “Recovery Fund”, anche a beneficio del divario Nord – Sud del Paese, con un disegno nazionale di politica industriale che rimetta al centro il Mediterraneo e il suo ruolo di connessione dei Paesi che ne fanno parte, con l’Europa e con il mondo intero.

Il Rapporto è stato illustrato dal Direttore della SVIMEZ Luca Bianchi e, a seguire, una round table con il Presidente della SVIMEZ Adriano Giannola, il Ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano e la Professoressa di economia Lucrezia Reichlin della London Business School.

Le conclusioni sono state affidate al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

Il Ministro Provenzano ha affermato che occorre ripensare ad un rilancio della dimensione nazionale della politica di coesione territoriale, con uno sguardo nazionale al Sud. Ha parlato della necessità di definire le alleanze per far convergere gli interessi e gli obiettivi, con un rafforzamento dei presidi amministrativi centrali.

Fondamentale  è non “derubricare” la “nuova questione meridionale” dovuta alla pandemia, unicamente a problema territoriale.

Il Rapporto, difatti, parla di un doppio divario tra Nord e Sud Italia e tra Italia e il resto dell’Europa, da analizzare congiuntamente.

Da qui con l’esigenza di migliorare il capitale sociale,  individuare e sensibilizzare  i protagonisti da coinvolgere, nonché costruire gli interventi intorno ai casi di successo, di eccellenza, che esistono, con nuovi progetti, linee di intervento  e riprogrammazione dei fondi europei.

Il Presidente Giuseppe Conte ha parlato di crisi pandemica che ha portato ad una revisione delle priorità, con l’impellente necessità di superare il dualismo territoriale e scongiurare l’accentuazione delle disuguaglianze già esistenti.

Rilevante, dunque, il bisogno di favorire sinergie utili ed adeguate tra le Istituzioni nazionali, nonché regionali e tra queste e le Istituzioni europee, il mondo accademico e della ricerca e il mondo del lavoro. Ciò permetterà ai decisori pubblici di effettuare le scelte con maggiore consapevolezza e rigore scientifico.

 L’Unione Europea, è noto,  persegue gli obiettivi di tale Politica attraverso il ricorso al Fondi SIE (Strutturali e di Investimento Europei): (FSE, FESR, Fondo di coesione, Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP)) e altre fonti, come la Banca europea per gli investimenti (BEI).[1]

Dal 1988, la Politica di Coesione dell’Unione ha beneficiato di un forte aumento del suo bilancio ed è diventata, insieme alla Politica Agricola Comune (PAC), una delle politiche dell’Unione quantitativamente più importanti.

Per il periodo di Programmazione in corso, 2014-2020, l’UE ha stanziato oltre 350 miliardi di EUR per la sua Politica di Coesione, vale a dire il 32,5 % del bilancio complessivo dell’UE.

Per il periodo successivo all’anno 2020, la Commissione ha presentato delle proposte, già a maggio 2018, con l’obiettivo di semplificare le procedure e aumentare l’efficacia degli investimenti dell’UE.

In risposta alla pandemia di COVID-19, la Commissione ha modificato la sua proposta per includervi nuovi strumenti che prepareranno l’Unione europea alla lotta contro la crisi economica prevista. Nel luglio 2020 il Consiglio europeo ha approvato la sua posizione sulla proposta modificata che darà il via ai negoziati con il Parlamento.

 La Commissione ha proposto di finanziare il bilancio dell’UE attraverso un ampio pacchetto che abbina il quadro finanziario pluriennale (QFP) con uno sforzo di ripresa straordinario denominato «Next Generation EU» (NGEU). La politica di coesione sarà finanziata in parte dal QFP e, nel caso di alcuni programmi, dal NGEU.

Saranno affrontati i seguenti tre punti, suddivisi tra prima e seconda parte:

  1. Rilancio della Politica di Coesione che torna dirompente in tempi di pandemia
  2. Strumenti Finanziari finanziati dai Fondi SIE (un focus)
  3. Piano per il SUD (un accenno)

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[1] La Base giuridica della Coesione economica, sociale e territoriale è rappresentata dagli articoli da 174 a 178 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE). In particolare l’Unione mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle sue varie regioni. La politica di coesione è la principale politica di investimento dell’Unione europea. Essa offre vantaggi a tutte le regioni e città dell’UE e sostiene la crescita economica, la creazione di posti di lavoro, la competitività delle imprese, lo sviluppo sostenibile e la protezione dell’ambiente.
Il trattato di Roma (1957) ha istituito meccanismi di solidarietà sotto forma di due Fondi: il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG, sezione orientamento). Nel 1975 vennero introdotti gli aspetti regionali, con la creazione del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). Nel 1994 fu istituito anche il Fondo di coesione. Con l’Atto unico europeo del 1986, la coesione economica e sociale è entrata a far parte delle competenze della Comunità europea. Nel 2008, il trattato di Lisbona ha introdotto una terza dimensione della coesione nell’UE: la coesione territoriale. Questi tre aspetti della coesione ricevono sostegno attraverso la politica di coesione e i Fondi strutturali. Cfr. Note sintetiche sull’Unione europea 2020 www.europarl.europa.eu/factsheets/