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Presentazione del Rapporto SVIMEZ 2020 – Un’analisi

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A cura di Giuliana Tulino

In un momento di emergenza globale, qual è il ruolo della Politica regionale di coesione? Si corre il rischio di “degradarla” solo ad una delle tante fonti di finanziamento per fronteggiare l’emergenza o conserva ancora la sua autonomia e peculiarità, così come previsto dal Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea?

Lo scorso 24 novembre si è svolta la  Presentazione del Rapporto SVIMEZ 2020, appuntamento annuale, istituzionalmente molto atteso e quest’anno di particolare rilievo, rappresentando un faro acceso sulle disuguaglianze del nostro Paese che, purtroppo, la pandemia da Sars – COV 2, ha accentuato.

Paradossalmente sembrerebbe che l’emergenza pandemica possa dettare un “cronoprogramma” di interventi non più rimandabili, finanziati dal “Recovery Fund”, anche a beneficio del divario Nord – Sud del Paese, con un disegno nazionale di politica industriale che rimetta al centro il Mediterraneo e il suo ruolo di connessione dei Paesi che ne fanno parte, con l’Europa e con il mondo intero.

Il Rapporto è stato illustrato dal Direttore della SVIMEZ Luca Bianchi e, a seguire, una round table con il Presidente della SVIMEZ Adriano Giannola, il Ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano e la Professoressa di economia Lucrezia Reichlin della London Business School.

Le conclusioni sono state affidate al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

Il Ministro Provenzano ha affermato che occorre ripensare ad un rilancio della dimensione nazionale della politica di coesione territoriale, con uno sguardo nazionale al Sud. Ha parlato della necessità di definire le alleanze per far convergere gli interessi e gli obiettivi, con un rafforzamento dei presidi amministrativi centrali.

Fondamentale  è non “derubricare” la “nuova questione meridionale” dovuta alla pandemia, unicamente a problema territoriale.

Il Rapporto, difatti, parla di un doppio divario tra Nord e Sud Italia e tra Italia e il resto dell’Europa, da analizzare congiuntamente.

Da qui con l’esigenza di migliorare il capitale sociale,  individuare e sensibilizzare  i protagonisti da coinvolgere, nonché costruire gli interventi intorno ai casi di successo, di eccellenza, che esistono, con nuovi progetti, linee di intervento  e riprogrammazione dei fondi europei.

Il Presidente Giuseppe Conte ha parlato di crisi pandemica che ha portato ad una revisione delle priorità, con l’impellente necessità di superare il dualismo territoriale e scongiurare l’accentuazione delle disuguaglianze già esistenti.

Rilevante, dunque, il bisogno di favorire sinergie utili ed adeguate tra le Istituzioni nazionali, nonché regionali e tra queste e le Istituzioni europee, il mondo accademico e della ricerca e il mondo del lavoro. Ciò permetterà ai decisori pubblici di effettuare le scelte con maggiore consapevolezza e rigore scientifico.

 L’Unione Europea, è noto,  persegue gli obiettivi di tale Politica attraverso il ricorso al Fondi SIE (Strutturali e di Investimento Europei): (FSE, FESR, Fondo di coesione, Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP)) e altre fonti, come la Banca europea per gli investimenti (BEI).[1]

Dal 1988, la Politica di Coesione dell’Unione ha beneficiato di un forte aumento del suo bilancio ed è diventata, insieme alla Politica Agricola Comune (PAC), una delle politiche dell’Unione quantitativamente più importanti.

Per il periodo di Programmazione in corso, 2014-2020, l’UE ha stanziato oltre 350 miliardi di EUR per la sua Politica di Coesione, vale a dire il 32,5 % del bilancio complessivo dell’UE.

Per il periodo successivo all’anno 2020, la Commissione ha presentato delle proposte, già a maggio 2018, con l’obiettivo di semplificare le procedure e aumentare l’efficacia degli investimenti dell’UE.

In risposta alla pandemia di COVID-19, la Commissione ha modificato la sua proposta per includervi nuovi strumenti che prepareranno l’Unione europea alla lotta contro la crisi economica prevista. Nel luglio 2020 il Consiglio europeo ha approvato la sua posizione sulla proposta modificata che darà il via ai negoziati con il Parlamento.

 La Commissione ha proposto di finanziare il bilancio dell’UE attraverso un ampio pacchetto che abbina il quadro finanziario pluriennale (QFP) con uno sforzo di ripresa straordinario denominato «Next Generation EU» (NGEU). La politica di coesione sarà finanziata in parte dal QFP e, nel caso di alcuni programmi, dal NGEU.

Saranno affrontati i seguenti tre punti, suddivisi tra prima e seconda parte:

  1. Rilancio della Politica di Coesione che torna dirompente in tempi di pandemia
  2. Strumenti Finanziari finanziati dai Fondi SIE (un focus)
  3. Piano per il SUD (un accenno)

Clicca qui per proseguire con l’approfondimento

[1] La Base giuridica della Coesione economica, sociale e territoriale è rappresentata dagli articoli da 174 a 178 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE). In particolare l’Unione mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle sue varie regioni. La politica di coesione è la principale politica di investimento dell’Unione europea. Essa offre vantaggi a tutte le regioni e città dell’UE e sostiene la crescita economica, la creazione di posti di lavoro, la competitività delle imprese, lo sviluppo sostenibile e la protezione dell’ambiente.
Il trattato di Roma (1957) ha istituito meccanismi di solidarietà sotto forma di due Fondi: il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG, sezione orientamento). Nel 1975 vennero introdotti gli aspetti regionali, con la creazione del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). Nel 1994 fu istituito anche il Fondo di coesione. Con l’Atto unico europeo del 1986, la coesione economica e sociale è entrata a far parte delle competenze della Comunità europea. Nel 2008, il trattato di Lisbona ha introdotto una terza dimensione della coesione nell’UE: la coesione territoriale. Questi tre aspetti della coesione ricevono sostegno attraverso la politica di coesione e i Fondi strutturali. Cfr. Note sintetiche sull’Unione europea 2020 www.europarl.europa.eu/factsheets/

Emergenza Covid in Calabria, i dati del 23 novembre

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A cura di Vincenzo Gallo

Oggi 17 deceduti in Calabria. Anche per questo probabilmente le terapia intensive non crescono e rimangono a 47 unità. Dal 15 ottobre in 40 giorni sono morte 135 persone, nell’ultima settimana 59.

Le persone ricoverate con sintomi sono state 435 contro i 433 di ieri, ma sono state dimesse 216 persone.

I nuovi casi sono stati 321 con 2056 tamponi, contro i 444 di ieri con 2456 tamponi. I nuovi contagiati negli ultimi 7 giorni sono stati 3827.

La Calabria rimane la prima regione italiana per incremento percentuale dei casi, tra il 35% e il 40%, anche nella settimana dal 16 al 23 novembre, in base ad un’analisi della Fondazione Gimbe.

Le persone in isolamento domiciliare hanno raggiunto le 9664 unità.

In questo contesto si aprono per fortuna ospedali da campo, perché dopo la prima ondata non si è stati in grado di riattivare almeno qualcuno dei 18 ospedali dismessi.

In un momento come questo sono ingiustificabili ulteriori ritardi del governo per la nomina del commissario per la sanità che spero sia affiancato da un pool di esperti, che si occupino non solo di risanare i bilanci ma soprattutto di non far morire le persone.

Sconcerta anche la scarsa capacità della regione e delle strutture sanitarie operanti in Calabria di trovare un coordinamento tra loro, con le facoltà di Medicina e Farmacia esistenti in Calabria, anche per poter processare più i tamponi, con i rappresentanti dei medici e con le strutture private.

Per fortuna la zona rossa ha finora evitato un numero ancora maggiore di morti, ma non si può andare più avanti così, perché il vaccino non sarà una soluzione almeno a breve.

Chi continua a chiedere di passare con urgenza alla zona gialla non riuscirà a tutelare la salute dei cittadini ma nemmeno a garantire la ripresa. Non si può convivere con un virus che ha questi tassi di crescita, con gli ospedali saturi e con le persone che non riescono a trovare assistenza.

Omaggio a Giovanni Travaglini, esemplare esponente di buona pubblica amministrazione

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Di Giuseppe Soriero, presidente dell’associazione “IL CAMPO Idee per il futuro”

Rendiamo omaggio a una personalità prestigiosa che ha dato tanto alla Calabria, al Sud e all’Italia e alla sua vicenda professionale, culturale e politica.

Esemplare esponente di quella buona pubblica amministrazione che ha contribuito, sin dagli anni ’50 del secolo scorso, a illustrare pagine positive per la crescita del territorio e dell’economia.

Napoli e Roma, Catanzaro a Lecce: sono alcune delle città che hanno scandito la sua attività irrefrenabile, sorretta con amore dalla figlia Laura fino agli ultimi giorni della sua esistenza.

Provveditore alle OO.PP. in Calabria ha dato impulso a studi e azioni sulla tutela del territorio proprio negli anni in cui conclusa la prima fase della Legge speciale Pro Calabria, si discusse non solo della sua proroga, bensì anche dell’avvio di una visione programmatica degli interventi ordinari e straordinari con la CASMEZ e la SVIMEZ.

Molto stimato da Giacomo Mancini che gli chiese di trasferirsi da Napoli in Calabria dove contribuì a caratterizzare studi e attività del Provveditorato che furono il perno dei primi documenti del CRPE di programmazione economica e pianificazione del territorio. Questa impostazione poi espresse più compiutamente nella sua funzione nazionale di Presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.

Non spetta a me illustrare la sua prestigiosa biografia professionale e parlamentare.

A me il ricordo affettuoso dell’ultimo incontro a casa sua, a Roma mesi fa, nel corso del quale ha espresso impetuosamente le sue valutazioni sul mio recente libro “Sud 20 anni di solitudine”. Avevo concordato con la figlia un rapido saluto di un quarto d’ora, ma lui mi accolse abbracciandomi e dicendo: “Qui tu non te ne andrai prima di 2 ore. Ci sono tante cose che si dovranno ancora raccontare sulle difficoltà del Sud, sui ritardi, sugli errori, ma anche sulle energie positive che il Sud e la Calabria hanno messo e possono mettere a disposizione per l’indispensabile coesione tra Nord e Sud del Paese”

Stavamo pensando un dibattito con la SVIMEZ sul suo libro, appena pubblicato dalla figlia Laura assieme a  Ruggiero Jappelli e Dionisio Vianello,  che terremo al più presto.

Intanto è il suo messaggio simbolico che mi sento di rilanciare: la politica e la società tengano conto delle competenze, le mettano alla prova, ne verifichino l’impegno trasparente per contrastare fino in fondo i meccanismi dispersivi della spesa e le aberranti incursioni della mafia negli investimenti sul territorio.

Oggi questa ispirazione è attualissima: tante sono le risorse finanziarie finora inutilizzate e tante le nuove disponibilità dello Stato  e della Unione Europea.

“Insomma c’è tanto da lavorare” avrebbe detto Giovanni Travaglini.

Lo ricordiamo, assieme agli amici dell’Associazione culturale IL CAMPO, nel momento in cui lui non c’è, ma rimane forte la sua impronta culturale, istituzionale ed umana.

 

 

Allarme rosso sulla sanità calabrese. Cosa succede dopo le dimissioni di Zuccatelli?

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Soriero: “ Impegnare una personalità di grande levatura scientifica e umana”

V. Gallo: “ In un mese 70 morti; in un giorno da 26 a 41 terapie intensive

Sono davvero allarmanti i dati sulla sanità aggiornati e pubblicati oggi sul sito dell’Associazione IL CAMPO.

I grafici su contagi, terapie intensive e decessi spiegano le ragioni di fondo per le quali il Governo giustamente ha indicato la Calabria come zona rossa, con buona pace di coloro che avevano addirittura manifestato contro tale  decisione.

Noi, che lottiamo da tempo per i diritti di tutti i cittadini e per la indispensabile coesione tra Nord e Sud, soffriamo ogni giorno la descrizione e la discussione lacerante sulle condizioni oggettivamente gravi della  nostra regione. Adesso il Commissario Zuccateli si è dimesso.

Facciamo appello a superare altre oscillazioni politiche e tifoserie perverse –  afferma Giuseppe Soriero, Presidente dell’Associazione culturale– che hanno impazzato “prima sulla zona rossa, poi sul vecchio Commissario Cotticelli, poi sul sostituto Zuccatelli e ora addirittura sul possibile impegno di una figura prestigiosa come Gino Strada”.

L’arch. Vincenzo Gallo, appassionato di studi statistici ed economici, evidenzia che “in un mese, dal 15 ottobre al 15 novembre, i decessi sono più di 70 e in un solo giorno le terapie intensive sono passate da 26 a 41, con un ritmo allarmante

Giacché le persone in isolamento domiciliare sono passate in un mese da 805 a 6656, a nulla serve il vergognoso rimbalzo di responsabilità su errori documentati che hanno massacrato il diritto alla salute di tanti cittadini.

Se lo Stato ha indugiato troppo nell’utilizzo di figure commissariali, la Regione Calabria non ha certo brillato in competenze tali da indurre al superamento della gestione straordinaria.

Perché in alcuni gangli delicati dell’attività sanitaria regionale alcuni incarichi sembrano inamovibili? A quali logiche palesi e occulte rispondono?

Si vuole o no recidere subito atteggiamenti di copertura verso quella “gestione mafio-massonica”  della sanità calabrese descritta bene dalla Magistratura ed evocata sulla stampa ?

Oggi non ci sono più alibi: tante sono le risorse finanziarie finora inutilizzate e tante le nuove disponibilità dello Stato. È il momento d’impegnare una personalità di grande levatura scientifica e umana, estranea alle logiche delle solite “ cordate di potere”.

15 novembre, emergenza Covid in Calabria: sempre molto forte la pressione sulle strutture sanitarie

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Nota di Vincenzo Gallo del 15 novembre

I ricoverati con sintomi il 15 novembre sono stati pari a 342 (ieri 345), ma c’è stato un forte aumento dei ricoverati nei reparti di terapia intensiva, che sono diventati 41 mentre ieri erano 26. Ciò nonostante i dimessi siano stati 286.  In crescita anche i deceduti, più 5 rispetto a ieri e più 70 dal 15 ottobre,  in un solo mese, mentre dall’inizio della pandemia fino al 15 ottobre sono stati 104.

L’ aumento dei nuovi casi è stato limitato. Oggi 344 mentre ieri sono stati 333. Il valore massimo nell’ultimo mese, 426,  è stato raggiunto il giorno 12 Novembre. Ciò potrebbe essere dovuto anche alla forte diminuzione dei tamponi, oggi pari a 2.559, contro i 3.373 di ieri, ma si spera che stiano incominciando ad avere un impatto anche le misure adottate dal Governo per contenere il virus.

Le persone in isolamento domiciliare oggi sono risultate pari a 6.656 unità, contro i 6.615 di ieri.

In questo contesto, con il rischio di saturare le terapie intensive in pochi giorni, è stata positiva anche se forse tardiva la decisione del Presidente della Regione di chiudere le scuole in novembre.

Mi auguro che i 4 ospedali da campo militari,  che dovrebbero essere allestiti entro fine mese,  possano dare un contributo positivo, visto che ci sono persone che rischiano di non potere godere a breve di assistenza sanitaria.

Si potrebbe anche cercare di aprire in tempi brevissimi qualche ospedale chiuso negli anni scorsi, anche per evitare che nascano focolai all’interno delle strutture esistenti, dovuti alla contemporanea presenza di reparti con pazienti Covid e con altre patologie, così come è urgente aumentare la capacità di analizzare tamponi.

Nell’anniversario della strage di Nassiriya, il nostro impegno per il dialogo e la pace

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Grati al Presidente Mattarella che, nel ricordo del terribile attentato alla base dei Carabinieri In Iraq, ha dato nuovo impulso alle prospettive di pace e solidarietà tra i popoli.

Per noi questa data ha un particolare valore simbolico perché l’Associazione “IL CAMPO” è stata profondamente segnata dalla barbarie di quell’attentato, un colpo inferto al cuore della speranza.

Sono passati 17 anni dal 12 novembre 2003, giorno in cui troppe vite si sono spente per “la difesa della pace e per l’affermazione dei diritti umani”, come ha ricordato oggi il Presidente  Mattarella nel messaggio inviato al Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini.

Nassiriya

Sin dai primi mesi del 2004, grazie all’ispirazione culturale di Romano Prodi e al lavoro di Marco Calamai e Giovanna Borrello, la nostra Associazione già impegnata sui problemi del Mediterraneo ha subito impostato il “Progetto Nassiriya”: una piattaforma di solidarietà pensata per aprire un dialogo tra le università italiane e quelle irachene.

Gli atenei di Catanzaro, Napoli e Roma Tre, all’insegna del messaggio “Indietro le armi, avanti la cultura”, si sono mossi come presidio di cultura e di pace.

Grazie alla preziosa collaborazione avviata, abbiamo centrato il non facile obiettivo di fornire assistenza tecnica e sostegno scientifico-formativo agli atenei iracheni, con la volontà di contribuire a ricostituire il tessuto socioeconomico e le capacità amministrative del Paese, promuovendo al contempo programmi di ricerca avanzata.

Ricordiamo con emozione la gratitudine espressa dai giovani dinnanzi ai risultati concreti del “Progetto Nassiriya” :

Il Progetto è stato ioltre insignito di una targa della Presidenza della Repubblica, a seguito dell’incontro avuto dall’allora Presidente, Giorgio Napolitano, con una delegazione italo-irachena guidata dal Soriero.

L’esperienza di solidarietà maturata con i nostri referenti iracheni ci aiuta, ancora oggi,  non solo a onorare la memoria di chi non c’è più,  ma anche a riproporre idee e iniziative che possano contribuire a delineare spazi di dialogo tra le civiltà, i popoli e le religioni  del Mediterraneo.

Emergenza Covid in Calabria: non c’è più tempo da perdere

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Nota di Vincenzo Gallo dell’11 novembre 2020

In Calabria gli ospedali sono già saturi e i reparti Covid spesso non sono nemmeno separati dagli altri, rischiando di diventare dei focolai.

Giustamente si chiede di aumentare i posti letto, ma bisognerebbe tenere conto che il 10 novembre i ricoverati con sintomi sono stati 283,  i ricoverati in terapia intensiva 19 (nonostante siano stati formalmente ridotti di 16 unità) e i nuovi casi 409, valori che sono tutti raddoppiati in meno di due settimane.

In pochi giorni pertanto la situazione potrebbe diventare drammatica se continueranno a mancare posti letto e personale qualificato e la trasmissione del virus non dovesse rallentare significativamente.

Siamo in emergenza e non c’è più tempo da perdere o prevedere lavori di ristrutturazione di ospedali se dovessero durare mesi.

Sarebbe bene invitare la popolazione a ridurre i contatti, attivare la protezione civile, l’esercito, le Ong, i volontari, valorizzare tutte le professionalità locali, chiedere la consulenza di esperti del livello di Crisanti anche per potenziare la capacità di fare tamponi, documentarsi su ciò che stanno facendo in altre regioni e all’estero, attivare numeri verdi per servizi di assistenza sanitaria a distanza, utilizzando anche i medici di famiglia per dare indicazioni ai cittadini con sintomi non gravi per potersi curare a casa.

Al riguardo in Veneto hanno comprato 100.000 saturimetri da consegnare alla popolazione, piccoli apparecchi che si possono acquistare anche in farmacia o su Amazon per misurare i livelli di ossigenazione del sangue e forniranno a domicilio anche le bombole di ossigeno.

Da sottolineare che ci sono già 5.545 persone in isolamento domiciliare e dal 15 ottobre, in meno di un mese, i decessi hanno già raggiunto le 47 unità. Bisogna fare ogni sforzo per evitare che continuino ad avere una rapida crescita.

Calabria, aggiornamento Covid al 4 novembre

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Di Vincenzo Gallo

Segnalo alcuni dati sull’epidemia da Covid 19  in Calabria al 15 ottobre e al 4 novembre 2020 , sottolineando la velocità di crescita dei casi nelle ultime 3 settimane.

Il 15 ottobre i nuovi casi giornalieri sono stati 39, il 4 novembre 262. I morti complessivi dall’inizio della pandemia sono stati 104 il 15 ottobre e 125 il 15 novembre, con la morte quindi di 21 persone in tre settimane. I ricoverati con sintomi sono passati da 51 a 212, i ricoverati nelle terapie intensive da 3 a 11, le persone in isolamento domiciliare da 805  a 3670.

Il fragile sistema sanitario calabrese credo che quasi certamente non avrebbe retto nei prossimi mesi l’impatto con questi tassi di crescita dei contagi, senza misure di contrasto alla diffusione del Covid, anche se non sono in grado di valutarne l’adeguatezza e la proporzionalità.

Mi auguro che ora si spendano risorse adeguate per le partite Iva e i lavoratori che subiranno gravi danni per la chiusura spero breve di molte attività commerciali e di servizi, perché c’è anche una grande emergenza sociale ed economica e non solo sanitaria da fronteggiare. Con i provvedimenti approvati dal Governo si salveranno anche vite umane e si eviteranno probabilmente di spostare malati in altre regioni o paesi come sta avvenendo già in Francia. È da sottolineare anche che non ci può essere sviluppo economico se la pandemia non si contrasta adeguatamente, come è avvenuto in altre paesi soprattutto asiatici.

Spero che questa sia l’occasione per spendere finalmente fondi adeguati, alcuni già disponibili, per rafforzare il sistema sanitario calabrese dopo anni di continui tagli. Se dobbiamo convivere con il Covid non si può continuare ancora a bloccare la Calabria due volte all’anno per mesi. Al riguardo, in attesa di nuovi farmaci e del vaccino,  ho apprezzato le proposte di vari esperti tra cui il prof. Crisanti per migliorare il sistema di prevenzione, di  tracciamento e di contrasto all’epidemia, in base a quanto è avvenuto nei paesi che hanno meglio saputo contrastare il Covid.

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Calabria – Covid 19

Situazione al 15 ottobre e al 4 novembre

Casi giornalieri:

15 ottobre pari a 39

4 novembre pari a 262

Ricoverati con sintomi:

15 ottobre pari a 51

4 novembre pari a 212

Ricoverati in terapia intensiva:

15 ottobre pari a 3

4 novembre pari a 11

(16 ricoverati in terapia intensiva sono stati spostati ieri dalla Regione tra i ricoverati con sintomi)

Persone in isolamento domiciliare:

15 ottobre pari a 805

4 novembre pari a 3670

Deceduti:

Dall’inizio della pandemia fino al 15 ottobre pari a 104

Dall’inizio della pandemia fino al 4 novembre pari a 125

Dal 15 ottobre al 4 novembre sono decedute quindi 21 persone (oggi 4, ieri 3)

“Storia di un ingegnere” – Vita professionale e politica di Giovanni Travaglini

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Gli amici dell’Associazione “IL CAMPO” sottolineano il valore della pubblicazione che illustra l’esperienza dell’Ing. Travaglini, personalità tanto stimata quanto competente.

Un libro che invitiamo tutti gli amici del Campo ad acquistare.

Riportiamo di seguito un estratto della scheda presente sul sito maggiolieditore.it

Questo volume sulla poliedrica vicenda professionale e politica di Giovanni Travaglini – autorevole protagonista del lungo cammino di modernizzazione del Paese nel dopoguerra – ripercorre molte delle vicende italiane, e del Mezzogiorno in particolare, nel corso della seconda metà del “secolo breve”, attraverso il racconto della sua opera e del suo impegno tecnico e politico.

 

È un’ampia carrellata su un cinquantennio di storia italiana traguardata attraverso la feconda attività di un ingegnere in servizio negli alti livelli dell’amministrazione dello Stato, nonché protagonista di un impegno politico e civile condotto nel corso degli anni della grande trasformazione del territorio italiano e della società che lo abita…CONTINUA

 

Quanti pregiudizi contro il Mes!

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Articolo del Prof. Ennio Triggiani (Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’UNIBA) pubblicato sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”

Mes

Tutti siamo in trepidante attesa dei finanziamenti provenienti dal Recovery Fund o Next Generation EU. Ed è importante la garbata ma ferma sollecitazione del Presidente Mattarella ad utilizzare con massima efficienza e rapidità le risorse europee. Certo, quelle provenienti dal Recovery Fund sono consistenti ma si trascura una “piccola” circostanza; infatti, l’anticipo del 10% delle stesse -6,5 miliardi di sovvenzioni e 12,7 di prestiti- sarà difficilmente disponibile prima della prossima primavera in quanto bisogna in precedenza superare alcuni passaggi.

Il più impegnativo, dopo il via libera del Consiglio UE, è dato dalla complessa ratifica da parte di tutti i 27 Parlamenti nazionali. Dopodiché, i governi presenteranno a Bruxelles il piano dettagliato dei progetti da sottoporre al vaglio del Consiglio dei ministri economici (Ecofin) e della Commissione. Questa dovrà allora raccogliere sui mercati i fondi per poi emettere i bond che dovrebbero avere durata media di 15 anni con tassi, per tutti gli analisti, addirittura leggermente negativi.

Nel frattempo, però, il Covid 19 si diffonde rapidamente e comincia ad evidenziare lacune, non solo al Sud, della tenuta del sistema sanitario che sciaguratamente non rientrava, negli anni passati, fra le priorità di bilancio del Paese. Ed allora diventa sempre meno comprensibile il rifiuto del MES sanitario, ribadito incomprensibilmente anche da una forza di governo quale il M5 Stelle. Sarà allora bene ripercorrere, punto per punto, le obiezioni mosse periodicamente all’uso di tali fondi per verificarne la fondatezza.

1. E’ necessaria una modifica del Trattato MES per evitare la “Troika” (Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale) – Falso. L’art. 12 par. 1 dello stesso già prevede che i vincoli, peraltro negoziati e fissati in un apposito Protocollo sottoscritto dallo Stato richiedente, “possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto di condizioni di ammissibilità predefinite”. Ci si riferisce a queste ultime quando è stato esplicitamente e correttamente deciso che l’unico vincolo posto, come è noto, consiste nella destinazione d’uso delle spese sanitarie.

2. Non è possibile evitare la condizionalità macroeconomica – Falso. Per esempio, nel 2012 la Spagna beneficiò di un prestito dal MES per rafforzare il sistema bancario -attraverso lo specifico strumento “Prestiti per la ricapitalizzazione indiretta delle banche”- senza che fosse tenuta ad adottare nuove misure politiche. E grazie a questo intervento l’offerta di credito ha arrestato la sua caduta in Spagna prima che in Italia ed ha contribuito sensibilmente a risollevarla rapidamente dalla crisi economica.

3. Il ricorso al MES sottopone il Paese ad una “sorveglianza rafforzata”- Vero. Il Regolamento 472 del 2013 (art. 2 comma 3) affida tale controllo alla Commissione europea che però, indipendentemente dal MES, può sempre attivarsi rispetto ad “uno Stato membro che si trovi o rischi di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la sua stabilità finanziaria, con probabili ripercussioni negative su altri Stati membri nella zona euro” (comma 1). Il che potrà avvenire anche rispetto al Recovery Fund. La sorveglianza non può, tuttavia, che essere calibrata sulle concrete modalità dell’operazione di assistenza finanziaria come già ribadito dalla stessa Commissione.

4. I pericoli derivano dall’applicazione dell’art. 14 del MES – Falso. Il riferimento normativo è giusto ma il pericolo è inesistente . E’ il contrario. Questa disposizione del Trattato è intitolata “Assistenza finanziaria precauzionale del MES” e concerne proprio quegli strumenti per i quali non è previsto un programma di aggiustamento macroeconomico (v. art. 7 par. 12 del Regolamento 472/2013 e Comunicazione della Commissione del 16 ottobre 2013). Bisognerebbe invece indicare il successivo art. 16 che riguarda i prestiti non precauzionali del MES legati al programma di aggiustamento macroeconomico; ma questi riguardano, appunto, i prestiti e non le linee di credito a condizionalità ridotta come il suddetto “Pandemic Crisis Support” sanitario.

5. Saremmo sottoposti al controllo d parte di un Ente privato – Falso. Il MES è un’organizzazione intergovernativa con un Consiglio dei governatori formato dai ministri dell’economia e con i relativi controlli affidati alla Commissione europea.

6. Le condizionalità potrebbero essere introdotte successivamente ed in via unilaterale- Falso. Lo Stato beneficiario stipula un Protocollo standardizzato nel quale sono analiticamente fissate tutte le modalità di funzionamento del prestito e, anche sulla base del principio pacta sunt servanda, non può essere modificato,

7. I mercati reagirebbero negativamente – Falso. I mercati si rendono ben conto della situazione esistente e salutano del tutto positivamente ogni intervento a sostegno delle economie nazionali, tanto più se, come si è dimostrato, non presuppongono alcun quadro pre-fallimentare (come fu per la Grecia). Per di più, quando Cipro ha annunciato la volontà di usufruire di tali risorse il relativo costo dell’indebitamento è letteralmente crollato. Del resto, la linea di credito precauzionale non presuppone ma è volta a prevenire le crisi, fungendo da rete di sicurezza che rafforza l’affidabilità creditizia del Paese beneficiario.

8. Gli altri Stati membri non lo hanno ancora utilizzato – Vero. Vedremo che succederà in futuro, tuttavia va ricordato che per essi il costo del denaro, rispetto all’Italia, è notevolmente più basso e quindi è minore la convenienza.

Tralascio di rammentare le innumerevoli dichiarazioni dei responsabili delle istituzioni europee, compresi quelli italiani come Sassoli e Gentiloni, e i vari rassicuranti atti formali inclusi quello della Commissione che pur dovrebbe operare la “temutissima” sorveglianza rafforzata. Se alcune forze politiche rinunciassero a immotivati pregiudizi ideologici, un lusso che nessuno può permettersi in questi momenti, mostrerebbero maggiore serietà. Quanto è attuale il noto aforisma di Ennio Flaiano “La situazione politica in Italia è grave ma non seria”!