Articolo del Presidente Soriero, pubblicato da "Il Quotidiano della Calabria" del 27 febbraio scorso
Al “Centro commerciale sulla
frana”giustamente il Quotidiano
ha dedicato l'intera
prima pagina.
La magistratura
verificherà le responsabilità
penali; noi tutti abbiamo
però il dovere di aprire definitivamente gli occhi di fronte a
ciò che sta ripetutamente avvenendo
in Calabria.
Ricordo il monito autorevole di
Augusto Placanica (a buon diritto
già citato da Matteo Cosenza)quando
a noi, giovani studiosi, impegnati
nell'elaborazione della monografia
sulla Calabria , “Storia d'Italia”-
Einaudi, sottolineava non solo “ la
montuosità imposta dalla natura,
ma anche il degrado oroidrogeologico
apportato dagli uomini”.
“La montagna che cammina “ a
Maierato, potente e apocalittica,
grazie al video che l'ha immortalata,
ha illustrato a tutto il mondo le
vere , attuali condizioni del territorio
calabresecheda unsecoloaquesta
parte è stato definito: “Un paese
di isole instabili” (Isnardi), “lo sfasciume
pendulo sul mare” (Fortu -
nato); “la crisi dei presepi” (Compa -
gna).
Ho ancora negli occhi i volti dolenti
delle tante persone con cui ho
parlato nei giorni scorsi a Catanzaro,
dove l'intera zona Nord, da S.Elia
a Janò si è sfarinata. Ed anche nel
capoluogo magistratura e consigliocomunale
sison dovutioccupare
a lungo di un parco commerciale
eretto dentro una fiumara.
Il fragile territorioche si sgretola
dopo ogni pioggia è dunque già noto:
ai cittadini, alle amministrazioni,
ai tecnici, agli scienziati.
Esistono regole urbanistiche e costruttive;
esistono mappe territoriali;
esiste, anche in Calabria, una
profonda conoscenza geomorfologica
dei luoghi, tali da poter prevedere
e prevenire disastri come quelli
di Maieratoe di altri siti colpiti dalle
ultime piogge. Allora chiediamoci
esplicitamente: perché tutto ciò
continua ad avvenire come niente
fosse?
Se dunque non siamo di fronte a
fenomeni imprevedibili, né all'inesorabile
destino di una regione piegata
dalle calamità naturali. più
forte si pone il tema delle responsabilità
dei singoli e delle amministrazioni
nel governo del territorio.
Madobbiamo avere il coraggio di
affrontare il tema cruciale: In soli
15 anni fra il 1990 e il 2005 in Calabria
sono stati edificati 269.560 ettari,
pari al 26,13% dell'intero territorio
regionale. Si è costruito ovunque:
nei greti dei fiumi, sugli arenili,
sulle scarpate, con gravi danni
per l'ambiente e per l'economia regionale.
Questa percentuale altissima colloca
la Calabria al secondo posto nella
graduatoria nazionale, con
un'occupazione di suolo ben più intensa
di quella registrata nelle
grandi regioni del Nord sviluppato,
dalla Lombardia al Veneto.
L'aumento dell'urbanizzazione
avviene a scapito delle aree agricole,
pur in presenza di un bilancio demografico
vicino allo zero e di modeste
attività economiche.
Sono state nel corso degli anni
stravolte trame insediative e storiche
cheerano arrivate, pur conle ferite
inferte da numerose catastrofi
naturali pressocché intatte alla metà
del '900.
C'è stato unaspecie di “accumula -
zione primitiva” attraverso l'esasperazione
di un modello acquisitivo
di arricchimento individuale a
spese dei beni collettivi. Ha riguardato
tante fasce sociali e ha ovviamente
consegnato la guida del modello
agli interessi della mafia (dall'edilizia,
ai lavori pubblici, al turismo).
Sebbene i soldi nel sud siano sempre
più scarsi, c'è da ricordare che
tanti milioni di eurosonostatiinvestiti
per i danni provocati da precedenti
alluvioni. Ma allora chiediamoci,
perché le frane non si fermano
o almeno non si limitano?
E' appena
il caso di ricordare quanto ricordato
alla Camera dei deputati
qualche giorno fa: perché Bertolaso
nonha attuato la decisione prevista
di spendere per la prevenzione il 15
per cento di tutti i fondi affidati alla
Protezione civile?
Certo, la manutenzione e il rispetto
del territorio non appartengono
alla politica nazionale che ha scelto
di operare per deroghe e condoni,
tantoda ridurrei cittadini “costrut -
tori” alla consapevolezza che prima
o poi una sanatoria arriva.
Lo dimostrano gli episodi di rivolta
popolare nell'isola di Ischia, di
fronte alle ordinanze di demolizione
di centinaia di case abusive. Ed
anche a Lamezia sindaco e amministratori
si sono trovati dinnanzi a
resistenze pervicaci.
Chi amministra il territorio in
maniera onesta e trasparente sa che
il proprio compito è quello di pianificare
nel rispetto dell'equilibrio fra
esigenze dei cittadini ed esigenze
dell'ambiente.
In Calabria negli anni più recenti
si è profilato un avvio della programmazione
regionale e locale,
con strumentidi piano esostegni finanziari
a più livelli, a partire da
quelli europei.
Ma sarebbe il caso di riflettere sulla
lentezza di tale percorso e sul suo
appesantimento procedurale, tanto
che ancora non riesce a segnare una
svolta nel governo del territorio.
Prosegue così la dispersione degli
insediamenti, con alti costi di urbanizzazione
per la collettività senza
ancora riuscire ad elevare la economicità
e qualità dei servizi. I Comuni
ormairicavano leloro entrate
quasi esclusivamente daglioneri di
urbanizzazione e sono portati pertanto
a concedere facili edificazioni.
Quantisindacihanno ilcoraggiodi
stoppare questa spirale per aprire
un confronto diverso con i bisogni
effettivi delle famiglie?
Quanti cittadini, dopo le più recenti
alluvioni in Calabria e in Sicilia,
stanno riflettendo autocriticamente
sui loro comportamenti superficiali
o addirittura abusivi?
E'
arrivato il momento di interrompere
il mercato politico del territorio,
che illusoriamente produce sviluppo,
main realtà distrugge risorse e
compromette scenari più solidi di
sviluppo.
Serve un piano decennale di manutenzione
del territorio che, ben
oltre le emergenze, deve costituire
atto di ordinaria amministrazione.
Su di esso potrebbe essere concentrata
una quota consistente dei fondi
FAS di cui in Parlamento, da più
parti, si è chiesta la restituzione al
Sud.
Serve anche una riforma legislativa
che prenda spunto dalle positiveesperienze
dei paesi europei molto
attenti ad impedire il consumo del
suolo.
E' questo il tema chiave prioritario
per la credibilità di qualsiasi programma
di governo della regione. E
su queste scelte strategiche si misura
il coraggio e la coerenza dellapolitica
e dei politici alle soglie di una
difficile campagna elettorale. Coraggio
appunto!
Un profilo più innovativo sia politico
che culturale non è più rinviabile,
giacché comehadi recente ricordato
il Presidente della Repubblica
«ogni disegno strategico per lo sviluppo
del Mezzogiorno potrà avere
successo solo se i responsabili delle
Istituzioni e degli Enti locali e territoriali
saranno capaci di adottare
comportamenti che si distacchino
radicalmente dalle insoddisfacenti
esperienze del passato, che hanno
largamente concorso a screditare le
politiche meridionalistiche».
Giuseppe Soriero
il campo
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