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15/03/2010 15.55.55
LA VERA ORIGINE DEL DISSESTO IN CALABRIA
Articolo del Presidente Soriero, pubblicato da "Il Quotidiano della Calabria" del 27 febbraio scorso
Al “Centro commerciale sulla frana”giustamente il Quotidiano ha dedicato l'intera prima pagina.

La magistratura verificherà le responsabilità penali; noi tutti abbiamo però il dovere di aprire definitivamente gli occhi di fronte a ciò che sta ripetutamente avvenendo in Calabria.

Ricordo il monito autorevole di Augusto Placanica (a buon diritto già citato da Matteo Cosenza)quando a noi, giovani studiosi, impegnati nell'elaborazione della monografia sulla Calabria , “Storia d'Italia”- Einaudi, sottolineava non solo “ la montuosità imposta dalla natura, ma anche il degrado oroidrogeologico apportato dagli uomini”.

“La montagna che cammina “ a Maierato, potente e apocalittica, grazie al video che l'ha immortalata, ha illustrato a tutto il mondo le vere , attuali condizioni del territorio calabresecheda unsecoloaquesta parte è stato definito: “Un paese di isole instabili” (Isnardi), “lo sfasciume pendulo sul mare” (Fortu - nato); “la crisi dei presepi” (Compa - gna).

Ho ancora negli occhi i volti dolenti delle tante persone con cui ho parlato nei giorni scorsi a Catanzaro, dove l'intera zona Nord, da S.Elia a Janò si è sfarinata.
Ed anche nel capoluogo magistratura e consigliocomunale sison dovutioccupare a lungo di un parco commerciale eretto dentro una fiumara.

Il fragile territorioche si sgretola dopo ogni pioggia è dunque già noto: ai cittadini, alle amministrazioni, ai tecnici, agli scienziati.
Esistono regole urbanistiche e costruttive; esistono mappe territoriali; esiste, anche in Calabria, una profonda conoscenza geomorfologica dei luoghi, tali da poter prevedere e prevenire disastri come quelli di Maieratoe di altri siti colpiti dalle ultime piogge. Allora chiediamoci esplicitamente: perché tutto ciò continua ad avvenire come niente fosse?

Se dunque non siamo di fronte a fenomeni imprevedibili, né all'inesorabile destino di una regione piegata dalle calamità naturali. più forte si pone il tema delle responsabilità dei singoli e delle amministrazioni nel governo del territorio.

Madobbiamo avere il coraggio di affrontare il tema cruciale: In soli 15 anni fra il 1990 e il 2005 in Calabria sono stati edificati 269.560 ettari, pari al 26,13% dell'intero territorio regionale. Si è costruito ovunque: nei greti dei fiumi, sugli arenili, sulle scarpate, con gravi danni per l'ambiente e per l'economia regionale.

Questa percentuale altissima colloca la Calabria al secondo posto nella graduatoria nazionale, con un'occupazione di suolo ben più intensa di quella registrata nelle grandi regioni del Nord sviluppato, dalla Lombardia al Veneto.

L'aumento dell'urbanizzazione avviene a scapito delle aree agricole, pur in presenza di un bilancio demografico vicino allo zero e di modeste attività economiche.

Sono state nel corso degli anni stravolte trame insediative e storiche cheerano arrivate, pur conle ferite inferte da numerose catastrofi naturali pressocché intatte alla metà del '900.

C'è stato unaspecie di “accumula - zione primitiva” attraverso l'esasperazione di un modello acquisitivo di arricchimento individuale a spese dei beni collettivi. Ha riguardato tante fasce sociali e ha ovviamente consegnato la guida del modello agli interessi della mafia (dall'edilizia, ai lavori pubblici, al turismo).

Sebbene i soldi nel sud siano sempre più scarsi, c'è da ricordare che tanti milioni di eurosonostatiinvestiti per i danni provocati da precedenti alluvioni. Ma allora chiediamoci, perché le frane non si fermano o almeno non si limitano?

E' appena il caso di ricordare quanto ricordato alla Camera dei deputati qualche giorno fa: perché Bertolaso nonha attuato la decisione prevista di spendere per la prevenzione il 15 per cento di tutti i fondi affidati alla Protezione civile?

Certo, la manutenzione e il rispetto del territorio non appartengono alla politica nazionale che ha scelto di operare per deroghe e condoni, tantoda ridurrei cittadini “costrut - tori” alla consapevolezza che prima o poi una sanatoria arriva.

Lo dimostrano gli episodi di rivolta popolare nell'isola di Ischia, di fronte alle ordinanze di demolizione di centinaia di case abusive. Ed anche a Lamezia sindaco e amministratori si sono trovati dinnanzi a resistenze pervicaci.

Chi amministra il territorio in maniera onesta e trasparente sa che il proprio compito è quello di pianificare nel rispetto dell'equilibrio fra esigenze dei cittadini ed esigenze dell'ambiente.

In Calabria negli anni più recenti si è profilato un avvio della programmazione regionale e locale, con strumentidi piano esostegni finanziari a più livelli, a partire da quelli europei.

Ma sarebbe il caso di riflettere sulla lentezza di tale percorso e sul suo appesantimento procedurale, tanto che ancora non riesce a segnare una svolta nel governo del territorio.

Prosegue così la dispersione degli insediamenti, con alti costi di urbanizzazione per la collettività senza ancora riuscire ad elevare la economicità e qualità dei servizi. I Comuni ormairicavano leloro entrate quasi esclusivamente daglioneri di urbanizzazione e sono portati pertanto a concedere facili edificazioni.

Quantisindacihanno ilcoraggiodi stoppare questa spirale per aprire un confronto diverso con i bisogni effettivi delle famiglie?

Quanti cittadini, dopo le più recenti alluvioni in Calabria e in Sicilia, stanno riflettendo autocriticamente sui loro comportamenti superficiali o addirittura abusivi?

E' arrivato il momento di interrompere il mercato politico del territorio, che illusoriamente produce sviluppo, main realtà distrugge risorse e compromette scenari più solidi di sviluppo.

Serve un piano decennale di manutenzione del territorio che, ben oltre le emergenze, deve costituire atto di ordinaria amministrazione.

Su di esso potrebbe essere concentrata una quota consistente dei fondi FAS di cui in Parlamento, da più parti, si è chiesta la restituzione al Sud.

Serve anche una riforma legislativa che prenda spunto dalle positiveesperienze dei paesi europei molto attenti ad impedire il consumo del suolo.

E' questo il tema chiave prioritario per la credibilità di qualsiasi programma di governo della regione. E su queste scelte strategiche si misura il coraggio e la coerenza dellapolitica e dei politici alle soglie di una difficile campagna elettorale. Coraggio appunto!

Un profilo più innovativo sia politico che culturale non è più rinviabile, giacché comehadi recente ricordato il Presidente della Repubblica «ogni disegno strategico per lo sviluppo del Mezzogiorno potrà avere successo solo se i responsabili delle Istituzioni e degli Enti locali e territoriali saranno capaci di adottare comportamenti che si distacchino radicalmente dalle insoddisfacenti esperienze del passato, che hanno largamente concorso a screditare le politiche meridionalistiche».

Giuseppe Soriero
 
 

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