Lunedì 8 febbraio, alle ore 17, presso la Sala Conferenze
Bologna in Via S. Chiara 4 - Roma, verrà presentata l'indagine del Comitatus Aquilanus
sugli errori nella ricostruzione de L'Aquila, curata da Georg Josef Frisch e
alla quale hanno collaborato Vezio De Lucia e Roberto De Marco.
Ne discuteranno, oltre agli autori, Piero Bevilacqua, docente di storia contemporanea,
Marisa Dalai, presidente dell'associazione Bianchi Bandinelli, Vittorio
Emiliani, scrittore e giornalista e Antonio
Perrotti, architetto e urbanista.
A cento anni dal terremoto di Reggio Calabria e Messina, il 6 aprile 2009 un
evento distruttivo colpisce un capoluogo di regione. Sul destino
dell'Aquila, il Governo, già nelle prime ore dal disastro, prende una
decisione che crea molte perplessità: non vi sarà il ricovero in abitazioni
temporanee per i 50mila rimasti senza un tetto.
La soluzione scelta è quella
del passaggio dalla tenda alla casa. È il Progetto C.A.S.E. del Governo
Berlusconi: abitazioni per 17 mila cittadini de L'Aquila in venti new town
realizzate attorno al capoluogo, fatte di edifici semiprefabbricati,
"durevoli", ecosostenibili, sismicamente isolati.
Una ricostruzione assai difficile, che riguarda una città capoluogo di
regione, che dovrebbe partire dal ripristino delle sue funzioni
istituzionali e amministrative e dal recupero del centro storico, prezioso e
vitale, conservandone le relazioni sociali e culturali; viene affrontato,
invece, con incredibile semplificazione: un terzo della città costruita ex
novo altrove.
Non si usa la capacità organizzativa e la tecnologia per dare una
sistemazione comoda e dignitosa, in attesa di una vera ricostruzione, ma si
da luogo a una corsa contro il tempo, contro l'inverno, per risolvere
"durevolmente" il problema di un terzo dei cittadini del capoluogo. Intanto
si accantona la pianificazione territoriale e si sconvolgono in via
definitiva i complessi equilibri di una comunità, condannando la città alla
regressione.
Georg Josef Frisch, architetto e urbanista, ha messo in fila tutti i dati
che su questa vicenda è stato possibile acquisire e, insieme al Comitatus
Aquilanus, dimostra come la soluzione adottata si rivela, a nove mesi di
distanza, inefficace e straordinariamente onerosa. Ma soprattutto rende
definitivamente impossibile la riproposizione dei caratteri propri della
città dell'Aquila.
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