Ottobre 17, 2018 51

Quale futuro per il Sud e la Basilicata? Le riflessioni di Carmen Lasorella

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“Con la lettera di Pittella è iniziata la campagna elettorale”. Così un analista romano in un messaggio. Io lo condivido e rilancio: “Forse, finalmente, si…
Ottobre 13, 2018 27

Cesare Damiano a Catanzaro il 24 ottobre 2018

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L’On. Cesare Damiano, dirigente nazionale del PD, sarà in Calabria a Catanzaro il prossimo 24 ottobre 2018, per illustrare il contributo di programma elaborato…
Settembre 06, 2018 185

Ponte Morandi di Catanzaro, le considerazioni di Giancarlo Spadanuda sul "Quotidiano della Calabria"

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I catanzaresi non hanno mai amato il "loro" ponte di Giancarlo Spadanuda Clicca sul file PDF sottostante per leggere l'articolo

Il messaggio di Napolitano

Progetto Università Solidali

LA POTENZA DELLA MEMORIA E I DETRITI DELLA SOLITUDINE

postfazione del presidente Soriero al libro di Giovanni Petronio

 

I RAGAZZI DELLA FIUMARELLA  un disastro ferroviario a colori

 

Ho accettato volentieri l’invito di Nicola Petronio a commentare il suo libro per almeno tre ragioni politiche e culturali :

1        è una ricerca molto accurata, da vero e proprio documentarista, archivista, bibliofilo;

2        descrive il dolore sia nella lacerante coralità di un’intera zona, che nelle sfaccettature delle sofferenze individuali;

3        sollecita, nella toccante descrizione del disastro ferroviario delle antiche Calabro-Lucane,  anche le emozioni di un mio ricordo personale.

Mi sono occupato di quest’azienda ferroviaria, oggi Ferrovie della Calabria, in vari ruoli politici parlamentari e di governo; ho partecipato a tante manifestazioni pubbliche dai sindacati e dagli amministratori locali in tante realtà interessate, da Gimigliano a Decollatura. Appena nominato Sottosegretario ai Trasporti, nel Governo Prodi, ho appreso di avere tra le deleghe anche quella alle ferrovie in concessione e gestione commissariale.

L’azienda ferroviaria nel 1996 non era in buona salute e, negli anni successivi, abbiamo dovuto lavorare tanto tra Governo e Sindacati per approvare una legge che impegnasse le Ferrovie dello Stato a farsi carico della gestione dell’azienda calabrese per un triennio, alla fine del quale competenze e risorse venissero trasferite alla Regione. Un braccio di ferro per porre in primo piano le garanzie di sicurezza per i passeggeri e per il personale, memori delle carenze vistose che erano emerse dal velo squarciato nel terribile incidente della Fiumarella.

Si disse allora che l’evento tragico era stato provocato dall’alta velocità del convoglio e fu subito evidente il paradosso : nella terra periodicamente segnata da eventi calamitosi (dalle alluvioni ai terremoti) dopo aver rincorso per decenni il mito della salvifica modernizzazione del vettore ferroviario, proprio questo più che una leva di benessere si rivelò foriero di altri disastri.

E’ la considerazione più ovvia che affiora alla mia memoria  con un ricordo personale dell’incidente del 23 dicembre 1961. Ragazzo trasferito da Satriano, mio comune natio privo allora di scuola media, nella “grande città capoluogo” ospite al Pianicello dei miei cugini, tanto numerosi quanto generosi. Mentre con loro mi predisponevo a vivere le ore magiche prenatalizie, ogni nostro entusiasmo fu raggelato da mia cugina Franca : era rientrata per stare con noi il giorno prima da Palermo (seguiva il corso di assistente sociale visitatrice), ma quella sera non ebbe pace; si dovette precipitare in Ospedale accompagnata da noi ragazzi che, dinnanzi a quella notizia straziante e a quell’ora, non potevamo mandarla da sola.

Il clima in ospedale era incandescente, come efficacemente ricorda nella prefazione il prof. Nicola Basso, figlio del mitico professore Raffaele cui mia cugina si avvicinò timidamente chiedendo, quasi per scrupolo, se davvero ci potesse essere bisogno del servizio di una giovanissima assistente ancora in formazione.

Certo c’è bisogno anche di te, entra subito” sentenziò con aria autorevole e accogliente il prof Basso, mettendola subito al lavoro. Erano ore drammatiche che tutta la Città e tutta la provincia vissero coralmente in un impeto di generosa solidarietà. E’ lo scenario che Nicola Petronio ha voluto “plasmare” con rara efficacia: tante giovani vittime, in media 27 anni; 36 studenti, il giovane Ilario Audino che lottava per le speranze dei suoi coetanei, da segretario zonale del PCI ( inorgoglito del colloquio avuto a soli 16 anni con il mitico Enrico Berlinguer. E poi la descrizione suggestiva della sofferente consapevolezza di un popolo che, dopo 4 giorni, si ribella protestando contro tutti Edison, Calabro Lucane e  concessionaria Mediterranea.

Quella rabbia mise a nudo un groviglio di responsabilità già fin troppo evidenti e che solo successivamente, a metà anni ’80, furono affrontate dallo Stato con la riforma del settore delle ferrovie in concessione che scontò comunque complicazioni e ritardi. I danni prodotti da quelle lungaggini li ritrovai tutti sul mio tavolo, 10 anni dopo, al Ministero dei trasporti, Sottosegretario di Stato nel Governo Prodi e con delega alle Ferrovie in concessione e gestione commissariale.

Il lavoro pur generoso degli amministratori dell’epoca non aveva conseguito i risultati auspicati:  lavoratori e  sindacati erano in sofferenza. Per risanare il bilancio e recuperare investimenti, dovemmo inventare il Piano triennale di raccordoaffidandone la gestione alle Ferrovie dello Stato. Rifiutammo la logica dei rattoppi per dare priorità agli investimenti sulla sicurezza della rete ferrata e del materiale rotabile; e incardinammo le nuove proposte per la riqualificazione della stazione di Pratica e l’avvio del progetto col Comune di Catanzaro per una nuova grande struttura a via Milano.

La sicurezza della percorrenza è certamente migliorata; lo sottolineammo ancora l’estate scorsa dopo il grave incidente in Puglia sulle ferrovie Sud Est. E ricordammo subito che un anno fa tra Andria e Corato, come nel 1961 nella Fiumarella, il cosidetto “errore umano” ha certo le sue responsabilità, ma non può essere utilizzato come paravento per salvaguardare le colpe della cosiddetta “catena di controllo “ che spesso non ha funzionato bene a partire dai vertici istituzionali e delle aziende ferroviarie in concessione.

 

Perciò, a nostro avviso, riemerge come indifferibile l’obiettivo di garantire su tutto il territorio nazionale il diritto alla mobilità garantito dalla Costituzione. A partire dal superamento di quel vero e proprio “dualismo ferroviario”che finora ha penalizzato l’area meridionale(Roma-Milano meno di 3 ore; Roma- Reggio Calabria 6 ore circa).

Quel dualismo che non a caso ho voluto effigiare con la foto di una stazione calabrese coi binari e senza treni sulla copertina del mio recente libro “Sud, vent’anni di solitudine” ( ed. Donzelli). E in quegli anni di solitudine si è  consumata una macroscopica ingiustizia nella distribuzione dei finanziamenti per le infrastrutture : ben 47 miliardi di euro nel Settentrione e solo 5,7 miliardi nel Meridione. In questa caduta degli investimenti pubblici, illustrata ancora pochi giorni fa nel nuovo Rapporto SVIMEZ, sta anche la radice di una difficoltà accumulata nell’adeguamento tecnogico della rete e del servizio ferroviario nazionale-regionale.

E’ appena il caso di ricordare infatti che per le Ferrovie della Calabria, ancora nel settembre scorso, il sindacato ha inteso segnalare con documenti pubblici l’allarme per carenze di organico tali da esporre la sicurezza dell’esercizio, esprimendo specifiche preoccupazioni sui lavori relativi alla galleria di Gimigliano. Non tutto è fermo tuttavia !

Finalmente qualcosa si sta muovendo nelle istituzioni ed è importante che di recente la Regione abbia stanziato fondi consistenti per adeguare il tracciato e accelerare la linea ferroviaria da Catanzaro a Cosenza. Si delinea dunque un contesto più avanzato per poter sbloccare finalmente situazioni tuttora inaccettabili :

la stazione di Pratica è ad oggi sostanzialmente chiusa; il progetto per costruire quella nuova di via Milano è ospitati nei cassetti e addirittura, in queste ore, a Catanzaro si discute una scandalosa ipotesi di demolizione del vecchio Ospedale di via Acri

Le Associazioni culturali IL CAMPO, ITALIA NOSTRA e altre si stanno mobilitando per impedire che con speciosi argomenti contabili si finisca col cancellare la memoria.

C’è bisogno adesso di una più larga mobilitazione per salvare quel Convento storico degli Agostiniani che è anche luogo della memoria della solidarietà alle vittime della Fiumarella e alle loro famiglie.

Si può sollecitare oggi una sana reazione civile e culturale delle giovani generazioni? Si se

ricordiamo loro le parole suggestive che Nicola Petronio affida, nel suo racconto, a Francesca Cerra, madre del giovanissimo Giuseppe Costanzo, stroncato nel burrone:

Imparerò a leggere per consumare la vita sui libri che tu ci hai lasciato

 

Sta in ciò la forza espressiva della fatica letteraria di Giovanni, con questo libro che auspico possa essere ben divulgato e studiato innanzi tutto nelle scuole.

 

Giuseppe Soriero,

Sottosegretario ai Trasporti nel Governo Prodi

Presidente Associazione “IL CAMPO Idee per il futuro”

  Componente Comitato Presidenza SVIMEZ

 

 

 

 

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