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«Il cielo comincia dal basso», il nuovo romanzo della scrittrice calabrese Sonia Serazzi

 

Comunicato stampa di "Rubbettino editore"

 

All’inizio sono stati alcuni librai, subito dopo i lettori e il tam tam ha preso piede grazie anche alla funzione catalizzatrice dei social network. 

Sonia Serazzi, la schiva scrittrice calabrese che dopo un esordio scoppiettante e quattordici anni di silenzio, ha dato alla luce per Rubbettino un nuovo potente romanzo intitolato «Il cielo comincia dal basso», è diventata così una delle ospiti più ambite di rassegne e festival estivi, inviti spesso declinati perché lustrini e passerelle non fanno per lei, che ha scelto di continuare a vivere nel suo paesino di collina in Calabria da dove laggiù, tra i profili delle case, si intravede uno spicchio di Jonio.

Il successo del libro è nato dal basso quasi a voler riprodurre mimeticamente il titolo. Chi legge questo romanzo, così lontano da certe retoriche sulla Calabria e sul Sud tutto cielo-amore-mare, non può fare a meno di farsi sponsor a sua volta del libro, suggerendone a sua volta la lettura.

C’è anche chi, come Davide Brullo su “Linkiesta” si spinge a scrivere senza paura di lesa maestà che “l’autrice è molto più brava di una Elena Ferrante qualsiasi” o chi come Goffredo Fofi intravede nella prosa austera ed elegante della Serazzi una continuazione di quella tradizione letteraria calabra che annovera scrittori di respiro europeo come Alvaro, La Cava e Strati.

Il romanzo della Serazzi però non ha la presunzione di porsi in concorrenza con chicchessia. Non urla, ma sussurra parlando direttamente all’anima. Non è il classico “pugno nello stomaco”, non mira a stimolare emozioni forti, ma semmai ad accarezzare e a consolare. Non nasconde il brutto della vita di paese, della periferia, lo mostra, ma si sforza anche di cercare e indicare quanto bene e bello c’è talvolta in un’esistenza che può apparire persino banale e insignificante. «Il cielo comincia dal basso» è un libro che mastica duro cercando il bene, e lo trova.

La protagonista, Rosa Sirace, è una che – come scrive l’autrice – impara a fiorire nel posto che ha, e fiorendo scrive la sua vita di cose piccole su un'agenda: fogli con sopra il numero del giorno, e la carta che tiene il conto ripete quotidianamente che una storia non ha tutto lo spazio e il tempo che vuole. Così Rosa Sirace disciplina fatti, incontri e volti costringendoli sulle righe, e sceglie di essere sincera su quello che c'è intorno: la verità resiste a ogni poco. Allora la figlia di un Visconte operaio e di una Baronessa casalinga si porta in casa il lettore offrendogli un mondo senza imbrogli. Ma nell'offerta qualcosa brucia e qualcosa profuma, poi c'è il cielo, un azzurro modesto che Rosa Sirace insegue sul messale e impara da sua nonna: Antonia Cristallo. E Rosa tutto il cielo che scava lo appende in alto, a cominciare ogni pagina, e spera che bastino le Scritture a far scintillare la terra rivoltata.

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