Ottobre 17, 2018 99

Quale futuro per il Sud e la Basilicata? Le riflessioni di Carmen Lasorella

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Il messaggio di Napolitano

Progetto Università Solidali

Quale futuro per il Sud e la Basilicata? Le riflessioni di Carmen Lasorella

“Con la lettera di Pittella è iniziata la campagna elettorale”. Così un analista romano in un messaggio. Io lo condivido e rilancio: “Forse, finalmente, si farà politica”.  D'altra parte, perché dopo un lungo silenzio, scrivere un testo molto costruito, che rinvia  ai nobili sentimenti di un periodo oscuro con risultati impresentabili e derive giudiziarie,  senza fare un passo indietro ma appena un passetto di lato, gettando lo scompiglio nelle fila di ex amici ed oramai timidi sodali, nella confusione dell'opinione pubblica? Delle due l'una:  ci sarà una soluzione pronta, da introdurre  con un “coupe de teatre”? Oppure, il peso della vicenda giudiziaria, dopo mesi di arresti domiciliari, la sospensione dell'incarico, la chiusura delle indagini e dunque la prospettiva di nuovi problemi giudiziari, nell'insofferenza oramai manifesta del proprio partito ha reso obbligata la scelta?  (non di lasciare il potere, quello mai! )  Almeno di contrattare l'uscita dal gioco?  Sembrerebbe, al momento, buona la prima, considerata l'indiscrezione, lasciata trapelare  a stretto giro, di una candidatura per il Pd, come quella dell’ormai presidente dimissionario della Coldiretti regionale, che non ha confermato, ma neanche smentito. 

 

La mossa, comunque,  profuma di politica nell'insignificanza della scena. La politica solita, però , che sa  di stantio, dove tutto deve cambiare, perché  tutto resti come ė. Nel frattempo, invece, cosa accade? Mentre i soliti noti, si accapigliano nelle loro manovre e “malpancismi”, che hanno già  segnato più di due lustri di governo regionale, senza uno straccio di programmazione e di sviluppo per la Basilicata, a Roma si discute una manovra economica, contestata dalle opposizioni di destra e di sinistra e che riguarda proprio noi. A livello locale, però non se ne parla.

 

La propaganda di governo, che vanta il rilancio dell’economia nazionale, ma vara misure assistenziali e taglia dove più fa comodo – come chiosa sereno Tito Boeri - ha in programma  l'ennesimo saccheggio del Sud e dunque della nostra povera terra.  Il ticket giallo-verde o verde-giallo (che non è la stessa cosa, considerato che il lombardo ha già fregato il napoletano)  le stesse forze, in ogni caso,  che chiedono  il voto in Basilicata, stanno di fatto remando contro il Mezzogiorno. L'effetto è  che ci saranno meno soldi, aumenterà la marginalità , crescerà lo spopolamento, peggiorerà la scuola, ci rimetterà la salute, varrà zero la proprietà, saranno dimenticati i più deboli.  

Fino allo scorso anno – con una legge e ancora prima con i patti di stabilità Stato-Regione- al Sud toccava il 34 per cento delle risorse nazionali in conto capitale, ovvero i soldi per fare sviluppo. Molte volte quei soldi rimanevano sulla carta, perché  non ce ne erano abbastanza oppure perché  le Regioni non erano state in grado di spenderli, ma il principio di solidarietà non veniva messo in discussione : tutto il Paese doveva contribuire a quella parte del Paese che ne aveva più bisogno. Lo stesso principio che regola i Land tedeschi e gli Stati Americani.

 

Oggi, invece, il principio  salta. Nella nota di aggiornamento del Def, il documento nazionale di economia e finanza, appena approvato, leggiamo: “ È una priorità l’attribuzione di forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni a statuto ordinario, in un percorso già avviato dalla Lombardia, dal Veneto e dell’Emilia Romagna”. …di che cosa si parla se non della secessione del Nord? Un leghista con un nome diverso ha raggiunto  l'obiettivo che si era dato il “senatur” Bossi, senza riuscirci, ma lasciando un buco nelle casse del partito, che sarà ripianato in 99 anni. E parliamo di una dilazione, impossibile per qualunque mortale, che non sia un leghista.

Proviamo allora a capire meglio. Un'autonomia differenzia o “asimmetrica”  fa si che una regione può aumentare i suoi spazi di autonomia almeno in una ventina di settori e dunque trattenere le risorse, che non trasferirà  più allo Stato, allo scopo di finanziare quei settori. In pratica, le Regioni più grandi e più forti avranno più soldi e più servizi, le Regioni più  piccole e più deboli scivoleranno nei diritti negati. Nelle proiezioni che fanno gli istituti di ricerca è stato calcolato, che al Sud, una volta avviato il percorso, dal 34% di prima si arriverà intorno al 12% , per la  Basilicata,  addirittura all'1,1% , già che i soldi sono in rapporto alla popolazione, come ha precisato  il ministro pentastellato Lezzi. Cioè quasi niente. Il rischio è tragico e insieme grottesco: la terra lucana sarebbe impoverita di diritti ( salute, scuola, ambiente, ecc. ) ma arricchita di “cittadinanza”, considerati i redditi e le pensioni. A seguire, si andrebbe naturalmente verso l'accorpamento tra le Regioni del Sud e forse  con il Nord Africa.

È un danno serio e bisogna opporsi.

 

Serve un no secco. È utile una protesta, magari una manifestazione, ma si farà meglio con una proposta condivisa e completamente nuova. Le migliori espressioni del capitale umano della Regione, lasciandosi alle spalle micro interessi e sterili rivalità, forti di esperienze e di passioni, si siedano allora finalmente intorno ad un tavolo per tutto il tempo che serve, senza perdere ulteriore tempo. Un Sud assistito, staccato dal Nord produttivo, con l'avallo della legge, diventa un viaggio nel buio. Dinanzi ad una responsabilità inevitabile, allora, in un momento che non ritorna,  non possono vincere gli egoismi o i silenzi. Sono anche questi i nemici del cambiamento e portano sconfitte, rendendo  più  triste l’esistenza.

 

Carmen Lasorella

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