Aprile 10, 2014 107

Nord e Sud. Divari di sviluppo e politiche economiche.

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Lunedì 14, alle ore 10.30 (si veda il programma riportato in fondo), si terrà presso l’Università Magna Græcia di Catanzaro, un confronto pubblico sul tema…
Marzo 26, 2014 229

Con Renzi per aiutare la Calabria ad alzare la testa!

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Una delegazione della nostra associazione, guidata dal presidente Soriero, è stata oggi a Scalea per accogliere il Presidente del Consiglio Renzi. Siamo con…
Marzo 03, 2014 312

Oscar a "La grande bellezza" di Sorrentino/Oggi è ancora più bello essere italiani.

by Administrator
di Antonio Soriero Che cos'è che ci affligge e ci perseguita, che ci fa piangere e ridere, inorgoglire e disperare? Che cos'è che ci rende fieri di essere…

Il messaggio di Napolitano

Progetto Università Solidali

 
 

IL Blog de il Campo

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Maira Nacar

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Mente & Voce per i mass media, spiccato tratto organizzativo a registrare la cifra di un impegno a servizio della comunicazione anche in senso più esteso, fuori dal circuito professionale natio. Formata alla scuola delle conduzioni e annunci radiofonici, diviene nel 2001 giornalista. Ventennale trascorso suddiviso tra radio, carta stampata, produzioni audio-TV. L’interazione con il mondo della cultura la apre a funzioni nuove del mestiere. Tra i programmi condotti e diretti o redatti ricordiamo per la Rai “Adesso Musica”, “Il Notturno italiano”, “Italia canta”, “Racconto italiano”, “Tintarella di Luna”; per la Radio Vaticana “Anniversari”; per Radioitalia60 e realtà regionali quali Radioroma, Radiosei trasmissioni come “Radiomagazine”, “Roma chiama Radioroma”; “La radio dei Vip”; “Goniometro”, “Aspettando Gianni Elsner, “Cappuccino & Cornetto” e per il circuito televisivo Cinquestelle il talk “Parliamone a cena”. * Come giornalista ha toccato i vari colori della cronaca, sentendosi più affine alle pagine di costume e società, cronaca interna, cultura, spettacolo, annoverando collaborazioni dal 1998 per il mensile Albatros, La Domenica e Il Cooperatore Paolino testate, queste ultime, della San Paolo Edizioni, e ancora Il Popolo, Italymedia portale. Curatrice di alcune rubriche sulla Tv come ‘360 pollici’, ‘Tv informa’ per Mediatime Network ed Italymedia. L’affinità con il mondo editoriale la fa approdare naturalmente sul sentiero della carta. Nel cassetto due progetti: il primo di natura politica e il secondo di costume ispirato a tre fatti realmente accaduti il cui cuore del messaggio potrebbe contribuire ad aiutare chi si trova nel bivio esistenziale. Per le Produzioni, tra i DVD realizzati con il patrocinio degli enti locali (Regione, Provincia, Comune), segnaliamo ad es., il lavoro nel 2010 come Voce fuori campo per il documentario ‘Negli Occhi una stella’ a cura dell’Associazione Economia Alternativa “Onlus” & MAC - Movimento Apostolico Ciechi, a favore della prevenzione e cura delle malattie della vista in Etiopia, patrocinato dalla Provincia di Roma e l’oversound realizzato con la Elandra Production per il documentario ‘Donne Bhutanesi’ diretto da Riccardo Mei (Voce ufficiale di Rai Uno, Mediaset, LA7 ecc.). Dal 2009 al 2012 ha prestato la sua voce per la campagna di rilancio del settimanale Famiglia Cristiana e numerosi spot, promo nazionali, campagne di prevenzione a cura sempre di Regione, Comune, Provincia, Presidenza del Consiglio dei Ministri ecc. Tornando indietro nel tempo, nel 1994 per il corso di giornalismo radio-televisivo organizzato dagli Istituti Riuniti Erminio Meschini di Roma, elabora la Docenza Modulo “Tecniche di Conduzione & Programmazione Radiofonica”. Fuori dall’asse massmediatico viene chiamata come responsabile alla comunicazione per società di servizi, imprese, associazioni culturali. Tra le iniziative a cui ha partecipato citiamo le seguenti: 1999 - 2000 Coordinamento del Centro Studi “Il sesto cerchio” della F.I.S.T. - Federazione Italiana Sport Per Tutti, (Coni), per cui ha curato l’evento: “Dionisos”, mostra mercato artigianato di Vignanello. 2005-’06 Coordinamento Ente lirico ‘Incontrare l’Arte di Santa Cecilia’; era anche una delle Voci fuori campo dei seguenti eventi culturali organizzati: “Ma che c’entra Gioachino Belli con la musica lirica?” (di recitazione, canto ed altre ordalie), presso l’Auditorium Seraphicum di Roma con diretta Radioitalia60; Gocce di memoria presso l’Auditorium Seraphicum di Roma. Patrocinio dal Comune di Roma, diretta Radioitalia60. *Per questo impegno il 6 dicembre 2005 riceve a Palazzo Montecitorio il Premio Internazionale Aglaia. Diretta esclusiva dell’evento di RadioItalia60. 2007 direzione artistica della II° edizione de “Il Futuro del Passato - giochi, sport, tradizioni dei Paesi in città” tenutosi a Villa Ada (Roma), che ha visto il Patrocinio del Dipartimento delle Politiche Sportive del Comune di Roma. 2010 Co-organizzazione di un forum sul mobbing a cura della Cisal - Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori, dal titolo: 'Mobbing: Riflessioni e soluzioni'. “Per la promozione e la divulgazione della Musica Lirica in Italia e nel Mondo”, il 6 dicembre 2005, con una delegazione ristretta dell’Ente lirico - Incontrare L’Arte di Santa Cecilia, Maira Nacar riceve, a Palazzo Montecitorio, il Premio Internazionale Aglaia. Diretta esclusiva dell’Evento è di RadioItalia. Il riconoscimento nasce dall’idea di due artisti: il Maestro Espedito De Marino e l’indimenticabile Roberto Murolo. *”Per meriti culturali”, “a sorpresa”, viene insignita, l’8 dicembre 2006, di una targa speciale, dalla Albatros Edizioni, nel corso della 5à Fiera “Più libri più libri”, tenutasi a Roma - al Palazzo dei Congressi (EUR), dove la giornalista partecipa, in qualità di relatrice. * Partecipa all’edizione 2007 del Premio Albatros, assieme al Premio Nobel Rita Levi Montalcini, il giornalista Rai, Aldo Forbice, Margherita Dini Ciacci - Presidente UNICEF Campania, l’attore Edoardo Costa. Parallelamente a quanto fin qui enunciato ricordiamo il suo impegno parallelo socio-politico che si suddivide nelle tappe che ora seguono. Nel 1996 per il Comune di Campagnano, la sua prima esperienza dove e’ stata membro della Commissione Cultura ed Eventi. Dal settembre 2006 al gennaio 2007 Segretaria regionale D.C. (Lazio), per il Movimento Femminile D.C.. 2005/2007 Portavoce della Delegata nazionale Donne D.C.. 2006/2007 Portavoce occasionale del Segretario politico nazionale D.C. . Nello stesso periodo ha ricoperto la Delega Nazionale D.C. per i Rapporti con i Media e Dirigenza Radio-Televisiva. 2007 Vice-segretaria Comunale (Roma) della Democrazia Cristiana. 2005-2007 Ha collaborato per l’Ufficio Stampa della Segreteria D.C. e per la testata de Il Popolo; Responsabile della rubrica Giorni Insieme . * Tra i punti di impegno, quelli a sostegno della stabilità dell’Istituto Familiare correlato all’abbattimento del precariato lavorativo, in particolare della classe under 40 e Il fattore E come ETICA. 2008 Socia fondatrice del PD - Partito Democratico, Membro del direttivo di un Circolo in Roma 19°. 2008 Candidata, nel corso delle Elezioni Politiche ed Amministrative 2008, per il 17° municipio di Roma. 2008 - 2010 Attività politica presso il Consiglio Regionale Lazio, VII Commissione Consiliare Permanente Cultura, Sport, Spettacolo. Fino a prima delle recenti elezioni Regionali 2010, delega tecnica come Responsabile alle Relazioni Esterne presso la suddetta commissione, facente funzioni ‘Coordinamento & Ricevimento Segreteria’. * Nipote d’arte. Suo nonno paterno, Carmine Nacar (Napoli, 1906/1994), per decenni, nell’ambito della politica democristiana e l’associazionismo cattolico, grazie all’Azione Cattolica, la D.C. ricoprì alcune cariche di responsabilità. Segretario personale presso la Curia vescovile di Napoli a seguito del Cardinale Corrado Ursi, con facente mansioni amministrative, in qualità di responsabile laico di 290 arciconfraternite dell’Arcidiocesi campana. È stato inoltre insignito, dall'allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone, del titolo di “Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana”.

UNA SCELTA CULTURALE DI CAMPO

by Maira Nacar
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on Mercoledì, 16 Aprile 2014
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Un Ben ritrovati e a presto aggiornarci in questa scelta di CAMPO che ci vede unitariamente partecipi nell’intento profusivo alla circolazione dell’elemento culturale di pensieri, idee, riflessioni rispondenti ad opportune iniziative che si fanno azione dell’essere.

INTANTO, BUONA PASQUA DI RESURREZIONE 2014 A TUTTI!

Maira Nacar
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L’ITALIA S’E’ DESTA… CON LA SCOMPARSA DELL’ULTIMO GRANDE CAPITANO D’IMPRESA MADE IN ITALY

by Maira Nacar
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on Giovedì, 31 Gennaio 2013
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UN PILASTRO DEL PAESE, LA FIAT, NEL DOSSIER GIOVANNI AGNELLI CHE SEGUE. NEL BENE E NEL MALE HA CONTRIBUITO A RILANCIARE L’IMMAGINE DI UN’ITALIA PROLIFICA, AGLI OCCHI DEL MONDO. MA NON E’ STATO
TUTTO “ROSE E FIORI” IL SUO ESSERE AZIENDA RAPPRESENTANTE DI UNA NAZIONE. IL CORPOSO CONTRIBUTO VENNE SCRITTO ALL’INDOMANI DELLA SUA SCOMPARSA NELLA SUA TORINO, IL 24 GENNAIO DEL 2003. NEL DECENNALE CHE LO RICORDA RIPROPONIAMO IL PEZZO PUBBLICATO OGGI COME ALLORA.




Un quadro economico-politico di Giovanni Agnelli II, magnate Fiat, avvocato per diletto, industriale per necessita’ nell’era post-Valletta

L’ITALIA S’E’ DESTA… CON LA SCOMPARSA DELL’ULTIMO GRANDE CAPITANO D’IMPRESA MADE IN ITALY

Storia di un italiano a partire dalla sua nascita professionale datata maggio 1952. *Profilo economico *Profilo socio-politico. *I commenti. *Un simbolo industriale nel mondo "il Lingotto". *La piramide del potere economico. *Il presente Fiat direzione futuro in suo fratello Umberto

di Maira Nacar


“Morto un Papa si sa se ne fa un altro ma, morto un re, se ne perde lo stampo” ebbe un giorno a dire il grande vecchio del giornalismo italiano Indro Montanelli nei riguardi del Senatore Giovanni Agnelli anche se lui era e rimarrà semplicemente e solo “l’avvocato” per il mondo intero! Nei giorni risalenti alla sua scomparsa (24 gennaio 2003) si è detto davvero di tutto sulla sua persona e in qualche occasione la retorica ha anche preso il sopravvento, come d’altronde l’obbligatorietà di determinate circostanze sovente pare richieda. Adesso quel che è stato è stato del suo “privato” passato, (che in definitiva sarebbe solo cosa di esclusiva dei propri cari…come dire, un album dei ricordi personali da sfogliare esclusivamente in famiglia tra le quattro mura della sontuosa Villa Frescot). Tuttavia non si può dire altrettanto della eredità patrimoniale denominata Fiat, lasciata in mano alla dinastia, oggi in stato di crisi latente ma con possibilità di ripresa. Da questa prospettiva vogliamo addentrarci, delineando un quadro economico-politico del Belpaese nell’era post Agnelli, ricordando l’Avvocato anche in una breve carrellata di dichiarazioni flash, di coloro che lo hanno conosciuto bene e apprezzato nel tempo, all’ombra di un luogo sacro per eccellenza quale il lingotto di Torino, per scavare così delicatamente tra le pieghe di un palazzo d’oro, simbolo per eccellenza dell’economia italiana.

Ma, partiamo dagli albori di Giovanni Agnelli che nasce a Torino il 12 marzo 1921 in una cornice nobiliare di tutto rispetto, essendo egli discendente di una stirpe principesca, il cui capostipite è Edoardo I (1831-1871), anche se il perno del granducato Agnelli viene identificato in Giovanni I, nonno amatissimo dall’Avvocato e padre di Edoardo II. Quest’ultimo, assieme a sua moglie Virginia oltre ad essere genitore di Gianni lo è pure dei duchi e delle duchesse Susanna, Maria Sole, Cristiana, Giorgio e Umberto. Una vita, quella della famiglia Agnelli che sarà costantemente costellata da illuminanti imprese economiche e tragedie personali. Storia di armi, stemmi gentilizi e natia nobiltà intanto si delinea per il magnetico, fascinoso Gianni e si va avanti così fino al 1952 quando un incidente stradale avvenuto tra Cannes e il Principato di Monaco (che stava per costargli la vita), lo richiamerà all’ordine di una riflessione e cioè che la vita è davvero un soffio e forse varrebbe la pena di consumarla in maniera più costruttiva; per cui al bando da certi costumi legati unicamente al filo del jet set internazionale che da quel momento risulterà essere per il bel Duca solo una cornice dorata e non più la base della sua straordinaria esistenza. Questo ribaltone personale lo condurrà così fino al 1966 (giorno 30 aprile) quando Gianni prenderà in mano il timone dell’Azienda FIAT (in qualità di Presidente esecutivo, dopo 15 anni di rodaggio nell’era Valletta con la mansione di Ambasciatore all’estero del marchio Fiat, tessendo intanto il fior fiore dei rapporti internazionali ad altissimo livello e nel frattempo già accasato con quella che si dimostrerà essere la donna della sua vita, l’aristocratica Marella Caracciolo di Castagneto con cui convolerà a nozze nel 1954 e da cui avrà due figli Edoardo (scomparso tragicamente nel novembre del 2000 a soli 46 anni) e Margherita di 43 anni.
PROFILO ECONOMICO IERI OGGI E…
Torino e l’Italia hanno avuto tanto dagli Agnelli, ma gli Agnelli non si può dire che non abbiano ricevuto altrettanto dalla città della maestosa Mole! La Fiat un pezzo di storia del costume italico che identifica se possibile ancor di più la nostra terra, agli occhi del mondo. Correvano gli anni 20 quando Giovanni Agnelli I (nonno dell’Avvocato) affidò in custodia come primo manager l’Azienda al mitico Vittorio Valletta, un uomo convinto più che mai che quello che era bene per la FIAT lo era indiscutibilmente anche per l’Italia. Ragioniere e Professore tastò il terreno dell’impero automobilistico raggiungendo risultati ottimali, ciò, fino al giorno della consegna delle chiavi in mano al nipote di Agnelli Senior appunto Giovanni II (maggio 1966). Negli anni 60 l’azienda torinese si appresta a vivere un momento di splendore che mai più si ripeterà. “Una lunga storia d’amore” direbbe Gino Paoli, durata vent’anni quando all’alba di un grigio autunno del 1980, le sorti della fabbrica torinese auto si capovolgeranno; causa scatenante? La pioggia di licenziamenti annunciati che si trasformerà in corner in pioggia di cassa integrati … prendere o lasciare. “Passato di un tempo che fu” che ci riporta alla realtà dei giorni attuali. 2002 Autunno di fuoco per quasi tremila dipendenti a casa e dopo l’ennesima brutta crisi aziendale. Operai, dirigenti, cassintegrati in subbuglio; a rimetterci totalmente o momentaneamente il posto, saranno mille lavoratori operanti nello stabilimento di Arese; seguono i milleottocento in quel di Termini Imerese. Nord chiama Sud allora in un Natale che potrà considerarsi davvero dimesso, mentre casa FIAT per augurare le Buone Feste ai suoi ex dipendenti prometterà la reintegrazione della forza lavoro mancante entro largo giro di posta, riassorbibile in parte nel comprensorio zonale, in parte da ricollocare grazie a mobilità e formazione. La Via Crucis prosegue indisturbata fino al 22 gennaio 2003 quando l’uccello del malaugurio annuncerà l’ennesima chiusura dei cancelli; trattasi questa volta delle aziende Fapa e Sat site a Beinasco.
PROFILO SOCIO-POLITICO
E dal profilo economico a quello politico di Gianni Agnelli. Sapeva esercitare il potere con discrezionalità. Fermo, deciso ma sempre soft nel suo tocco raffinatamente decisionale, specie quando, oramai nelle vesti di Presidente onorario Fiat, lascerà il timone del potere esecutivo per far posto nel giorno del suo 75 esimo compleanno a Cesare Romiti che da quel momento diverrà il nuovo Presidente effettivo del Gruppo. Tempo di bilanci, ma anche di onorificenze per il Gianni nazionale, il quale un dato giorno di giugno del 1991 (il 19 giugno per la precisione), come recita l’Art.59 della nostra Costituzione, s’insedierà così al Senato grazie all’allora Capo dello Stato Francesco Cossiga che ne aveva rilevato, a nome del popolo sovrano, gli altissimi meriti in campo socio-economico. L’arrivo del neo-Senatore desterà particolare preoccupazione, specie tra le parti politiche avverse che vedevano rosso sinistra in ogni cosa, rispetto alle sue vedute decisamente repubblicane, anche se molto aperte al liberale puro. Ma come influì politicamente e qual’era il suo modo di considerare la politica e i rapporti di potere? La sua influenza fungeva come sorta di fil-rouge in saggezza e acume. Il ruolo di consigliere generale affibbiato all’Avvocato gli calzava a pennello; venerato da qualsiasi parte politica, in quanto uomo dalle mille soddisfazioni ottenute, essendo stato negli anni della presidenza esecutiva Fiat l’immagine di un uomo che non ha mai abusato del suo potere immenso, ma tenendolo sempre al guinzaglio con la linea dell’equilibrio, la misura, lo stile e l’eleganza. In Camera costituiva una sorta di testimonial di partes, ma in definitiva superpartes. Aveva il senso dei rapporti di forza. Come per la “sua” economia, altrettanto per la politica; quando reputava la propria controparte forte la rispettava e quando al contrario il più forte era lui, sapeva come dirigere i fili del potere qualsiasi esso fosse, ma lo faceva comunque utilizzando correttezza con il prossimo suo. Il modo di Agnelli di considerare la politica da sempre era impregnato da un giustificato scetticismo sulla capacità della politica di rinnovarsi e soprattutto sulla centralità della politica italiana; e per questo che da magnate dell’industria, pur considerandosi orgogliosamente italiano, reputava necessario guardare oltre, a livello internazionale per un’identità più robusta delle grande industrie e corporazioni nostrane. Del resto non è mai stato un mistero il suo patriottismo nel dire come nel fare e nel contempo la sua natura di vero europeista, con nel cuore l’America, dove era solito trasferirsi nella sua seconda casa neworkese, quella Grande mela in cui venne alla luce il suo primogenito Edoardo. Dal ’91, anno della sua nomina (anch’essa simbolica) a Senatore a vita, facciamo un passo indietro alla metà degli anni 70 quando sfiorò la possibilità di candidarsi per la DC. Una proposta che di per sé, pur essendo gradita all’avvocato, non venne presa in considerazione. Ugo La Malfa, che era il politico di riferimento di quel periodo di Gianni Agnelli, vide nell’offerta in questione un’impura copertura per l’allora Democrazia Cristiana. Una candidatura che venne poi estesa anche al fratello minore Umberto.
I COMMENTI
Agnelli sarà così per l’eternità, nel ricordo di coloro che lo hanno conosciuto, apprezzato senza riserve, amici, avversari, comunque mai nemici per l’Avvocato più famoso del mondo.
- Carlo Azeglio Ciampi “ Egli è stato per oltre mezzo secolo uno dei protagonisti della storia del nostro Paese, esprimendo in ogni momento critico valori fondamentali del carattere e dell’identità nazionale”
- Silvio Berlusconi “ Giovanni Agnelli è stato protagonista per oltre mezzo secolo della vita italiana”.
- Pierferdinando Casini “Agnelli è stato un uomo straordinario e la parabola della sua vita si intreccia con le pagine belle e anche a quelle tristi della storia d’Italia”.
- Francesco Cossiga “ Scompare un altro pezzo della storia civile del nostro Paese, di una storia fatta di vittorie e di sconfitte, di libertà e di dittatura, di cadute e di rinascite…scompare un cittadino che ha ben meritato della Patria”.
- Cesare Romiti “Sono arrivato in FIAT 25 anni fa ed è stata un’avventura piena di alti e bassi, in un momento difficile per l’azienda e in un periodo turbinoso per il Paese. Ma insieme all’Avvocato abbiamo risollevato la FIAT.”
- Romano Prodi “Agnelli non è stato solo il rappresentante più conosciuto dell’Italia industriale, ma ha accompagnato tutto il cambiamento del nostro Paese, con la sua presenza ma anche con le sue parole di stimolo, di etica”.
- Alain Elkann “Malgrado uno se l’aspetti, la morte sorprende comunque…I miei figli saranno all’altezza di questa dolorosissima situazione”
- Guglielmo Epifani “Con lui la FIAT ha vissuto la fase del grande sviluppo e del suo processo di internazionalizzazione e la sua morte coincide con la fase di crisi più acuta dell’azienda. Agnelli è stato il simbolo del capitalismo familiare italiano nelle sue capacità, nelle sue virtù e anche nei suoi limiti.”
- Giovanni Berlinguer “E’ stata una figura altamente rappresentativa del capitalismo familiare italiano che ha saputo a lungo guidare l’azienda con molta dignità, incrementi produttivi e lavorativi.”
- Leopoldo Pirelli “Con la morte del Presidente onorario FIAT l’Italia perde uno dei suoi cittadini più significativi; molti perdono un amico”.
- Armando Cossutta “Con lui scompare il più grande capitalista italiano. Contro di lui abbiamo combattuto strenue battaglie, ma non dimentichiamo che anche lui ha contribuito a portare l’Italia tra i paesi più avanzati del mondo. Altri tempi, altre tempre”.
- Massimo D’Alema “E’ stato per decenni un interlocutore prezioso anche per quelle forze del mondo del lavoro e del riformismo che pure hanno vissuto i passaggi più delicati della vicenda industriale della FIAT da una frontiera opposta, anche se mai nemica, alla proprietà”.
- Carlo De Benedetti “Con l’Avvocato Agnelli scompare una figura insostituibile e un grande protagonista della vita italiana degli ultimi cinquant’anni”.
- Andrea Pininfarina “E’ stato il simbolo dell’Italia negli anni della crescita economica e del benessere, l’uomo che ha rappresentato anche nei momenti più difficili, un costante punto di riferimento per tutti noi imprenditori”.
- Luca Cordero di Montezemolo “La sua amicizia e il suo affetto sono stati per me un punto di riferimento insostituibile.”
- Piero Fassino “ Un uomo che, lungo oltre mezzo secolo, è stato il simbolo stesso di quello straordinario sviluppo industriale che ha fatto dell’Italia un grande paese nel mondo.”
UN SIMBOLO INDUSTRIALE NEL MONDO “IL LINGOTTO”
FIAT che sta per Fabbrica italiana automobili Torino. Società automobilistica che venne alla luce a Torino nel 1899 da Giovanni Agnelli per la produzione di autoveicoli. Inglobando al suo interno tutte le lavorazioni e introducendo, tra le prime in Europa, il montaggio in serie (1912) crebbe rapidamente, giungendo a cogliere l’occasione delle forniture belliche durante la guerra mondiale su una gamma molto ampia di prodotti (autocarri, aerei, motori aeronautici e navali, armi). Cornice ideale dove ideare, progettare, ricevere, discutere saranno gli storici stabilimenti del Lingotto che vennero alla luce più tardi tra il 1917 e il 1920 per volere del suo padre fondatore Giovanni Agnelli I (nonno dell’Avvocato) su progetto di Giacomo Mattè Trucco. Quella considerata da tutti come la prima vera fabbrica italiana dell’auto, era formata da quattro piani lungo un incantevole ovale di due ali, lunghe più di 500 metri, grande apposta per poter far confluire in ordinate file le macchine che poi illese sarebbero di lì uscite per raggiungere la spettacolare pista di collaudo, inconfondibile per la sua chiusura a “cappello”. Storia di un simbolo che dopo i gloriosi inizi dal 20 al 54, venne snobbato per Corso Marconi, nell’era post-Valletta dove l’avvocato diventerà tale; ma il suo ufficio iniziale poteva dirsi ben altra cosa, un roof garden in cima ai tetti della Villar Perosa di via Nizza e successivamente Mirafiori. Gianni Agnelli rimarrà collocato per lungo tempo all’ottavo piano dello stabile di Corso Marconi (progettato invece da Amedeo Albertini) ma avrà nel cuore sempre il ricordo di quella sua prima volta quando da giovanissimo varcò la soglia del Lingotto alla volta del nonno, dove farà ritorno ancora altre due volte: la prima nel 1997 quando installerà il suo quarto ed ultimo ufficio con in cuore un desiderio purtroppo irrealizzato … che l’erede naturale l’amatissimo Giovannino (figlio del fratello Umberto, scomparso tragicamente prima dello zio, nel dicembre del 1997) potesse prendere degnamente dimora a designazione avvenuta; la seconda volta sabato 25 gennaio 2003 quando l’Italia si fermerà per tributargli l’estremo saluto, in un Lingotto trasformato per l’occasione a camera ardente.

 

 

LA PIRAMIDE DEL POTERE ECONOMICO

IL PRESENTE FIAT DIREZIONE FUTURO NEL NOME DI UMBERTO
Uno svizzero di adozione torinese. Umberto Agnelli l’altra faccia di un simbolo della economia italiana e insieme di una saga familiare in cui gloria, potere, valori, gioie e dolori s’intersecano generando una naturale sceneggiatura degna per una fiction di successo stile Beautiful. Ma Umberto Agnelli dal 24 gennaio scorso, da uomo ombra della famiglia omonima è divenuto per causa di forza maggiore anche il nuovo portabandiera, il volto e l’immagine dell’Azienda Fiat, (diversamente così d’altronde non poteva essere). Profilo pubblico di un uomo che nasce a Losanna nel 1934. Laureatosi in Legge come il fratello maggiore, Gianni, inizia il suo percorso lavorativo di stampo manageriale, prima esternamente al Gruppo ricoprendo ruoli come ambasciatore, relation-man sia in Italia che all’estero vedi Sai e Fiat France. Raggiunta la robustezza lavorativa necessaria, finalmente nel 1968 accede alla corte del fraterno re Gianni II (insediatosi nel frattempo al vertice da due anni); Umberto rimarrà in questa posizione per soli ventiquattro mesi, impegnato a livello mondiale nello sviluppo e coordinamento delle attività industriali e commerciali del Gruppo Affari Internazionali Fiat. Seguono dieci anni d’impegno dal 70 all’80 in qualità di Amministratore Delegato della Fiat S.p.A. fino a quando ad inizio anni 80 ne diviene per logica e merito Vice Presidente. L’eterno numero due di casa FIAT rimarrà collocato in questa posizione per tredici anni quando nel settembre del 1993 deciderà di dare un leggero taglio al suo cordone ombelicale con la Fabbrica italiana Automobili Torino per intraprendere una nuova avventura denominata IFI che da allora non abbandonerà mai più; la veste più congeniale in questa primavera lavorativa sarà per Umberto nuovamente quella di Vice Presidente e Amministratore Delegato e nel contempo ricoprirà la Presidenza dell’IFIL, senza contare, poi, l’altra Presidenza quella dal 1982 al 1990 per la Fiat Auto e scusate se è troppo! La lista di cariche manageriali è ancora straordinariamente lunga. Ricordiamo l’attuale Vicepresidenza in seno alla Giovanni Agnelli e C.; l’impegno come membro dei rispettivi Consigli di Amministrazione della Piaggio & C. S.p.A., (di cui era stato in precedenza dal 65 all’88 “tanto per cambiar” Presidente); idem con yogurt per quanto concerne la Danone, Worms & Cie (della Worms & Co.). Umberto Agnelli e la televisione Giapponese: nasce allora un patto d’amicizia e vicin lontanato tra oriente e occidente suggellato con la carica per quest’ultimo di Consigliere Internazionale del Praemium Imperiale - Premio Imperiale Giapponese organizzato dalla Japan Art Association e dalla Fuji Television. Come per suo fratello Gianni, Umberto è stato Senatore della Repubblica Italiana (anche se per soli tre anni dal 76 al 79). * Onorificenze Uscendo dai confini d’oltralpe direzione Francia viene insignito del Grado speciale di Grand’Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana e officier della Lègion l’Honneur francese. Tornando in terra orientale, va sottolineata nell’anno 1995, mese di ottobre, il ritiro a Tokyo del Trade Award da parte del Ministry of International Trade and Industry - M.I.T.I. e nel 1996 la speciale insegna imperiale giapponese “Grand Cordon of the Order of the Sacred Treasure”. * Obiettivo futuro indipendentemente da tutte le possibili soluzioni e adesioni rafforzative in seno all’Azienda (vedi General Motors) il piano di risanamento societario FIAT si reggerà solo ed esclusivamente attraverso l’intervento del suo consiglio di amministrazione in concordanza con le banche creditrici ed il Governo. *Una speranza La consegna al “Paese dei balocchi e intoppi” di una nuova e più forte Fabbrica automobilistica così come la monarchia industriale degli Agnelli per oltre cent’anni della nostra storia tra un alto e basso ha saputo garantire al Paese. In bocca alla crisi …crepi!
























 

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“AIUTATECI A DEPURARE LA POLITICA DA TUTTE LE MELE MARCE !”, L’INVITO DELL’AMICO ON. PINO SORIERO, CANDIDATO AL SENATO IN CALABRIA

by Maira Nacar
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AIUTATECI A DEPURARE LA POLITICA DA TUTTE LE MELE MARCE !”,  L’INVITO DELL’AMICO ON. PINO SORIERO, CANDIDATO AL SENATO IN CALABRIA

di Maira Nacar


Un’invito da accogliere a braccia aperte, nella coscienza del fatto che non è possibile raggiungere da soli il risultato che l’accolta responsabilizzante richiesta include in se, c’è bisogno, più che mai, di una coesione, per permettere l’attecchimento territoriale, di una mentalità pulita ad assurgere a ‘naturale’ modello di vita. Il problema è che le mele buone, come sovente la storia di ogni epoca ci ha dimostrato, si trovano a dovere dividere, senza condividere, proprio malgrado, spazi e obiettivi con le mele marce, in mille forme, maniere e modi, talvolta, anche, sottilmente subdole! Questo impervio, silente meccanismo - VA SOTTOLINEATO - ha prodotto, per alcuni... - MOLTI - l’inevitabile conseguente isolamento occlusivo oppure l’uscita da quelli che erano stati i percorsi nativi entusiasticamente intrapresi nella politica, in attesa di tempi, situazioni, occasioni ed incontri migliori, per potere riprendere quel cammino lucente ottenebrato dal male del verme di queste marce mele, brillanti solo esternamente. Ancora una volta, ETICA ZERO! Un fermo, quello degli onesti operatori per la “Cosa Pubblica”, specie i giovani ‘enta & anta’ oltre che per defenestrati eroi ed eroine super 50 ad avere dato lustro, in passato, alla democrazia nazionale di un Paese, che appare agli occhi degli assetati di POTERE MALATO= gli ambiziosi causanti la fuoriuscita dei primi, come una vittoria ‘sottobanco’, mentre per gli ex impegnati ciò rappresenta, INVECE, proprio una opportunità di recupero rispetto a certi elementi valoriali ad albergare la vita quotidiana, temuti dentro la battaglia delle ideologie, smarriti nella tempesta di scorrettezze che una certa politica, indistinta di destra e di sinistra, ci ha abituato a vivere sulla pelle. Lavorare dentro l’appartato civile, a servizio della formazione culturale alla politica o dentro la politica elettorale stessa, nei partiti come per le istituzioni, in funzione ‘tecnica’, garantista, rappresenta ognuna una grande occasione di crescita SENZA, PERO’, QUESTE MELE MARCE CAMUFFATE a fungere ‘bastoni alle ruote altrui’! “La parabola del grano e della zizzania” mantiene alto ed ‘elevato’ il significato che racchiude soprattutto nella sua applicazione COSTANTE. Allora amici “Aiutiamoci a depurare la politica da tutte le mele marce

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SCARSEZZA DI VALORI, MODELLI DELLA POLITICA MODERATA & CONCETTO E FONDAMENTI DI DIRITTO

by Maira Nacar
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on Giovedì, 24 Gennaio 2013
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SCARSEZZA DI VALORI, MODELLI DELLA POLITICA MODERATA & CONCETTO E FONDAMENTI DI DIRITTO

di Maira Nacar

Nel dicembre 2012, sul “Financial Times" il Papa accettava di essere corrispondente per un giorno. Le sue parole non necessitano ora di ulteriori commenti o interpretazioni, riporto qualche battuta, in virgolettato, a quanto redatto dal Santo Padre con solidale e aperta partecipazione per essere amichevolmente condivisa. Quanto visionato - si spera - possa fungere come amorevole monito dalle possibili articolate riflessioni verso quella fetta-classe di politici, a vari livelli di organigramma, partitico e non, i quali tenendo tanto alla ricostituzione di un CENTRO MODERATO E “CRISTIANO”, abbinato alla sinistra o alla destra o in indipendente corsia preferenziale, probabilmente non si sono ancora conformati, quanto meno allo stato attuale delle cose, a rappresentarne appieno, in varie forme, grossolane o sottili e quindi “AMBIGUE”, ma disgiunte dall’ottica Divina, il messaggio centrista professato se prima non immessi nell’esercizio del riordino relativo ad un programma e stile di vita interiore, di una pulizia nei rapporti circolari, tutto a sfociare nelle successive opportune ‘maturate’ scelte di vita che, facendo la differenza, precedono l’essere uomini di STATO a cui tanto ci si tiene per essere stati morsi dall’accecante demone di un ‘potere’ bacato, quello che non serve, per quanto, invece, è nella sua accezione migliore, meglio considerato il potere vero, quello ‘savio’ da personali ambizioni e protagonismi, varie volte asserito per essere definito come potere di servizio, per cui che serve, non comanda, a mo di dittatura. Non siamo affatto sicuri & quindi convinti che la vita privata dell’operatore de “la COSA PUBBLICA” debba o possa essere difforme dal vissuto personale che egli incarna; asseriamo ciò semplicemente per un registrato rilevamento di costante incoerenza da parte dei soggetti impegnati in politica, non propriamente costoro definibili politici, bensì ‘politicanti’. Quanto sotto gli occhi di tutti, quindi, è solo lo specchio registrato di un’anomalia a procurare un disagio apertamente dichiarato da alcuni, fungenti stimolo, per un risveglio sociale delle coscienze verso i ricoprenti poltrona, assopiti dalle trame di meri interessi e non di certo l’esercizio di un bacchettamento ‘gratuito’ anche a smentire quanto, al contrario, sovente ed erroneamente, si sente teorizzare dietro quel contraffatto sentimento di presunto rispetto per le libertà altrui che passa per messaggio liberale da parte di coloro che sostengono con faciloneria ‘relativista’, talvolta anche camuffata o non riconosciuta, che, se nella vita pubblica un soggetto impegnato politicamente ha il dovere di sentirsi responsabile del ruolo affidatogli, in quella privata, il medesimo soggetto può dirsi scevro di decidere come meglio vivere la sua esistenza. Ma è tanto e così difficile comportarsi da persone per bene, per meglio scrivere... essere delle persone per bene? E - passo ancor più arduo - è così difficile essere persone per bene in coerenza al riconoscimento della figura perno che ha creato l’uomo con la sua dimensione di passaggio ‘terrena’ - GESU’ CRISTO - dentro un cattolicesimo non restrittivo, bigotto, ma come canale prioritario di intermediazione ed interpretazione dell’amore Divino, per un salto di qualità esistenziale che si riflette negli occhi di tante persone oltre che della stessa chiesa-istituzione??? Il punto interrogativo è proprio questo: libertà delle scelte, modelli di vita adottati possono TUTTI sempre considerarsi figli della coerenza ai valori ‘cristiani’? Non si può chiedere ne tanto meno pretendere ad un ‘non credente’ di cuore e formazione, prima che di sostanza, nel suo praticare la Chiesa, la conformazione ad un modello ordinato di esistenza riconoscibile nella risposta a chi ha ispirato interiormente tutto questo, “DIO”, ma lo si ‘deve’ pretendere, invece, eccome, verso chi/coloro che parlano e bene e solo di valori cristiani, pretendendo di azionarsi in politica, in tale ‘delicata’ responsabile direzione, spinata direzione come le spine dolorose della croce di CRISTO, il soggetto cardine all’atto pratico trascurato. E’ troppo elevato il modello CRISTOCENTRICO per essere recuperato nella società odierna? Eh allora si decida di non parlare, pretendendo, solo nei dibattiti o in campagna elettorale, il recupero di valori cristiani in un programma ‘centrista’ che non intende e non può essere vissuto per incompatibilità con l’aspetto più intimo della persona impegnata civilmente che nel frattempo, nel corso degli anni, ha scelto o si è ritrovato - suo proprio malgrado - a vivere un modello di vita relativista, partendo proprio dalla famiglia che alla fine si ritrova. Il ‘papale’ contributo, allora, ci rimanda, in perfetto collegamento, anche, al tema, odierno, inquadrato nel successivo articolo di riflessione che riguarda “IL CONCETTO DI DIRITTO” - PARTE PRIMA - reduci da una serata televisiva ‘indimenticabile’ - lunedi’ 17 dicembre 2012, trasmessa su RAI Uno dal titolo “La più bella del mondo” - di ‘benigno’ effetto per il previsto share registrato e per la fluida, piacevole assimilazione su quanto ci appartiene per diritto - la nostra CARTA COSTITUZIONALE - e che tuttavia, dato lo sbiadito vigore derivante da decenni di passività del suo stato di effettiva operatività, tale prezioso strumento, in ri-scoperta, non riesce ad assurgere, in quanto degno interprete sociale, quel ruolo per cui era stato preposto, per il suo pubblico - il Paese - che ora riconsidera, in una luce più focalizzante, la COSTITUZIONE dentro un evento TV. Ed ecco le parole tradotte e riprese di Benedetto XVI: “I cristiani devono lasciarsi coinvolgere nel mondo, impegnarsi anche nella vita politica e nell'economia, tuttavia dovrebbero «trascendere ogni forma di ideologia. È nel Vangelo - afferma Benedetto XVI - che i cristiani trovano ispirazione per la vita quotidiana e per il loro coinvolgimento negli affari del mondo, sia che ciò avvenga nel Parlamento o nella Borsa. I cristiani - aggiunge - non dovrebbero sfuggire il mondo; al contrario, dovrebbero impegnarsi in esso. I cristiani - spiega Benedetto XVI - combattono la povertà perchè riconoscono la dignità suprema di ogni essere umano, creato a immagine di Dio E DESTINATO ALLA VITA ETERNA. I cristiani - aggiunge - operano per una condivisione equa delle risorse della terra perchè sono convinti che, quali amministratori della creazione di Dio, noi abbiamo il dovere di prendersi cura dei più deboli e dei più vulnerabili. I cristiani - rileva ancora il Pontefice - si oppongono all'avidità e allo sfruttamento nel convincimento che la generosità e un amore dimentico di sè, insegnati e vissuti da Gesù di Nazareth, sono la via che conduce alla pienezza della vita. La fede cristiana nel destino trascendente di ogni essere umano implica l'urgenza del compito di promuovere la pace e la giustizia per tutti. Poichè tali fini vengono condivisi da molti - afferma il Papa - è possibile una grande e fruttuosa collaborazione fra i cristiani e gli altri”.

IL CONCETTO DI DIRITTO - COME NASCE
Ogni individuo è portato ad associarsi con altri individui per meglio soddisfare i propri bisogni. Nei tempi primordiali, il vestirsi, il mangiare, il difendersi andavano a costituire i principali obiettivi dentro quell’insieme di individui a formare una piccola comunità i quali se non organizzati da un ordine stabilito di regole, seppur primordiali, venivano inevitabilmente soprassaliti dalla legge abusiva del ‘più forte e basta’. Tuttavia a mano a mano che la comunità si allargava e quindi che gli individui diventavano molto più numerosi sorgeva il problema di regolare i rapporti tra queste persone ed è allora che viene deciso di stabilire una mappa di regole su che cosa si può fare e che cosa non si può fare, nonché si viene a stabilire anche l’importanza di attribuire ad una specifica persona o anche più persone intercettate nel ‘Consiglio degli anziani’ il compito del come potere decidere, alfine di stabilire queste norme - che cosa si può fare e cosa non si può fare - e soprattutto, compito, non meno centrale, quello di realizzare il potere di sapere imporre “l’osservanza” delle norme essendo inutile lo stabilirsi delle stesse se poi nessuno le avrebbe rispettate. In questo modello rudimentale che intercettiamo già una prima forma di Stato.

DA I FONDAMENTI DEL DIRITTO

“Lo Stato è un insieme di individui stanziati su un territorio che si danno delle regole (istituzioni), per l’organizzazione (strutture), della vita collettiva. Il diritto quindi presuppone sia la società sia lo Stato.”
“Il diritto è il complesso delle regole che disciplinano i rapporti reciproci dei consociati, che hanno l’obbligo di rispettarle (diritto – ordinamento).”

NASCITA DEL DIRITTO, LA SUA FUNZIONE
Diciamo innanzitutto che le norme nascono dapprima come “Norme Sociali” che si identificano espressamente in quello che la maggior parte degli individui ritenga possa essere nella spontaneità e non che ritenga possa essere giusto o ingiusto fare.
Per capirci, noi ‘spontaneamente’ riteniamo che sia ingiusto uccidere, rubare ecc. ecc... . Ancora, le norme sociali nascono molto spesso come “Norme religiose” cioè è la religione che detta le norme da seguire, norme di buona educazione, (come il salutarsi); tutte queste norme chiaramente non hanno lo stesso grado d’importanza, ma quelle più rilevanti che servono appunto a regolare il pacifico svolgimento dei rapporti tra i consociati, assumono al ruolo di “Norme Giuridiche”. Ed è così che si viene a verificare il passaggio tra la norma sociale e la norma giuridica ovvero le più importanti norme sociali diventano norme giuridiche. La norma giuridica presenta una caratteristica ed è quella della obbligatorietà si è soprascritto. Non basta stabilire la norma, ma questa deve anche essere rispettata - è obbligatorio - e nel caso in cui la norma non venga rispettata è prevista l’applicazione di una sanzione. La sanzione, pertanto, è la punizione prevista per chi, colui, colei non osservi la norma giuridica.
“La norma giuridica è la regola che disciplina la vita organizzata di una società”
“La sanzione giuridica è la punizione generalmente prevista per chi non osserva la norma giuridica”.
Esempi classici di sanzioni: il carcere - l’ammenda - la multa - l’ergastolo. Il fondamento del diritto si basa sul fatto che divengono norme sociali e quindi norme giuridiche (le più importanti), quelle che la maggior parte dei consociati ritengono essere giuste o ingiuste. E’ naturale che vi sia anche un adeguamento del diritto nell’avvicendamento dei tempi, mode, costumi in mutazione della società, in quanto non è che il modo di vedere, ragionare, decidere le cose da parte della società medesima - noi - odiernamente può dirsi identico al modo di ragionare e vivere relativo a mille anni fa. Es. trasformazioni Società: ° prima il matrimonio era considerato indissolubile; oggi, tramite referendum, si è visto che la gente non la pensa più allo stesso modo rispetto ad un tempo, post 1972 a stabilire l’introduzione del Divorzio; ° idem possiamo enunciare riguardo l’aborto che ieri non si poteva in assoluto fare e oggi, entro certi limiti, è possibile praticarlo; ° ieri l’adulterio era previsto come un reato penale, c’era il carcere, ed oggi non suscita stupore più a nessuno se qualcuno commette adulterio, in netto contrasto con la legge di coscienza & scienza che se per alcuni ambiti e punti si allinea al diritto, per altri come per gli scottanti esempi sopracitati si colloca in opposizione diametrale. Difatti e per l’appunto che certi mutamenti dell’umanità abbiano costituito un progresso sociale permeato su basi ‘etiche’ questo è tutto da sostenere e da dimostrare dopo le prove sia per FONTE SCIENTIFICA sia per FONTE ETICA & MORALE (CHIESA-FEDE-RELIGIONE), a stabilire la risposta rispetto a certi cambiamenti sociali intesa come violazione al diritto della dignità di persona, di strumento familiare responsabile, intro soggetto matrimoniale, al diritto-dovere alla vita generata. Tre esempi di trasformazioni della società che hanno prodotto lo sfaldamento del tessuto territoriale i cui effetti nefasti sono lampanti sotto gli occhi, a tratti, indifferenti, di tutti, noi che palesemente vediamo ma non guardiamo oltre, dentro l’obnubilamento intriso di cupezza esistenziale tangibile, al di là, delle più rosee aspettative e apparenti dimostrazioni, di recuperata libertà di diritto di coscienza! Per cui, siamo d’accordo, che ci debba essere un adeguamento del diritto proporzionale al mutamento di pensiero relativo al sentire delle persone quando esso non è lesivo alla sanità interiore dell’uomo, ci deve essere perché è opportuno che il diritto sia quanto più possibile conforme al sentire sociale del momento e quindi a quello che la maggior parte degli associati ritengono essere giusto o ingiusto ed in questo modo diviene più facile ottenere l’osservanza delle norme, in quanto ovviamente non è che una persona - mettiamo - non ruba e non uccide soltanto perché c’è una norma che lo vieta, ma è perché la medesima persona con la sua propria spontanea volontà ritiene evidentemente di non dovere uccidere, rubare ecc. ecc. differentemente, come, invece, si va a verificare in periodi e luoghi, ad es., di dittatura dove si hanno norme ritenute ingiuste a scatenare la soppressione delle varie forme di libertà quando il bisogno di una forte azione di polizia, di depressione diviene la scelta imperativa da sostenere per ottenere l’osservanza di queste norme.
FINE PRIMA PARTE



 

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IL PRIMO ARTICOLO-RIFLESSIONE DEL 2013

by Maira Nacar
Maira Nacar
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on Domenica, 13 Gennaio 2013
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IL PRIMO ARTICOLO-RIFLESSIONE DEL *2 0 1 3*

 

NELL'ANNO DELLA FEDE DUE GRAZIE: DISCERNIMENTO & CONTEMPLAZIONE

di Maira Nacar
 

La notte oscura dell’anima del mondo  prendendo  ispirazione da San Giovanni della Croce vive  in questa epoca corrente momenti culminanti che risiedendo nella crisi di valori  morali ed etici si fanno sofferenza, dubbio, solitudine esistenziale, senso reale di abbandono, sembrerebbe, anche, da parte di Dio, non solo dell’uomo verso Dio,  ma che richiama forte, dentro le speranze, non ancora del tutto perse, per taluni mai smarrite, nell’esercizio fortificante  della resistenza, alla carità che accende il cuore dell’uomo, qualsiasi esso sia,  nel percorso di vita che lo caratterizza,  fino a portarlo a cercare “Colui che è”  - Gesù Cristo -  in un tempo relativista come quello che stiamo ‘subendo’  di sopravvivenza, alla fine, anche, economica.  Questo quadro di instabilità sociale ha reso necessaria l’indizione di un  Anno della Fede, dopo quello precedentemente indetto, nel 1967, dal Servo di Dio, Paolo VI, proporzionale al momento sociale che stiamo vivendo ed ecco che l’11 ottobre 2012  si è così aperto tale anno della fede,  in coincidenza con  due anniversari  strategici: i 50 anni dal Concilio Vaticano II (il ventunesimo concilio ecumenico nella storia della Chiesa), annoverante i vescovi di ogni parte del mondo chiamati a Città del Vaticano, per discutere argomenti centrali riguardanti la vita della Chiesa cattolica ed i ventanni  dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, testo promulgato dal predecessore  di Papa Benedetto XVI, il Beato Giovanni Paolo II che riguarda l’esposizione ufficiale degli insegnamenti della Chiesa cattolica e che rimanda alla Dottrina sociale della Chiesa atta ad indicare più estesamente il complesso di principi, insegnamenti e direttive della Chiesa cattolica che secondo lo spirito del Vangelo si prefigge di risolvere i problemi sociali, politici ed economici. Due pilastri, questi,  di apertura alla conoscenza della fede ad appannaggio non solo di coloro  addentro al cammino di   fede, oggi, sempre più annacquato,  tutto da riscoprire!  Nell’Anno del Credo, allora, forte della riabilitazione degli strumenti sopracitati, in accompagno guidato alla vita dei sacramenti, riti, ricorrenze, segni che  contraddistinguono il cammino di ogni ‘praticante’ credente quali la partecipazione alla Santa Messa, l’Adorazione Eucaristica  - quest’anno ancora più presente -  l’approfondimento de la Lectio Divina, la scuola della Bibbia & suoi protagonisti, la recita delle preghiere, il Santissimo Rosario ecc.,  due doni che sono ‘grazie’ da riscoprire  sia dai laici che dai consacrati quali * il discernimento e * la contemplazione intesa come preghiera contemplativa dovrebbero giungere a sostegno del percorso spirituale. Senza tal  strumenti, in particolare,  il sale della Fede è meno saporito, non è più come vorrebbe essere  a coloro che ne fanno richiesta, per riceverlo. Così come ci insegna il fondatore dei Gesuiti, Sant’Ignazio di Loyola, che nel discernimento e nella contemplazione  sperimentò tutto il senso degli effetti, partendo  proprio dalla sua vita, al punto da stabilire il famoso metodo degli esercizi spirituali che portano il nome del santo consigliati,  in ogni epoca, dalla Chiesa cattolica, basti citare, solo per  accostarci agli ultimi decenni,  che, dopo il Concilio Vaticano II, nel 1965,  si è sentita forte l’esigenza di aggiornare questo classico della formazione spirituale, apprezzato da innumerevoli pontefici, reso ancora più attuale nel  2004  integrandosi nelle acquisizioni  della moderna teologia. L’esercitazione del discernimento applicabile in tutte le cose della nostra vita, le piu’ piccole, quelle ordinarie,  come quelle più grandi si basa sul parametro decisionale del distinguo  e riconoscimento da parte dell’uomo delle varie mozioni che si producono nell’anima (le buone da accogliere che donano consolazioni interiori,  le cattive da respingere che producono la desolazione in cui l’inquietitudine si rende sensibile  soffiando stuzzichevole  come un fuoco sull’andamento disordinato dei  ‘sensi’). La grazia del discernimento propriamente detto ‘degli spiriti’  si  basa sulle idee, gli impulsi, le parole ed i progetti dell’uomo. Il discernimento  si contestualizza nella Chiesa, nella sua interezza, passando per le singole comunità ecclesiali,  nella vita individuale  delle persone.  Per cui c’è il discernimento su misura per le persone individuali e quello delle comunità. Si  parte dal discernimento cardine quello relativo alle vocazioni, c’è quello degli stati di vita da eleggere (consacrazione, matrimonio, laicato), ancora,  come sopradetto,  si può distinguere  nel discernimento delle mozioni interiori, quello dei pensieri, dei sentimenti, fino al discernimento più strettamente legato a la morale.  Scopo, a secondo dei moti interiori riconosciuti,  è anche quello di capire quando e come  muoverci, agendo, mettendo in pratica, quando viene da Dio o frenando e rifiutando quanto esula da Dio,  certe idee, impulsi, tendenze che vanno e vengono.  Perno di tutto questo lavorio interiore, vivere conformemente  a quella che è la Volontà di Dio, con la certezza che  operando  un distinguo tra le varie voci noi sapremo, alla fine,  riconoscere  la volontà suprema per  ripulirci interiormente dalle scorie del male contagioso sottoformato in tentazioni, scoraggiamenti, risentimenti, tristezze, confusione, perdita di fede, di speranza, di carità e una certa freddezza nel rapporto con il Signore, routine, ciò alfine di potere ritrovare ‘La Via’, un anticipo del Paradiso in terra che si spera di  riuscire a meritare un giorno. La pratica del discernimento degli spiriti  è presente in tutto il Nuovo Testamento. ‘Non tutti però erano in grado di farlo’ (Gv 6,66-69; Mt 12,24-32), si legge nel passaggio  dei vangeli di riferimento. Nel contesto specifico il discernimento ha un significato particolare in quanto esso ‘dono’ dato solo ad alcuni eletti come modo speciale di essere nel corpo di Cristo come dono servizio per la comunità. Il discernimento per cui è un carisma   che viene dato in dono ed è una grazia per essere ‘di servizio’, ‘non per tutti’,  ‘in rapporto con Gesù’, ma è anche un’arte che si può imparare. Dove imparare l’arte del ‘discernimento’? Molti ordini religiosi (in particolare quello di matrice Gesuita), contestualizzato dentro un apposito percorso di esercizi spirituali che si organizza annualmente o mensilmente  proprio a questo scopo; la durata varia da  un week end ad una settimana. Ci sono, poi, gli esercizi intieri che durano un mese. Non è escluso che dopo appena solo tre o quattro giorni una persona, davvero, non ne esca cambiata da questa  particolare esperienza. Ma le dinamiche  relative all’arte di comunicare tra Dio e l’uomo reggono la balaustra delle scale del cuore nella preghiera - quella contemplativa -  a segnare un varco  e se vogliamo  una distanza & differenza sostanziale rispetto ad altri tipi di  non meno utili espressioni dell’orazione applicate. La preghiera discorsiva  - va bene  -  è anche necessaria all’inizio, ma è quella contemplativa  che ci fa entrare nel battito del cuore di Gesù invocato, è un rapporto ‘cuore a cuore’ con l’Altissimo. E’ un guardare Gesù che ti guarda, corrispondendoci. La prima forma,  a tratti, sottovalutata di contemplazione  è quella riconducibile al momento dell’elevazione di Gesù durante la consacrazione, nel momento dell’elevazione dell’ostia consacrata e dell’elevazione del calice con il  preziosissimo sangue di Gesù! E ancora, alla presenza di Gesù per noi,  durante la consacrazione; poi c’è la contemplazione dopo la  Santa Comunione. La cosiddetta ora  o tempo dedicato all’ Adorazione Eucaristica è strumento contemplativo! Il Rosario è  strumento contemplativo! La contemplazione, in definitiva, è stare nel silenzio, senza idee, senza pensieri, semplicemente contemplando Gesù! Può nascere l’esigenza di chiedere il dono della contemplazione che ricordiamo è un dono  in elargizione dello spirito ed una grazia che solo Gesù può darci e la sua esigenza si sente, normalmente,  in un approfondimento del cammino  spirituale oppure quando  si vuole mettere nero su bianco al proprio percorso, modello di vita anche ‘esterno’  decidendo di  rivolgere l’interesse a chi ci  stava già ‘chiamando’. Come ricevere la grazia della contemplazione? Chiedendola, andando direttamente a Gesù, con cuore ‘aperto’, senza troppi ragionamenti, adozioni di tecniche o tattiche  complicate, in quel tempo dedicato all’Altissimo che chiameremo tempo  di  ‘preghiera personale’,  dove ed in cui non siamo più noi a farci sentire, ma è Gesù che ci parla,  dentro quel silenzio ‘creatore’ utile per  suggellare un processo di intimità tra  noi e il Padre, figlio, Spirito Santo. La sua risposta può farsi attendere, ma quando giunge a destinazione  ‘dell’anima’ travolge, capovolge, detta un nuovo corso alla vita  - e non solo spirituale - che non ci si accorge più di essere  già automaticamente entrati nell’affidamento esistenziale  donato al  Padre attendente. Tre le condizioni e tre le modalità  secondo l’esperienza di chi lo ha sperimentato, per ricevere il dono della contemplazione: fedeltà, libertà, semplicità (le condizioni),   & il donare tempo a Gesù,  la pratica di esercizi spirituali, il Battesimo dello Spirito detto anche “effusione dello Spirito”  (le modalità). Con Maria sia il discernimento degli spiriti  sia   il viaggio nella comunicazione con Dio che si fa “contemplazione’ sono un ‘modus essendi-vivendi’. Pensiamo all’episodio in cui ella riceve il messaggio  dell’Angelo (Lc 1,35), di come  la  ‘vergine’, poi  madre,  abbia lavorato di ‘distinguo’. La contemplazione, invece, per Maria  risiede nell’amore grande, discreto e ‘silenzioso’ per suo figlio, in ogni fase, della sua vita terrena. Può definirsi, il suo, un vero e proprio modello e una guida alla contemplazione. Altrettanto dicasi per il suo casto e ‘giusto’ sposo, Giuseppe e tutto il coro di Beati e Santi di riferimento.La porta della fede che si apre ispirata dal Santo Padre nella lettera apostolica  omonima, in forma di “Motu Proprio”,  riassume bene il significato del nostro essere qui sulla terra in un cammino che come è  rilevato  a pag. 3  “Esso inizia con il Battesimo (cfr. Rm 6, 4), mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in lui (cfr. Gv 17,  22)”, dunque, il  cambio dalla vita terrena alla vita eterna è scandito da un passaggio ‘la morte’; una vita successiva a quella immanente  testimoniata dal grande segno di Resurrezione di Cristo, alla fine dei suoi 33 anni di vita terrena,   in anticipo  a quello che sarà il nuovo inizio e non la fine del nostro, invece,  percorso, una volta trapassati. Ma ricevere il dono della fede racchiude in sé anche una importante responsabilità: quella aderire  ad un ‘Credo’  testimoniando la vita donata in quanto e come credenti, non per fungere da modelli a occhi esterni, ma per una esigenza del cuore e debito nei riguardi di chi ci ha ‘chiamati’. Si legge ancora a pag. 10 de “La porta della fede”: ‘Il rinnovamento della Chiesa passa anche attraverso la testimonianza offerta dalla vita dei credenti: con la loro stessa esistenza nel mondo i cristiani sono infatti chiamati a far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato.” Ecco ma noi crediamo veramente? E se sì fino a che punto? Come e quando  in che modo lo dimostriamo? Sappiamo rispondere ad un’istanza, andare incontro ad un gesto di saluto con un altro saluto oppure facciamo  il silenzio stampa perché ci è più comodo, rispondere all’io superbo, anzichè metterci in discussione? L’altro - l’estraneo -  è per noi famiglia, un fratello? Vorremmo ricevere le medesime ingiustizie comportamentali, anche, sottili, che arrechiamo, talvolta accidentalmente e talvolta no... ? Sono interrogativi, questi,  da porsi seriamente per l’intero anno come programma valevole - SEMPRE - per gli anni, se Dio vorrà,  che verranno (!), affinchè oltre che siano ‘sempre’ gli altri... non siamo, invece, proprio noi gli artefici di cotanta incomunicabilità sociale, ‘furba’ e ovviamente offensiva dentro i rapporti  ‘a più pesi e misure’ che intessiamo. Un parametro dei comportamenti ‘aut’ che tocca davvero altissimi livelli, in percentuale, di persone che lo applicano (non solo  e non più  le sfere cosiddette ‘altolocate’...),  che si sgama con estrema velocità oltre che facilità, come se la gente, poi,  fosse stupida o forse solo etichettata come ‘inutile’, per  l’apertura ad un confronto, ciò dal punto di azione di coloro che adottano tale pirateria  sottile dell’essere; individualismo quello dell’utilizzo di più pesi e misure a secondo dell’utilità  di ricavo o potenzialmente tale che  soffia solo dinnanzi a determinate  ‘convenienze’. Il 2013 è solo la partenza per  un cammino  ne ‘LA VIA STRETTA’.

E ALLORA, FELICE ANNO NUOVO... DE ‘LA FEDE’!

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GENERAZIONI A CONFRONTO

by Maira Nacar
Maira Nacar
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on Lunedì, 05 Novembre 2012
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RISPETTO ALLA NOTIZIA ADNKRONOS RILEVATA IN ON PAGE DA “IL CAMPO”, MERCOLEDI’ 31 OTTOBRE SCORSO, INERENTE IL DATO DEL 35,1% DI GIOVANI ITALIANI OGGI SENZA LAVORO MI RIALLACCIO ALL’ARGOMENTO ENTRANDO IN UNA DELLE SEZIONI DEL PERSONALE PROGRAMMA IN CURA, IL PUNTO RIGUARDANTE ‘IL MATRIMONIO-FAMIGLIA QUALE FONDAMENTO PER UNA ‘VERA’ SOCIETA’ DELLA CONDIVISIONE’, PROPONENDO ODIERNAMENTE UN CONTRIBUTO REDATTO E QUINDI PUBBLICATO, QUALCHE TEMPO FA, DA UN MENSILE NAZIONALE IN CUI DOPO UNA INDAGINE SOMMARIA MA SOSTANZIALE AVEVO RESO NOTO QUANTO EMERSO, TRACCIANDO E STILANDO LE CONSEGUENZE DEL ‘NON LAVORO’, DI LUNGO CORSO, IN RICADUTA DRAMMATICA SUI GIOVANI - IN PARTICOLARE SCRIVEVO NEL CONTRIBUTO - PER LE GIOVANI, DUNQUE LE DONNE, CHE NEL FRATTEMPO DIVENTANO ADULTE E POI... PURTROPPO IL TEMA AD INCASTRO ‘DISOCCUPAZIONALITA’ GIOVANILE & MANCATA REALIZZAZIONE GENERALE DELL’INDIVIDUO’ RIMANE ANCORA DI STRIDENTE ATTUALITA’. UN INVITO A RIFLETTERE, SCAGIONANDO DA UNA COLPA, MAI CERCATA... MAI VOLUTA, QUELLA DI ESSERE FUORI ‘ETA’, LA CATEGORIA DELLE COSIDDETTE GIOVANI ‘SENZA ETA’ RISPETTO AD UNA RICHIESTA COLLOCAZIONE SOCIALE, PERSONALE ET QUANT’ALTRO DEGNA E PROPORZIONALE AL VALORE CHE LA CATEGORIA IN ROSA, PRESA SOTTO ESAME, MERITA, E NATURALMENTE ANCHE DI QUELLA CELESTE, I SIGNORI UOMINI, SFIORATA NEL PEZZO IN QUESTIONE RIPROPOSTO. GENERAZIONI DI DONNE PRIVATE NEL GODERE GLI STESSI DIRITTI & DOVERI DI OPPORTUNITA’ RISPETTO ALLE PROPRIE COETANEE ‘PATENTATE’, QUESTE ULTIME, DA INFLUENTI RELAZIONI A FUNGERE BASTONE TRA LE RUOTE, PER LE PRIME ‘SCOPERTE’ DALL’INUTILE ARMAMENTARIO, A QUANTO PARE NECESSARIO - FINORA - ADOTTATO DALLE SECONDE, SOLTANTO PERCHE’ LA CONDIZIONE PIRAMIDALE ‘A CASTA’, A SUPERVISIONARE IL TESSUTO SOCIALE ITALIANO, NON CONCEDE NESSUNA ‘APERTURA’ AL MERITO, AL TALENTO INNATO E - FATTO ANCOR PIU’ GRAVE - ALL’ESPERIENZA ACQUISITA’ PER COLORO CHE HANNO POTUTO FARSELA, NON CON POCHE DIFFICOLTA’, DENTRO UNO SPINATO MERCATO DEL LAVORO ‘OFF LIMITS’ CHE BARRA LE CONDIZIONI AL CONTORNO PER UN PROGETTO DI VITA, QUINDI, ANCHE, FAMILIARE DELL’INDIVIDUO IL QUALE SI RITROVA AD ESSERE CLASSIFICATO, ETICHETTATO, DENTRO UN PERIMETRO DI SUPERBIA OVE POGGIA L’AZIONE QUEL POTERE CHE NON ‘SERVE’ IL CITTADINO , MA LO SCHIAVIZZA, ESILIANDOLO NELLA TERRA DEI NESSUNO, UNA VOLTA APPURATA LA NON APPARTENENZA DEI RECLUSI AL GIRO A CASTA. BENINTESO, PER LA FRANGIA ‘CREDENTE’ LA REALIZZAZIONE DELLA PROPRIA PERSONA, IN TUTTA LA SUA INTEREZZA, NON PUO’ DIRSI UN PROBLEMA AVENDO ESSA PER GARANZIA, NEL FONDO DEL CUORE, UNA CONSAPEVOLEZZA O MEGLIO... UNA CERTEZZA: LA RIPROVA CHE DIO, BENEFATTORE UFFICIALE DELL’AGIRE DI CHI LO HA RICONOSCIUTO, LI AIUTI E SOSTENGA SEMPRE ED OGNI DOVE LA QUALITA’ – RIBADIAMO – DELLE CONDIZIONI RISULTI ESSERE DAVVERO CHIARA, NEL RISPETTO DELLE REGOLE ‘PRATICATE’ CON CORRETTEZZA DEL CUORE ‘RIVELATORE’, IN RIVERBERO NELLE AZIONI, SEGUENDO UN PRINCIPIO BASE: ‘NON FARE AGLI ALTRI QUELLO CHE NON VORRESTI RICEVERE’! BUONA RIFLESSIONE




La carica degli enti e anta d’ogni epoca descritti dalla società contemporanea

 

Generazioni a confronto

Dai venti ai quaranta, differenze in famiglia, sul lavoro, tra i sessi. Indagine Istat sui mutamenti del ruolo femminile. Bellezza in rosa ieri e oggi


Di Maira Nacar



Venti, l’età della progettualità. Trenta, quella del consolidamento. Quaranta, l’età delle certezze? Forse un tempo. Gli stati generali della confusionalità, toccati, alla radice, dal relativismo moderno, hanno cambiato le carte in tavola a tre generazioni, le quali spesso si scontrano e non s’incontrano più, come una volta. A questo processo involutivo sono chiamati in causa famiglia, mondo del lavoro e delle interrelazioni. Viaggio intorno all’uomo di ieri e oggi, attraverso la società degli affetti, quella dei consumi e dell’immagine. Come e quanto sono differenti i comportamenti dei ventenni e quarantenni maschili, da quelli femminili. Un’indagine Istat, d’inizio millennio, fotografa diversamente le donne, del ’40 e ’60, alle prese con pannolini, pannoloni, detersivi e il lavoro che avanza. Un tocco di costume non può infine mancare: negli anni ‘60 il modello femminile di riferimento era, ad esempio, donna Sophia Scicolone in arte Loren mentre, nel 2006, il modello femminile è efebico. Fate voi. Vivono al presente, senza vene progettuali, per il tempo che verra’. Stanno in casa da mamma e papa’ e chi vivrà, vedrà. E’ la classe attuale di ventenni, in maggior misura, sono i ragazzi a adottare questa linea, ma non è tutta libertà quel che luccica, tra le pareti domestiche. C’è un’avvisaglia, che pensavamo fosse superata, giunti al terzo millennio, quella della casa-prigione. E’ un fenomeno radicato che si traduce in un rigido sistema familiare, attorno a cui, viene a formarsi la personalità del nuovo ventenne. L’importante, però, per il giovane che si trova in questa “dolorosa” condizione, è che egli se ne renda conto, in modo da offrire a se stesso quella chanche necessaria per uscirne e accedere al recupero di un salubre rapporto a distanza, con la famiglia d’origine. Anche la qualità di vita dei giovani “enti” pare sia soggetta a differenze di “genere”. Secondo alcune ricerche sociali, la qualità maschile sarebbe migliore di quella femminile. Degli spazi di libertà e autonomia, di cui, gli Adami in fiore godono, all’interno del tetto familiare, è un fatto acclarato. Altrettanto è il posizionamento, che essi ricoprono nel mondo lavorativo. Questo divario tra i sessi, a quanto sembra, tardo a morire, produce una società orizzontale che ha fatto abortire lo stato di autorevolezza, dando via libera all’autoritarismo. La conseguenza di questo disequilibrio ha portato ad un indebolimento della capacità dell’uomo, nell’assumersi il canonico ruolo paterno. Da una nota azzurra a una rosa. L’amore non va. Per le ventenni, anni 2000, possibilitate di ogni mezzo, ragazze che spendono e spandono a dismisura, non c’è tempo per l’amore. La singlemania viaggia a mille, non solo, per le trentenni e quarantenni. Si allontanano, sempre più, quei modelli di riferimento femminili, che hanno reso la donna, nei secoli, regina del focolare domestico e del cuore dell’uomo che l’avrebbe, di rito, innalzata al trono dell’altare. I coetanei, a tratti impauriti, a tratti disorientati (e in ogni modo immaturi da sempre, a quell’età, rispetto alle ragazze), non sanno che pesci prendere, per conquistare queste soldato-girls, perennemente sulla difensiva, day and night, night and day. Il ‘68 ha offerto molto alla donna sul piano delle conquiste sociali, togliendo, nel contempo, il gusto di far sentire, la stessa, preda-divinità, ambita in terra, agli occhi dei cacciatori, sempre meno, a caccia di ventenni troppo indipendenti, per i loro gusti. Nel confronto tra i generi, di pari età, perdono tutti. I 20 anni che cambiano, nei decenni, cominciando dal fisico. La vita, è risaputo, si è allungata; per di più, oggigiorno, chi dimostra la propria età è perchè lo vuole, visto e considerato il ventaglio di proposte estetico/chirurgiche a disposizione, per tutte le tasche. Si può davvero ricorrere ad ogni sorta di miglioria. Vanno molto i trattamenti non chirurgici ("light") e quelli chirurgici, altrettanto light, se ci riferiamo ai primi “anta”... naturalmente. Le ventenni di oggi, fisicamente, si differenziano dalle loro mamme e nonne, per una taglia in meno e per l’altezza più evidente, rispetto ad un tempo. A detta del direttore dell’Istituto Metis Ricerche – Flavio Bonifacio – al quale, una “nota multinazionale” ha commissionato un’indagine sul fisico delle donne tra realtà e immagine, “Il rapporto vita-fianchi è diminuito nel tempo”. Morale: le donne dai venti ai quaranta, di ieri, erano più femminili, rispetto a quelle di oggi, legate al modello androgino, stile “calma piatta”. Ma com’è cambiato il fisico femminile in cinquant’anni di bellezza? Note di costume per voi… Ieri avevamo La Loren, Lollobrigida, Rossi Drago, Canale, Mangano, Pampanini, Bosè, se vogliamo mantenerci, entro i confini italici. E oggi? Qual è il fisico femminile “famoso”, che va per la maggiore? Per la semiologa Patrizia Calafato - dell’Università di Bari - “l’immaginario dominante è efebico”. Per Chiara Simonelli - docente di Psicologia e psicopatologia dello sviluppo sessuale alla Sapienza di Roma - “… la ventenne del 1964 andava in palestra in una quota nemmeno paragonabile a quella di adesso. Ora sembra statisticamente normale che una ragazza chieda in casa di rifarsi il seno”. Anche la società economica non è immune allo stile di vita, dettato dalle generazioni enti & anta. Esiste, a questo scopo, il marketing generazionale. I quarantenni di oggi assomigliano molto più a come erano, (negli anni 50), i loro genitori (definiti Baby Boomers), rispetto ai ventenni di oggi. Trent’anni di attività, depositati negli archivi della Yankelovich Partners (la più importante società americana di ricerche di mercato), lo hanno stabilito. Risultato? Un volume apposito: Dal cavallo a dondolo al computer. Gli autori, Clurman Ann & Smith J. Walzer, tra un surplus di dati, grafici e tabelle, rilevano la coesione generazionale, che nasce nonostante le differenze di livello culturale, economico e sociale, e diventa - affermano - l’arma vincente per individuare il popolo di consumatori. Questo e altro si fa, per indovinare una strategia di marketing e un prodotto per il mercato, “su misura”. “W le donne w le belle donne che fanno le colonne della casa”? Un’indagine, condotta dall’Istat, ad inizio millennio, ha messo a confronto due generazioni di donne: quelle nate nel ’40 e quelle nate nel ’60. Il dato che emerge dalla ricerca, fotografa le seguenti realtà: - distribuzione dei compiti. La donna del 1940 era supportata, in casa, all’incirca da nove persone, tra sorelle, fratelli, cognate; la donna del 1960 può contare, attualmente, nei lavori domestici e per la responsabilità della prole, del sostegno effettivo, solo, di cinque persone. – Le donne e l’assistenza agli anziani: quelle del 1940 potevano accogliere, per 12 anni, un anziano, a differenza delle figlie del ’60, le quali, complice, un allungamento della vita media, dividono e condividono la propria abitazione, con parenti “di tarda età adulta”, almeno, per 18 anni, assurgendo al ruolo di moderne crocerossine, per le loro necessità fisiche, morali, affettive. – Conquiste sociali e lavorative della donna: per entrambi sia le quarantenni sia le sessantenni c’è un livellamento di compiti e ruoli, tranne per un aspetto… le sessantenni sono quelle, più penalizzate, avendo, ancora, un carico doppio da gestire, rappresentato dai figli mammoni, (poco o per nulla collaborativi, in casa), e i bisnonni, vivi e vegeti, quando in altre epoche, le nonne erano già a riposo, dopo una vita di lavoro e gestione familiare “diretta”. 20 ieri 40 oggi riflessioni-bilancio dell’anima I quarantenni d’oggi, in particolare, si sa, non sono più quelli di una volta. C’è da rabbrividire, se consideriamo che essi sono “nientepopodimenoche” gli stessi bambini & bambine, che negli anni 70/80, alle 17.00 del pomeriggio (o giù di lì), con merenda alla mano, guardavano, in TV, Goldrake e Mazinga, Heidi Remi e Candy Candy, Happy Days e La Casa nella Prateria, Spazio 1999, Sandokan, Furia &… Sono le stesse persone, che, oggi, capita d’incrociare, freneticamente, per le strade, sulle metropolitane, alcuni già stempiati o con la prima pancetta dell’età che incomincia (solo sulla carta d’identità, per fortuna), ad avanzare. Incattiviti, delusi da un sistema, mal-rinnovato, trent’anni orsono, dai figli dei fiori; un sistema che non li ha valorizzati, come credevano, ai tempi dell’innocenza che fu. Dall’incontro allo scontro generazionale, in famiglia e all’occupazione che non c’e’. Il lavoro nobilita l’uomo. Il dettato Costituzionale della Repubblica Italiana è uno dei testi più belli in assoluto. Se fosse applicato, “alla lettera”, quante meno divisioni ci sarebbero, tra gli uomini. Nei Principi Fondamentali si legge all’Art. 1. che “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. All’Art. 4. che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”, come dire, non basta un lavoro, in quanto tale, ma necessita l’impiego giusto che valorizzi, appieno, i talenti acerbi “enti”, come l’esperienza acquisita, “anta” affinchè entrambi possano, a loro volta, trasferire tali acquisizioni, per il progresso della società. Questo transfert formativo-emozionale necessita, però, di “menti elevate.La carenza lavorativa che obbliga i giovani a rimanere a casa dei genitori, assieme allo sgretolamento del ministero familiare, dal punto di vista morale oltre che pratico, è uno dei tasti dolenti, quello, che, alla fine della fiera, crea maggiori diverbi generazionali. Ed ecco allora che ventenni, trentenni e quarantenni si ritrovano, loro malgrado, equiparati allo stesso livello professionale. Ed ecco che coloro che si ritrovano, “protetti dal potere occulto”, giocano allo scavalco di quelli, che la giornata se la sono dovuta sudare, anni addietro, e si ritrovano, loro malgrado, ancora “tra color che son sospesi”. Del “precariato e della difficoltà ad affittare casa, della classe degli enta e soprattutto anta”, parla, il sociologo Olivier Galland, il quale aggiunge, però, che le esitazioni dei ragazzi a volare con le proprie ali nascono, anche, dal fatto che è sparito “il formalismo delle convenienze” che rendeva urgente il passo matrimoniale, a vantaggio di una sessualità senza regole e schemi prefissati, perciò è facile vedere, allo stato attuale, un ventenne come un trentenne, come un quarantenne, a casa di mamma e papà. Urgono soluzioni valide, anche, per il recupero e salvaguardia del ministero famigliare, perchè l’armonia generazionale, il confronto non sia più scontro, alibi per nuove scissioni, artefice della confusione e relativismo in cui la società galleggia apaticamente. E i ventenni, trentenni e quarantenni di domani? Le prossime generazioni saranno in grado di superare quelle attuali, sempre più in scontro e meno in confronto? Il segreto è tutto racchiuso in un’unica parola: unione.


 

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IL MOVIMENTO FEMMINILE - STORIA E REALTA'

by Maira Nacar
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LA DONNA NELLA SUA 'QUOTA COLORATA', NON DISTINTA, NON RECLUSA, MA CONNATURATA DENTRO LA VITA CIVILE PARTENDO DALLA STORIA DEL MOVIMENTO CHE LA RAPPRESENTA E DI CUI NE E' COMPARTECIPE. DA UNA DONNA NON POTEVA CHE FUORIUSCIRE QUESTO TIPO DI BATTESIMO TENUTO CONTO CHE ESSERE DONNE 'IMPEGNATE' NON VUOLE, NON DEVE E NON VA NEMMENO LONTANAMENTE A RIFARSI - SPECIE NELLE EPOCHE CORRENTI - AL MODELLO COSIDDETTO DEL FEMMINISMO ABBATTI SOVRASTRUTTURA FAMILIARE, QUEST'ULTIMA, CHE RIMANE IL PERNO FONDANTE DI OGNI SOCIETA' 'SANA' CHE ESSA SIA CREDENTE O LAICA. DONNA, CAPOSALDO STRUTTURALE DELLA VITA OGNI DOVE. BUON ANNO, INTANTO - OGGI - DELLA FEDE, RICCO IL PROGRAMMA ODIERNO DI APERTURA ALLE SUE CELEBRAZIONI. CI RITORNEREMO, MENTRE STIAMO PREPARANDO UNA SERIE DI INTERVENTI E CONTRIBUTI SIA SU QUESTO ASPETTO COME ANTICIPATO GIA' NELLA RIFLESSIONE PRECEDENTE DI RIPRESA RELATIVA A QUALCHE GIORNO FA. RAPPORTI OCCIDENTE ED ORIENTE CON INTERVENTI DEGLI ESTERI, IL MONDO DELL'IMPRENDITORIA, IL MEZZOGIORNO CHE PROGREDISCE,  LA COMUNICAZIONE: STRUMENTI E MASS MEDIA,  LA FORMAZIONE CULTURALE ALLA POLITICA, IL DIALOGO INTERCULTURALE E INTERELIGIOSO, CONFRONTO TRA PARTE LAICA E PARTE CREDENTE, FEDE, RAGIONE, SCIENZA E DIRITTO, 4 PILASTRI IN CONCORDANZA,  RAPPORTI TRA STATO E CHIESA, MATRIMONIO-FAMIGLIA IL FONDAMENTO PER UNA ‘VERA’ SOCIETA’ DELLA CONDIVISIONE,  SOPRA TUTTE, L'ETICA DELLA PRATICA  E L’AGENDA MENSILE CON LE RILEVANZE IN USCITA DALL’ATTUALITA’ AL CENTRO DELLE NOSTRE DIVERSIFICATE INIZIATIVE EDITORIALI E NON


IL MOVIMENTO FEMMINILE - STORIA E REALTA'

Di Maira Nacar

Cos’è un Movimento Femminile? Che ruolo e quali obiettivi si prefigge di dare a coloro che ne sono iscritte? A storia e attualità l’ardua risposta. Noi ci proviamo attraverso delle schede informative che esplorano, in lungo e largo, l’argomento, partendo dalle origini. Il Movimento femminile in quanto tale è una specie d’appendice al ramo ideologico da cui esso proviene e quindi appartiene. E’ un’arteria autonoma e specifica assestante all’ideologia, religione o realtà sociale che lo rappresenta. Si prefigge di dare una risposta specifica alla vita di un organismo o partito. ALLE RADICI DELLA STORIA I Movimenti sia politici sia sociali, con ragioni e finalità differenti, avevano il compito di rivendicare il ruolo delle donne, nei loro diritti negati, restituendo a loro, una dignitosa posizione nella storia e nella realtà. Gli albori di un Movimento femminista è possibile ravvisarlo, proprio, nell’Europa del diciottesimo secolo. Sì, quell’Europa settecentesca, permeata, in ogni ambito della vita, dal pensiero razionale, cosiddetto “illuminista”. La possibilità di un miglioramento umano, le idee di progresso e ragione, di realizzazione della personalità, di diritto naturale, saranno, proprio, gli elementi portanti su cui si baserà la discussione sulla condizione storica, dell’universo femminile, nel secolo diciottesimo. Con il diciannovesimo secolo, però, i Movimenti politici e sociali cosa fecero? Seppur orientati da finalità e ragioni di natura differente, approfondirono l’importanza della collocazione femminile, partendo dal suo ieri (la storia), per arrivare alla realtà di quel momento, ma non solo: i Movimenti politici e sociali accamparono i diritti, fino allora, negati all’emisfero femminile. Il 700 e l’800 per esteso I concetti di ragione e di progresso, la fiducia nella capacità di miglioramento umano, di realizzazione della personalità, di diritto naturale, non sono altro che i riflessi dello specchio illuminista, che il periodo settecentesco ha consegnato alla Storia. Tale filosofia dei “lumi”, dell’essere “razionale” porteranno alla maturazione di una discussione storica, che vedrà, come protagonista, la donna. Più che orientati alla conoscenza storica del mondo delle donne, l’Illuminismo tendeva a porre l’accento sulla sua natura, difatti, con l’avvento della Rivoluzione francese si fecero strada profferte e approfondimenti, del tutto difformi. Olympe de Gouges conferma questa tesi rivendicando, grazie alla proposta di Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, datata 1791, l’espansione o allargamento dei diritti naturali dell’uomo alla donna. Risultato? Tanti consensi per la de Gouges, ma il diniego della sua proposta, da parte della Convenzione, la spedì, nel 1793, dritta, all’altare della ghigliottina. Se nell’Europa illuminista delle “nostre cugine d’Oltralpe” le cose andavano per la peggiore, l’America non se ne stava, certo, ad osservare le stelle del firmamento. E’ del 1792, l’idea di un’altra rivoluzione, quella dei comportamenti delle donne, auspicata dall’americana Mary Wollstonecraft, che prevedeva l’eliminazione tassativa di tutti i privilegi (sessualità compresa, nella sua accezione più istintiva). Nel secolo Ottocento, oramai giunto, vennero a delinearsi una corrente egualitaria e una corrente dualista, che, tracciavano l’ambo delle posizioni teoriche, da cui presero forma, poi, i movimenti femminili di allora. Due posizioni per due diverse rappresentazioni della donna. La prima corrente, quella egualitaria, vedeva la donna, appartenente al genere umano, e l’altra, quella dualista, era costruita, a misura dell’identità femminile di genere. Nella prima corrente il centro di gravità permanente si fondava sullo Stato ed il legislatore, il cui compito era quello di trasformare e promuovere iniziative, alfine del riconoscimento della uguaglianza politica. Nella seconda corrente era messo tutto in discussione, non spettava più allo Stato né al legislatore il ruolo di riferimento d’ogni trasformazione e promozione d’iniziative a favore della donna. E’ l’istinto materno a farla da padrona sia per la sfera strettamente fisica sia psico-sociale, prendere o lasciare. Nella corrente dualista, tutto era rimesso in discussione: dal rapporto uomo-donna al rapporto donna e famiglia in favore e difesa d’apposite riforme educative e legislative. Se la difesa di un diritto “astratto” avrebbe potuto provocare l’inattività del movimento femminile, la corrente dualista andava a scontrarsi con la stabilità dei caratteri, insita nella natura della società “patriarcale”. Dopo un primo momento di valorizzazione delle donne, impegnate nell’organizzazione, che, nella prima metà dell’Ottocento, videro, in Francia, tentativi rivoluzionari di organizzare le donne, nei club patriottici, ci fu un ribaltamento della situazione, da parte del codice napoleonico, che, trafisse una dura sconfitta a quegli ideali, ristabilendo un conservatorismo verso la donna, che doveva tornare ad essere, quella che è sempre stata nei secoli dei secoli: proprietà privata dell’uomo, libera solo di procreare. Questo arretramento suscitò nelle “prime attrici”, dell’iniziale Movimento Femminile ottocentesco, la necessità, in progressione, di accostarsi a gruppi e circoli socialisti, con ideali protèsi all’irrealizzazione. Ma cosa accadde, negli altri paesi europei? L’Inghilterra, antesignana delle innovazioni, in ogni senso, generò una comunità di femministe “associate” che organizzavano conferenze in pubblico, iniziativa, questa, inedita per l’epoca. Girando l’Europa, le prime femministe videro la propria affermazione, correlate con un altro movimento: quello democratico e nazionale, mentre, altre ancora, negli States o nella stessa Inghilterra trovavano la giusta quadratura, all’interno di gruppi dissenzienti al credo religioso come quelli di preghiera dei quaccheri o come le opere filantropiche del Reveil, posizionate in Svizzera e Olanda. A contribuire alla lievitazione del movimento in rosa, fu la Stampa femminile, con la sua capillare presenza territoriale, nonché la nascita di tante associazioni. Nello sviluppo del dibattito femminile, di primaria necessità, si è riscontrata, all’unanimità, essere la questione sociale, che richiedeva risposte risolutive. Da qui, l’esigenza d’unificazione del mondo maschile con quello femminile, nel tentativo di risolvere il problema sociale della donna, attraverso opportune strategie e modelli.

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* 11 OTTOBRE 1962 INIZIO DEL CONCILIO VATICANO II * 11 OTTOBRE 2012 PARTE L'ANNO DELLA FEDE

by Maira Nacar
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1962 INIZIO DEL CONCILIO VATICANO II   -  11 OTTOBRE 2012  PARTE  L'ANNO DELLA FEDE

Nell’approssimarsi dell’apertura del CONCILIO VATICANO II, a Roma, che aveva inizio esattamente 50 anni fa, l’11 ottobre del 1962, ad una settimana da quella fatidica data, Papa Giovanni XXIII, oggi BEATO, si recò a Loreto per affidare il mondo a Maria, entro le cui cinte murarie dov’ella è collocata con la sua inconfondibile effige, non per ‘leggende metropolitane’, ma per realtà di accaduti ‘SPECIALI’ risiede il mattone su mattone di provenienza ed appartenenza proprio e specificatamente alla casa di Nazareth dove viveva la Vergine Maria, giovinetta, con i suoi genitori, Anna e Gioacchino, e dove ella ricevette l’annuncio della nascita ‘MIRACOLOSA’, non programmata di GESU’. Allo stesso modo, sempre ad una settimana dall’inizio, in questo caso 2012, dell’ANNO SOCIALE DELLA FEDE... l’attuale Pontefice, Benedetto XVI, questa mattina ha offerto, come il suo pre pre pre predecessore, Giovanni XXIII, simbolicamente, nella intenzione ‘applicata’ dello SPIRITO SANTO, LE FAMIGLIE a Maria, in questo sconquasso generale di valori e convinzioni ridisegnate ad uso e consumo di un’umanità “SENZA DIO”, INDIFFERENTE AD ESSO, che come unico risultato-frutto bacato VISIBILE ha portato instabilità di ‘pensiero, parola, opera e azione’, confusione, strappi all’arteria mater, LA FAMIGLIA, appunto, ridotta ai minimi termini, con altre alternative-di modelli familiari... che tutto promettono (FALSA LIBERTà), NULLA MANTENGONO, anche quando appaiono mantenersi... fino al successivo ‘ quando’ che fa crollare il castello di sabbia e la sabbia non è la pietra come si recita per fonte “BIBBLICA”. L’occasione del prossimo 11 ottobre può essere una straordinaria opportunità per recuperare, scoprire il DONO dei DONI= LA FEDE ad appannaggio di chi lo vuole ‘veramente’ cercare dentro di se, perché DIO non è chissà dove, ma è DENTRO DI OGNUNO DI NOI, non come dettato di fede, regola di una legge terrena... che ne è solo l’interprete ‘DEGNA’, ma per RIVELAZIONE DIVINA, filtrata dal cuore e dalla coscienza di ognuno di noi e non di meno, dalla ragione, l’intelletto, uno dei doni naturali cui disponiamo, in quanto nell’insieme delle caratteristiche enunciate tutte rientrante conformemente nella CREAZIONE, la nostra, fatta ‘AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA’, mediante ‘benedetto grembo materno, si riflette l’opera di DIO. Dio, dunque è dentro di noi nella misura in cui riusciamo a riconoscerlo, appunto, per vie naturali, quelle forniteci dal Creatore in dotazione ‘carnale’ dentro il fisico, l’intelligenza et quant’altro, e DIO è SOPRA di noi, in quel CIELO così lontano dai nostri cuori; egli vede, vigila, lascia LIBERI gli uomini - e davvero - anche di ferirlo, offenderlo, criticarlo, di NON ACCOGLIERLO (come 2000 e più anni fa accadde sul legno sanguinante della CROCE), insomma, dentro quella voce de LA COSCIENZA che stridula, soffocata da altre voci interne e circostanti l’esterno ‘visibile’, LI’ RISIEDE DIO! Allora, in questa straordinaria situazione in partenza, PER CHI LA SAPRA’ COGLIERE, relativa all’ANNO DELLA FEDE, quale occasione migliore risulta essere altrettanto indicata se non quella per riscoprire gli atti, i Documenti del CONCILIO VATICANO II, concepite sulla carta in risposta alle esigenze ed emergenze dell’uomo contemporaneo, nella sua multilateralità e multisettorialità a cui la vita ad essa lo richiama, in ARMONIA col DISEGNO DIVINO, il che richiede, alla sua LIBERA ADESIONE, una inevitabile REVISIONE, un ATTO DI CORAGGIO, un USCIRE FUORI DAGLI SCHEMI, per riformarsi ed uniformarsi dentro una comunità pensante NUOVA fatta di tanti ‘TU’ e NESSUN ‘IO’. Dunque una socialità in piena regola, che riparte da zero, con pochi elementi-persone con cui poter condividere nella comprensione di una riconosciuta giusta frequenza d’onda tale EREDITA’ SPIRITUALE viaggiante nell’IMMANENTE, per poi ampliarsi, su BASI SOLIDE E NON BACATE, SOTTO TIRANNIA ‘INTERIORE’ DI CAMUFFAGGIO GIUSTIFICATO! Sarà anche l’impegno, quello dei preposti al delicato compito, di ‘aprire’ una visuale, proponendo all’umanità corrente, nel corso dell’anno speciale in avvio, LE BELLEZZE in uscita dal CONCILIO nella speranza di far comprendere di come esse abbiano una ‘STRETTA’ rilevanza col dato pratico-comportamentale di ognuno di noi, la cui contestualizzazione si mantiene valida in ogni epoca e stagione, anche se non si vieta la possibilità di un ulteriore nuovo passo verso l’analisi sociale dell’umanità rivista dalla CHIESA e quindi verso un nuovo CONCILIO che riprendendo quanto di buono ci ha lasciato il precedente possa accogliere le nuove istanze dell’uomo smarrito di oggi! Ci proveremo anche noi a rileggere queste pagine memorabili della storia del Concilio Vaticano II. E’ un’occasione d’oro quella di far coincidere l’ANNO SOCIALE DELLA FEDE con la conoscenza nel suo significato più autentico del CONCILIO, anche perché forti sono i sospetti che una stragrande maggioranza di persone sia all’oscuro, come fatto e sapere culturale oltre che religioso legato alla indissolubilità della FEDE di cosa in realtà sia davvero, cosa rappresenti il Concilio Vaticano II, quali gli scopi, quale il nesso con il vissuto sociale delle persone e perché è stato voluto, e via discorrendo. Con una buona ripresa di attivita’ nel personale programma del ‘vivere etico’ intrapreso ad inizio 2012, assieme a IL CAMPO, cui vi rimando a questi giorni, con i proximi contributi, BUON DIO PIACENDO, SEMPRE, auguriamo in questo frangente soprattutto e pertanto un “BUON ANNO... DELLA FEDE"!

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MAGGIO: NON C'E' ROSA 'NERA' SENZA SPINE PER LA CRONACA

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MAGGIO:  NON C'E' ROSA  'NERA' SENZA SPINE PER LA CRONACA

 

 

DI MAIRA NACAR


NEL MESE DI MAGGIO, 'NON C’E’ ROSA SENZA SPINE ', IL FIORE CHE CARATTERIZZA LE SETTIMANE CORRENTI DI QUESTA SPLENDIDA MENSILITA’! BUONA DOMENICA DELLE CALAMITA' DENTRO UNO SCHERMO TELEVISIVO IN ‘BIANCO E NERO’, SI DOVREBBE DECLAMARE, DOPO UN SABATO ALTRETTANTO NEFASTO: IERI, LO SCOPPIO A BRINDISI, OGGI, IL SISMA A BOLOGNA E DINTORNI. LA TERRA TREMA IN MANIERA NATURALE ED INDOTTA E IL MONDO PIANGE. C’E’ CHI PUO’ ESTENDERE UN CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’ DENTRO IL ‘CUORE’ PULSANTE E CONTRITO CHE LO ALBERGA, DENTRO UN PENSIERO DI INTENZIONE CHE SI FA PREGHIERA SOLIDALE E CHI SI ATTIVA PRONTAMENTE SUI LUOGHI DEI DISASTRI COME ALTRA FORMA, QUESTA, SOSTANZIALE, VISIBILE PER COMUNICARE AL POPOLO FRATELLO COLPITO CHE NON E’ & NON DEVE SENTIRSI SOLO. NON C’E’ DA AFFIDARSI & FIDARSI, PERO’, AL 100%, SUL FLUIRE COPIOSO, IN USCITA, IN QUESTE ORE, DEGLI STORDENTI MESSAGGI MEDIATICI, CHE, CON LA LORO PRESENZA ‘PARTECIPE’, CI FANNO CREDERE DI ESSERE AL SERVIZIO ‘DEL SERVIZIO’ MA CHE IN REALTA’ FUNGONO, ANCHE, DA STRUMENTO ‘ONNIPRESENTE’ DI POTERE SOCIALE PER MANTENERE ALTO L’INDICE DI ASCOLTO DENTRO LA GUERRA (ECONOMICA...), DELL’AUDITEL, VIA GRAFICI TV, CHE NE RILEVANO GLI EFFETTI, REGISTRANDO UN PLAGIO GENERALE NEL FORGIAMENTO MENTALE DELLE CATEGORIE ‘DEBOLI’. LO SI STUDIA, D’ALTRONDE, ANCHE ALLA FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE..., QUANTO ASSERITO; C’E’, PERO, IN TUTTO QUESTO TAM TAM DELL’INFORMAZIONE, ANCHE, UN ‘COSIDDETTO’ LATO BUONO ED E’ RAPPRESENTATO DAL SENSO DI COESIONE DEL POPOLO ITALIANO, DINNANZI AI ‘GRANDI EVENTI’, IN SCORRIMENTO, DELLA CRONACA, FILTRATI DAL MEZZO TELEVISIVO; UN SENSO SOLIDALE E PARTECIPE DEL ‘NOI’ CHE PROPRIO IL PICCOLO SCHERMO HA SAPUTO E SA SUSCITARE IN OGNI EPOCA, FACENDO RITROVARE UNA NAZIONE, SPECIE NELLA ODIERNA ERA MULTIGLOBALE, STORICAMENTE MOLTO DELICATA, IN CUI IL DATO INDIVIDUALISTICO, IN CADUTA INTERPERSONALE, NEI RAPPORTI, SCORRE ‘NUDO’ ED INDIFFERENTE A NOI, ROTTO NELLA INCONSISTENZA DEL SUO ESSERE, SOLTANTO, PURTROPPO, DINNANZI AI DRAMMI – E PER IL TEMPO VOLANTE DI 5 MINUTI – DOPO DI CHE CALA IL SIPARIO MEDIATICO, MENTRE I DANNI ED I MORTI RESTANO!!! CANTAVA BENE ANTONELLO VENDITTI NEL LONTANO 1978, ‘TG1 TG2 TG SPECIALE QUESTA SERA TUTTI A CASA C'È IL TELEGIORNALE. ........................... IL TELEGIORNALE COSÌ SPETTACOLARE IL TELEGIORNALE COSÌ OBIETTIVAMENTE IMPARZIALE.......................’, REGISTRANDO, DI FATTO, IL DATO DELL’OPPORTUNISMO DI UN SISTEMA MEDIATICO-GIORNALISTICO, IN TEMPI, APPARENTEMENTE MENO O NON SOSPETTI, QUANDO MAESTRI PER LA CLASSE ODIERNA DI GIORNALISTI CUI MOLTI DI NOI RIENTRANO, PER CONTINUAZIONE, RICALCO DELLE ORME, QUALI I CONDUTTORI APICALI DEI TG NAZIONALI - TARGATI RAI - FACEVANO SCUOLA, ERANO E DETTAVANO IL MODELLO DEONTOLOGICO APPLICATO, OGGI DISPERSO, NEI MEANDRI DI SVARIATE REDAZIONI ‘DI PESO’! EH ALLORA... TUTTI INSIEME PER UNA PREGHIERA ‘COLLETTIVA’. NE E’ RISAPUTA L’EFFICACIA QUANDO LA RECITA NEI SUOI EFFETTI ‘TANGIBILI’ TOCCA IL MAGGIOR NUMERO DI PERSONE IN CONTEMPORANEA AGLI OCCHI E ALTRI DUE CUORI... I PIU’ GRANDI ED IMMENSI CHE CI SIANO, DI MARIA, DI GESU’ CRISTO, DI SAN GIUSEPPE, DELLO SPIRITO SANTO, OGGI, IN CADUTA COPIOSA NEL GIORNO DELL'ASCENSIONE CHE PRECEDE LA FESTA, PROSSIMA DOMENICA DE LA PENTECOSTE, DE IL CORO DEGLI ARCANGELI ED ANGELI E DI CHI SENTIAMO PIU’ VICINO NELL’AFFOLLATO CIELO... SOLO LORO IN GRADO DI PROVVEDERE DENTRO LE PIAGHE DEL DOLORE MULTIFACCIALE, ATTRAVERSO LE AZIONI DEGLI UOMINI 'CORAGGIOSI' E LE MANIFESTAZIONI 'TRASCENDENTI', ORDINARIE E STRAORDINARIE.




 

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LE DONNE DELLA REPUBBLICA S’INCONTRANO (III PARTE)

by Maira Nacar
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LE DONNE DELLA REPUBBLICA S’INCONTRANO (III PARTE)

di Maira Nacar

Con il sistema maggioritario misto, avvenuto nel 1994, si è registrato il picco di presenze
femminili in Parlamento, quantificabile al 13%, destinato a riscendere due anni più tardi, nel 1996, di un 3%, a causa della soppressione delle quote. La prof. Cedroni, dopo avere parlato del comportamento elettorale in prima Repubblica delle elettrici, ha terminato la sua relazione parlando del fenomeno dell’astensionismo femminile. Ha sottolineato di come, questo atteggiamento o che sia deliberato o che sia irriflesso è un fenomeno che cresce costantemente e suona un po’, anche, come cassa di risonanza verso i partiti politici, al fine che essi possano riporre maggiore attenzione nei riguardi delle donne.
Il nodo irrisolto consiste nel fatto che, se come elettrici, le donne sono considerate una risorsa preziosa per l’intero sistema politico, altresì come elette, esse hanno ancora molte porte barrate, un accesso off limit che tradisce il mancato ottenimento della piena cittadinanza attiva, come vorrebbe una qualsiasi sana democrazia che si rispetti.
Con Claudia Mancina – docente di Etica dei diritti Università di Roma “La Sapienza” –
Facoltà di Filosofia, si è pensato di centrare la relazione sulla ricerca della piena cittadinanza. La scarsa presenza delle donne nelle istituzioni della politica italiana e non, sottorappresentata anche alle assemblee rappresentative, è un aspetto che non può sfuggire ad alcuno. Questo registra il malfunzionamento della democrazia.
Un caso positivamente isolato può dirsi quello dei Paesi scandinavi. Per cui, sulla carta,
l’uguaglianza del diritto ci assiste, ma andando al pratico, la discriminazione regna ancora sovrana tra i due sessi. I pareri su tale status quo sono variegati. E’ innegabile una sensazione:senza un’adeguata cittadinanza femminile, il genere si sente sminuito, anche, se il ruolosociale ad esse affidato, risulta ben cementato e riconosciuto. Andando però a ritroso neltempo, c’e da rilevare un aspetto: la rappresentanza è stata rivendicata dalle donne solorecentemente. Ci fù un movimento… quello per il diritto di voto che trattò la questione dell’elettorato passivo, conseguenza lampante e inesorabile di quello attivo. L’idea cardine poggiava le sue basi sul diritto di scelta dei rappresentanti della nazione. Più avanti nel tempo, (siamo nel Novecento), il neofemminismo, come anche i movimenti studenteschi e antiautoritari, si caratterizzarono per la sfiducia nella democrazia rappresentativa e il rimpianto per la democrazia diretta o assembleare. Le studiose di oggi hanno portato alla identificazione di due posizioni principali: quella essenzialista e quella democratica. La posizione essenzialista è ubicata in terra francese e italiana. Si abbina alla differenza sessuale, - afferma la prof. Mancina - “…intesa in senso forte, come teoria della dualità dell’essere umano, o “differenza umana originaria”. La posizione democratica, invece, è riscontrabile nei paesi anglosassoni. Si basa su categorie filosofico-politiche in ambito di giustizia o uguaglianza, sia pure rivedute e corrette dalla critica femminista. Nel corso del dibattito, la prof. Mancina ha tenuto a esaminare le soluzioni politiche, costituzionali verificatasi in Italia e Francia, negli ultimi anni. Paola Ghiotti De Biase si è inoltrata sul sentiero del voto delle donne nella storia della Repubblica. Le tappe consumate con i “piedi della mente” sono state le seguenti, secondo programma: - Storia generale e storia delle donne nella Repubblica: il perdurare delle separatezze. – Il contesto del voto alle donne, fra eredità pregresse e novità resistenziali. Il contrasto della sottovalutazione diffusa e la nuova fierezza femminile. – Il far politica delle donne: il nuovo associazionismo, l’esercizio della solidarietà, l’impegno antiastensionista. – Il contributo delle donne agli equilibri politici della Repubblica, fra dati generali e varianti locali. Le strategie politiche e i partiti di fronte al voto femminile. – Il contributo delle donne alla Costituzione. – Gli effetti sulla società italiana del primo impegno politico femminile. Il processo di modernizzazione fra guerra fredda, convergenze paritarie, ritardi, nell’area di sinistra, nell’area cattolica, nel rinato associazionismo laico. – I primi segnali della secolarizzazione e il mutamento degli equilibri politici degli anni Settanta. La Tavola Rotonda del giugno 2006 presieduta dalla dott.ssa Franca Bimbi, Camera dei Deputati, Presidente XIV Commissione per Unione Europea ha visto l’aprirsi di un dibattito a sei voci, quelle dei seguenti docenti: Gabriella Bonacchi – Fondazione Lelio e Lisli Basso – Responsabile sezione studi e ricerche e studiosa della storia di Roma e della condizione femminile. Mario Caciagli – Università degli Studi di Firenze – Facoltà di Scienze Politiche Docente di Scienza Politica. Mariella Gramaglia – Comune di Roma – Assessore per la
semplificazione e la trasparenza dell’attività amministrativa, della comunicazione, dei tempi ed orari della città e delle pari opportunità. Maria Serena Sapegno – Università degli studi diRoma “La Sapienza” – Facoltà di Lettere Docente di Letteratura italiana. Teresa Serra –Università degli Studi di Roma “La Sapienza” – Facoltà di Scienze Politiche Docente di filosofia politica. Fiorenza Taricone – Università di Cassino Docente di Storia delle dottrine politiche – Presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Ateneo.




 

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LE DONNE DELLA REPUBBLICA S’INCONTRANO

by Maira Nacar
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on Domenica, 18 Marzo 2012
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PROSEGUIAMO CON QUESTO APPROFONDIMENTO CHE VEDE LA FIGURA DELLA DONNA NELLA SUA EVOLUZIONE ATTIVA NELLA E PER LA REPUBBLICA ITALIANA

LE DONNE DELLA REPUBBLICA S’INCONTRANO (II PARTE)

 

di Maira Nacar

La seconda sessione del Convegno nazionale “Da elettrici ad elette - dal diritto di voto alla cittadinanza piena” si č aperta nel pomeriggio, poco prima delle ore 15,00, con un emozionante documento: la proiezione di filmati inerenti il voto femminile. A presiedere la seconda parte di questa prima, intensissima giornata di lavori, Marina D’Amelia che ha introdotto il tema della conquista del voto. Le testimonianze di una veterana del mondo politico quale Tina Anselmi, con Anna Vinci, scrittrice e giornalista RAI hanno reso il momento particolarmente significativo, per tutti i partecipanti al Convegno.
Dell’Anselmi, l’insegnante prestata brillantemente alla politica, nata nel ’27 a Castelfranco Veneto, divenuta la portabandiera della Resistenza, possiamo dire ogni bene. Iscritta nel 1944 alla D.C., fu un’attivista convinta del partito che fu di De Gasperi e di Don Sturzo, senza mai dimenticare le profonde motivazioni della sua scelta antifascista. Ricordiamo il suo ruolo di dirigente sindacale, sempre vicina al mondo giovanile D.C., e quello (tanto per rimanere in tema con il convegno), di vice presidente dell’Unione europea femminile. Ad avercele, nella politica attuale, di donne come lei, che, scusate la licenza di scrivere, si potrebbe definire “Mente pulita”. Oltre alla Anselmi e la Vinci hanno fornito un sostanziale contributo alla causa, le presenze di Maria Eletta Martini, ex parlamentare, ex vice Presidente della Camera dei Deputati e Giglia Tedesco, ex parlamentare, ex vice Presidente del Senato della Repubblica dal 1983 al 1987 & madre fondatrice del Nuovo Diritto di Famiglia. Concluso il momento dei ricordi sul filo del grande schermo, l’accento si è spostato sul voto delle donne nella storia della Repubblica. Ad illustrare “con il verbo”… Paola Ghiotti De Biase – insegnante, storica, deputato ed ex rappresentante per l’Italia della Commissione della Donna dell’ONU in data 1983 e a seguire Diana Vincenti Amato – docente di Ordinamento della Famiglia Universitā di Roma “La Sapienza” – Facoltā di Scienze Politiche, che ha fatto una relazione sulla cittadinanza delle donne. La seconda e ultima giornata del Convegno alla Sapienza di Roma, si č aperta con la terza sessione presieduta da Maria Chiara Turci, che ha analizzato quel che viene Oltre il voto: dall’appartenenza alla piena cittadinanza. La cultura politica femminile e comportamento elettorale č l’argomento della relazione della prof. Lorella Cedroni – docente di Scienza Politica Universitā di Roma “La Sapienza” – Facoltā di Scienze Politiche. Trattare la cultura politica femminile origina oltre, che un riconoscimento specifico, sul fronte nazionale ed europeo, anche, l’attribuzione di un’identitā di impatto sul modo di fare politica, con i conseguenti mutamenti che vede interessato il mondo politico, (in particolare quello partitico). La cultura politica puō dirsi tale, quando incide sul tessuto strutturale e sulle prestazioni politiche e governative al punto da vincolarle, pur senza stabilirle con esattezza. La nutrita analisi prosegue con la classificazione degli indicatori di maggiore rilevanza della cultura politica, ordinati rispetto al cambiamento indotto. In buona sostanza, seguendo il pensiero di Almond del 1963, Lorella Cedroni afferma che “la cultura politica si articola – nei tre livelli di sistema, processo e azione politica ciascuno con una sua specificitā: 1) la cultura del sistema č fatta di conoscenze, sentimenti e valutazioni rispetto alle autoritā politiche, ai detentori del potere, nei confronti del regime, della struttura
istituzionale e verso la nazione; 2) la cultura del processo č fatta di conoscenze, sentimenti e valutazioni che i membri del sistema politico hanno verso se stessi in quanto attori politici e verso gli altri attori politici, compresi i partiti, i gruppi di interesse e le élites politiche e governative; infine: 3) la cultura dell’azione politica č composta da quelle conoscenze, sentimenti e valutazioni che i membri del sistema politico hanno verso gli esiti del sistema, la sua politica interna ed esterna”. Dunque, secondo la docente, l’analisi della cultura politica femminile puō dirsi attendibile, solo, seguendo una tripartizione indicativa del sistema: la fiducia politica e nelle istituzioni; l’identificazione partitica e l’interesse politico individuale. Si tocca anche l’argomento che vede protagoniste altre forme, meno evidenti ma tangibili, di partecipazione femminile, quali il volontariato e l’associazionismo, a differenza dell’impegno delle donne in politica, che va considerato all’interno del sistema a cui esso confluisce, quindi Paese per Paese, caso per caso. Riguardo La penisola italiana, l’analisi di Donā del 2006 chiarisce “… dal secondo dopoguerra in poli, č al modello consociativo che occorre fare riferimento, caratterizzato da una profonda frattura ideologico-politica e da una societā fortemente divisa sul piano dei valori e della cultura politica. Fino a quando tale modello č durato, la storia della partecipazione politica femminile si č intrecciata alla storia dei due maggiori partiti politici italiani, D.C. e Pci principali fautori dell’accesso delle donne alle istituzioni politiche”.

 

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LE DONNE DELLA REPUBBLICA S’INCONTRANO (I PARTE)

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on Giovedì, 08 Marzo 2012
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IN OCCASIONE DELLA GIORNATA ODIERNA TUTTA ‘DONNA E MIMOSA’, MI E’ PARSO CALZANTE L’ACCOSTAMENTO CIRCOSTANZIALE RIGUARDANTE UN CONTRIBUTO SULL’UNIVERSO FEMMINILE ‘IMPEGNATO’, REDATTO ALCUNI ANNI ORSONO, DI MATRICE STORICA, PER CUI SEMPRE VALIDO. VI PROPONGO UNA PRIMA PARTE DEL SUCCOSO APPROFONDIMENTO CUI A BREVE RAGGIO TEMPORANEO SI ALLACCERA’, IN PROLUNGAMENTO, UN SEGMENTO INFORMATIVO DEDICATO ALLA GENESI DE IL ‘MOVIMENTO FEMMINILE’


 

LE DONNE DELLA REPUBBLICA S’INCONTRANO (I PARTE)


di Maira Nacar


Gli antecedenti del voto. La battaglia per il voto nell’Italia liberale. La conquista del voto. Il voto delle donne nella storia della Repubblica. La cittadinanza delle donne. Oltre il voto: dall’appartenenza alla piena cittadinanza. Cultura femminile e comportamento elettorale. La ricerca della piena cittadinanza. Il voto delle donne nella storia della Repubblica


In occasione dell’anniversario del voto delle donne italiane, in un Convegno apposito, si è fatto un bilancio in cui è emersa la trasformazione della figura femminile, da quel lontano 2 giugno 1946, data d’entrata, per loro, nella scena politica. Tali cambiamenti hanno generato un più incisivo apporto per le donne, dagli strati governativi del Belpaese. Resta, però, da noi, ancora molto da fare e questa occasione d’incontro, (quasi tutta al femminile), ha confermato le tendenze, gli zoccoli duri, i punti di sospensione della “Cosa pubblica”, vista in chiave “rosa”. Tre sessioni, con relativa tavola rotonda hanno tracciato la storia delle donne nella politica attiva & passiva, in sessant’anni di Repubblica italiana. Una delle occasioni più stimolanti per farlo è stato il Convegno nazionale intitolato “Da elettrici ad elette - Dal diritto di voto alla cittadinanza piena”, che ha avuto luogo, presso il Rettorato - Aula Magna dell’Università di Roma “La Sapienza”. L’evento culturale ha visto il Patrocinio di Regione Lazio, Assessorato Lavoro, Pari Opportunità e Politiche Giovanili, Comitato Nazionale Donne della Repubblica. Due giornate di riflessione e analisi storica, quelle tracciate al Convegno universitario, senza tralasciare le urgenze contemporanee della donna impegnata sulla scena politica e sui muri di gomma invisibili, che ostacolano la sua ascesa, nella rappresentanza & nella piena cittadinanza.
La concessione del suffragio femminile dei venticinque Stati Membri dell’UE (15) e dell’EU (10), che ne fanno parte, ha avuto varie battute d’inizio. Da noi, la storia si è firmata & fermata alla memoria e giudizio dei posteri, com’è noto, in data 2 giugno 1946. Ma all’estero, quando le donne hanno potuto votare per la prima volta? Il primato spetta alla Finlandia, dove i tempi erano maturi già nel 1906. A seguire la Danimarca nel 1915 (anticipata dal voto amministrativo, del 1908). Nei Paesi Bassi le donne votarono per la prima volta nel 1917; nel 1918 in Lussemburgo, in Polonia, in Estonia, in Lettonia, in Lituania e in Ungheria; nel 1919 in Germania Austria e Svezia; nel 1920 in Cecoslovacchia; in Irlanda nel 1928; in Gran Bretagna nel 1929; in Spagna nel 1931; in Francia nel1944; in Slovenia nel1945; in Belgio nel 1948 (dopo una introduzione datata 1919); in Grecia nel 1952; a Cipro nel 1960; a Malta nel 1947; Ultime, in ordine di tempo, le donne del Portogallo che votarono per la prima volta, nell’anno 1976, ma come suol dirsi “meglio tardi che mai!”. Al Convegno nazionale, alla “Sapienza” di Roma, erano presenti in alternanza, rispettivamente, anche la Delegata Nazionale del Movimento Femminile D.C. Dora Cirulli e la Delegata Regionale D.C. per il Lazio Maira Nacar. La Delegata Nazionale, in qualità, anche, di Portavoce Nazionale del Partito ha tenuto a sottolineare l’importanza, nel nostro Paese, della cittadinanza piena, per l’emisfero femminile bagnato (non solo dalla mediterraneità di un mare sinonimo di rotondità materna & frutto di fecondità matrimoniale), ma anche da un attivismo che tocca tutti gli ambiti della vita della donna. Politica compresa.
Alla prima sessione, dopo i saluti delle autorità intervenute quali: il Rettore dell’Università di Roma “La Sapienza” prof. Renato Guarini, il Ministro delle Pari Opportunità on. Barbara Pollastrini, l’Assessore della Regione Lazio per Scuola, Diritto allo studio e formazione Professionale on. Silvia Costa, l’Assessore della Regione Lazio per Lavoro, Pari Opportunità e Politiche Giovanili on Alessandra Ribaldi, la Delegata del Rettore per le pari opportunità prof. Marisa Ferrari Occhionero, quest’ultima ha introdotto e presieduto i lavori sulla via degli antecedenti del voto. A seguire, una relazione sulle teorie suffragiste nell’800 ad opera della prof. Ginevra Conti Odorisio – docente di Storia delle Dottrine Politiche e di Storia della questione femminile, Coordinatore del Dottorato sulla “Questione femminile e politiche paritarie” Università di Roma Tre - Facoltà di Scienze Politiche. La professoressa ha introdotto il tema delle teorie suffragiste nell’800, prendendo in esame alcune delle “idee madre”, dal sansimonismo, alle teorizzazioni macchiate dal morbo dell’ambiguità del predicatore Barrault. E ancora, si è esaminato il filone del femminismo cosiddetto liberal-democratico, derivante dalla teoria dei diritti dell’uomo. Un accenno, poi, è stato fatto sul pensiero di Harriet Martineau. Guardando in casa Italia, si è preso in considerazione sia il femminismo maternalismo e pedagogico del Mazzini sia il femminismo “utopico” di Morelli, per arrivare al femminismo di natura radicale di A. M. Mozzoni.
Un breve cenno, poi, è stato dedicato al femminismo “gradualista” dei diritti civili e non politici, contestualizzato alla situazione francese che fa capo all’emblematicità di L. Richer e del periodico francese “Le droit des femmes”. Questo quadro ha avuto il suo completamento con le conseguenze politiche, culturali della concessione del voto, maturata dopo una frattura, il silenzio e i due conflitti mondiali invece, che come conseguenza di legittime battaglie emancipazioniste. Dopo il corposo intervento della dott.ssa Conti Odorisio, la scena si è spostata verso la prof. Anna Maria Isastia – docente di Storia Contemporanea Facoltà di Lettere – Università di Roma “La Sapienza”, Presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Unione italiana del Soroptimist International. La relazione era fondata tutta sulla battaglia per il voto nell’Italia liberale. In particolare si è focalizzata l’aria contraria, perorante la causa del non voto femminile, segno, questo, di un’Italia arretrata politicamente e culturalmente. Di un’Italia che addirittura considerava improponibile, sconveniente (oltre che imbarazzante), la possibilità che il mondo femminile potesse esprimersi tramite il voto. Come dire che la donna è donna e (in quanto tale), non doveva intromettersi in un mondo fino, a prima del 2 giugno del ’46, di appannaggio esclusivamente maschile, perché questo (si diceva), avrebbe creato scompensi ai consolidati equilibri tra i due sessi, generando, involontariamente, un transfert disturbatore al nido domestico. Con l’opposizione al voto in rosa, si voleva tenere la donna relegata principalmente al suo ruolo passivo, nell’ambito della sfera privata che l’ha vista, da secoli, regina incontrastata. FINE PRIMA PARTE

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UNA FAMIGLIA A METÀ

by Maira Nacar
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on Mercoledì, 29 Febbraio 2012
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NON C’E’ DUBBIO, STIAMO ATTRAVERSANDO UN PERIODO OGGETTIVAMENTE COMPLESSO. LA FAMIGLIA, LA SCUOLA , LA CHIESA, LO SPORT I 4 CAPISALDI, UN TEMPO, RIFERIMENTI INTOCCABILI, PALETTI ALL’ORDINE SOCIALE’, CARATTERISTICA DI UN PAESE, FORMATIVI PER LA SPERANZA DEL DOMANI, I NOSTRI FIGLI, HANNO FALLITO O STANNO FALLENDO SEMPRE DI PIU’ IL PROPRIO COMPITO ENTRANDO IN COLLISIONE O IN ADEGUAMENTO FRA LORO, IN NOME DELL’ALLARGAMENTO DEL CONCETTO COSIDDETTO DI LIBERTA’-CONQUISTA CHE A SECONDO DELL’AUTORITA’ COMPETENTE (LA LEGGE DELLO STATO, LA LEGGE DELLA CHIESA), ATTRIBUISCE, QUINDI, UN SUO SIGNIFICATO, SOCIALMENTE CONTRAPPOSITORIO, IN CADUTA SUGLI EQUILIBRI DI UN PAESE A NORMA ‘ETICA’ E ‘MORALE’ CONDIVISA. UN NUOVO CORSO DI RELATIVISMO, IN CRESCENDO, A MACCHIA, REGISTRA LA CIFRA DI TALI SCOMPENSI. E’ DI QUESTI GIORNI LA NOTIZIA DELL’ABBREVIAZIONE DEI TEMPI PER L’OTTENIMENTO DEL DIVORZIO DA 3 AD 1 ANNO, DOPO 9 ANNI E TRE TENTATIVI FAVOREVOLI ALLA PROPOSTA DI LEGGE CHE HA RICEVUTO ORA IL SUO PRIMO VIA LIBERA DALLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DELLA CAMERA. NUOVA CONQUISTA IN AVANTI O ULTERIORE PASSO INDIETRO RISPETTO AD UN COSTUME DEL VIVERE ‘DAVVERO’ SANO...? LA FORZA DELL’INDIVIDUO DENTRO UNA FAMIGLIA SCORDATA SI FONDA SULLA RESISTENZA ALLA PROVA O SULLO SCIOGLIMENTO DEL VINCOLO? LO SCIOGLIMENTO DI UN VINCOLO SECONDO STATO QUANDO NON VIAGGIA PARITETICAMENTE CON LA LEGGE DELLA CHIESA MANTIENE DAVVERO LA SUA PROMESSA DI LIBERTA’ ANCHE ‘INTERIORE’, FINO IN FONDO O IL TEMPO, NEL COSIDDETTO ‘SENNO DI POI’, RESTITUISCE IL DOLORE DI UNO STRAPPO CAMUFFATO IN SPERANZA DI LIBERTA’ ALL’EPOCA DELLA SUA REALIZZAZIONE? SE PER IL MATRIMONIO CIVILE IL TUTTO CONVERGE COERENTEMENTE, NON FACENDO UNA PIEGA NEL DIVORZIO, PER LA CHIESA CIO’ NON PUO’ DIRSI ALTRETTANTO, ECCO IL MOTIVO PER CUI LA FORMAZIONE AL SACRAMENTO (COME DEFINITO IL VINCOLO MATRIMONIALE IN QUESTI FRANGENTI), DIVIENE UNA SCELTA E PERCORSO IMPERATIVO AFFINCHE’ LE COPPIE CHE GIUNGANO A QUESTO PASSO SAPPIANO, PER CERTO, CHE IL “SI’, QUELLA PICCOLA PARTICELLA VERBALE TANTO FACILE DA PRONUNCIARE EPPUR DIFFICILE DA COMPRENDERE NON VENGA ACCOLTA SENZA LA CONSAPEVOLEZZA CHE ESSA MERITA. E’ UN IMPEGNO CHE UN CREDENTE A DIFFERENZA DI ALTRI DEVE A SE STESSO COME NON LO DEVE UN CITTADINO DELLO STATO ESENTE GIUSTIFICATO DAL MANTENIMENTO DI UNA PROMESSA FORMALIZZATA QUANDO LA BARCA FAMILIARE SI ACCORGE CHE PROPRIO NON VA PIU’. ANCHE SE ATTRAVERSO IL FILTRO DI VISIONI DALLA RADICE ‘DIFFERENTE’ (LAICA, LAICISTA, CREDENTE, ANTICLERICALE &. ), NON SI PUO’ NON NOTARE, COMUNQUE, ALLA FINE, UNA CERTA ACCOMUNANZA GENERALE INTRISA DI PREOCCUPAZIONE ALLO SFACELO INTERGENERAZIONALE, SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI, CHE ABBIAMO VOLUTO ANALIZZARE, PER VARI PROFILI E VOCI, OGGI, PARTENDO DAL PILASTRO N. 1 - LA FAMIGLIA - LA PICCOLA SOCIETA’-CELLULA CHE ASSIEME A TANTE ALTRE RIEMPIE IL TESSUTO TERRITORIALE FORMANDO LA GRANDE SOCIETA’ FINALE. A SEGUITO DEGLI SCOMPENSI SOCIALI SOPRAENUNCIATI ESCE FUORI UN QUADRO DI DUBBIA QUANTO INEVITABILE TENDENZA. ECCO COSA E’ USCITO FUORI.



Il rapporto genitori-figli visto da Stato Chiesa Psicologia e Pedagogia moderna

UNA FAMIGLIA A METÀ

Cause dirette e trasversali di certi disequilibri. Tv bambinaia e la nuova tendenza-alibi, dei buoni educatori felici e divorziati

di Maira Nacar

I rapporti tra genitori & figli, nella società contemporanea, mai, come in questa delicata fase storica, pagano uno scotto, non indifferente, frutto di quelle scelte ideologiche post sessantottine, che, decennio per decennio, hanno dilatato imprecisamente, fino a deturpare, del tutto, i contorni dell’istituzione familiare, pressando su quelli che erano i confini della stabile realtà patriarcale, un tempo in uso. Ma come viene visto e inquadrato il rapporto generazionale pater, mater et filii, per Stato, Chiesa, Psicologia, Pedagogia moderna? Breve excursus sul rapporto genitori-figli intermediati dal filtro della regola civile, morale &., con riflessioni, di contorno, a sfondo sociologico. La regola… una parola, questa, che attecchisce ben poco alla mentalità nella nostra cara e bella Italietta, vista la scarsa praticabilità che se ne fa, del suo esercizio. Se il periodo amor di regola venisse capovolto in regola dell’amore, il quadro sarebbe ben diverso e le conseguenze di ripresa, in ogni ambito sociale, anche. Il rispetto “amoroso” delle regole è l’unica sana risposta alla necessità di stabilità, oggi, carente, nelle nuove generazioni di famiglie, cronicamente trincerate dietro alibi (seppur comprovati da un precario sistema economico e di valori), quali la mancanza di lavoro, stabilità dello stesso, mancata attribuzione del merito e di adeguate mansioni abbinate al personale profilo del soggetto, anomalie, queste, che inevitabilmente ricadono sui rapporti di coppia, nelle famiglie, e quindi nei rapporti tra genitori e figli. Urge un’opportuna campagna di sensibilizzazione al recupero dialogo tra gli uni e gli altri. Tanti elementi incidono nella riuscita o meno di tali rapporti. Le conseguenze sono sotto gli occhi di
tutti: rapporti avariati da una variante infinita e gravosa di problematiche, nel momento, che, se la naturale concatenazione generazionale si sfalda, ogni singolo elemento, nella sua solitaria farraginosità, devia, inevitabilmente, verso corsie dove l’etica è una protagonista assente del vivere familiare. La famiglia è il punto d’incontro & scontro tra diverse generazioni, dove il dialogo intergenerazionale o nasce, cresce o cessa, a secondo della cura, nutrimento, amore che padre e madre, assieme, sono in grado o meno di trasferire. Poi ci sono certe conseguenze trasversali che ricadono sulla piccola cellula della società, la famiglia appunto. Sotto accusa, l’influenza sprigionata dalla televisione, la quale, anch’essa, ha contribuito, “non poco”, a sbiadire il concetto di rapporto, all’insegna del dialogo e dei valori, tra genitori e figli, favorendo la cultura degli anti-valori, che ha contaminato le menti di tanti giovani, mettendo in crisi i genitori, che, a loro volta, presi dal logorio moderno della vita quotidiana, hanno demandato, al piccolo schermo, il ruolo di stabile compagnia, per i propri figli, in formazione… lo sosteneva Karl R. Popper, quando scriveva che “una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione…” e lo precisava Giovanni Paolo II, “I genitori che si servono abitualmente ed a lungo della televisione come di una specie di bambinaia elettronica, abdicano al loro ruolo di primari educatori dei propri figli”. Per dirla alla Paolo Limiti… risultato? Si è andato a delineare un rapporto inesistente tra genitori e figli intermediato dall’apparecchio tv. Ma, anche, qui ci sarebbe da domandarsi se poi in fondo è la televisione ad avere lanciato e promosso tale cultura dei disvalori trasferendola, di riflesso, nelle abitudini del vivere quotidiano familiare o altresì è il vivere quotidiano familiare, con le sue mode, usi, costumi e tendenze ad avere lanciato degli imput, dei filoni agli addetti della comunicazione & informazione radio-televisiva, arricchendo il vitello magro mediatico, con infarciture, dai sapori, francamente, oggigiorno, eccessivi, al limite dell’indigesto. Rapporti genitori e figli nel diritto. In Italia è l’art. 29 della nostra Costituzione che recita “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, a garantirli, tutelati nell’apposito diritto di famiglia. La famiglia, come stabiliscono numerose Costituzioni vigenti in tutto il globo ha diritto ad essere protetta e sostenuta dalla società. I rapporti genitori & figli, “regolati” giuridicamente, si possono suddividere, in quattro punti, riassumibili nell’obbligo, da parte di entrambi i genitori, a secondo delle loro possibilità, di mantenimento, istruzione, educazione dei figli, tenendo conto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni; il rispetto dei figli verso i genitori, che devono contribuire al mantenimento del nucleo familiare, intanto, che vivono con mamma e papà, in relazione alle loro sostanze e reddito; la potestà esercitata, di comune accordo, dai genitori, e la rappresentanza, di questi ultimi, verso i figli minori, per tutti gli atti civili, e che amministrano i beni. I rapporti tra genitori e figli, per la Chiesa, nella dottrina cattolica, hanno un’ eccezionale pietra miliare riconducibile, all’interno delle tavole della legge, consegnate da Dio a Mosè…… nel 4° comandamento: “Onora tuo padre e tua madre”. L’educazione cristiana, come viene riportato nei documenti del Concilio Vaticano II - Dichiarazione Gravissimum Educationis del 28 ottobre 1965 - “si prefigge non solo ad assicurare la maturità propria dell’umana persona, ma soprattutto a mettere tutti i battezzati, tramite i loro genitori, a prendere una maggiore coscienza del dono della fede ricevuta. “I genitori, quali primi educatori, poiché han trasmesso la vita ai figli, hanno l’obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati come i primi e i principali educatori di essa. Questa loro funzione educativa è tanto importante che, se manca, può difficilmente essere supplita…. La famiglia è dunque la prima scuola di virtù sociali, di cui appunto han bisogno tutte le società. Soprattutto nella famiglia cristiana, arricchita della grazia e delle esigenze del matrimonio-sacramento, i figli fin dalla più tenera età devono imparare a percepire il senso di Dio e a venerarlo, e ad amare il prossimo conformemente alla fede che han ricevuto nel battesimo”. Mezzi di sostanziale supporto, alla famiglia cristiana - riporta ancora la Gravissimum Educationis - la fanno le molteplici società a carattere culturale e sportivo, le associazioni giovanili e, in primo luogo, le scuole. Diritti e doveri dei genitori cattolici: quello primario ed irrinunciabile di educare i figli, con possibilità di godere di una reale libertà nella scelta della scuola. Parte integrante la fa lo Stato che deve provvedere, affinché, tutti i cittadini possano accedere e partecipare, in modo conveniente, alla cultura, in modo da prepararsi, al meglio, all’esercizio dei doveri e dei diritti civili. Per la psicologia moderna, il rapporto genitori-figli viene definito “asimmetrico e complementare”. Asimmetrico essendo, per natura, differente il potere genitoriale da quello filiale”; complementare perché tale potere è sbilanciato, andando a creare, tra genitori e figli, le condizioni di negoziazione tali da bilanciarlo, complementadolo, da ambo le parti. Questo concetto appartiene all’età anteriore adolescenziale. L’educabilità è la rappresentazione di un dinamismo attivo che diversifica l’uomo dall’animale. Per il Corano, l’educazione consiste “nel processo intenzionale che forma nell’educando abiti di vita morale”. D’Acquino, Visalberghi e Abbagnano riscontrano, nello stato di educabilità, l’uso libero del suo essere”. Erickson sostiene che “nella persona educata l’io dà l’equilibrio psicofisico, diventando un organo regolatore all’interno della persona, che reagisce alle motivazioni attraverso lo sviluppo del potenziale umano”. In ambito pedagogico, infine, il dialogo familiare, di genitore in figlio, è
valido, più mille parole, nelle azioni… un buon autocontrollo, padre della calma, dell’ordine e delle buone abitudini fanno, poi, tutto il resto. L’esempio della mamma e del babbo è fondamentale! Non sono i figli a chiedere di essere messi al mondo, per cui i genitori, prima di comprendere, interpretando le interazioni familiari, devono approfondire la conoscenza di loro stessi. Questo favorirà l’azione risolutrice dinnanzi ad eventuali cause di difficoltà, rendendo sovrano e migliore il dialogo tra genitori e figli. Che laddove la famiglia sia in crisi e la società vacilli non è un caso, e, non possiamo, per questo, certo, come fan gli struzzi, girare la testa dall’altra parte. Si può essere buoni genitori, anche, da separati? Fare apologetica dell’unione familiare non va più di moda? Da che parte la si voglia guardare, la stabilità della famiglia rimane, in definitiva, il caposaldo, per un equilibrato rapporto genitori-figli. Ascoltando… ragionando con una consistente fetta di famiglie a metà, è emerso un dato inquietante espresso, dai diretti interessati… (coniugi separati o divorziati), quello di un modello di un solo genitore, come educatore, sufficientemente proponibile, per i ragazzi… come dire se la famiglia rimane unita è meglio, ma se il caso volesse il contrario, si può essere egualmente modelli, per i propri figli, portatori sani di un’educazione, pregna di valori, senza tempo, anche, vivendo, ognuno per proprio conto. Sarà… certo è che questo tipo di riflessione ribalta un po determinati canoni, tutte quelle motivazioni e convinzioni che, da sempre, hanno rappresentato le fondamenta dell’istituzione familiare. Si aprono, pertanto, nuovi scenari sui rapporti genitori-figli “fai da te”, che scoraggiano l’iniziativa di recupero civile, ai limiti dell’affettuosità salva unione, tra marito e moglie. Un fenomeno, quello dell’alibi dei divorzi felici, da non sottovalutare.

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DIRITTO AD UNA TV A NORMA “EDUCATIVA”

by Maira Nacar
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on Venerdì, 24 Febbraio 2012
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§ PUNTO: COMUNICAZIONE: LINGUAGGIO & STRUMENTI PER OPERARE
– MESSAGGI IN USCITA DAL PICCOLO SCHERMO



Analisi del fenomeno in Italia, Stati Uniti, dagli anni 80 ai giorni nostri

DIRITTO AD UNA TV A NORMA “EDUCATIVA”

Programmi prime time e fascia dei piu’ piccini sotto accusa. Una giornata di violenza televisiva portatrice malata della sanità mentale, lo sviluppo, e la formazione dei bambini. Il diritto a tutela dei minori

di Maira Nacar

“Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione”. Un concetto profetico, questo, di appannaggio di un gran pensatore austriaco, Karl Raimund Popper, che aveva visto giusto, già, parecchi decenni addietro, circa i presumibili effetti deleteri in uscita dal mezzo televisivo riconducibili nella violenza tucur trasmessa, senza filtri, portatrice malata della sanità mentale, lo sviluppo, e la formazione della classe dei minori, in questo caso i piccoli telespettatori, futuro e patrimonio dei patrimoni dell’umanità ad venire. Da lì l’altra celebre verbal profezia del filosofo viennese, quella di “Cattiva maestra televisione” da cui è tratto un suo omonimo best seller. Il mezzo televisivo registra, dunque, il termometro umorale dei suoi usufruitori, piccoli & grandi utenti, e, all’oramai avviata alba del “Tertio millennium” ha svelato il subdolo piano, quello di modellatore delle coscienze in formazione, non di meno, influenzatore di chi una coscienza critica già ce l’ha o presumibilmente dovrebbe averla ovvero la classe adulta. E’ mutato il luogo di trasmissione del programma, non più all’interno di un apparecchio, ipotizziamo a 32 pollici, bensì direttamente nelle menti degli utenti, per trasferirsi, in terza battuta, nella vita reale, quella quotidiana, dove il telespettatore ri-trasmette il proprio programma mental-visivo, assorbito per troppa visione, lentamente, nel tempo. Informazioni falsate sul mondo reale, ingigantite dai mezzi di comunicazione, enfatizzate dal penultimo nato, internet, e soprattutto la tanta violenza, fil-rouge nei palinsesti televisivi, ma analizzando il fenomeno ci accorgiamo che quello del taglio cruento del servizio pubblico/privato televisivo non è un problema, solo, di oggi. Negli ultimi anni la “bruttezza” di tre mila studi compiuti in vari paesi del mondo hanno riscontrato lo stato d’indissolubilità tra violenza reale & violenza simulata in tv e di quanta aggressività produce la video dipendenza. Tale potenziale impatto violento sui giovani telespettatori è stato definito da Ronald G. Slaby, psicologo dello sviluppo ad Harvard “effetto aggressore” che va ad unirsi “all’effetto vittima” (aumento della paura di rimanere vittima della violenza), per il totale del risultato denominato “effetto spettatore”, che causa l’aumento dell’indifferenza verso il carico di violenza subito, dagli altri. Nelle varie ricerche condotte, in the world (abbiamo preso a prestito d’analisi Italia e Stati Uniti), dagli anni 50 ai giorni nostri, ci accorgiamo che se n’è trasmessa davvero tanta di violenza e non è solo quella che appare ad occhio nudo come “cruenta”, vale a guardare “sparatorie da fiction o da tg, scazzottate e via discorrendo, c’è anche l’altra di violenza, la chiameremo violenza intrinseca, quella che si presenta in formato subdolo, ai limiti superati della volgarità di certi flash-immagine oppure della pesantezza di certi dialoghi, insiti nei tanti e vari messaggi televisivi, che passano, a tradimento, indisturbatamente, e senza controllo genitoriale, negli orari più impensati. Da più parti, la sociologia, psichiatria è all’unanimità concorde sulle conseguenze deleterie, lasciate dal mezzo televisivo per l’inconscio dei piccoli ed è meno facile contrastarla questo tipo di visione tv, perché è tutta una questione di attimi, passa fugge via, ma lascia nel bambino che “ci capita”, quel segno indelebile che egli rammenterà, negli anni, con turbamento, e se qualcuno cercherà di indagare, l’interessato su quel dato episodio di televisione subita, egli, per legittima difesa, ne rifiuterà il ricordo. Freud insegna… . In cosa si differenzia la tv della violenza senza confini, anni 60, rispetto a quella odierna? Semplice, unicamente nella proliferazione dei formati, vale a dire, videocassette, tv via cavo, pay tv & suoi derivati. Tra i generi televisivi e fasce orarie sotto accusa vi sono quella del prime time e la tv dei ragazzi, poca e non sempre centrata all’obiettivo educativo. Il 72 per cento degli americani ritiene che gli spettacoli televisivi di intrattenimento contengano troppa violenza, e un sondaggio Gallup, di pochi anni orsono, ha registrato un 63 per cento di persone le quali pensavano che ciò incoraggiasse il fenomeno della criminalità. Un'altra ricerca americana ha mostrato che gli autori di reati di violenza sono caratterizzati da un basso quoziente di intelligenza, prepotenza, iperattività, scarso senso di solidarietà, mancanza di disciplina, abbandono, carenze affettive e seguono con eccessiva frequenza spettacoli violenti in Tv. Raffrontando un decennio, quello che va dall’’82 al ’92, nella fascia di ascolto massimo, relativa alla prima serata, la violenza, negli Stati Uniti, ha avuto un aumento considerevole. A registrare il dato il National Coalition on Television Violense. In percentuale, nell’arco di una giornata si sono calcolate per 389 scene, aggressioni gravi, pari al 21% di vessazioni tv (senza ausilio armi da fuoco); sparatorie distribuite per 362 scene, pari al 20% di violenza, pugni isolati. In Italia, un esempio di storie di ordinaria violenza in tv, fascia sempre della prima serata, risale, ad es. al settembre 2008, classico dei classici televisivi, Miss Italia, dove ancora una volta si è assistiti impassibili al festival della vendita a basso costo dell’immagine femminile, esposta come mamma l’ha fatta, alla gratuità di facili tele-voieurismi. Oliviero Toscani, uno che evidentemente di immagine se ne intende ha fotografato verbalmente – è il caso di dire - Miss Italia come “una violenza contro le donne…prostituzione televisiva”, se ci rifacciamo, anche, ad un’edizione precedente, quella del 2007, passata per il concorso del lato c, dopo il provocatorio incoraggiamento dello stilista Guglielmo Mariotto, alle aspiranti miss, di far esibire, ancor meglio, in passerella, il proprio sottoschiena. L’imperativo dei messaggi tv incoraggiano alla teoria dell’apparire uguale a seduttività “essere sexy, giovanili, desiderabili, oppure essere furbi, ecc.”. mentre ad es. “il valore della felicità, del mutuo soccorso, del perdono, della bellezza ammirabile, non bavosa, sia dei generi sia delle cose, della vita in se, di un incontro predestinato ecc.”, si perde nel condizionale relativismo delle cose e certi fenomeni televisivi, da qualcuno definiti a suo tempo “da baraccone” ne sono chiaramente lo specchio. Dalla tele-violenza greve a quella se vogliamo molto più sottile, ai limiti del light, come è stata giudicata da una certa frangia di telespettatori, la ritroviamo al Premio Campiello 2008 dove una parte della giuria “tecnica” ha tenuto a rilevare l’importanza di una più incisiva presenza al concorso, di opere letterarie, a firma femminile, ma da come la questione si è delineata, più che un tributo all’intelligenza femminile è parso un tributo alla donna in quanto donna (la giuria era composta di tutti uomini eccetto una componente). Un fenomeno preoccupante, non certo da oggi, da monitorare con grande attenzione è quello della video-dipendenza dei minori, il fenomeno è serio, ne va della società futura mondiale. Le stime dell’Apa, American Psychological Association non sono confortanti. Tenendo conto che in ogni casa, da parecchio tempo, in Italia, ancor prima negli Stati Uniti, vi sono minimo due televisori, e, che quindi non è possibile monitorare il tipo di preferenze televisive de “i più piccini”, si è considerato che 27 è il numero di ore quotidiane dedicate al piccolo schermo dai bambini, con punte di 11 ore al dì, per quei minori residenti in zone periferiche e quindi degradanti delle metropoli. Tutto si traduce, odiernamente, nella visione di 100 mila atti di violenza per 8 mila omicidi, ciò soltanto nell’arco del ciclo scolastico elementare. Da una più recente indagine condotta a livello nazionale fra gli insegnanti di scuola elementare si evince l’alto tasso di confusionalità tra realtà e fantasia assorbita dai minori, per indigestione da tv. A generarla un cartone animato, Tartarughe Ninya Mutanti, anno 2003. Di lì la considerazione dei bambini riferita da una maestra: “Se le tartarughe sono violente, anche noi possiamo esserlo con i nostri amichetti”. Rimane sintomatico l’episodio di un bambino, in un pronto soccorso di Boston, colpito con un’arma da fuoco, il quale meraviglio’ la classe di camici bianchi, quando asserì che la ferita in essere procurava, a lui, dolore “reale”, non come in tv dove al super eroe di turno lo sparo rimbalza, salvandosi sempre e riuscendo a fare peripezie che lo preservano da ogni male fisico, americanate da fiction per l’appunto. La tv per ragazzi, si può considerare sempre innocua? Molto violenti, violenti, poco violenti, così, sono stati stereotipati i cartoni animati e le serie televisive per giovani. Fonte sempre della National Coalition on Television Violence. Lunga è la lista, citiamo solo alcuni tra i casi più familiari di serie, per il pubblico italiano, andati per la maggiore nei decenni 80 e 90 e tutt’ora in voga. Nel bollino dei “molto violenti”, addirittura il popolare duo Tom and Jerry Kids, il coniglio Bugs Bunny and Pals. Tra i “violenti”, nolenti ci tocca apprendere anche qui Il mago di Oz, Braccio di Ferro-Popeye. “Poco violenti”, giudicati i Muppet babies, Piccole donne. Niente valori in tv, regole sì, ma poco praticate. Cosa stabilisce il diritto in fatto di tutela di minori? In Italia, dati alla mano, solo nell’anno 2007 preso a prestito, 37 sono state le violazioni da Codice di autoregolamentazione tv e minori e 42 le sanzioni adottate a riguardo. Il comitato sopracitato, che ha preso posizione ufficialmente nel 2003, in cinque anni di lavori, ha dovuto fare i conti con uno stato permanente di violazione delle regole, del buon gusto dei palinsesti “Made in Italy”. Nessun genere televisivo è estromesso dalla morsa di violenza. Su complessive 37 risoluzioni di violazione deliberate, 23 almeno riguardano, appunto la violenza. Il sanzionamento tocca oltre alla tv generalista, quella privata nazionale, le tv satellitari, quelle locali. In merito alla tutela dei minori anti-violenza in tv, nell’ultimo documento della serie, datato 1 aprile 2008, del Comitato di Applicazione Codice di Autoregolamentazione Tv e Minori a firma del suo primo presidente, il compianto Emilio Rossi, la citazione, non a caso, visto il grande direttore di testata (TG1), del servizio pubblico che fù, si sottolinea un ulteriore stato di preoccupazione, dopo avere preso visione di tutte le declinazioni di tele-violenza, ultimamente, in scena tv, da quella propriamente fisica, quella verbale, psicologica, infarcita in tutte le salse, singola o di branco, tale da causare traumi a livello cronico nella fascia più debole, i minori, violenza - si legge nella norma ultima - “di mano o di telefonino, di vicinato, scuola, stadio, famiglia…”. Negli Stati Uniti, ad esempio, fa testo la direttiva del Consiglio delle Comunità Europee del 3 ottobre 1989, che recita chiaramente all’articolo 22 “… Gli Stati membri adottano le misure atte a garantire che le loro trasmissioni non contengano programmi in grado di nuocere gravemente allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minorenni, in particolare programmi che contengano scene pornografiche o di violenza gratuita.”. Il sacrosanto diritto ad una tv a norma educativa reclama un proprio stato di funzionalità. Il Popperiano viaggio sulla violenza in tv, si conclude sulla scia di un monito lasciato in eredità dallo stesso studioso circa la responsabilità degli operatori a servizio, ne il quinto potere, specie per le nuove reclute votate alla comunicazione. Per il filosofo austriaco non vi sono dubbi: solo una robusta formazione, con tanto di patente, salverà la televisione e quindi la società mondiale.





 

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BLOG MANIA

by Maira Nacar
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MEMORANDUM DI UN PROGRAMMA-IMPEGNO CULTURALE

§ PUNTO: COMUNICAZIONE

 

BLOG MANIA

Cosè l’internet-traccia. Giornalisti e studenti fanno un abbondante uso dello strumento

di Maira Nacar

L’informazione libera, nella fattispecie lo strumento blog, oggigiorno, può considerarsi, anch’esso, per coloro che vi operano, un viatico, al fine del riconoscimento dei propri pensieri e delle peculiarità rientranti nella sfera delle attività legate alla comunicazione. L’esplosione della blog-mania è trasversale e da anni che contagia, nel senso migliore e peggiore del termine, l’umanità della rete; è di costume il blog, fa tendenza, perciò, com’è facile intuire, il suo esercizio non è circoscritto alle sole penne professioniste, ma si estende, abbracciando multilateralmente, l’intiera società, dallo studente, all’impiegato, dalla casalinga disperata o appagata al pensionato &…Ma cos’è un blog? Breve analisi sul filo del costume. La parola blog è il concentrato di due parole collegate tra loro, web ossia la rete e log ossia i software utili a tenere traccia degli accessi (gli ospiti, i navigatori), ad un dato sito. Per cui un blog o weblog altro non è che una traccia su rete, in uno spazio virtuale libero, alla portata di tutti. Può assurgere vari ruoli, da diario personale a fonte informativa o a canale per scambi di opinione, notizie, suggerimenti, commenti, un canale che si apre alla creatività, emotività, amicizia, per qualcuno, anche, all’amore. Per i blogger (i navigatori), nell’area virtuale della blogsfera (o blogsphere, in inglese), la traccia su rete è dunque dispensatrice di idee, divenendo anche una possibile panacea alla solitudine esistenziale e questo è un dato che deve far riflettere. “Comunicare” è la parola chiave ruotante al mondo-blog che vista la sua camaleontica capacità di utilizzo, non si reclude alla mono ma si apre alla pluritematicità. Tecnicamente, si tratta di un sito web, di gestione autonoma. C’è un programma di pubblicazione guidata che permette la creazione automatica di una pagina web, per cui, chi è a corto di linguaggi di programmazione non è tagliato fuori, comunque, dalla capacità del suo utilizzo. Infine il blog consente a tutti coloro che abbiano l’elementare accesso di connessione ad internet di inventarsi, in quattro e quattro otto un blog-sito, su cui pubblicare, nella massima e completa indipendenza, quanto più aggrada. Quanti… tanti e tali modi e canali che si avvalgono dello strumento blog. Sottolineamo, in particolare, due fusioni di vitale importanza, rispettivamente, quelle venutesi a creare tra il mondo del blog e gli ambiti didattico e giornalistico. I giovani, del resto, è risaputo, sono tra i fautori più ricettivi al mondo e linguaggi della rete. Il Blog scolastico stimola lo studio, l’esercizio della ricerca e raccolta di materiale da pubblicare, poi, sul web, ma non solo, incoraggia il sentimento della collaboratività, confronto e condivisione, nonché della scrittura creativa. E per il blog giornalistico? Per dirla, con una canzone d’annata dei Matia Bazar, era Antonella Ruggero “C’è tutto un mondo intorno che gira ogni giorno”, un mondo dell’informazione e comunicazione sociale che del blog fa davvero un uso copioso, e trasversale. W la rete libera, allora, viva.

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L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE CIVILE ‘POLITICA’

by Maira Nacar
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on Giovedì, 16 Febbraio 2012
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L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE CIVILE ‘POLITICA

di Maira Nacar

Oggi più di ieri, i partiti politici, seppur nelle debite differenze strutturali che li configurano, continuano a rimanere perno fondamentale allo sviluppo di una società più giusta, libera e democratica.
Ieri, movimenti di tendenza genericamente politica (guardando all’antica Grecia o alla Roma repubblicana e imperiale, continuando nella società medievale fino alle associazioni di tipo politico in epoca di piena Rivoluzione Francese, fine secolo XVIII, per arrivare al rafforzamento del concetto di partito, nell’Ottocento), oggi, partiti moderni che vanno ad assumere un ruolo più che fondamentale nella società civile, affamata, da decenni, di un sociale a corto di risposte adeguate. La società si ritrova ad essere sempre più inquieta, “indifesa”, dallo strato umano, delicato, per eccellenza, bisognoso di cure ed esposto ad alto rischio corruttibilità, quello giovanile, il migliore che si possa avere in natura! Una differenza quella tra i partiti odierni e i primigeni movimenti di opinione che si rileva, a fronte di una maggiore partecipazione odierna, dei suoi affiliati, oltre, che, nella più estesa organizzazione di massa del soggetto politico. Nel concetto di appartenenza “moderna”, ad un determinato partito piuttosto che un altro possiamo notare la differenza variegata delle classi sociali che vi accedono. I partiti moderni, però, non sono solo “partiti di massa”, alcuni, sono, anche, “partiti di classe”, vere e proprie organizzazioni, caratterizzate da un’ideologia specifica, forgiate, da una rigorosa strutturazione di appositi programmi politici. Non è un fatto nuovo che la macchina organizzativa, di questo affascinante “giocattolo” denominato partito, racchiuda, in sé, non pochi problemi, a causa della complessità e simultaneità delle operazioni, cui, un soggetto, in caso d’investitura, è chiamato a rispondere. Un partito che si rispetti non può non essere dotato di un valoroso e “compatto” esercito di funzionari impegnati, ben distribuiti, in comune, provincia, regione, paese, sia nelle sedi periferiche sia in quelle centrali (rapporto - dirigente e cittadino), fino al fulcro delle attività dirigenziali, riconducibile all’Ufficio politico di una determinata segreteria ecc. Ebbene, per ovviare al problema del non adempimento fluido delle mansioni assegnate, va recuperata l’importanza di un’adeguata formazione politica, snodabile in due direzioni: teorica e pratica. La teorica, fatta di frammenti di storia vissuta e trasferita, da parte di coloro che l’hanno generata… attraversata o di chi ha avuto l’onore di essere stato vicino agli Statisti che l’hanno costituita, (oggi, non più in essere fisicamente), ciò di concerto con la dirigenza apicale del partito, diretta dal suo Segretario politico nazionale e Presidente e, naturalmente, aperta a chi si propone di “salire in cattedra”, a beneficio della giovane classe dirigenziale. Poi, c’è la parte pratica della formazione, a designazione ufficiale avvenuta, ed è forse la piccola novità che potrebbe, non poco, rivoluzionare, in meglio, l’assetto dell’organizzazione di un partito, a beneficio di tutti i designati, giovani, meno giovani, con, alle spalle, esperienze, di vario tipo e livello. Semplicemente, si tratta di non trascurare… lasciando solo a se stesso, il neo-incaricato, trasferendo a quest’ultimo, l’esperienza pratica, “guidandolo”, come si conviene, e sempre, con il dovuto e massimo costante rispetto comportamentale adottato, dai superiori, verso quest’ultimo, così come si è venuto a verificare, nella fase di reclutamento. Si potrebbero utilizzare tre elementi chiave, per comunicare l’esperienza pratica: il mix comprende semplici elementi, tre uova di Colombo, per così dire: 1) quello dell’incontro formativo, per singoli e/o mini gruppi, con cadenza e luoghi da stabilirsi (quotidiana, settimanale &…), in orari personalizzati, all’insegna dell’elasticità, sera/i week end, ecc. Nei mini briefing di controllo, l’analisi dei compiti eseguiti, dei risultati ottenuti, dei problemi fuoriusciti ecc., con possibili e fattibili soluzioni ad interazione rapida. 2) quello dello scambio effettivo e continuo via rete…, da non sottovalutare, nei tempi più che veloci correnti; 3) Sedi opportune di operatività a parte, quello di un sistema a rete anche di linee cellulari interne, per scambi veloci o meno… di opinione, negli orari più idonei, motivo perciò coloro che “s’impegnano”, seriamente, devono essere valutati per quanto hanno ‘silenziosamente’ o più apertamente sul piano dei compiti affidati, dato al partito. Con questi semplicissimi, antichi, intramontabili accorgimenti organizzativi (segreti di Pulcinella), diventa semplice bloccare la sindrome da “ponziopilatismo” che ciclicamente colpisce una certa frangia di incaricati in seno all’organigramma partitico, i quali saranno chiamati a
rispondere delle loro negligenze, non dimenticando che la politica è passione, allo stato puro, per gli altri, e, come si dice sovente, “servizio” ben speso, ma non è un obbligo. Una formazione inter-dirigenziale, a più strati e
livelli, può salvare dalla scure dell’imbarazzo di sentirci, tutti, in diritto-dovere di sapere, a priori, tutto, legittimando, per questo, atteggiamenti anti-democratici, irrispettosi per nomina ricevuta, che certo non stimolano le corde della comprensione “oggettiva” delle cose. Questa iniezione di umiltà, nulla toglie al valore del singolo soggetto che appartiene all’organizzazione politica di riferimento, il quale può e deve godere, dell’appoggio incondizionato e “corale” dei superiori intermedi al Segretario nazionale di riferimento, oltre che del Segretario politico stesso. E’ fondamentale che nelle eventuali incognite che il percorso politico rivelerà strada facendo, non vi siano elementi che provochino successivi scollamenti tra le parti dirigenziali. Ciò può essere scongiurato solo se ognuno si assume le proprie responsabilità! Il rispetto delle regole, il rispetto dello Statuto del partito di riferimento… torniamo a parlare di un tema caro a tutti e praticato da pochi, nel Belpaese. Se l’estero ci guarda con occhio, un tantino critico, forse, non è poi così in difetto. Fanno testo, oltre, che le qualità morali del Segretario politico, dicevamo, anche, l’effettivo rispetto generale dello Statuto di un partito. In definitiva, l’idea di una formazione inter-dirigenziale multilivello è solo un’idea, per l’appunto, uno spunto riflessivo, contestuale alla messa in opera di chi si attiva politicamente, che, se preso… “interpretato”, nello spirito & suo significato migliore (a corto di machiavellismi), può divenire la roccaforte del futuro… anzi, del presente dirigente “senza età” di partito.
 

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LA VIA DEL TEMPO

by Maira Nacar
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on Sabato, 11 Febbraio 2012
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RIPARTIRE DAL TERRITORIO, REGIONE PER REGIONE, COMUNE PER COMUNE MUNICIPALITÀ PER MUNICIPALITÀ. DA ROMA A SALIRE & SCENDERE, SCENDERE & SALIRE, PER IL LANCIO, RECUPERO E RILANCIO DI UN SISTEMA TOCCANTE QUEL SERBATOIO RIPIENO DI BELLEZZE NATURALI, CULTURALI, L’ANTICO SAPERE E AGIRE TRAMANDATO GENERAZIONALMENTE (A RISCHIO DEFINITIVO DI SMARRIMENTO), PATRIMONIO, QUESTO, NON CURATO MAI ABBASTANZA DALLE AMMINISTRAZIONI DELINEANTI L’INTERO PAESE. MOVIMENTO DI INIZIATIVA, CAUSA-EFFETTO PRODUCENTE INCREMENTO OCCUPAZIONALE, ABITATIVO, QUINDI DEMOGRAFICO. RAGIONAMENTO SUL LAZIO, AD ESEMPIO DI DEBUTTO, VALIDO PER LE ALTRE REGIONI ‘CONSORELLE’


Settecolli & provincia tra passato presente e futuro

LA VIA DEL TEMPO

La storia, le idee, le iniziative, gli aggiornamenti ciclici sul da farsi, municipio per municipio, per un’ interazione fattiva tra amministratori e cittadini


di Maira Nacar


La via del tempo andato, rivisto nel presente per progettare il futuro va a formare un unico asse, tratteggiato dalla politica dei fatti e quella dei ricordi, su quanto è stato realizzato dai nostri avi messo a confronto con la programmaticità presente. Un trittico informativo-delucidativo composto da note di attualità, per un quadro chiaro visibile della situazione della Cultura, Sport e Spettacolo, a Roma e Provincia, note di aggiornamento sulle iniziative territoriali in essere e in gestazione, quartiere per quartiere, urbano e extraurbano, riportate dai diretti interessati al bene territoriale, amministratori e cittadini e suggestive note di costume storico, per ricordarci il valore del patrimonio culturale in dotazione, sul filo di un sentiero che porta a Roma-Lazio, attraverso lo zibaldone innovativo delle infinite curiosità, aneddotiche rare a raccontarsi di Roma e Provincia con i suoi vicoli, i rioni, le mura e le porte, le catacombe, gli archi, attraverso le sue statue … una, non su tutte, il MarcAurelio…, gli acquedotti, le fontane e terme di Roma Antica, il biondo… insolito Tevere. Il rispolvero della Storia della Canzone Romana, dei tanti Giochi di Strada e d’Osteria regionali, dell’arte conviviale, delle cartoline panoramiche, percorrendo mentalmente i musei di Roma, della Città del Vaticano e… mysterium in fundo la Roma segreta che, sulla scia ed in linea ad altre aree urbane italiane, si scopre regale e genuina a noi! La terra dell’accoglienza papalina, agli occhi del mondo è espressione a respiro nazionale, internazionale e al tempo stesso familiare, pregna di un’ancestrale ritualità fatta di usi e tradizioni popolari dall’arcobalenico folklore. Una memoria di colori, suoni, odori che si perdono nella notte dei tempi, fino a restituirsi ‘integri’, allo stato presente, nel percorrimento dei Settecolli, sulla scia dei Re di Roma, Romolo e Remo, Remolo… (al Bagaglino, sicuramente), tra storia e leggenda, nei suoi quartieri capitolini, quando pensiamo all’accoglienza intima tipicamente trasteverina, di quei romani ‘De Noantri’, fratelli di Testaccio, Gianicolo e Monteverde. Ma Roma continua ad esserci altrove per i meandri anfratti delle ombrose borgate Pasoliniane, da Centocelle (il Prenestino), al Tiburtino, non dimenticando il Casilino. Roma si apre al nuovo quando ci addentriamo nella modernità espressa dalle architetture del quartiere Eur, con i suoi evidenti contrasti tradizionali ed innovatori, che si accostano al quartiere San Paolo, La Garbatella altro ‘core de Roma’, da un lato e il fascinoso Laurentino dall’altro. Della adiacente Via Ardeatina, a ridosso della Via Cristoforo Colombo, pullulante dei tanti edifici di culto che portano a San Sebastiano fuori le Mura, San Paolo alle Tre Fontane, Santa Francesca Romana &. , solo un grazie per permetterci tali visuali a costo zero. Il viaggio nei ricordi ‘vivi’ della città eterna, prosegue nei resti di necropoli e mausolei del quartiere Montesacro, con suoi Parchi dell’Aguzzano e della Marcigliana, del confinante Salario nuovo e quello vecchio con la sua via omonima, quest’ultimo, il più piccolo quartiere di Roma, vicino di Nomentana; Passeggiamo, ora, per il quartiere Flaminio, considerato tra le zone intellettual-chic di Roma dove lo Sport profuma di ricordi, vedi Villaggio Olimpico, Palazzetto dello Sport, Stadio Flaminio, area ideale per le tante federazioni che nella vocazione sportiva, dall’inizio secolo, tengono alto il significato delle attività agonistiche, dei confinanti quartieri Cassia e Parioli. Il primo, territorio di intermediazione tra la Via Aurelia e la Via Flaminia; il secondo, Parioli, sempre sulla linea del molto chic a cui si avvicina, per conformità e geografia, il quartiere-gioiellino Trieste /Coppedè (dal nome del suo architetto progettatore, Gino Coppedè). Della Via Nemorense, adiacente, con il parco omonimo, denominato anche Virgiliano, essendo stato inaugurato nell’anno coincidente con il bimillenario del sommo poeta Virgilio, attrezzato di giostrine e campi per attività ludiche per piccoli e grandi come le bocce, altro salto, altro stupore. E siamo a il salotto della Cultura e Spettacolo Prati-delle Vittorie, caratteristico per ospitare i palazzi della storia della Radio-Televisione Italiana che equivale alla storia di una Nazione e quindi di noi romani, ma prima di tutto, italiani, in quel nucleo salottiero comprendente le mitiche Via Asiago, Via Teulada, Viale Mazzini e dintorni... per proseguire su Piazzale Clodio, Viale Giulio Cesare, Via Ottaviano, Via Cola di Rienzo &.., perle urbane. Del quartiere Monte Mario, definito dai pellegrini, Mons Gaudii, il monte della gioia, con i suoi 139 metri d'altezza, tratteggiati al chilometro dalla Via Trionfale, sentiamo un altro soffio di piacere, nel percorrere. E’ quartiere, questo, campione del rilievo più imponente di Roma. Offre la spettacolare veduta terrazza Zodiaco, l’osservatorio astronomico, Parchi come quello di Monte Mario e dell’Insugherata, Villa Miani &. Ovviamente, poi, ricordiamo tutti i quartieri presi di mira dal turismo internazionale, sparsi per l’Urbe, che rappresentano la capitale italiana, nel suo esteso centro storico, ancora, il quartiere San Giovanni, l’Appia antica e moderna, che prosegue nella Via Tuscolana, S. Pietro e la vicina l’Aurelia antica e moderna, la Città del Vaticano, uno stato nello stato, cose che solo la geografia di Roma può regalarci. E ancora… l’Esquilino, il Palatino, l’Aventino. Un giro ‘de Roma’ che abbiamo, volutamente, percorso senza seguire una meta geograficamente lineare, per cogliere le nette differenze, caratteristiche che separano un quartiere o se preferite un municipio dall’altro. Della Provincia Romana, in tutto il suo rigoglio... davvero c’è di che approfondire. Sono 121 comuni che raccolgono il grappolo geografico che la forma, suddivise in sette aree toccanti Roma, l’Area Nord-Ovest, l’Area della Valle del Tevere, l’Area Tiburtina- Sublacense, l’Area Prenestina-Monti Lepini, l’Area dei Castelli Romani e l’Area del Litorale Sud. ‘Na’ gita a li Castelli’, o a preferir ‘Nannì’, scritta nel 1926 da Franco Silvestri, può essere la degna chiosa canterina, in riferimento alla Provincia romana. La musica ce la mettiamo noi e allora:
‘… Lo vedi, ecco Marino
la sagra c'è dell'uva
fontane che danno vino
quant'abbondanza c'è.
Appresso vi è Genzano
cor pittoresco Albano
su viett'a diverti'
Nannì Nannì…’
La storica accoglienza della Roma papalina ai cui piedi, ci piace immaginare, adagiato in una scia di fascinazione magnetica il globo, deve servirci a sentirci orgogliosi di appartenere alla terra della lupa, una ricarica naturale di energie da restituire alla cultura non solo locale.

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RIPRENDIAMO? DIPENDE DA NOI!

by Maira Nacar
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on Mercoledì, 08 Febbraio 2012
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MEMORANDUM DI UN PROGRAMMA
SERIE LA NOSTRA COSTITUZIONE – IL BENE PUBBLICO



RIPRENDIAMO? DIPENDE DA NOI!

Analisi del nostre essere vivere decidere italiano. Politica e società, poli che si attraggono? I partiti: Formazione e rispetto della cultura ideologica

di Maira Nacar

“Un programma politico non si inventa, si vive” era il ‘credo’ di Don Luigi Sturzo che sposa bene l’altra massima quella di Papa Montini, al secolo Paolo VI, che vedeva nella politica lo strumento… più elevato per legittimare il seme della carità. Il rinascimento politico degli individui volto al recupero del valore della unicità della persona nella sua concezione sia laica di sinistra, destra, liberale, repubblicana sia cristiana centrista (che mette al centro la dignità dell’uomo), e’ il volume invisibile su cui si conforma il dato ideologico per una società pluralista, quindi cosiddetta democratica. Pronti per una nuova stagione di riforme che mettano, è il caso di dire… ‘Verde Bianco Rosso’ del vessillo italico, sul nero confusionale dell’osservatorio geografico ereditato dai governi in avvicendamento precedente. Sulle orme del nostro simbolo tricolore, logicamente riveduto ai giorni nostri ovvero bianco come ‘… la fede serena alle idee che fanno divina l' anima nella costanza dei savi; verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella gioventù de' poeti; rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi’ che la fiaccola di un orientamento mirato al Bene della ‘Cosa Pubblica’, se socialmente ‘condiviso’ restituirà i primi forieri elementi per una agognata ripresa i cui risultati, sul piano del dettaglio settoriale, si potranno vedere nitidamente non prima di qualche generazione che diversamente, in parte se ne dica. Può apparire utopica tale intenzione eppure DIPENDE SOLO DA NOI, l’espressione di un impegno fra generi, in un clima di pari dignità, stabilito dal quel sacrosanto rispetto delle regole, fatta Carta Costituzionale e suoi derivati, una carta sovente sottovalutata, nella sua corposa e profonda sostanza dall’humus italico, per sopravvivenza dei costumi avvolto nella sindrome di un bailame forzato. Gli articoli 49. 3. e 54. del nostro dettato costituzionale dovrebbero fare caposcuola. Recita l’Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 54. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. Quei cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge. La parola, lo spirito di iniziativa, quella tipica capacità di noi ‘Fratelli d’Italia’, di rimboccarci le maniche, nei cosiddetti tempi di vacche magre, che tardano …sì a passare e se possibile, come sembra, si protraggono per ulteriori voragini nonostante il tangibile tentativo di raddrizzamento dei costumi e delle finanze nazionali in rapporto al dato europeo messo in opera dall’attuale governo ‘tecnico’, ancora una volta, va rispolverata, adesso più che mai e incisivamente. Per un nuovo risorgimento c’è bisogno di scendere, nelle fiamme degli inferi per poi lentamente risalire, fin su il paradiso terrestre che deve potersi trasformare in offerta di opportunità per chiunque viva su questo suolo di passaggio. Lo spirito di unione dovrà pur uscire allo scoperto dei nostri cuori. La politica, vista nella sua funzione migliore, può rappresentare uno straordinario strumento di costruzione. Basterebbe non aspettare che siano sempre gli altri a fare il primo passo all’unificazione. Tanto ricordata nell’anniversario corrente del 150° dall’UNITÀ D’ITALIA. Basterebbe eliminare, dal nostro prontuario di sopravvivenza, il comodo slogan ‘Brancaleoniano’ ‘armiamoci e partite che poi se conviene arriviamo anche noi’. No! I più esitanti al passo ‘certo’, dovrebbero sentire il peso della responsabilità del da loro, suscitato, in parte giustificato, assenteismo. L’idea, di seguire coloro che il primo passo verso una riapertura al riascolto delle istanze della gente, l’hanno già compiuto, alfine di non far ritrovare i colleghi antesignani alle entusiastiche iniziazioni, nella solitudine delle buone intenzioni, quindi, abortite, causa secondi, resta l’unica soluzione praticabile. La scelta di optare per amministratori oltre che capaci, ‘illuminati’, dipende anche da noi, è nostra espressione decisionale nella misura in cui passi anche al varo la dibattuta legge elettorale e questo aldilà dell’ideologia di appartenenza in sè, specie quando ci si riferisce al tratteggiamento di soggetti istituzionali. Stiamo diventando un popolo di sopravvissuti a noi stessi, individualisti per paura, furbi per illegittima difesa. Non è che si vuole fare l’elogio demodè dello ‘Stavamo bene quando stavamo peggio’, ma oggettivamente parlando o meglio… scrivendo, in linea generale, stavamo così peggio dal dopoguerra in poi… poi, poi, poi? E’ indubbio che le estreme misure, laddove non sia il caso, non si conciliano con l’equilibrio armonico di cose, caratteri, persone, ambienti, e quindi territori che ne sono lo specchio riflesso. Dalla repressione moralistica dei costumi anni 50/60 (quella del virtuosismo pubblico dai tratti perbenistici, viziato nel privato da occhi indiscreti), alla strombazzata libertà sessantottina, che ha illuso di averci fatto ritrovare tutti un senso di verità nelle cose, siamo ritornati, decennio per decennio, a vivere una nuova fase di oblio esistenziale, in ogni ambito, riconducibile alla pungente morsa relativistica, che sta subdolamente sconquassando il tessuto sociale. Il ministero matrimoniale ha raggiunto, in praticata percentuale, i minimi storici; il lavoro si è reso protagonista assente nonchè colpevole evidente della instabilità dei nuclei familiari; o almeno così piace far credere a noi stessi, come se la promozione del bene lavorativo, che si evidenzia, in prima battuta, certamente, nella sua stabilità, dipendesse, dalle ragioni di cuore delle nostre vicende personali. Quando un tempo esisteva il patriarcato, l’uomo provvedeva a moglie e prole, tradizionalmente, in abbondanza. Oggi si può, e giustamente, disquisire di come la società, da allora, sia mutata anni luce; si può obiettare di come la donna, a suo tempo, non venisse valorizzata dalla società degli uomini-pantaloni decisionisti, nella sua componente intellettiva a servizio del lavoro, politica ecc... ma certamente va aggiunto che ella non era obbligata, nemmeno a portare mentalmente i pantaloni, al posto della sua metà, come accade, invece, nei tempi odierni, tendenza penosa, questa, che si adatta sulle ceneri di una capacità decisionale, tipicamente maschile, sbiadita, anche, se vogliamo, dalla eccessiva aggressività delle rosee menti e forme anni 2000. Un conto è sentirsi realizzate socialmente, un conto è abbattere le differenze tra generi creando confusione tra i ruoli. In buona sostanza si può essere donne in carriera (alcune...(!)) o comunque impegnate professionalmente (sempre alcune) e nel contempo essere compagne discrete del proprio partner di vita, un passo retro da quest’ultimo, e non sentirsi di valere meno. Discorso da affrontare differentemente per chi ha optato ad altre, alternative scelte di vita personale. La salute, monitorata, in una straordinaria ricerca di cervelli, Made in Italy, che tutto il mondo ci deruba, a suon di contratti e a condizioni lavorative all’altezza dei nostri camici bianchi, in erba, paradossalmente viene, da noi, intaccata da un’insidia, costante, in ogni epoca della storia dell’uomo, chiamata ‘mal di vivere’, che si appalesa nell’inquietitudine esistenziale dei tempi moderni, portatrice malata di tutte quelle anomalie psicologiche che inevitabilmente si ripercuotono, poi, sulla debole fisicità... Oggi la si potrebbe stereotipare in depressione, che colpisce trasversalmente ricchi e poveri, colti e semplici. E’ una corrente generatrice di ulteriori scosse mortali quali stress, stress tecnologico… ( tra le ultima sottospecie negative della serie), attacchi di panico, fobie sociali e quant’altro. La classe politica. Un occhio di riguardo nei confronti del nuovo che si affaccia. Se non si offrono condizioni di reale apertura, non è possibile far uscire fuori territorialmente l’energie giovanili e se questo non emerge non è possibile prendersela se non con il muro di chiusura, scetticismo ed ironia da cui talvolta ci proteggiamo, rispetto alla classe intera di amministratori a prescindere. C’è del buono come del meno buono in ogni settore. Il bene comune è l’obiettivo che per essere centrato necessita uno sforzo di onestà intellettuale da parte proprio di tutti, del resto se è detto ‘comune’ una ragione dovrà pur esserci. Ci vuole formazione alla politica, la formazione politica merita un approfondimento attraverso il ripristino, principalmente, de il significato di cultura ideologica e al tempo stesso l’attivismo grazie a guide bilanciate a vari livelli di organigramma, tutte in sintonia tra loro, che nel fare il bene proprio (inteso nel servizio per cui sono stati prescelti nelle proprie funzioni istituzionali, dai cittadini), mettano in conto, a maggior ragione di fare il bene delle reclute vari-livellari accorpate ad esse. Tutte insieme saranno pronte per aprirsi al mondo. Siccome, per chi ne è portato, il sentire la ragione di un impegno non può che affondare le proprie radici nella componente passionale comunitaria che mette al centro l’elemento ‘philia’, sì, l’amicizia, quella autentica timbrata di solidarietà e umana fraternità che per coloro che, in particolare, si dichiarano ‘cattolici’, può venire trasformata in cristiana fraternità, è comprensibile che prima venga fuori la verità dell’uomo e poi, una volta scoperte le carte, è possibile questa benedetta compattazione interna agli organigrammi partitici, un processo, che però, parte dalle piccole cose esterne ad essi… nelle comunità, in famiglia e via discorrendo. Una doverosa attenzione verso gli ex impegnati… coloro che credono ancora nel servizio alla ‘Cosa pubblica’, ma che si sono arresi, pur desiderando, di nutrirsi di una rinnovata circolare fiducia per riaprirsi, insomma, per coloro che hanno gettato la spugna… tu e tu, che leggi, soltanto perché lo spaccato della politica italiana-italietta, lascia, a ragione, a desiderare. Se ancora ci credi, ci crediamo, rialzarsi è d’obbligo, DIPENDE SOLO DA NOI e pariteticamente da chi/coloro i quali, assieme a noi, vorranno dare vita alla realizzazione di un sogno attraverso il nostro coinvolgimento ‘attivo’, meritevole di rispetto individuale. Il futuro non deve costituire una minaccia, quello da slogan 'promesse promesse ', sì che deve, invece, preoccupare, fino a farci uscire fuori dal guscio di una diplomazia camouflage dove non è possibile capire le ragioni di un qualsiasi interlocutore, che si presenta in un modo camaleontico, pensa in un modo, sente in un altro e parla in un altro modo ancora. Se è tirannia della paura, abbattiamo questa cortina di difesa, lasciandoci guidare al cambiamento; se è per impuro opportunismo… non c’è problema, il tutto ricadrà, cammin facendo su chi ne è impastato; se ancora si tratta di semplice prudenza iniziale, intessuta da voglia di uscirne, a renderci ‘cauti’, allora siamo maturi per un cammino, ribadiamo ‘comune’, al servizio delle ideologie da ricostruire, per un Paese con la P maiuscola. Alle tante domande che vedono al centro dell’interesse esistenziale il dubbio circa quali siano e cosa rappresentino oggigiorno forze di attrazione quali la politica, la cultura e la religione, visto e considerato che mercato, consumismo benessere e carestia trasversale, per un totale pieno di vuoto ideale, viaggiano nella mentalità collettiva, urgono altrettante risposte partendo dal e sul campo territoriale. Art. 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. I partiti, indistintamente tutti, visti dal di dentro e percepiti, dalla scarsezza e lentezza dei risultati, dal di fuori, risultano essere strutture stanche e la società se n’è accorta. Non vorremmo essere condannati al pessimismo cronico, anche, se allo stato attuale, questo ci è consentito. Rispolveriamo le armi pacifiche dell’intelligenza, la volontà, appunto, la passione e tanta pazienza (perché la democrazia è pazienza(!)), per il ri-avvento del partito unico, quello della verità.
DIPENDE DA NOI! E allora pronti partenza e via.

 

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LA VIA PER...

by Maira Nacar
Maira Nacar
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Impressioni dilatate di cuore e ragione sulla prefazione del libro di Abrah Malik, AL WASIT, scritta dall’ON. Giuseppe Soriero

La via per...

Lingua, dialogo, cooperazione in un compendio italo - arabo, nel “Progetto di solidarietà con Nassiriya”, con una rete internazionale socio-culturale sul mediterraneo. Tutto questo e una targa al merito del Presidente della Repubblica, per l’Associazione IL CAMPO – idee per il futuro, fautrice delle iniziative

di Maira Nacar

SECONDA ED ULTIMA PARTE

A Marco Calamai, battitore ideativo consigliere speciale della CPA – Autorità Provvisoria della Coalizione – nonché, negli anni ’70, a Napoli, contemporaneamente, giovane dirigente della FIOM e compagno universitario dell’ON. Giuseppe Soriero, prefatore del libro, (quest’ultimo, allora, studente di architettura), va una menzione speciale, per avere dato una spinta sostanziale all’ideazione del “Progetto di solidarietà con Nassiriya”, post 12 Novembre 2003, mentre, in sottofondo, nella prefazione inizia la narrazione de il primo dei dardi nostalgici che vedono protagonista il Presidente del suo... nostro ‘CAMPO’, dardi, sovente, in ricaduta partenopea, seconda città, dopo la Calabria, dove egli ha trascorso una decina di intensi anni, nel momento del culmine culturale–salottiero, a livello europeo, di cui la città di ‘Pulcinella, del sole, mare, pizza e mandolini’ si faceva portabandiera, in quel periodo. E dunque due studenti impegnati come spesso era facile incontrare, allora, Giuseppe, per gli amici Pino, e Marco, che, nel rimembrare la spensieratezza del tempo che fu, per quel sistema meridionale fatto di genuina rete umana di speranze giovanili, si ritrovano nei primi anni del Tertium Millennium, coesi, più di prima, nella necessità di una semina verso ‘CAMPI fecondi di umanità’, in riverbero socio-culturale, un segnale di rottura alla rigidità divisoria. Il roseo segnale in uscita dal nostro paese verso i giovani iracheni ha avuto, anche qui, col progetto filo-Nassiriyano, i suoi effetti sperati. Al pilastro Marco Calamai se ne allineano altri due per la costruzione del circuito soprainteso formati da Giovanna Borrello, docente presso il Polo Umanistico dell’Università Federico II di Napoli e Mauro Francesco Minervino, docente presso l’Accademia di Belle Arti a Catanzaro (nonché commentatore del volume), proprio lui, artefice della conoscenza fra il Presidente dell’Associazione ‘ Il CAMPO’ (prefatore, quindi, del volume), e l’autore del libro, Abrah Malik. Nasce così un PONTE CULTURALE significativo tra Italia e Iraq, nel passaggio geografico percorso che segue l’autostrada Napoli - Catanzaro e arriva a Nassiriya. Ma andiamo sulla concretezza annunciata per obiettivi... ° 64 computer messi a disposizione per il primo Centro di FORMAZIONE a beneficio di un gruppo di studentesse irachene, apparecchi inviati dal contingente di pace italiano; ° una serie di accordi e di iniziative bilaterali a seguito della cooperazione di matrice culturale e scientifica fra le rispettive università, quelle italiane e di Nassiriya, in un lievitare progressivo di contatti tra gli studiosi iracheni e la comunità scientifica internazionale che ha portato al maturare delle iniziative medesime. Si è stabilita così una prima sede per la profusione e avvio al confronto cultural - scientifico, mediante formula di seminario, dall’intreccio promettente di multiattività che vede la facoltà di Architettura di Napoli, struttura referente in tal senso. Le corde dell’emozione riprendono a scorrere, nel ricordo del prefatore quando rende partecipe il lettore del volume ‘Al Wasit’ del suo calcare il passo nelle aule di Palazzo Orsini di Gravina, sede centrale della Facoltà di Architettura, presente, ieri come oggi, al suo splendore, nell’elegante aspetto architettonico rinascimentale di derivazione toscana e romana che lo conforma. Ebbene, in quei medesimi spazi frequentati, a suo tempo, da studente, l’onorevole-scrittore ancora con orgoglio descrittivo (questa volta, come un flashback, il baricentro del tempo si sposta agli anni recenti di avvio al progetto su Nassiriya), rende partecipe, nel libro, della ‘crema’ di ragguardevoli autorità disponibili e pronte a misurarsi su di un avanzato livello tecnico, scientifico e culturale, presente assieme a lui, in quella stessa sede di rappresentanza italiana ed estera. Il prefatore pensa all’atteggiamento ‘fiero e autorevole’ - così lo descrive - del Rettore Raijah adottato da quest’ultimo durante il dibattito, nella fattispecie, sul punto in cui si tratta del possibile ripristino dell’eco sistema delle paludi collocato attorno alla città irachena, sita, lo ricordiamo, a sud-est di Baghdad, sottolineando di come la cultura del recupero ambientale non avrebbe dovuto mettere gli iracheni nella condizione di cominciare dalle basi, potendo essi annoverare una maestosa genia culturale insita della civiltà mesopotamica che si porta dentro. Il frammento memorico evidenziato dal rettore Raijah riguardante la cultura islamica, espressione tra le più elevate del progresso e della cultura mondiali, nell’arco di tempo che va dal IX all’XI secolo, funge un po da suggello al suo intervento. E proprio da un’altra sede di pregio internazionale quale l’Università “L’Orientale” di Napoli emerge chiara, così, l’esigenza di una conoscenza più approfondita, anche, sul piano lessicale, dei rispettivi linguaggi, attraverso, una traduzione reciproca delle lingue per appagare la nostra sete di cultura, parzialmente soddisfatta, dall’ausilio, comunque, prezioso, delle sole traduzioni ufficiali degli interpreti. L’ordine dei risultati ‘serie concretezze’, sono proseguiti ° per 10 neolaureati giunti nel Belpaese, da Nassiriya, con il conseguimento del dottorato di ricerca con specializzazione ottenuto presso le tre Università di Napoli e presso l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, risultato, quest’ultimo, uscito ancora una volta, dal cappello a cilindro del “Progetto di cooperazione per l’Università di Nassiriya”, a seguito dell’impegno di sostegno a favore del programma di assistenza tecnico-scientifico, contribuente al dialogo interculturale, interreligioso fra i popoli, nell’estesa striscia euro-mediterranea, offerto da docenti in occupazione di altrettanti atenei quali l’Università di Roma Tre, il Polo delle scienze umane della “Federico II”, la Seconda Università e appunto l’Orientale di Napoli, le tre Università calabresi. Il grande obiettivo centrato ha avuto l’avallo della Presidenza del Consiglio grazie all’apporto collaborativo con l’Ufficio del consigliere diplomatico dove l’ON. Soriero ha avuto l’impegno di rappresentanza nelle vesti di consigliere esperto di cooperazione culturale e scientifica, presenziando alla riunione dell’Iraq Reconstruction Forum tenuta, in Italia, nella città di Bari, nel 2007. A favore della strategica cooperazione culturale e scientifica, rappresentanze quali la UE, l’ONU, la BEI. Su basi d’oro come queste che si è giunti al ricevimento della targa di onore conferita dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’Associazione “IL CAMPO” per “il Progetto di solidarietà per l’Università di Nassiriya, motivata dal riuscito intento di ‘cooperazione accademica e del dialogo interculturale’. I giovani, la coscienza, la rivoluzione nell’era di facebook. La gioventù laureata e non, egiziana, tunisina, libica, in sommossa-sommessa, nella protesta corale contro le false democrazie, ’dittature travestite’, rivoluzionano il sistema territoriale attraverso il complice e veloce mezzo virtuale nelle sembianze di Twitter, Facebook, alleato semplificatore per l’istantanea divulgazione ‘condivisa’ sotto il cappio di una continua minaccia oscurantista dittatoriale, reattiva al loro grido di libertà anche social - mediatico. Se pensiamo che soltanto una decina di anni fa l’opinione pubblica era del tutto ignara sugli accadimenti in terra egiziana o tunisina... I mezzi di comunicazione, in senso più esteso, quali il cellulare, la posta elettronica, internet, le tv satellitari, oltre, naturalmente ai citati social network, mai come in questi casi, si sono elevati ad un ruolo strategico, a dispetto di quei governi controllori del monopolio informativo. Il tempo presente beneficiato, per tempestività, sui continui aggiornamenti della situazione estera che tali strumenti riescono a garantire, si fa così alleato del sapere sociale. La ‘Primavera del mondo arabo’ formata dai giovani nordafricani, sotto trentenni, viene individuata come la continuità per possibili scenari geopolitici a segnare la fine del vecchio e l’inizio di un nuovo assetto post europeo se non post occidentale. Son 60%, giovani e forti e risorti al loro destino, nel segno di Caino. In un rapporto tra i giovani nordafricani e i nostri cari ragazzi italiani la vittoria numericamente spicca a favore dei primi; se la gioventù italiana, secondo la statistica demografica, è meno presente, lo dobbiamo, in linea coerente con la situazione attuale, anche, alla preminenza, nei posti di responsabilità, di persone mature che li occupano, per uno stato ‘anziano’ – descritto dal prefatore - “veloce paese immobile”, dunque il manifesto contrario soprannominabile ‘dell’inverno italiano’. Arabia docet con i suoi continui riferimenti dispensati nel corso della storia dei secoli che richiamano, stupiti, ad una considerazione: di come e quanto questa parte del mediterraneo orientale ha saputo insegnare. Ancora incerto ed inefficace più definirsi lo stato di reattività da parte dello scenario europeo a seguito della centralità di ruolo del Mare Mediterraneo, dinnanzi a cotanta esplosione vulcanica di libertà, in provenienza dall’area del Nord Africa. Sulle differenze di valutazione sollevate da alcune nazioni europee di peso circa ruoli e primati, in attribuzione al mediterraneo, la riflessione si mantiene diffidente e sofferente. “La nuova rivoluzione araba” subisce le conseguenze di questo quadro convulso la cui causa è attribuibile alla crisi che vive la “comunità euro atlantica”, all’incertezza degli Stati Uniti ed ancor più, in aizzamento alle prime due conseguenze, alla trascuratezza dell’Europa verso il Mediterraneo sul fenomeno di questa ventata rivoluzionaria in uscita dall’Arabia ma ancor più è stato di crisi a detta, a più riprese, da Predrag Matvejevic, in quanto, sopraggiunge chiaro il debole sostegno dell’Europa dove troviamo la stessa, da tempo, disattenta nei confronti del mediterraneo e la disfatta alla Conferenza di Barcellona e dell’Unione del Mediterraneo indicata fortissimamente dai cugini d’oltralpe, per tramite del suo presidente, Nicolas Sarkozy, freddata dalla Germania, con il debole sostegno dell’Italia, trova conferma dell’annunciata spirale di diffidenza tra i paesi. E proprio l’Italia riserva un’amara sorpresa, terra, la nostra, amata dal Mediterraneo non tanto quanto lo Stivale ami il Mediterraneo. Un sentimento, dunque, non corrisposto. Si fa presente nella prefazione quanto sia determinante capire, in tempo utile, le profondità di un dualismo mondiale che non può essere ricollocato nell’opposizione tra Occidente ed Oriente, e, ad avvalorare ciò, abbiamo la storia, come sempre, rivelatrice consigliera. La politica dell’immigrazione necessita di una linea programmatica a lunga scadenza ed ampio respiro, ecco la ricetta prospettata, una decina di anni fa, dall’allora Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, pensando ai 900 milioni di cittadini da integrare, in un bacino apposito, entro un’asse di tempo circoscrivibile di 30 anni, affinché una mega contaminazione di culture, popoli e tradizioni possano sentirsi appartenenti allo stesso ‘Mare nostrum’, nel segno di una comunità socio-culturale, per tutti, figlia ‘bagnata’, dalle onde de il Mediterraneo. Agli annuari della storia, certamente, l’anno, in via di epilogo, che ha visto la grande voglia di uscire dalle oppressioni, definite, nel testo, e giustamente, per quello che sono, come ‘dittature mascherate’ ovvero Libia, Egitto, Tunisia, per trent’anni sotto scacco; tendenza liberatoria, questa, che si sta contagiando per l’intera parte geo-politica che va dal Nord Africa alla Penisola Araba. Desiderio di libertà attraverso percorsi sanguinari se pensiamo ad esempio ad Il Cairo, in arabo “al Qahira” (tradotto ‘la soggiogatrice’), teatro metropolitano di contesa pro e contro Mubarak, ’fronte a fronte’, che ha visto il cedimento del leader egiziano (Muḥammad Ḥosnī Sayyid Ibrāhīm Mubārak), lo ricordiamo, per trent'anni, quarto Presidente dell’Egitto, in carica dal 14 ottobre 1981 fino all'11 febbraio 2011. Cedimento di un leader che visto il messaggio imponente de Il Cairo, a destinazione ‘resto del globo’, ha ispirato l’affermazione, poi, del Times in cui si evinceva la vicinanza solidale agli egiziani, libici e tunisini visti non come altri ma come parte di un proprio ‘se’. Il modello nazionale autarchico rispetto al sistema economico e dei consumi, con la messa in discussione dell’euro, e con il rischio, anche, di alcune violazioni del Trattato di Schengen, in inevitabile riverbero sui costumi delle persone fatte da varie comunità, necessita, pertanto, di venire bagnato, in estensione e profondità, dalle onde mediterranee, secondo e come il periodo di globalizzazione corrente richiede. Bisogna guardare sì ma con un occhio lungimirante alle popolazioni, anagraficamente giovani, di valore, e, al tempo stesso acerbe, tenendo conto del rischio ‘inesperienza’ che esse portano dentro, da metterle in condizione contrappositoria, rispetto al resto del mappamondo, come testimonia l’esempio iraniano. Per l’autore dell’opera Al Wasit, Abrah Malik, è stato motivo di soddisfazione vedere crescere alcuni giovani laureati iracheni che, dinnanzi allo scenario distruttivo del loro paese, alle bombe, hanno preferito, invece, un riparo nei libri, realizzando il sogno di una specializzazione in Italia, nell’ambito medico-scientifico. Un’occasione di reciproca crescita a vari raggi: per gli specializzandi dell’Iraq, quello di avere coronato un sogno culturale per l’accrescimento, in ogni senso (umano, professionale), in un paese come il nostro, non di meno, culla, altrettanto, di elevazione socio-culturale, da sempre, agli occhi del mondo. La coniugazione di valori con le giuste aspettative trovano la corresponsione al cambiamento di questi ragazzi ospiti, fratelli in casa Italia; per noi padroni, al servizio promozionale, dedito, per antonomasia, all’accoglienza, rappresenta, invece, questa, la carta di identità, collante per tutta Europa, a testimonianza della ‘ricca tradizione di diversita’ che ereditiamo, nonostante la scure dell’evidente paradosso europeo come quello dell’esposizione della più avanzata base logistica, nel sistema delle comunicazioni del Mediterraneo, collocata nel porto di Gioia Tauro, non ancora proiettato – si legge nel volume, a pag. XII – “come avamposto di un sistema territoriale integrato”, per una funzionalità di riferimento, non soltanto ad uso della parte italiana (Genova, Trieste), ma per l’estero, quindi, Rotterdam, Amburgo, e la serie di grandi capitali mitteleuropee. Il Mezzogiorno attuale, quale punto di formazione nel mondo, con la macroarea prodiga di pregiate risorse e tutta la serie di soggetti infrastrutturali (strade, autostrade, ferrovie, magni porti di “transhipment”, accessi alle zone industrializzate, autoporti, efficienti servizi amministrativi), materiali e immateriali, può essere visto come un modello e avere questa consapevolezza, maturare uno spirito di iniziativa non può che contribuire al rilancio dalla crisi corrente italiana e al miglioramento degli equilibri mondiali. Riporta testualmente sempre il prefatore nell’ultima pagina (la XII), dell’elaborato che ‘oggi, d’accordo con Junger, possiamo e forse dobbiamo essere tutti “marinai impegnati in un viaggio ininterrotto e ogni libro non può che essere un giornale di bordo”’ e l’opera di Malik ne è la dimostrazione perfetta. Che non si dica che il Sud Italia non proliferi di semi di risolutività, con quel correttivo tipico della nostra Nazione: si chiama ‘creatività innovativa’, al servizio dell’organizzazione al’Bene Comune’, per un’unica ‘Cosa’... e ‘Pubblica’, in gemellaggio territoriale. “La parola è un potente sovrano, perché con un corpo piccolissimo e del tutto invisibile conduce a compimento opere profondamente ‘divine’. Infatti essa ha la virtù di troncare la paura, di rimuovere il dolore, d’infondere gioia’, affermazione di uno dei padri della retorica, progenitore della cultura occidentale, Gorgia da Leontini, con cui si ultima la prefazione dell’ON. Giuseppe Soriero. Un concetto talmente trascinante, questo, da essere di compagnia anche ad epilogo della relazione tenuta dal prefatore a Palazzo Valentini, sede de la Provincia di Roma, lunedi’ 24 ottobre scorso, dove, in qualità di presidente, anche, dell’Associazione IL CAMPO Idee per il futuro, egli ha presentato la preziosità didattica facendo un punto sulle attività svolte in questi quasi 10 anni di ‘dialogo’ (‘E’dalle lingue che, per definizione, si avvia il dialogo’, come si legge nel libro), di cui ci siamo dilungati pure noi e con cui ci piace segnare anche il nostro di fermo parola. Devo dire che all’ascolto di tale considerazione, udita nella frazione di pochi istanti, nella sua integralità penetrativa travolgente, non ho potuto fare a meno, a mia volta, di sentirmi toccata. Ho pensato a quante e quali trasformazioni, quanti tipi di reazione genera l’ascolto di tale magna verità, formato bonsai come quella di Gorgia da Leontini. Una saetta che rimuove e smuove la mia convinzione che la cultura del libro, l’incontro ne il dialogo, non preconcetto, dai suoni vocali, altrettanto, autenticamente veritieri, conseguenza di un sentire, ribadiamo ‘cosciente’ e attivo, non può che generare frutti maturi della condivisione, nello scambio, anche, emotivo, oltre che dotto a razionalità, e, quindi, dell’intensa appagante, ben radicata, unione fra le civiltà più lontane così sempre più vicine. Si raggiunge, insomma, la consapevolezza di quanto l’esaltazione della parola, strumento di comunicazione immediata, attraverso i tanti suoni in uscita, è capace di illuminare come di distruggere l’udito dei suoi ascoltatori, in linea diretta con il cuore e la mente, proprio, come la citazione del padre della retorica, discepolo del filosofo Empedocle e dei retori siracusani Corace e Tisia.

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LA VIA PER...

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Lingua, dialogo, cooperazione in un compendio italo - arabo, nel “Progetto di solidarietà con Nassiriya”, con una rete internazionale socio-culturale sul mediterraneo. Tutto questo e una targa al merito del Presidente della Repubblica, per l’Associazione IL CAMPO – idee per il futuro, fautrice delle iniziative. Impressioni dilatate di cuore e ragione, in due parti, sulla prefazione del libro di Abrah Malik, AL WASIT, scritta dall’ON. Giuseppe Soriero

 

di Maira Nacar

 

‘LA VIA PER... UN NOBILE LINGUAGGIO’. La lingua come misura di accorciamento delle distanze! “Le lingue sono la nota caratteristica di un popolo, il biglietto da visita nei confronti del mondo”, come si legge nella prefazione del libro d’oro del verbo - Volume I - per gli Arabi filo-italici “Al Wasit”, elaborato dal poeta e scrittore iracheno Abrah Malik, a prefazione dell’ON. Giuseppe Soriero e commento dell’antropologo prestato alla letteratura Mauro Francesco Minervino, edito da EDIESSE, prefazione cui ci inoltreremo sul sentiero dilatato del verbo, nella piena di impressioni, in scaturimento, che l’elaborato suscita. Scorrevoli appaiono agli occhi del lettore le pagine elaborate dal prefatore soddisfatto, orgoglioso e desideroso di dare visione che dalle parole di un dialogo armonico, quello intrapreso, anni orsono, in antesignana preveggenza, tra le due sponde del bacino mediterraneo, si è passati, ’assieme’, alla politica della cooperazione. E’ sempre sulla linea d’inchiostro, anche, emotivo, tracciata nel bilancio raccolto, stesura riassuntiva di un’esperienza di “Campo”, che vede in primo piano l’uscita del libro, spalleggiata da una serie trasversale di realizzazioni, condivise, tradotte nella valorizzazione dell’uso della parola, quella espressa verba volant, scripta manent, che si è aperta la nuova frontiera del verbo celebrato nella sua forma, nella sua espressività, certo, e nella sua sostanza collante tra i popoli. Un’eredità, quella delle culture occidentale ed orientale, che doveva e poteva solo vedere una sua ideale conclusione ad esempio nell’opera editoriale che ci riguarda, ’Al Wasit ’, concepita per un serie di possibili usufruitori che come si apprende nella prefazione vanno a soddisfare ‘non solo lo studioso attento e impegnato, ma anche allo studente, al lavoratore, all’operatore di pace, a tutti coloro che, conoscendo la lingua araba, intendono affacciarsi alla lingua italiana. Come si legge in un altro passaggio, nel testo. l’opera è ‘un mezzo concreto per la conoscenza della lingua concreta ’. Il metodo utilizzato, nel lavoro in rassegna, si basa su di un’avanzata metodistica per l’insegnamento delle lingue straniere, integrata dal mezzo multimediale, ed è nato per il consolidamento della lingua e cultura italiana fra gli studenti arabi &. che desiderano approfondire, velocemente, lo strumento linguistico quale viatico di ulteriore incentivazione all’integrazione dei costumi sociali locali. Il titolo Al Wasit in italiano ‘La via per’ si ispira alla ripulsa del conflitto iracheno, scontro al suo culmine di incandescenza per Libia e Nord Africa, e sta a segnare l’auspicio ad uscire “dalle tenebre dell’odio”, per l’accoglimento “di nuovi fasci di luce” che possono portare l’occidente alla conoscenza del mondo arabo, per un arricchimento culturale sinergico e contemporaneo delle due sponde. Un lavoro, questo, che Malik ha voluto dedicare, con il suo personale grazie, a due persone: la professoressa Luisa Cocci e all’amico dott. Maitham Abbas, revisori dell’opera e sostenitori, per lui, di altre svariate iniziative culturali. La confezione di cui si riempie il volume è insita di un cofanetto dalla cromia fasciata, in tutti i suoi gadget acclusi, di un istituzionale rosso bordeaux, comprendente due volumi e un CD: il primo sugli argomenti grammaticali della lingua italiana, fonologia, morfologia, corredato da 70 esercizi suddivisi per aree di argomento; il secondo volume che studia la sintassi corredato da una storia ridotta ma completa della lingua, con la trattazione di argomenti culturali quali il profilo cronologico della storia italiana, la forma del governo italiano, la popolazione e l’economia italiana. Nel CD, 20 lezioni trattanti la vita di uno straniero nel Belpaese, fotografata nel suo quotidiano, utilizzabile su personal computer, con testo e audio e 12 tavole sinottiche, in esposizione, immediata e pratica, di tutti gli argomenti collegati alla nostra grammatica. L’autore Abrah Malik, spiega il prefatore ON. Giuseppe Soriero, ha voluto concepire la sua ultima creatura editoriale come la rappresentazione ‘metaforica’ di “un ponte tra le due culture”, un lavoro-testimonianza per le generazioni correnti & testamento per quelle future, le quali, entrambi si arricchiscono con e nella lettura ‘viva’ dell’opera in trattazione. La prefazione del testo è la narrazione ‘emozionata’ e, appunto, fiera di essere letta agli occhi del mondo che vede, al centro/cuore di tutto, la valorizzazione dei rapporti, per dare vita ad un percorso comune intriso di circolare respiro tracciato da incontri, confronti, promesse fatte & mantenute, nella serie di progetti tra cui quello ultimo editoriale presentato il 24 ottobre 2011, alla sede della Provincia di Roma, Palazzo Valentini, di cui ci stiamo ora occupando. E dunque, sottolineavamo il valore delle relazioni, ponte di comunicazione tra i popoli, che diviene progettualità e quindi un altro linguaggio il ‘non verbale’ dei fatti, nella sua visione a coloritura rosa, tipica di ogni ‘lieto fine’, meglio sarebbe dire ‘lieto inizio’ (perché ad obiettivo finalizzato segue sempre, nella migliore delle ipotesi, altro nuovo obiettivo), per un percorso geografico-comunicativo-progettuale,’di luce propria’, promozionale conseguenza della cooperazione culturale - scientifica sostenuta, in parte dall’Italia promotrice e dall’Iraq. Un ’Campo’, questo editoriale, nei vari campi in scorrimento per il prefatore, il quale riporta, in primo piano, nelle pagine elaborate e amabilmente sfogliate col suo pubblico, l’importanza di una sinergica partecipazione ai progetti che vedono la sua Calabria con Catanzaro come epicentro, mano nella mano, stretta a Napoli a tendere l’abbraccio verso il resto del mondo mediterraneo costituito da Nassiriya, incastonature matrioskiche per ponti in affinità, dentro di cui è adagiata la perla preziosa editoriale di Malik. Al Wasit, scrivevamo, racchiude, a mediterranea conchiglia, Oriente e Occidente, forte dei precedenti storici che rendono inevitabile la realizzazione di un compendio di lingua italiana per arabofoni, operazione che giunge allo studente ‘alla lettera’, nel minuzioso lavoro grammaticale e sintattico compiuto, dando l’esatta cognizione, sottolineeremo, della bellezza armonica di una lingua, la nostra, nella classicità a forte influenza di trasversali saperi ereditati, più volte, dall’Italia. Sottolinea il prefatore che il lavoro compiuto da Malik precede, in continuità, per epoche, storicamente più recenti a noi, il lavoro immortalato di ricerche ed indagini di tanti stranieri, tenuto conto di cotanta influenza culturale deputata alla Magna Grecia ove la lingua greca era continuità del verbo volante, specie, e nel particolare, raggio geografico di regioni quali la Sicilia e la Calabria che grazie a conoscenze come quelle della matematica, delle scienze naturali, ereditate dal mondo arabo, ha così potuto arricchire il proprio patrimonio conoscitivo culturale che non poteva dirsi a completamento senza l’integrazione di una nota linguistica regionale rappresentata dai nostri cari dialetti. Eh allora ci accorgiamo che se si va a scovare nella radice di tante parole dialettali ‘nostrane’ è sempre in Arabia che si ritorna. Caratteristica quella degli idiomi che fa forte la nostra cara, comunque, Italia, sempre meno richiamati, meno considerati, un ulteriore ‘ponte’ di comunione, il dialetto, nella comunicazione sinergica fra i popoli, anche, come concetto visto nella sua generalità, aldilà di ogni confine, e, quindi, a maggior ragione, per l’unificazione tra le varie, diverse sponde del mediterraneo. La pubblicazione in cura da Abrah Malik strizza l’occhio, ancor più, all’apertura al dialogo nel ‘conflitto di civiltà’ rallentato fra le due parti del mediterraneo, nel mezzo di un nodo Gordiano che vuole essere sciolto dalla tantissima gente di ‘coscienza’, dotata di buona volontà! Non è possibile ridurre e spostare l’attenzione generale soltanto sull’ingente ‘tenebrosa’ incandescenza tra Italia, Libia e il Nord Africa oscurando i ‘nuovi fasci di luce’, citati soprastantemente a questa riflessione sociale, fasci rappresentati da tale sinergia di arricchimento delle due sponde del mediteraneo, in cui il mondo ‘arabo’ amico viene istradato alla conoscenza dell’occidente, al valore insito nella sua cultura, ed è per questo che il poeta, scrittore, docente e autore del testo, Abrah Wasit ha sentito forte l’urgenza-scadenza, anche, di una pubblicazione come questa, pari ex aequo rafforzativo all’intervento di un gruppo di intellettuali, post ’inverno’ dell’11 settembre, che, per noi, tennero, in quel di New York, alla riscoperta della vera cultura islamica e di tutte le debite differenze tra arabo e musulmano, nella cultura pacifista della tolleranza, espressione, anche, di familiarità del popolo arabo. Ma questa fatica editoriale è in fondo l’ultimo fra i risultati, in realtà, portati a compimento nel ‘Ponte’ chiave ai tanti ponti, in consecuzione, venuti alla luce, quello, nella fattispecie tra l’autore di Al Wasit e l’Associazione de “IL CAMPO” Idee per il futuro”, quest’ultima, in realtà, antesignana al concetto unificatorio delle due sponde, ancor prima di quanto progettualmente finora realizzato, con il libro, ultimo figlio partorito di un progetto molteplice e trasversale, di costruzione al dialogo, finalizzato ad un consistente legame di natura socio-culturale tra l’Italia ed il mondo arabo che, tra i suoi obiettivi, non solo profusionali, didattici, partendo dal 2004 promette e mantiene pragmaticità nelle sue funzioni formative e di lancio lavorativo per i giovani iracheni che vi hanno aderito. LA VIA PER... IL DIALOGO PROGETTUALE. Cosa è accaduto? I ragazzi iracheni in reclutamento di ‘CAMPO’, al fine della valorizzazione delle risorse umane, scientifiche e professionali del proprio paese, nelle istituzioni e università, con Nassiriya, a capofila, si sono messe a lavorare con la “Task Force Iraq” del Ministero degli Affari Esteri ed è stata subito simbiosi. IL triangolo della gratitudine. Tre angoli retti e spediti nella medesima direzione geometrica quella formata dai ‘decisionisti’ al “Progetto di solidarietà con Nassiriya”, in uscita dal ‘CAMPO’ dell’associazione.

                                                                                                                                         FINE PRIMA PARTE

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