Preoccupazione per la gestione commissariale della sanità calabrese.

 

La Segreteria regionale del Sindacato Medici italiani vuole esprimere la più profonda a allarmata preoccupazione per  l’attuale gestione commissariale della sanità calabrese.

Infatti continua il saccheggio  degli ospedali per i quali non si riesce a pensare  nulla al di là della opportuna chiusura dei piccoli ospedali alla quale tuttavia non è corrisposto alcun potenziamento di quelli maggiori per i quali nulla concepisce se non faraonici progetti di collaborazione con istituzioni extraregionali che, insieme all’emigrazione sanitaria in continuo aumento, vanno a pesare sulle esauste finanze regionali.

In questo contesto che adombra possibili cedimenti sul settore del privato accreditato nulla avviene a livello del territorio.

L’ultima è quella delle recenti affermazioni,pubblicate dagli organi di informazione,  dalle quali sembrerebbe che la Regione Calabria abbia assicurato di essersi dotata di un sistema telematico sia riguardo la formazione dei fascicoli elettronici sia per l’invio delle ricette on-line. Tali affermazioni hanno destato grande sorpresa tra gli operatori , essendo stato tra l’altro il nostro l’unico sindacato che ha collaborato con l’assessorato per la sperimentazioni delle ricette on-line. (ma i funzionari e la politica  se ne sono rapidamente dimenticati) Sappiamo infatti che tali affermazioni non corrispondono alla realtà dei fatti. Sull’invio delle ricette on-line, alla prima fase di sperimentazione, sarebbe dovuta seguire una seconda che avrebbe dovuto coinvolgere tutti i MMG e PLS ,ma questa fase non è stata mai avviata; si sarebbero dovuti dotare tutti i prescrittori degli ADD-On per consentire l’invio telematico ed anche questo adempimento è stato disatteso . Per il fascicolo elettronico si sarebbe dovuto creare il modello univoco, da concordare, per consentire a tutti i sistemi operativi, in uso, di colloquiare , elemento essenziale per la messa in funzione del fascicolo medesimo e fruibile da tutte le strutture sanitarie:, anche questo adempimento non risulta essere stato effettuato. E’ arrivato il momento di fare fatti e non proclami ,diffondendo notizie prive di veridicità solo ai fini di non incorrere in sanzioni al tavolo Massicci.

D’altra parte il pressapochismo regionale porta a provvedimenti  (il decreto regionale 35 dell’11 Aprile scorso)che impongono ai medici prescrittori di attenersi a punti di riferimento i cui criteri non sono stati stabiliti e che quindi sono di applicazione estremamente  approssimativa inducendo comportamenti difformi tra i professionisti che si vedono esposti a possibili sanzioni. Ci auguriamo che la recente approvazione della legge 52/2012 (spending review) porti rapidamente all’abrogazione di tale sciagurato atto regionale.

Ma scenari ancora più gravi sembrano profilarsi sul terreno della cure primarie in senso lato. L’elevazione a legge(Decreto n.94 del Giugno scorso)   del regolamento sull’emergenza, datato ormai a diversi anni or sono reingegnerizza il S.U.EM 118 e  prevede la possibile integrazione della Continuità Assistenziale( tra l'altro non ben specificata nei dettagli).                          

 

Questo progetto  trova il Sindacato medici italiani decisamente contrario e critico perché

 

1) E' completamente anacronistico in quanto a livello nazionale si prevede l'integrazione dellaContinuità Assistenziale nel programma del riordinodelle cure primarie e l'istituzione del ruolo unico sostenuto da anni dalnostrosindacato) con la modifica dell'articolo 8 della 502/92.

2) Lo smantellamento o la riutilizzazione del servizio di Continuità Assistenziale presso altre istituzioni o strutture non è possibile a livelloregionale senza un accordo nazionale essendo la Continuità Assistenzialeparte integrante dei L.E.A.

3) La pecularità della Continuità Assistenziale consiste proprio nella sua diffusione capillare sul territorio per garantire, come primo filtro, e spesso a casa del paziente, una risposta alle richieste dell'utenza su un territorio orograficamente impervio (montuoso-collinare per il 91%).

Accorpare quindi alcune postazioni o riallocarle presso P.S. o punti di primo intervento contraddice 1l rapporto ottimale regionale che è di 3500 ab. per postazione (ormai acclarato da più sentenze del T.A.R.) e la stessa realtà attuale della continuità assistenziale (circa 6000 abitanti per postazione.)

4) Non è chiara infine  l'organizzazione delle centrali operative e se queste saranno proprie della Continuità Assistenziale quindi indipendenti o comunque coordinate dal 118.

 

Nel complesso ci sembra che la solita approssimazione per difetto dei tecnici e dei politici della sanità calabrese vada in senso esattamente contrario all’orientamento nazionale di riforma delle cure primarie.

Gli operatori sanitari calabresi sono stanchi di dover pagare insieme con i cittadini tutti l’insipienza e l’incapacità di una classe politica che prima ha voluto pervicacemente il commissariamento della regione e ora appare incapace di salvaguardare la sanità calabrese dai diktat economicisti di una struttura centrale attenta ai bilanci e non ai bisogni.

La segreteria regionale calabrese del

Sindacato medici italiani