Inaugurata la sede dell’Associazione “Il Campo – idee per il futuro” a Catanzaro

0
154

presenti fra gli altri Marco Calamai e Antonio Padellaro 
 
EUROPA E MEZZOGIORNO: il sogno, le scelte.

LA CULTURA E LE UNIVERSITA’ DELLA CALABRIA PER LA PACE NEL MEDITERRANEO IL PROGETTO DI SOLIDARIETA’ PER L’UNIVERSITA’ DI NASSIRIYA

Oggi presentiamo in Calabria “Il campo – idee per il futuro”, associazione culturale che si propone come luogo di comunicazione tra competenze culturali e scientifiche ed esperienze politiche e istituzionali.
E’ nata dalla volontà di offrire “un luogo ideale”, IL CAMPO, in cui sia possibile far convergere idee, ricerche, proposte elaborate da Centri culturali e scientifici per confrontarle con soggetti impegnati a livello politico e istituzionale, a partire dai nuovi amministratori meridionali.
E’ nata per contribuire a declinare in termini nuovi la questione del Mezzogiorno: in relazione da una parte alla gravità della crisi economica e finanziaria rispetto all’attuazione della riforma federalista dello Stato e dall’altra al vero e proprio scontro sul ruolo dell’Europa, sulla sua tenuta unitaria, sulla sua possibile funzione per prospettive durature di pace nel Mediterraneo e nel Mondo. E’ nata per dare un contributo al rinnovamento culturale della comunità in cui opera: lotta alla mafia e alla “mafiosita” dei comportamenti sociali; più efficace difesa della legalità e dei diritti; migliore qualificazione delle rappresentanze politiche e istituzionali, attraverso il coinvolgimento immediato di giovani nella crescita e nel ricambio delle classi dirigenti.
Senza doppiare le funzioni proprie di altri centri studi e di altre associazione politiche e culturali, lavoriamo per fornire un contributo originale in quanto “centro di comunicazione e di cooperazione culturale” nel rapporto con altre strutture organizzate.
Guardiamo al campo come luogo emblematico della fertilità e della crescita ma anche metafora della piazza: spazio dell’incontro, del confronto e delle idee. Spazio aperto per progettare e costruire attività e iniziative. Da tempo, assieme agli amici promotori di questa associazione, ragionavamo sul bisogno impellente di arricchire l’approccio politico e di esprimere un salto di qualità nel rapporto tra partiti e società civile. Nel Mezzogiorno, più che altrove, la politica viene considerata da tanta parte dell’opinione pubblica e da moltissimi giovani come una risorsa deteriorata, spesso omologata, a volte non credibile.
Da qui l’esigenza di aprire di più i circuiti della politica, facendo tesoro di tutto ciò che i movimenti (da quello sindacale, ai No-Global, ai Girotondi) rappresentano, come nei giorni scorsi hanno dimostrato le manifestazioni a tutela del diritto all’informazione, allo studio, al lavoro. L’esigenza è quindi di approfondire e caratterizzare un forte approccio culturale rispetto agli schemi poveri e omologanti diffusi nel ceto politico, non solo nel Mezzogiorno.
D’altro canto l’esigenza di dare un contributo culturale allo svecchiamento della vita politica e istituzionale ha trovato nei mesi scorsi sollecitazioni autorevolissime nel mondo cattolico: ben due documenti importanti dei Vescovi che hanno posto con forza l’esigenza di distinguere la politica, di dimostrare ai cittadini che non tutti i politici sono gli stessi, e che ci sono forze che vogliono impegnarsi per tenere alta la soglia della moralità pubblica grazie a Monsignor Cantisani per anni presidente della conferenza episcopale calabrese e della conferenza nazionale della CEI per l’immigrazione.
Questo bisogno di fare politica in maniera più efficace ha tratto un impulso forte dalla proposta avanzata da Romano Prodi di una lista unitaria alle elezioni europee. Abbiamo lavorato in sintonia con il progetto che Prodi, efficacemente, ha definito:
Europa, il sogno, le scelte.
Vogliamo contribuire ad una vera e propria “fase costituente” per sperimentare dal basso un modello federativo, per contemperare unità e diversità, per esaltare la pluralità dei diversi apporti alla definizione del progetto comune, per contrastare il ripiegamento del paese verso culture e pratiche regressive (con Fernando Miglietta negli anni scorsi abbiamo promosso dibattiti importanti che hanno prodotto due libri dai contenuti interessanti e dai titoli anticipatori: “plurale a sinistra” e “l’unità e le differenze”).
Con lui, con Dino Vitale e con tutti gli altri componenti calabresi del comitato scientifico nazionale (qui stasera sono presenti Franco Crispini, Mimmo Cersosimo, Mauro Minervino, Gino Promenzio ed altri) ci siamo posti il problema di riaggregare un circuito di comunicazione culturale confrontandoci con dirigenti politici, sindaci e rappresentanti di associazioni e movimenti. Un confronto appassionato che ha avuto come riferimenti importanti l’impostazione politica presentata da Piero Fassino e l’elaborazione programmatica coordinata da Bruno Trentin. In questa sede riproponiamo il nostro obiettivo rimettere al centro i contenuti per contribuire alla stesura di un programma di alto profilo riformista che parli all’intero paese, misurando e selezionando una nuova classe dirigente.

Come combattere dal Sud la cultura del leghismo, emblematica di una involuzione che ha toccato la parte più ricca e moderna dell’Italia?
Come contribuiamo da qui a ricreare le basi per un nuovo sentire comune che entri in forte sintonia con le dinamiche avvertite da tutti gli altri cittadini d’Europa?

Anche noi dobbiamo muoverci subito perché lo scenario europeo in questi giorni è davvero inquietante: la guerriglia quotidiana in Iraq sta riverberando tutta la sua violenza sulle nostre condizioni concrete di vita, di mobilità e di comunicazione; è davvero preoccupante la situazione del mondo e in particolare dell’area a noi più vicina, quella Mediorientale, che si presenta ormai come una vera e propria polveriera. Siamo convinti che non ci può essere alcun futuro del Mezzogiorno e dell’Italia se nel Mediterraneo non prevale una prospettiva di pace e di libertà.

In sintesi sui temi della globalizzazione siamo convinti con il premio nobel Amartya Sen che: “Il futuro del mondo è intimamente connesso al futuro della libertà nel mondo”. E’ decisivo in tal senso un ruolo immediato, incisivo, forte dell’Europa.
Anche negli Stati Uniti d’America in questi giorni tanta parte dell’opinione pubblica ha capito che il conflitto in Iraq è stato fondato su una grave menzogna del presidente Bush e del suo governo.
Le notizie che arrivano in queste ore dall’Iraq confermano la gravità della situazione descritta nel libro di Marco Calamai a proposito della sicurezza in quell’area, dei caratteri della transizione democratica, della funzione dell’Italia in quella realtà drammatica. Ringrazio lui e Antonio Padellaro, condirettore dell’Unità che l’ha pubblicato.
Si parla finalmente di una scadenza del 30 giugno per il passaggio agli iracheni di responsabilità di governo. Ma non possono permanere ambiguità sul percorso di questi mesi. Diciamo con nettezza no alla guerra e a quel fenomeno altrettanto inaccettabile che è “la guerra dopo la guerra”.

La nostra Associazione in sintonia con tanta parte dell’opinione pubblica italiana, e anche di quella americana, chiede una svolta radicale ed immediata nel governo della transizione sotto la guida diretta dell’ONU. Da ciò l’urgenza di rilanciare le prospettive dell’unità europea, superando le divisioni di questi giorni in nome di un progetto condiviso. E qui fa pensare quanto sia stato debole il ruolo della presidenza italiana del semestre europeo se, dopo quel semestre la notizia che primeggia è quella dell’incontro a tre tra Francia, Germania e Gran Bretagna.

E’ un problema che non può essere affrontato attraverso le chiusure localistiche di un governo in mano ai leghisti. Va ripensato con ben altro respiro, perché è un problema di grande portata consegnatoci da quello che non a caso Hobsbawm ha definito “il Secolo breve”. Ecco perché si impone oggi più di prima l’esigenza di una nuova unità nazionale ed europea per essere a pieno titolo cittadini d’Europa, per contribuire a far pesare di più l’Italia in Europa e l’Europa a livello mondiale.
E’ un problema che va affrontato con decisione ed entusiasmo al Sud e al Nord!
La cultura del leghismo è emblematica di una involuzione che ha toccato la parte più ricca e moderna dell’Italia. Il disagio rispetto a questa situazione comincia ad affiorare. Di recente sul Corriere della sera il suo direttore Stefano Folli ha aperto un dibattito sollecitando le forze più sensibili ad esprimere un “nuovo illuminismo”, con riferimento alle loro radici, a Verri, a Porta, a Beccaria. E noi, dal Mezzogiorno, come possiamo contribuire a questa riflessione nazionale?
Noi del Sud che abbiamo alle spalle l’illuminismo di Filangeri, di Genovesi e le idee di quell’abate Galiani che un grande storico come Fernand Braudel considerava l’uomo più lucido del suo tempo!
Perciò dico che anche noi abbiamo il dovere di misurarci sull’impulso kantiano “sapere aude”! Ed è l’Europa che ci induce e ci aiuta ad affrontare i problemi respingendo la logica dello scontro meschino tra nord e sud, tra aree forti ed aree “sotto utilizzate”, tra cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Perciò proponiamo oggi che da Catanzaro e dalla Calabria emerga un contributo concreto per accrescere subito segnali di attenzione e di solidarietà verso il popolo iracheno. Lavoriamo ad un progetto di solidarietà verso l’università di Nassiriya che trasmetta ai 5000 studenti (di cui 4000 ragazze) impegnati ogni giorno a studiare tra le bombe e gli attentati per costruire con dignità il loro futuro. Trasmettiamo loro tutto ciò che hanno cominciato ad accumulare al meglio le università della Calabria ed altre università del Mezzogiorno che hanno aderito al progetto.

Come vedete lavoriamo quindi con continuità, con quella impostazione ideale che il presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, ha indicato all’apertura dell’anno accademico dell’Università della Calabria ai primi di Novembre dello scorso anno.

Ricordando simbolicamente il porto di Gioia Tauro e i nuovi orizzonti che il suo sviluppo dirompente ha subito schiuso all’ intero sistema nazionale delle comunicazioni, Prodi ha detto che mentre la scoperta dell’America, secoli fa, segno’ un declino economico del Mediterraneo, l’affermarsi oggi dell’Asia e dei suoi popoli dischiude nuovi spazi per la rinascita di una funzione strategica della nostra area e una sfida esaltante per pensare al Mediterraneo, area di pace e prosperità condivisa.
Noi vogliamo partecipare con le nostre risorse, le nostre energie migliori.
Sono oltre 50.000 in Calabria gli studenti impegnati nelle Università calabresi; è un capitale sociale enorme nel quale noi crediamo con fiducia ed ottimismo. A chi ci chiede se non sia un obiettivo troppo ambizioso rispondiamo che la cultura del Mezzogiorno può e deve osare di più.
Noi che ci possiamo richiamare alle migliori tradizioni del Meridionalismo democratico, da Giorgio Amendola a Manlio Rossi Doria, da Salvemini a Giustino Fortunato fino a Pasquale Saraceno, tesa a porre la questione meridionale come grande questione nazionale per il futuro dell’Italia. In quest’ottica il Mezzogiorno riassume una funzione strategica per tutta l’Italia e per tutta l’Europa nel rapporto con il mediterraneo e i Paesi del Medio Oriente. Tentiamo percio’, questa sera, di dare il nostro contributo ad un dibattito che va ben al di la del Mezzogiorno e che coinvolge l’intera comunità nazionale.
A questo obiettivo vogliamo contribuire con la nostra Associazione, sapendo che ogni nuova iniziativa nel Mezzogiorno e sul Mezzogiorno è sempre difficile; ma come ha ricordato di recente proprio Gianfranco Viesti, a conclusione del suo libro citando riflessioni di Giustino Fortunato e Manlio Rossi Doria, dalla loro lezione abbiamo appreso che dobbiamo essere tenaci: “Serve continuare a piantare alberi e se le gelate li distruggono, a ripiantarli”.
E’ questa la funzione de “Il Campo”! E’ questo l’impegno più urgente per tutti noi perchè , come amava dire il grande scrittore Leone Tolstoj: “tutti pensano di cambiare il mondo; nessuno pensa di cambiare se stesso”. Perciò chiedo che ognuno di noi abbia il coraggio di mettere in discussione se stesso, le proprie abitudini, le proprie rendite di posizione. È questa la sfida culturale che mettiamo in campo oggi; ed è quanto anch’io voglio fare assieme a voi: per valorizzare di più la nuova Calabria, la nuova cultura e le nuove generazioni.
Grazie

Giuseppe Soriero

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here