“La memoria di Nassiriya”. Lettera del Ministro Arturo Parisi al “Corriere della Sera”

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Lettera del Ministro Arturo Parisi al “Corriere della Sera”
 
Caro direttore, non riesco ad arrendermi e non mi arrenderò mai all’idea che la memoria dei caduti per la Patria possa essere ridotta a memoria di parte.
Non riesco ad accettare che la memoria dei caduti possa essere affidata a celebrazioni separate: né ad iniziative di partito, ma neppure a cerimonie segnate e circoscritte dall’ufficialità e limitate al solo mondo militare.

Perché nessuno dimentichi, non appena preso servizio come ministro della Difesa, dopo aver reso omaggio a tutti i caduti per la Patria rappresentati dal Milite Ignoto, mi son recato immediatamente a Nassiriya per ricordare assieme al contingente italiano in quel momento rappresentato dalla Brigata Sassari i nostri caduti in terra irachena.
Perché nessuno dimentichi, ho voluto rafforzare il ricordo di tutti i caduti morti per la Patria, dalla battaglia di Porta San Paolo, a quelli della Corazzata Roma, a quelli infine di El Alamein, convinto come sono che i popoli che dimenticano i loro caduti non hanno diritto a un avvenire.
Perché nessuno dimentichi, ho approvato la proposta dello Stato Maggiore che, interpretando la mia preoccupazione per una più forte integrazione tra popolo e Forze Armate, in occasione del terzo anniversario della strage di Nassiriya ha incoraggiato lo svolgimento di cerimonie commemorative poste in tutta Italia al centro delle comunità di origine dei reparti e di appartenenza dei caduti, affinché la loro memoria sia per tutti una memoria condivisa.

Come ho detto ieri a Sassari, a nessuno è possibile dimenticare che i caduti di Nassiriya «sono morti a nome di tutti noi, per conto di tutti noi, a nome dell’Italia, al servizio dell’Italia, in nome della Repubblica, al servizio della Repubblica».
E assieme ad essi ho voluto ricordare non solo quanti sono morti in divisa, non solo i servitori dello Stato come Nicola Calipari, caduto nell’adempimento del dovere, ma «anche quei nostri concittadini che, pur non avendo fatto giuramento di fedeltà alla Patria, pur operando al di fuori delle strutture dello Stato, hanno perduto la loro vita mentre svolgevano una pericolosa professione in Iraq».
Anche loro, ciascuno a suo modo, hanno saputo dare testimonianza di quei valori che accomunano tutto il nostro popolo.
È un sentimento che rappresenterò assieme ad alcuni esponenti del Parlamento oggi, all’Altare della Patria, di fronte al Milite Ignoto.
Lo ricordo nei giorni nei quali ci accingiamo a concludere la missione «Antica Babilonia» e, in adempimento del voto dei cittadini, a rientrare con onore in Italia senza lasciare alle nostre spalle un lavoro a metà, come mi è stato testimoniato appena l’altro ieri dall’ambasciatore a Roma del Regno Unito.

I nostri militari hanno portato a compimento il mandato loro affidato dal governo della Repubblica;
la responsabilità diretta della sicurezza nella provincia di Dhi Qar è stata trasferita alle autorità locali, a quelle forze militari e di polizia che abbiamo ricostituito, fornendo loro anche un bagaglio di regole, di principi etici da rispettare, che rappresentano certamente il contributo più importante alla rinascita dello Stato iracheno.
Pur in un Paese segnato dalla guerra, in una società dilaniata da conflitti, i nostri soldati hanno messo la loro umanità e la loro competenza al servizio della pace.
Chi ha operato lì sa bene quanto di questa umanità e di questa competenza gli iracheni ci siano riconoscenti.
Io stesso ho ricevuto in prima persona da parte del presidente Al Maliki il loro ringraziamento e ho raccolto il rammarico per la perdita di tanti nostri uomini, che si sono sacrificati per il loro bene.
Il debito di riconoscenza verso i nostri caduti ci accomuna per sempre al popolo iracheno.
Continueremo ad aiutare quel popolo, anche dopo che la nostra missione militare sarà terminata. Lo faremo anche per onorare la memoria di chi, nel compimento di quella missione, ha donato la propria vita.

Arturo Parisi
Ministro della difesa

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