Un Meridionalista appassionato e un partigiano dell’unità nazionale

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Antonio Capitano ricorda Nino Novacco
 
Nino Novacco ci ha lasciato e ci ha lasciato una idea viva del Meridione.

Quel riscatto del Sud, per cui aldilà delle parole contano uomini e fatti che danno lustro a questa parte fondamentale dell’Italia e del mondo.

Una centralità che oggi deve avere un significato profondo, attuale e senza i paternalismi di sempre.

Senza attribuire colpe se il Paese è rimasto indietro.

Il Mezzogiorno è luce e faro del vero sviluppo.

In tempi di crisi, anzitutto di valori, Novacco ha rappresentato e rappresenta il senso delle istituzioni, l’eleganza e la signorilità dei comportamenti. E della forza delle parole che emerge ogni volta dai suoi scritti. Diretti. E costruttivi. Costruttivi come un ponte. Come quel “ponte sullo stretto” spesso simbolo di differenza tra Nord e Sud.. Di altre opere incompiute come la Salerno – Reggio Calabria ormai assurta a “brand” negativo Italiano Ma il Sud non è questo.

Il Sud è ricchezza. Della sua gente. Delle sue risorse. Si è detto giustamente che con Nino Novacco scompare un partigiano dell’unità nazionale.

Meridionalista appassionato, ha dedicato la sua esistenza allo sviluppo del Paese attraverso la riduzione del divario tra Nord e Sud. I suoi studi rappresentano un contributo fondamentale per le politiche di crescita del Mezzogiorno nel quadro di una completa unificazione economica e sociale. Novacco lascia una preziosa eredità che, in occasione dell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la politica deve saper valorizzare attraverso un comune impegno teso a ripudiare ogni velleità secessionista e a rafforzare il principio dell’indivisibilità della Nazione.

Anche Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto ricordare il grande studioso con parole davvero significative: “Scompare con Nino Novacco una personalità di rilievo del meridionalismo italiano.

Il suo è stato un lungo, coerente e tenace impegno di affermazione del ruolo del Mezzogiorno nello sviluppo democratico dell’Italia repubblicana, di valorizzazione delle risorse e potenzialità delle regioni meridionali e di manifestazione delle loro esigenze e legittime aspettative.

I lunghi anni di presidenza della SVIMEZ hanno rappresentato il culmine di tale impegno, avendo egli fatto di quella istituzione la tribuna più autorevole del movimento culturale e politico democratico per il progresso del Sud e per l’unità tra Nord e Sud”. Ecco, appunto esigenze e legittime aspettative delle regioni meridionali. “Novacco ha sempre considerato unitario il Mezzogiorno, ha affermato l’attuale Presidente Svimez Adriano Giannola, e in molteplici interventi ha denunciato duramente le derive secessioniste sia a Nord che a Sud, invitando alla coesione fra i diversi livelli istituzionali, per raggiungere un traguardo per lui imprescindibile, l’unificazione economica dell’Italia”.

Derive secessioniste assurde. E l’ultimo Rapporto Svimez lo ha appena sottolineato. Ed è un rapporto che risente ancora dell’influenza di Nino Novacco fino all’ultimo presente negli uffici di Via Porta Pinciana che fanno pensare a chi scrive ad un incontro cordiale nel quale l’insigne economista ha speso ancora una volta parole di riscossa per un Sud che non si può e non si deve mai arrendere. Soprattutto di fronte al pregiudizio.

Perché la necessità di un costante dibattito di qualità sul Mezzogiorno italiano è di enorme importanza – afferma giustamente il Prof. Barucci – poichè investe le discipline storiche e quelle economiche; quelle giuridiche, politiche, sociologiche. È giunto a farsi avvertire anche nelle arti visive ed in quelle letterarie.

È animato da passione civile e da rigore analitico.
Si è manifestato in diversi libri, molti saggi, moltissimi articoli giornalistici o di inchiesta. Vi compaiono motivi ispiratori non di rado diversi: qualche autore va alla ricerca del “motivo unificante”, quello che conferisce rigore analitico alle argomentazioni e dà forza alla proposta politica; qualche altro torna al recente passato per scoprire le ragioni di alcuni successi e di molti errori;
qualche altro ancora è portato a pensare che sarebbe bene considerare il Mezzogiorno italiano allo stesso modo di una delle tante aree del mercato unico europeo per cui può risultare vana la ricerca di politiche specifiche. Tutto questo ci ha lasciato Nino Novacco.

Antonio Capitano

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