Il Consiglio di Stato dà ragione alle scelte operate sul PSC di Catanzaro dall’ex assessore Soriero

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Il Comune può ripartire a tutto gas. È salva la progettazione “interna” del Piano strutturale comunale, il nuovo strumento urbanistico destinato a sostituire il vecchio Prg. I giudici della quinta sezione del Consiglio di Stato, discussa la controversia nell’udienza pubblica dello scorso 22 novembre, hanno depositato ieri la sentenza con la quale viene respinto l’appello dell’associazione temporanea di professionisti capeggiata dal prof. Pierluigi Cervellati contro l’aggiudicazione e poi la revoca della gara d’appalto per l’assegnazione dell’incarico di progettazione del Psc.
Nel mirino, essenzialmente, c’era l’inversione di rotta attuata strada facendo dalla vecchia amministrazione comunale guidata dal sindaco Rosario Olivo, che prima ha bandito e affidato l’appalto, poi ha deciso di revocare tutto sulla base di un parere legale, optando per assegnare l’incarico ad uno staff di tecnici interni. Una scelta, quest’ultima, definita legittima della Giustizia amministrativa al termine del lungo e complesso contenzioso.
Le parti in causa erano piuttosto numerose. Da una parte l’associazione temporanea capeggiata dal prof. Pierluigi Cervellati (rappresentata in giudizio dall’avvocato Francesco Scalzi), dall’altra il Comune (difeso dall’avvocato Raffaele Mirigliani), i dirigenti interni incaricati della progettazione e, nelle vesti di controinteressati, i componenti dell’Ati guidata dal prof. Federico Oliva che si era aggiudicata provvisoriamente l’appalto successivamente revocato.
 
In primo grado sia il ricorso principale di Cervellati (contro l’aggiudicazione al gruppo Oliva) che i successivi “motivi aggiunti” (contro la revoca della gara stessa) erano stati respinti con una “sentenza breve” emessa dal Tar Calabria esattamente un anno fa, cioè il 29 gennaio 2011. L’esame del conseguente appello al Consiglio di Stato era previsto, in sede cautelare, lo scorso agosto davanti ai giudici della quinta sezione, ma le parti hanno rinunciato alla sospensiva rinviando tutto alla decisione di merito depositata ieri.
Nonostante la sentenza del Tar che dava ragione al Comune, la pendenza del contenzioso costituita dall’impugnazione al Consiglio di Stato da parte del gruppo Cervellati ha fino a ieri suggerito all’amministrazione comunale di rallentare le procedure. È stato quindi costituito un Ufficio Piano, incaricando quattro i tecnici intetni (l’arch. Biagio Cantisani, l’ing. Vincenzo Belmonte, l’arch. Carolina Ritrovato e l’arch. Giuseppe Lonetti) ma l’iter non è stato ancora portato a termini. Gli stessi tecnici comunali, fra l’altro, sono intervenuti nel giudizio amministrativo sostenendo la legittimità della revoca del bando per l’affidamento dell’incarico esterno.
Il contenzioso si snodava principalmente sul concetto giuridico-amministrativo di “discrezionalità”, perché se è vero che la legge riconosce all’amministrazione pubblica il pieno potere di revocare una gara d’appalto il gruppo ricorrente sosteneva, però, che la stessa discrezionalità dev’essere accompagnata da un solido, congruo e ragionevole supporto motivazionale. E proprio su quest’ultimo fronte, secondo l’appellante, sarebbe stato carente l’operato del Comune: un peso irrilevante, secondo il ricorso, avrebbero avuto in questo senso l’asserita necessità di evitare contenziosi con lo stesso gruppo Cervellati (che comunque si sono innescati) e l’esigenza di velocizzare i tempi per evitare la decadenza dei vincoli del vecchio Piano regolatore generale (cosa che si sarebbe ugualmente verificata).
La sentenza dei giudici della quinta sezione del Consiglio di Stato (presidente Pier Giorgio Trovato, relatore ed estensore Raffaele Prosperi, componenti Doris Durante, Francesco Caringella e Francesca Quadri) affronta la questione in 13 cartelle sia sotto il profilo formale che dal punto di vista di merito.
Nel merito della vicenda, il ragionamento di certo più interessante il Consiglio di Stato lo fa sull’esistenza dei morivi d’interesse pubblico legati alla revoca dell’appalto. Certificato che «la valutazione dei motivi di interesse generale non può che spettare agli organi di governo del Comune», i giudici attestano che «correttamente la Giunta ha inquadrato il problema delle “criticità inerenti il contenzioso” venutesi a creare con il ricorso dell’Ati Cervellati, questione che veniva indubbiamente a rallentare la predisposizione dello strumento urbanistico ed il raggiungimento degli obiettivi ad esso connessi, collegati al rilancio di una “già precaria economia del territorio”». Nonostante ciò, «come sostenuto nel ricorso appare del tutto palesemente che nella vicenda vi siano sottostanti responsabilità amministrative, riguardanti tanto un notevole ritardo nell’avviare la redazione del Psc, vista la rilevante sottolineatura di scadenze normative incombenti, quanto una sostanziale confessione di aver condotto un procedimento di aggiudicazione caratterizzato da illegittimità: ma le inefficienze dimostrate dagli apparati degli uffici comunali di Catanzaro – si legge testualmente nella sentenza – non possono assurgere a ragione di illegittimità di una revoca che appare in fondo un tentativo di riparare, per quanto possibile, a ritardi e irregolarità anche tramite una valorizzazione di competenze tecniche interne e ad un’economicità di gestione del tutto condivisibili, specie per quanto concerne questa ultima, in un momento di notorie gravissime difficoltà dei bilanci comunali». Non è un caso, perciò, che pur dando ragione a Palazzo De Nobili il Consiglio di Stato ha deciso infine di compensare le spese di giudizio, «viste le originarie responsabilità del Comune nei ritardi dell’avvio della predisposizione del Piano strutturale e nel gestire non correttamente la procedura di gara oggetto della controversia».
La progettazione interna, alla luce della sentenza, può andare avanti, avvalendosi anche – se ritenuto necessario – di collaborazioni di esterne di alto profilo professionale. Adesso non ci sono più alibi per nessuno: bisogna fare in fretta per dotare finalmente la città di un moderno strumento di panificazione dello sviluppo territoriale.
Adesso non è escluso che già il commissario prefettizio, in attesa che le elezioni di primavera restituiscano un sindaco a Catanzaro, apra il confronto con la città sulle linee guida del futuro Piano strutturale.
Il contenzioso
Il ricorso del gruppo Cervellati è stato inizialmente presentato contro l’aggiudicazione all’Ati Oliva dell’incarico per la progettazione del Piano strutturale comunale. Con “motivi aggiunti” il gruppo di Cervellati, classificatosi secondo nell’appalto, ha successivamente impugnato la revoca della stessa gara.
L’Aticapeggiata dal prof. Pierluigi Cervellati era composta anche da Studio Angotti srl, Sintagma srl, ing. Pierluigi Mancuso, dott. Maurizio Mancuso e dott. Francesco Scalfaro.
Controparte erano il Comune e, nelle vesti di controinteressati, i componenti dell’Ati guidata dal prof. Federico Oliva di cui facevano parte Giuseppe Antonio Zizzi, Fabio Procopio, Francesco Cosentino, Elisabetta Fiale, Alessandro Tallarico, Francesco Papaleo, Marianna Filingeri, Alessandro Zarone, Angela Romeo, Giuseppe Carta, Domenico Costantino, Stefano Marabini, Anna Rosaria Vernaci, Fabrizio Mangoni, Francesco Rossi.
 
Articolo di Giuseppe Lo Re, tratto da “La Gazzetta del Sud”

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