Viaggio nel Mediterraneo in un week-end di fine inverno

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Di Claudia Anzidei

 

Curve tortuose in salita. Le luci della città diventano sempre meno nitide. Il Vesuvio in lontananza, imponente di notte sul Golfo come una grande ombra scura.

Dopo l’ufficio, subito in macchina verso Salerno per l’imbarco, diretti in Sicilia. Come ogni venerdì, c’è una gran voglia di week-end. La strada è sempre più tortuosa e ora in discesa. Incontriamo paesi arroccati, muri che iniziano solo dove la roccia finisce, limoneti ordinati e ben curati che spuntano in alto, sopra la strada, al di là delle mura di contenimento. Arriviamo a Ravelloprezioso gioiello della Costiera Amalfitana, che di giorno regala viste mozzafiato, d’estate pullula di vita ed euforia, ma in questa serata di fine inverno a noi appare come mai avremmo immaginato, immobile e silenzioso, padrone della scena come non mai, tanto che il nostro sguardo sale verso il monte anziché scendere verso il mare. Ma non ci fermiamo, siamo diretti ad Amalfi, che ci appare quasi all’improvviso. Proseguiamo a piedi, tra i vicoli, nei cunicoli, inebriati dal profumo delle cucine che pervade le strade, per arrivare con pochi passi di fronte alla grande scalinata del Duomo, risultato di sovrapposizioni e affiancamenti architettonici che hanno dato vita a numerose chiese in diverse epoche, alternatesi sulle fondamenta di un tempio romanoAmalfi, vecchia fortezza bizantina, fu la prima Repubblica Marinara del Mediterraneo, terra natia della bussola, come strumento di navigazione, e delle Tavole Amalfitane, il più antico statuto marittimo italiano, redatto per regolare i commerci di Amalfi con i mercanti arabi della Sicilia, della Spagna e dell’Africa, rimasto in vigore in tutto il Mediterraneo fino al XVI secolo e padre del primo codice marittimo italiano del 1781Siamo in un posto ricco di storia del mare, dove si sono alternate genti di tempi e culture diversi, merci di ogni tipo.

 

Oggi come in passato, incontriamo persone venute da molto lontano, per turismo soprattutto: coreani euforici, e bramosi di foto sulla bellissima scalinata del Duomo; in un ristorantino locale ci sediamo vicino ad un tavolo di donne mediorientali per gustare un meraviglioso piatto di spaghetti alle vongole preparato con cura da chef del luogo, accompagnato da un gustoso vino bianco amalfitano, e servito da una simpatica cameriera, sorridente e accogliente anche in una serata di bassa stagione, a conferma della rinomata solarità della popolazione locale. Di nuovo tra curve tortuose, quelle a picco sul mare che spaventano tutti i visitatori della costiera. Noi però vediamo solo navi e pescherecci in lontananza, che emergono nell’oscurità della notte. E ancora rimaniamo rapiti dalla bellezza dei paesi e dal silenzio dei porticcioliAtraniCastiglioneMaiori, Minori, fino a Erchie dove si apre alla nostra vista il meraviglioso Golfo di Sorrento, con il suo grande porto. E’ a Vietri sul Mare che scorgiamo la nostra nave, una Grimaldi bianca e azzurra, imponente, tra i container e altre navi da carico. La vediamo dall’alto e diventa sempre più grande man mano che scendiamo nel porto. Alla quiete che percepivamo dai cavalcavia, si contrappone ora l’operosità di tutto lo staff e dei marinai, intenti a sbrigare le operazioni necessarie per procedere all’imbarco delle persone e al carico delle merci. Ascoltiamo gli echi delle loro urla, senza comprenderliforse per il rumore dell’acciaio dei container che una gru sta impilando con rigoroso ordine, o forse per il frastuono alternato delle rampe di carico, o per il suono soffocato ma continuo dell’areazione della nave. Ci imbarchiamo, inizia l’avventura. L’equipaggio ci riceve con calda accoglienza e ci accompagna in cabine ben arredate. Posiamo le valigie e in un attimo siamo sul ponte per assistere alla partenza.

 

Ora è il porto a farsi sempre più piccolo e cresce la sensazione di addentrarsi in un’altra dimensione, a sé stante, lontana da quella reale. Il vento è forte, il silenzio è accompagnato solo dal rumore leggero dei motori e delle onde che si infrangono sulla nave, i gomiti poggiano sulla ringhiera bianca, siamo sull’eliporto, vicino le scialuppe, anche i pensieri lasciano la costa per tuffarsi nel mare. Il Mediterraneo, luogo di storia e di scambio, dove religioni, lingue, etnie e tradizioni diverse hanno interagito nel tempo, in un processo di fusione e scissione che ne ha delineato le forme. Hanno navigato in queste acque mercanti, militari, marinai e pirati, uomini, donne e bambini, su rotte diverse, in epoche diverse, con storie diverse, raccontate nelle pagine di diari o tra i libri di storia o di epica. Gocce di storia del mondo. Dalla Magna Grecia, alle Guerre Puniche quando gli Antichi Romani denominarono queste acque Mare Nostrum, ai traffici e alle guerre ai tempi delle Repubbliche Marinare, alla prosperità dei porti e dei cantieri navali sotto il Regno delle Due Siciliealla Battaglia del Mediterraneo nel ‘900 combattuta per l’importanza strategica del bacino. Quante storie potrebbe raccontare questo mare, quanti misteri cela nesuoi fondali.

 

Una tra tutti, risale al 18 giugno 1834, quando Federico I, Re delle Due Sicilieviaggiò da Napoli a Palermo, in compagnia di sua moglie Maria Cristina di Savoia. Raggiunsero la Sicilia a bordo della leggendaria Francesco I, capace di una velocità inaspettata per quei tempi, tanto che al loro arrivo, trovarono gli abitanti ancora intenti negli allestimenti di accoglienzaEd ora noi, pur senza corona ma in questo stesso marepercorriamo su una moderna nave, ad una velocità di crociera di 20 nodi, quella che è oggi definita un’Autostrada del Mediterraneo, diretti in Sicilia per un’avventura in un bel week-end di fine inverno, senza pretese di conquista o affari da concludere, ma ugualmente conquistati dal fascino di un viaggio in mare apertoE’ tardi ormaied è ora di tornare sottocoperta e riposare, domani ci attendono le meraviglie della Sicilia. 

 

Siamo nella cabina di comando quando scorgiamo il porto di Palermo. Il Comandante ci ha ricevuto con cortesia, la notte è stata tempestosa ma abbiamo dormito come fossimo cullati dal mare grazie alla stazza della nave e alle sue tecnologie: la Catania ha un peso di 26 mila tonnellate, per una lunghezza di 186 metri e un totale di 26 mila cavalli. Il Comandante ci spiega che è in grado di trasportare 1000 passeggeri compreso l’equipaggioA bordo incontriamo persone di molte nazionalità: tunisini, italiani e stranieri di ogni parte del mondo in vacanza in Italia, si respira un’atmosfera di multiculturalitàLa nave da Palermo si dirigerà in Tunisia per poi tornare, e concludere il viaggio a Salerno. Sono molte le merci che trasporta all’interno di vani di carico, in attesa di essere agganciati dagli autocarri nei diversi porti. Il Comandante sottolinea le potenzialità del trasporto via mare e l’importanza strategica dell’intermodalità che garantisce un trasbordo dei container tra mezzi di tipo diverso, con una riduzione dei costi, tempi ridotti e con un minor rischio di danneggiamento delle merci, nonché un beneficio per l’ambiente in termini di sostenibilitàLa tecnologia navale è pronta e si sta procedendo allo stanziamento di investimenti in innovazione e in azioni di adeguamento all’interno dei porti affinché sia possibile sfruttare appieno le potenzialità del trasporto intermodale e dare il via al processo virtuoso, in parte già in atto, di sviluppo dei traffici sulle Autostrade del Mare. Attracchiamo. Sbarchiamo.

 

Il cielo è grigio ma ci sono raggi di sole che vincono le nuvole. Ciò che approda sulla banchina diviene in un attimo un tutt’uno con la città perdendosi tra le vie trafficate. Anche noi. Palermo è bellissima, raggiungiamo il centro, a pochi passi dal porto. Arriviamo nella cosiddetta Piazza della Vergogna, definita così per la nudità delle statue rinascimentali della Fontana Pretoria, scolpite in marmo bianco di Carrara e giunte qui da Firenze, anche loro via mare; entriamo nell’affascinante Piazza ottagonale dei Quattro Canti, punto di incontro dei principali assi viari di Palermo, Via Maqueda, da cui proveniamo, e Via Vittorio Emanuele, che percorriamo fino ad arrivare alla Cattedrale, un esempio, forse unico nel suo genere, di commistione di culture e popoli, da quella romana a quella bizantina, araba, normanna e spagnola. Luogo rappresentativo di tutta la Sicilia, centro del Mediterraneo e crocevia di popoli, terra che ha favorito, in pace e in guerra, lo scambio tra civiltà. Ne è testimonianza anche il Palazzo dei Normanni, la più antica residenza reale d’Europa, e la Cappella Palatina, accecante con l’oro dei suoi mosaici. Ma è un iscrizione su marmo in latino, greco e arabo, a catturare la nostra attenzione. Fu ordinata da Ruggero II nel 1142, a ricordo dell’orologio idraulico, ed è oggi emblema della serena convivenza di culture e civiltà nella Palermo Normanna. Nonostante tanti influssi diversi la Sicilia ha individuato e consolidato nel tempo una sua identità, coltivata grazie alla forza delle sue tradizioni. E’ possibile percepirlo nel brulicante mercato di Ballarò, esposizione di risorse locali, tra cui pesce, arance, verdure, e prodotti lavorati con ricette antiche. Incontriamo turisti spaesati e al contempo affascinati dalle urla dei venditorida donne, uomini, ragazzi, genti del Nord Africa che parlano un sorprendente dialetto siciliano, bambini che come adulti lavorano la merce, divertiti e nascosti, per altezza, dalla folla del mercato. Le vie, le case e i balconi diroccati, i murales, le cupole bellissime delle Chiese che sbucano negli scorci, le donne affaccendate che conversano da un balcone all’altrole botteghe, i mastri, i motorini elettrici che sfrecciano tra le stradeuna mobilità sostenibile che colpisce in questo luogo dal sapore anticoma che al contempo segnala un grande potenziale di sviluppo che proviene dal basso, dal popolo, e attende irrequieto di conquistare queste terre. 

 

Continua il nostro viaggio verso i luoghi incantati della Riserva dello Zingaro, la Tonnara di Scopello, Erice che domina incontrastata, in questa occasione vestita di fitta nebbia. Una nebbia che purtroppo nasconde la meravigliosa vista verso l’orizzonte del mare, ma che avvolge ogni muro e ogni persona, mostrandoceli in forme ovattate, come in un quadro impressionista. E poi Trapani, il tramonto nelle saline tra mulini e fenicotteri, il suo porto, la cortesia della sua gente, la sua cucina: anche qui ordiniamo pasta alle vongole ma la cucina siciliana, di influenza araba, arricchisce i suoi piatti con ingredienti diversi, ed è così che alle vongole si aggiungono delle zucchine alla julienne fritte e della bottarga: squisite. Pioggia, tanta, ma la domenica ci svegliamo con un bel sole e qualche nuvola. Ricomincia il nostro viaggio verso Agrigento. Passiamo tra le colline che circondano terre coltivate, scorgiamo di tanto in tanto casali abbandonati, resti del sistema latifondista siciliano. Arrivati a Marsala ci ritroviamo circondati dai vigneti, bassi e ben curati, come richiede il vino Marsala, prodotto di assoluta qualità e primo vino D.O.C. della storia vinicola italiana. Risultato di tradizione, per il particolare metodo di invecchiamento, e di storia, visto che la leggenda narra di un commerciante inglese che nel 1773 pensò di aggiungere dell’acquavite di vino nelle botti caricate sulla nave, per migliorarne la conservazione durante il lungo viaggio in mare. Ancora una volta testimonianza di una Sicilia, crocevia e collegamento tra terre lontane, e di un Mediterraneo centrale nei traffici del mondo. Sull’orizzonte scorgiamo delle pale eoliche, di nuovo, antico e moderno che si fondono insieme, con piacevole sorpresa per lo spettatore.

 

 Arriviamo a Mazara del Vallo, il più grande porto peschereccio d’Europa, tra i volti degli uomini si leggono vite di pescatori, di età diverse, molti dei quali al lavoro sulle loro imbarcazioni, anche in questa domenica mattina, intenti a sciogliere le reti per la prossima pesca. Dunque giù, lungo la costa, attraversiamo aranceti, valli verdeggianti, come se non fosse inverno, da cui di tanto in tanto si aprono scorci di mare azzurrissimo. Prima di giungere ad Agrigento, ci fermiamo per ammirare la candida Scala dei Turchi, una falesia a picco sul mare, in passato riparo dei pirati saraceni. Ma eccoci ad Agrigento, quasi 2.600 anni, città focale nella storia del Mediterraneo, che ospitò il più grande Tempio della Magna Grecia, il Tempio di Zeus, oggi parte del complesso archeologico più vasto al mondo, la Valle dei Templi. 

 

Ancora Agrigento si attesta polo del Mare Nostrum, anche per geografia: guarda alle coste europee e fronteggia quelle del Nord Africa, facilmente raggiungibile dai Balcani via mare e aperta al Medio Oriente. La troviamo verde e in fiore, profumata e soleggiata, delicata. E’ proprio in questo fine settimana che si festeggia il suo carattere cosmopolita con la Festa del Mandorlo in fiore, occasione in cui, da più di sessant’anni, le porte della Valle dei Templi si aprono per ospitare vari gruppi folcloristici provenienti da tutte le parti del mondo. E’ in festa che lasciamo gli agrigentini, i peruviani, gli spagnoli, i messicani, che, entusiasti di conoscersi, cantano e ballano indossando abiti tipici. Li lasciamo dopo aver ammirato la valle, dirigendoci a Palermo per l’imbarco. Sulla strada sfioriamo Corleone, paese famoso nel mondo grazie alla cinematografia hollywoodiana, simbolo di una Sicilia che afferma la propria centralità e il proprio primato, purtroppo, anche in vicende di malavita. Il nostro finesettimana è giunto alla conclusione ma non prima di un tuffo in mare, per una nuova riflessione sul pontile della nostra Grimaldi. A bordo salutiamo lo stesso equipaggio del viaggio di andata che ci accoglie sorridente, primi tra tutti Giuseppe, Antonio e Josè, e poi il Commissario Alessio e il Comandante Fina. Posiamo le valigie in cabina e assistiamo alla partenza della nave dal porto, guardando le luci della Sicilia che si fanno sempre più fioche. La salutiamo con un arrivederci. Siamo sullo stesso eliporto, vicino alle stesse scialuppe e con i gomiti sulla stessa ringhiera bianca, accompagnati dal rumore del mare, con il vento che sollecita i nostri pensieri. Sorridiamo, ci portiamo ora dentro i sapori, i profumi e le bellezze mediterranee di questo bellissimo week-end di fine inverno.

 

Ma i nostri pensieri si incupiscono inevitabilmente: Mare Nostrum richiama alla nostra mente la missione di salvataggio in mare dei migranti. E’ a loro che pensiamo, nelle vesti di turisti, dalla nostra sicura e imponente Grimaldi, e ai loro viaggi su imbarcazioni fatiscenti, e riflettiamo su come questo stesso affascinante mare possa anche terrorizzare. Il Mediterraneo, mare di primati mondiali, in diverse epoche, in campo commerciale, turistico e militare, è divenuto oggi cimitero di migliaia di bambini, donne e uomini che cercano una speranza verso nuove terre, costretti a lasciare le loro case per scommettere in un futuro ignoto, spinti dalla sopravvivenza. Solleviamo ora i gomiti e stringiamo la ringhiera con le mani, ci pervade un senso di rabbiasta davvero avvenendo tutto in queste stesse acque, sotto i nostri occhi. Siamo forse diventati ciechi? Noi, sostenitori della democrazia, un tempo padri della civiltà del Mediterraneo, pensatori della centralità dell’uomo, della sua libertà e dei suoi dirittifautori per l’intera umanità di concetti, che invece sembrano oggi così lontani dalle riflessioni dell’uomo mediterraneo moderno.

 

Ma non è corretto generalizzare, ci sono ancora bagliori di umanità, che se opportunamente coltivati possono vincere tanta indifferenza. Ripartiamo dunque da Lampedusa, da una Sicilia di nuovo pioniera, da un Meridione che riconquisti la sua centralità e la sua forza come un tempo, quando vantava la quarta flotta mercantile al mondo, con 40 cantieri che diedero vita a navi storiche come la Ferdinando I, la Sicilia o il vascello Monarca. Investiti dal vento del ponte, ci voltiamo per l’ultima volta verso quelle terre, ormai inghiottite dal buio della notte. Dovremmo tutti scommettere di nuovo su quel Meridione che seppe stupire il mondo intero, e impegnarci nel recupero della pari dignità dei popoli del Mediterraneo, conditio sine qua non, affinché il Mare Nostrum recuperi il suo antico splendore e sia di nuovo all’altezza degli scambi culturali e commerciali che lo hanno da sempre contraddistinto. Non una talassocrazia, ma una fusione di culture, senza contaminazione disordinatanella salvaguardia delle singole tradizioni, scrigni della bellezza di cui abbiamo potuto godere in questo surreale week-end di fine inverno. Così, torneremo di nuovo a lasciare senza parole il sultano di Costantinopoli, sbigottito alla vista della Francesco I che, inizialmente in servizio per coprire le rotte di collegamento nel Tirreno, divenne nel 1833 la prima crociera turistica del mondo, con almeno 50 anni di anticipo sulle altre crociere

 

Ma ecco il lunedì mattina. Sbarchiamo a Salerno, io la mia macchinetta fotografica. Per lei è tempo di tornare nello zaino, per me in ufficio. Entrambe abbiamo impresso in maniera indelebile, nelle nostre memorie, ricordi e paesaggi affascinanti di questa avventuraNonostante il lungo viaggio, sono riposata e pronta a tornare alla routine quotidiana, arricchita da questa esperienza e con la speranza che l’Europa, raccogliendo l’invito di Papa Francesco, decida finalmente di assumersi la responsabilità di queste vite di popoli del Mediterraneo. Popoli che hanno egualmente contribuito a scrivere la sua storia e, allo stesso modo, sono imprescindibili per il rilancio della centralità del Mare Nostrum per il progresso della sua civiltà, attraverso le Autostrade del Mare, in un florido futuro di pace. 

 

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