Quanti pregiudizi contro il Mes!

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Articolo del Prof. Ennio Triggiani (Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’UNIBA) pubblicato sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”

Mes

Tutti siamo in trepidante attesa dei finanziamenti provenienti dal Recovery Fund o Next Generation EU. Ed è importante la garbata ma ferma sollecitazione del Presidente Mattarella ad utilizzare con massima efficienza e rapidità le risorse europee. Certo, quelle provenienti dal Recovery Fund sono consistenti ma si trascura una “piccola” circostanza; infatti, l’anticipo del 10% delle stesse -6,5 miliardi di sovvenzioni e 12,7 di prestiti- sarà difficilmente disponibile prima della prossima primavera in quanto bisogna in precedenza superare alcuni passaggi.

Il più impegnativo, dopo il via libera del Consiglio UE, è dato dalla complessa ratifica da parte di tutti i 27 Parlamenti nazionali. Dopodiché, i governi presenteranno a Bruxelles il piano dettagliato dei progetti da sottoporre al vaglio del Consiglio dei ministri economici (Ecofin) e della Commissione. Questa dovrà allora raccogliere sui mercati i fondi per poi emettere i bond che dovrebbero avere durata media di 15 anni con tassi, per tutti gli analisti, addirittura leggermente negativi.

Nel frattempo, però, il Covid 19 si diffonde rapidamente e comincia ad evidenziare lacune, non solo al Sud, della tenuta del sistema sanitario che sciaguratamente non rientrava, negli anni passati, fra le priorità di bilancio del Paese. Ed allora diventa sempre meno comprensibile il rifiuto del MES sanitario, ribadito incomprensibilmente anche da una forza di governo quale il M5 Stelle. Sarà allora bene ripercorrere, punto per punto, le obiezioni mosse periodicamente all’uso di tali fondi per verificarne la fondatezza.

1. E’ necessaria una modifica del Trattato MES per evitare la “Troika” (Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale) – Falso. L’art. 12 par. 1 dello stesso già prevede che i vincoli, peraltro negoziati e fissati in un apposito Protocollo sottoscritto dallo Stato richiedente, “possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto di condizioni di ammissibilità predefinite”. Ci si riferisce a queste ultime quando è stato esplicitamente e correttamente deciso che l’unico vincolo posto, come è noto, consiste nella destinazione d’uso delle spese sanitarie.

2. Non è possibile evitare la condizionalità macroeconomica – Falso. Per esempio, nel 2012 la Spagna beneficiò di un prestito dal MES per rafforzare il sistema bancario -attraverso lo specifico strumento “Prestiti per la ricapitalizzazione indiretta delle banche”- senza che fosse tenuta ad adottare nuove misure politiche. E grazie a questo intervento l’offerta di credito ha arrestato la sua caduta in Spagna prima che in Italia ed ha contribuito sensibilmente a risollevarla rapidamente dalla crisi economica.

3. Il ricorso al MES sottopone il Paese ad una “sorveglianza rafforzata”- Vero. Il Regolamento 472 del 2013 (art. 2 comma 3) affida tale controllo alla Commissione europea che però, indipendentemente dal MES, può sempre attivarsi rispetto ad “uno Stato membro che si trovi o rischi di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la sua stabilità finanziaria, con probabili ripercussioni negative su altri Stati membri nella zona euro” (comma 1). Il che potrà avvenire anche rispetto al Recovery Fund. La sorveglianza non può, tuttavia, che essere calibrata sulle concrete modalità dell’operazione di assistenza finanziaria come già ribadito dalla stessa Commissione.

4. I pericoli derivano dall’applicazione dell’art. 14 del MES – Falso. Il riferimento normativo è giusto ma il pericolo è inesistente . E’ il contrario. Questa disposizione del Trattato è intitolata “Assistenza finanziaria precauzionale del MES” e concerne proprio quegli strumenti per i quali non è previsto un programma di aggiustamento macroeconomico (v. art. 7 par. 12 del Regolamento 472/2013 e Comunicazione della Commissione del 16 ottobre 2013). Bisognerebbe invece indicare il successivo art. 16 che riguarda i prestiti non precauzionali del MES legati al programma di aggiustamento macroeconomico; ma questi riguardano, appunto, i prestiti e non le linee di credito a condizionalità ridotta come il suddetto “Pandemic Crisis Support” sanitario.

5. Saremmo sottoposti al controllo d parte di un Ente privato – Falso. Il MES è un’organizzazione intergovernativa con un Consiglio dei governatori formato dai ministri dell’economia e con i relativi controlli affidati alla Commissione europea.

6. Le condizionalità potrebbero essere introdotte successivamente ed in via unilaterale- Falso. Lo Stato beneficiario stipula un Protocollo standardizzato nel quale sono analiticamente fissate tutte le modalità di funzionamento del prestito e, anche sulla base del principio pacta sunt servanda, non può essere modificato,

7. I mercati reagirebbero negativamente – Falso. I mercati si rendono ben conto della situazione esistente e salutano del tutto positivamente ogni intervento a sostegno delle economie nazionali, tanto più se, come si è dimostrato, non presuppongono alcun quadro pre-fallimentare (come fu per la Grecia). Per di più, quando Cipro ha annunciato la volontà di usufruire di tali risorse il relativo costo dell’indebitamento è letteralmente crollato. Del resto, la linea di credito precauzionale non presuppone ma è volta a prevenire le crisi, fungendo da rete di sicurezza che rafforza l’affidabilità creditizia del Paese beneficiario.

8. Gli altri Stati membri non lo hanno ancora utilizzato – Vero. Vedremo che succederà in futuro, tuttavia va ricordato che per essi il costo del denaro, rispetto all’Italia, è notevolmente più basso e quindi è minore la convenienza.

Tralascio di rammentare le innumerevoli dichiarazioni dei responsabili delle istituzioni europee, compresi quelli italiani come Sassoli e Gentiloni, e i vari rassicuranti atti formali inclusi quello della Commissione che pur dovrebbe operare la “temutissima” sorveglianza rafforzata. Se alcune forze politiche rinunciassero a immotivati pregiudizi ideologici, un lusso che nessuno può permettersi in questi momenti, mostrerebbero maggiore serietà. Quanto è attuale il noto aforisma di Ennio Flaiano “La situazione politica in Italia è grave ma non seria”!

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