Emergenza Covid in Calabria, i dati del 23 novembre

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A cura di Vincenzo Gallo

Oggi 17 deceduti in Calabria. Anche per questo probabilmente le terapia intensive non crescono e rimangono a 47 unità. Dal 15 ottobre in 40 giorni sono morte 135 persone, nell’ultima settimana 59.

Le persone ricoverate con sintomi sono state 435 contro i 433 di ieri, ma sono state dimesse 216 persone.

I nuovi casi sono stati 321 con 2056 tamponi, contro i 444 di ieri con 2456 tamponi. I nuovi contagiati negli ultimi 7 giorni sono stati 3827.

La Calabria rimane la prima regione italiana per incremento percentuale dei casi, tra il 35% e il 40%, anche nella settimana dal 16 al 23 novembre, in base ad un’analisi della Fondazione Gimbe.

Le persone in isolamento domiciliare hanno raggiunto le 9664 unità.

In questo contesto si aprono per fortuna ospedali da campo, perché dopo la prima ondata non si è stati in grado di riattivare almeno qualcuno dei 18 ospedali dismessi.

In un momento come questo sono ingiustificabili ulteriori ritardi del governo per la nomina del commissario per la sanità che spero sia affiancato da un pool di esperti, che si occupino non solo di risanare i bilanci ma soprattutto di non far morire le persone.

Sconcerta anche la scarsa capacità della regione e delle strutture sanitarie operanti in Calabria di trovare un coordinamento tra loro, con le facoltà di Medicina e Farmacia esistenti in Calabria, anche per poter processare più i tamponi, con i rappresentanti dei medici e con le strutture private.

Per fortuna la zona rossa ha finora evitato un numero ancora maggiore di morti, ma non si può andare più avanti così, perché il vaccino non sarà una soluzione almeno a breve.

Chi continua a chiedere di passare con urgenza alla zona gialla non riuscirà a tutelare la salute dei cittadini ma nemmeno a garantire la ripresa. Non si può convivere con un virus che ha questi tassi di crescita, con gli ospedali saturi e con le persone che non riescono a trovare assistenza.

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