Presentate le linee programmatiche del nuovo Ministero della Transizione Ecologica

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Di Antonio Soriero

Transizione ecologica”, un obiettivo così ambizioso da rischiare di rimanere intrappolato in una definizione “indefinita”. Ma l’Italia non può permetterselo, non può lasciarsi trasportare dal semplice appeal di facciata che il macro-tema della sostenibilità sembra suscitare in ogni sede; deve rispondere agli obiettivi tracciati dalla Commissione von der Leyen. Uno su tutti: un Ue a impatto climatico zero entro il 2050.

Una sfida epocale, che si pone di fronte alle economie degli Stati membri proprio nel momento in cui gli squarci della crisi, accelerata dall’emergenza sanitaria, si aprono, in tutta la loro evidenza, nel tessuto economico e sociale.

Per raggiungere il traguardo di una ripresa effettiva e durevole, l’imperativo è quindi: crescere, ma in maniera sostenibile.

Un processo culturale, ancor prima che politico o economico, che non può essere lasciato alla generosità dei privati o alla disomogeneità del pubblico. Deve essere indirizzato nel solco di un’armonia decisionale che coinvolga tutti i soggetti chiamati a intervenire. Ecco perché il nuovo governo Draghi ha istituito un “Ministero della Transizione Ecologica” (MiTE), guidato da Roberto Cingolani, fisico e scienziato di primo piano, già direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.

Proprio ieri il ministro Cingolani ha esposto via web le linee programmatiche del neonato dicastero alle Commissioni congiunteAttività produttive, Industria e Ambiente di Camera e Senato.

Qui l’approfondimento di “Energia Oltre” sull’audizione   

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