Visita di Papa Francesco: l’attenzione globale sull’Iraq (A. Malik)

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Di Abrah Malik, Professore presso l’Università degli studi di Napoli (L’Orientale)

Un messaggio di pace e di fratellanza fra i popoli

La teologia della liberazione è la strada maestra per la pace tra le religioni.

 

Di ritorno in Italia dopo la sua visita definita “storica” in Iraq, Papa Francesco ha inviato alcuni messaggi su Twitter al popolo iracheno, dicendo: “la risposta alla guerra non è un’altra guerra, e la risposta alle armi non sono altre armi. La risposta è la fratellanza”. “Questa è la sfida che deve affrontare l’Iraq, ed è la sfida per molte aree di conflitto e quindi per il mondo intero”. E le ultime parole pronunciate dal Papa sono state: “L’Iraq sarà sempre con me e nel mio cuore”. E nello stesso momento ha chiesto a tutti di continuare a “pregare per l’Iraq e il Medio Oriente”, aggiungendo: “In Iraq, nonostante il tumulto della distruzione e delle armi, le palme, simbolo della patria, hanno continuato a crescere e portare frutti e la fratellanza come le palme, non fa rumore ma porta frutti e ci fa crescere “.

Possiamo, tuttavia sottolineare che la visita storica di Papa Francesco in Iraq ha suscitato molte reazioni interne, regionali e internazionali in quanto è avvenuta nonostante le conseguenze dell’epidemia di coronavirus Covid-19 e nel mezzo di un’escalation di sicurezza in Iraq dopo una serie di attacchi missilistici che hanno preso di mira la base militare di Ain Al-Asad che ospita le forze statunitensi. È una visita senza precedenti, un “messaggio di solidarietà” con i cristiani e gli yazidi in Iraq e un messaggio di pace con l’intera popolazione irachena.

Questa visita è stata ampiamente accolta con gioia dal popolo iracheno, sia per le strade che sui social media. È considerata dal governo iracheno una grande vittoria, come era evidente dal ricevimento ufficiale che ha avuto luogo a Baghdad. Il primo ministro iracheno Mustafa Al-Kazemi, ha voluto trasmettere il messaggio di un l’Iraq che sta cercando di muoversi gradualmente verso la costruzione di uno Stato che trascenda il settarismo, difenda i diritti delle minoranze e soddisfi le richieste di riconciliazione e pace tra le religioni.

L’Iraq, che è conosciuto anche con il nome di “Mesopotamia”, fu la culla di antiche civiltà e fu il centro della prima cristianità. In questa terra la religione cristiana piantò le sue profonde e antiche radici e per queste essenziali circostanze storiche la visita del Papa in terra Mesopotamica ha trasmesso alcuni messaggi agli iracheni, cristiani e non, e a tutti i cristiani d’Oriente, che hanno svolto un ruolo di primo piano nel corso dei secoli nella costruzione delle civiltà di questa regione e hanno anche contribuito alla costruzione della civiltà islamica.

Questa visita costituisce una vera realizzazione del documento “Human Fraternity”, firmato con il Grand Sheikh di Al-Azhar, il Grand Imam di Ahmed Al-Tayeb, ad Abu Dhabi nel febbraio 2019, affermando nelle sue tesi due principi fondamentali cioè la libertà di fede e il rispetto per l’identità di ogni religione perché siamo tutti fratelli.  Papa Francesco è il primo pontefice che compie un pellegrinaggio in terra di Mesopotamia e tiene il primo vertice spirituale con la Guida suprema degli sciiti musulmani, Ali al-Sistani.

La visita di Papa Francesco alla città di Ur, che si ritiene sia il luogo di nascita del Profeta Abramo, il padre dei profeti che unisce le tre religioni, giudaismo, cristianesimo e islam, conferma la chiara interdipendenza tra le religioni unificate nel “Simbolismo abramitico“.

Questa visita di Papa Francesco ha portato senza alcun dubbio nuovamente l’attenzione globale sull’Iraq, e ha ricordato ancora una volta al mondo l’enormità della devastazione e l’orrore della violenza che gli iracheni  hanno subito nelle loro aree storiche di Ninive, Mosul e Qaraqosh, e la preghiera di Papa Francesco a Mosul davanti alle rovine di una vecchia chiesa è un evento che suscita molte speranze perché la santa messa è stata celebrata 7 anni dopo il discorso di Abu Bakr Al-Baghdadi nella moschea di Mosul, in cui  annunciava la nascita del suo califfato islamico.

L’incontro del Papa con Ali al-Sistani, guida suprema del mondo sciita islamico e la conversazione con lui sulla pace e l’amicizia tra le religioni, è stata una grande vittoria per la teologia della liberazione, cioè la teologia del popolo che incarna il principio di: la nazione tutela su sé stessa.

La visita di Papa Francesco in Iraq

L’incontro di Papa Francesco con la suprema autorità religiosa, Ali al-Sistani, nella famosa Najaf, conferma che le religioni sono amore e tolleranza, non conflitti e guerre. L’incontro tra i due religiosi- studiosi non è un semplice scambio di opinioni bensì è un incontro tra due pensieri religiosi che si basano sul pensiero teologico della libertà dell’uomo e quindi della società che deve essere scevra da ogni forma di dominio, autoritarismo e tirannia politica.

La teologia della liberazione che fu abbracciata da Papa Francesco negli anni settanta per affrontare il regime dittatoriale di Buenos Aires, mira ad adottare la lettura rivoluzionaria del cristianesimo a beneficio dei poveri, degli oppressi e degli emarginati. E la conferma di questo pensiero si nota attraverso le posizioni franche e solidali del Papa per la difesa dei diritti economici e sociali delle classi svantaggiate e nel rifiuto della corruzione.

Al-Sistani rappresenta il pensiero teologico della scuola najafita, e afferma il principio della tutela speciale e limitata dei giuristi e rifiuta di adottare il mandato generale del giurista “Wilait al faqih”, cioè “il dominio totale del giurista sciita sulla società”. Nelle sue posizioni riguardo agli eventi e agli sviluppi negli affari politici iracheni, al Sistani ha sostenuto il principio basilare della scuola najafita “al hawsa” cioè: gli affari della comunità devono essere scissi del tutto dalla tutela giurisprudenziale dell’autorità religiose.

Il sistema politico deve essere accettato dal popolo, e il regime trae la sua legittimità dai rappresentanti del popolo e non da un’ideologia religiosa. Questo è il contenuto che si evince dai discorsi di Sayyid al-Sistani. e lo stesso pensiero lo si evince dal discorso tenuto da Papa Francesco

La visita di Papa Francesco ha dato un messaggio chiaro: le religioni devono dialogare e opporsi alla tirannia e alla corruzione.

Questo obbiettivo può essere raggiunto solo se i capi religiosi credono e trasmettono al popolo la necessità di separare la religione dalla politica. La funzione della religione è quella di servire la società e non dominarla o controllarla per scopi ideologici.

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